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La speranza

Sperare è una cosa seria. Speriamo nel bel tempo, in una giornata fortunata, in un incontro promettente. Ma la speranza in Cristo apre le porte del cielo, lo fa intravedere quaggiù, in mezzo ai dolori e alla tragedie. La vera speranza dà una vista d’aquila, immette su una strada che porta alla meta senza deviazioni.

Uno specchio

Chi abbiamo nel cuore? Se l’essere è relazione, tutto dipende da qui. Se poi la relazione fondante è quella con Dio, la soluzione al problema della vita è avere nel cuore Gesù: cos’è mai un anima che lo ignora o lo disprezza? Ci vorrebbe davvero uno specchio per le anime, più utile di quello per i corpi. Un’anima senza Dio spaventerebbe, e sarebbe l’inizio di quella che il Vangelo chiama conversione.

Lui e basta


Gesù vuole l’esclusiva. Dev’esserci Lui e basta. Qualcuno potrebbe obiettare: ma se l’amore è fare spazio? Se il Cristo vuole tutto, non è per Lui, ma per noi. Solo con la sua presenza ininterrotta si riempie il nostro vuoto. L’amore purissimo lo sa, e si propone.

Andare

Perché è così importante la preghiera? Perché è relazione, è credere nell’altro, riconoscere l’importanza della sua presenza. L’eterno bivio della vita è fra l’amore e l’egoismo: cosa vogliamo, l’uno o l’altro? Il primo porta con sé felicità, il secondo tristezza; il primo unità e pace, il secondo divisione. Dove vogliamo andare?

Il regno

Venga il Tuo regno: non sempre ci rendiamo conto dell’importanza di una richiesta come questa. Il regno di Dio è un’altra vita, che comincia qui, dalle piccole cose. Ogni vittoria sull’egoismo e sull’orgoglio è il regno che avanza, inesorabilmente, è la morte che recede.

Comunque

Come amare Gesù? Un modo speciale ce l’abbiamo: amarlo nei fratelli. Possiamo fare a loro ciò che vorremmo fare a Lui. Il Vangelo di Matteo lo spiega bene. L’esame finale verterà su questo: avevo fame, avevo sete, e mi avete assistito. Rispondere ai bisogni, e prima ancora accorgersene. Per farlo, ci vuole una disciplina delle parole, dei gesti, dei pensieri. Bisogna aprirsi a Dio e dare agli altri quello che si è preso. Ringraziando comunque.

Vedere Dio

Stare nel presente con purezza: così si vede Dio. Cosa desideriamo, se non questo? Tutti i nostri obiettivi impallidiscono di fronte a questa condizione, inclusa nelle beatitudini. Gesù se ne intende di felicità. L’ha fatta Lui, e Lui solo la rende possibile. “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” : così ci ha detto. Come non credergli?

Figure della condivisione

Figure della condivisione (da “Banalità – luoghi comuni, semiotica, social network”,

di Stefano Bartezzaghi, Ed. Bompiani Campo Aperto, pagg. 53,54, 55)

a cura di Barbara Pesaresi

«Qualcuno, proprio oggi, cioè nel giorno in cui scrivo queste pagine, ha postato su Facebook:  “Mi chiedono perché sono assente da un po’ di tempo e non scrivo nulla. È che non ho opinioni da condividere”.

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Sarò Io

Abbiamo paura di morire. Il problema è il cambiamento, la trasformazione. Potremmo dire, dunque: abbiamo paura di cambiare. Si muore tante volte, nella vita: amare è cambiare, giorno dopo giorno, imparare a fare spazio, lasciare i propri beni, la terra dove ormai ci sentiamo a casa nostra, e compiere un esodo pieno d’incertezze. Gabrielle chiede a Gesù, pochi giorni prima di spirare: e dopo, cosa sarà? E Lui risponde: sarò Io, sarò sempre Io.

Il momento

Cosa faremo quando staremo per sciogliere le vele, quando non vedremo quasi più, né avremo forza per amare? Gesù dice a Gabrielle: “Prendi il Mio sguardo. Prendi la Mia voce. Prendi il Mio amore”. Parole da custodire con cura per il momento decisivo.

Intervista a Giuseppe Lupo

Gli anni del nostro incanto
Breve intervista a Giuseppe Lupo
di Guido Michelone

Nato a Latella nel 1963 e giunto con Gli anni del nostro incanto al settimo romanzo nel giro di un ventennio, Giuseppe Lupo si conferma narratore dalla prosa raffinata, struggente, evocativa, grazie a un personale sentimentalismo, forse derivato dallo studio attento della letteratura italiana, di cui è docente all’Università Cattolica di Milano e su cui ha pubblicato articoli, saggi, monografie. In questa breve intervista, l’autore spiega le motivazioni intime di questa nuova fatica letteraria.

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Coscienza

Crederemo mai alla misericordia di Dio? Fosse anche all’ultimo momento, l’importante è arrivarci. Allora, non avremo più nulla da temere: non sulla scorta di arroganze fuori luogo, come quelle ostentate da certa nuova teologia, ma perché ci saremo finalmente arresi, ci sentiremo sicuri come dei bambini nelle braccia del Padre.

L’incontro

L’incontro: t’immagini, quando finalmente lo vedremo? Potremmo dirgli ciò che sempre abbiamo avuto nel cuore, le parole che per una vita ci sono rimaste sulla punta della lingua. Potremo abbracciarlo, baciarlo, toccargli il lembo del mantello, come la donna malata di perdite. Anche noi siamo malati di perdite: ogni istante senza Lui è perdere qualcosa di unico e prezioso. Maranatha, vieni, Signore Gesù, guardiamoci negli occhi, non lasciamoci mai, per i secoli dei secoli.

Un atto

Abbiamo bisogno di un vestito nuovo, per entrare in cielo. La veste bianca del battesimo, un cuore rinnovato da un atto di fiducia. Aveva ragione don Mario: il contrario della paura non è il coraggio, è la speranza. Basterebbe un atto di vera fiducia, e poi di volontà, e la speranza diverrebbe la vita di ogni giorno.

Impressioni

Tornare a casa nostra, dopo questa avventura impegnativa. Comprendere di aver compiuto una missione importante e finalmente riposarsi. Trovare Te, occhi negli occhi, lasciar andare ogni minimo residuo del passato. Vivere, finalmente, senza più preoccupazioni, né paure. Guardarsi intorno, e vedere solo Luce.