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Dare

A volte i doni non arrivano: ci stupiamo che Gesù ci neghi l’attenzione, la cura che ci aveva così delicatamente dimostrato. È il momento in cui dobbiamo essere noi a donare: se l’usignolo smette di cantare, è perché sta a noi dedicare al Cristo un cantico di lode.

L’unione delle anime

Gesù ama l’unione delle anime, che è una forma di carità. Quando gli affidiamo qualcuno, come potrebbe restare indifferente? È bello sapere che, almeno in parte, le anime non siano abbandonate anche per noi. Il Cristo non vede l’ora di venirci incontro, di esaudirci. È fatto così, anche se fatichiamo a rendercene conto.

Unici

Ognuno di noi può dare a Gesù un amore unico. Quando moriremo, nessuno lo amerà come lo hai amato tu, come l’ho amato io. Per questo è urgente dargli tutto, stare vicino a Lui, come il discepolo che amava nella Cena; non pensare soltanto ai nostri affari, di cui non resterà che polvere.

Seguirlo

Capire Gesù dal Vangelo: seguirlo mentre spende la vita per noi, senza risparmiarsi, in ogni occasione; vederlo assediato dalla gente, o solo, sul monte, con le membra ghiacciate, sempre proteso verso il Padre, obbediente, senza mai pensare a proteggersi, a procacciare qualcosa per se stesso: questo è il criterio. Cercando la compagnia scomoda della Parola santa, potremo finalmente sentire la verità del Salmo: Proteggimi, o Dio, in Te mi rifugio.

Di me diranno, di Luca Benassi.

Il libretto di Luca Benassi, Di me diranno – Edizioni CFR, 2011 – fu, a suo tempo, una sorpresa natalizia bene annunciata nell’introduzione del compianto Gianmario Lucini, allora direttore della “Collana Turoldo di poesia dell’Essere”. L’incrocio tra fede e poesia, pace e solidarietà; la lontananza dalla storicità del Natale, innescata da secoli di iconografia edificante e astratta; la nostalgia dell’innocenza, contrapposta al realismo a volte crudo della vicenda autentica; e ancora: la fisicità, intrisa di dolore; Continua a leggere→

L’usignolo

Un usignolo ha fatto il nido vicino alla finestra di Gabrielle Bossis e lei s’incanta sentendo la sua voce. Gesù, che le aveva donato l’usignolo, le dice: cos’è questo, rispetto all’altra Voce, che parla nel profondo? E la invita a leggere e rileggere i loro colloqui, perché possano penetrare sempre più, e raggiungere più anime possibile.

Doni

Gesù ci fa molte sorprese: un’alba più bella, un usignolo che canta per noi, una parola gentile che arriva quando meno te l’aspetti. Siamo noi che non ce ne accorgiamo. Dobbiamo esercitarci: a indovinare. Gesù è dietro la porta, spia ogni nostra comprensione, tutti i nostri assensi, e ne è felice.

Sala d’attesa

Gesù è in sala di attesa. Aspetta che noi ci avviciniamo per distrarlo, per fargli capire che è importante, per noi, la sua presenza. Dice il Cristo alla Bossis: se chi attende, nella sala, fosse un artista, un poeta, un potente della terra, non lo approcceresti con premura e gioia moltiplicate? Ebbene, quello è il tuo Dio, l’Onnipotente, che cerca l’umanità su questa terra fin da Betlemme, con l’immensa pazienza, il suo amore di Creatore, di Padre in attesa del suo figlio.

Gioia

Gesù vuole la gioia, come tutti quelli che amano. Non è possibile desiderare altro, per chi amiamo. Per questo è necessario sentirla, coltivarla. Un modo semplice è fare le cose per Gesù: ciò gli dà gioia e, di conseguenza, la trasmette a noi. La vita è più semplice di quanto si creda. Ma bisogna farne l’esperienza.

Chiedere

Dobbiamo imparare a chiedere: chiedere molto di più di quanto facciamo. Perché mettere limiti alla prodigalità del Cristo? Lui è Dio! Vuole darci anime, e più gliene chiediamo, più ce ne dà. Dobbiamo credere al suo amore inconcepibile, potente, che può mostrarsi solo poco a poco perché, se lo rivelasse tutto in una volta, verremmo certamente meno.

Anime

Salvare anime: questo Gesù vuole fare, attraverso di noi. Raggiungere il cuore della gente, permettere che scocchi una scintilla, accendere un fuoco che arda per l’eternità. L’inferno è freddo, indifferente, non riesce a sorridere, se non per interesse, falsamente. Dio è caldo, autentico, amorevole. È il Dio dei vivi, come disse Gesù, quel giorno, ai sadducei. È a questo Dio che bisogna condurre più anime possibile.

Il telo

Impregnarci di Gesù: porgergli il nostro spirito perché Lui lo riempia di Sé, come il telo della Veronica, quel giorno; lasciarsi raggiungere dai sentimenti, tristi e gioiosi del nostro grande Amico. Questo è l’esercizio spirituale con cui cominciare la giornata, per darle l’orientamento infallibile, per essere guidati da quello Spirito Santo che è la luce, come scriveva Lorca.

La grazia

Riprodurre Gesù, portarlo nel mondo: è questa la nostra missione, avviata nel battesimo, e proseguita negli altri sacramenti. Non è un caso che questi siano svalutati. Per credere che la grazia ci viene trasmessa soprattutto attraverso di essi, ci vuole umiltà, la coscienza limpida di essere nulla. Dio ama la voce umile che lo chiama in soccorso, e non può fare a meno di rispondere.

Intimità

Gesù vuole che gli confidiamo dei segreti. È la legge dell’intimità. Se ci amiamo, l’intimità è necessaria. Lui ama stare con noi, scendere nel nostro giardino e conversare, secondo il simbolo del libro della Genesi. Non preoccupiamoci di essere indegni: il Cristo ci rende degni con la sola presenza.