Archivi autore: fabrizio centofanti

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Jean Danielou – RICERCA DI UNA LETTERATURA

(Da: “La cultura tradita dagli intellettuali”, 1974)

I problemi più difficili della cultura oggi si riscontrano nel campo letterario. La cultura scientifica non è nella sua essenza oggetto di contestazione. Ma c’è il pericolo che letteratura, filosofia e arte trascurino la loro funzione essenziale, che è quella di fare da contrappeso alla cùltura scientifica. Questa ne ha bisogno, perché tutto ciò che è profondità dell’animo, interiorità, esistenza personale, trascendenza del destino costituisce un campo che le sfugge: la cultura scientifica può solo permetterci di conoscere i condizionarnenti della nostra esistenza e offrirci la possibilità di dominarli, ma non è assolutamente capace di penetrare nel cuore perché essa, direbbe Pascal, appartiene a un altro ordine. Sarebbe veramente tragico se l’immenso apporto della letteratura, della filosofia e dell’arte finisse per essere trascurato o, addirittura, rinnegato.

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L’esperienza (di Massimo Sannelli)

Frammenti da «L’esperienza. Poesia e didattica della poesia» (2003)

La mano viene educata a poco a poco. L’immaginazione seleziona. Scrivendo, nasce un testo fermo, che sarà orale solo a partire da uno scritto: è questo. La voce alta del lettore viene più tardi, che completerà il gioco. Altri atti del corpo accompagneranno, volendo, la voce: se succede, è la cosa più grande della voce.

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È troppo secca la tua retina

di Luca Ariano

È giunto forse l’autunno
con le sue fresche sere
ma tu non te ne sei accorto,
ancora immerso nel tepore
dei raggi estivi.
Eppure le bacche sono lì
a rosseggiare i mattini,
le tue partite si giocano in B
e non vuoi sentire sulle spalle
quel maglioncino ormai consunto.
Nel suo italiano claudicante
davanti al profumo dell’erba
ti ricorda di volerti bene e cucinarti
un pranzo saporito, di riposarti colorandoti
un po’ le guance.
Quelle pagine non le hai mai sapute
scrivere, leggerle per un attimo
prima che il cristallo del tuo sguardo
si pietrifichi e il treno termini
la sua folle corsa.
 

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Poesia a Roma (di Lucianna Argentino)

La rassegna “I martedì con i poeti” (libreria Bookcity, viale G. Marconi 92, tel. 0645470871) prosegue il suo programma di appuntamenti con la seguente cadenza : martedì 6 febbraio: omaggio a Keats e Shelley – martedì 20 febbraio: omaggio ad Amelia Rosselli, Dario Bellezza, Edoardo Cacciatore, J. Carsten Hauch, J. Rodolfo Wilcock e Gregory Corso.

Dal teatro al cinema: The Tempest secondo Peter Greenaway (prima parte)

di Luigi Metropoli e Salvatore Margiotta

Le parole fanno i testi, i testi fanno
le pagine, le pagine fanno i libri, dai
quali la conoscenza è tratta in forma
pittorica.
Peter Greenaway

Dal teatro al cinema: The Tempest secondo Peter Greenaway – prima parte

L’eccezionale complessità di The Tempest, i contrasti irrisolti e le ambiguità testuali che la caratterizzano, da sempre costituiscono una ragione di seduzione per gli artisti (siano essi cineasti, registi teatrali…) che vogliono rivisitarla. Lo spettacolo, messo in scena per la prima volta in un teatro londinese (1) nel 1611, presenta un epilogo che apre uno dei tanti scenari possibili immaginati dal drammaturgo inglese (risoluzione e rinuncia, abbandono delle scene?): se da un lato si insiste col vedere, nell’abbandono della magia da parte di Prospero, l’uscita di Shakespeare dalla fascinazione del teatro, dall’altro s’insinua il sospetto che il finale sia stato pensato al solo scopo di dare un’ambigua conclusione. Prospero conclude dichiarandosi “personaggio” della storia, fatto unico nel teatro shakespeariano, in cui in genere è l’attore, una volta svestiti i panni del personaggio che impersona, a dichiarare concluso lo spettacolo. Continua a leggere→

Ivan il terribile e La congiura dei Boiardi

Di Luigi Metropoli

ivan

Affresco storico? Dramma politico? Tragedia privata? Propaganda ideologica? Un film dal respiro universale, un attraversamento delle stanze del potere, della sfera privata di un monarca (il dramma di Ivan è l’impossibilità di scindere il pubblico dal privato). Dramma d’interni ed interiore, storia di una nazione (il presente visto dal passato) e, allo stesso tempo, film tremendamente umano nella rappresentazione di un individuo destinato al potere e perseguitato da coloro che non accettano la sudditanza.
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Sylvia Plath (di Francesca Matteoni)

L’OSSO DELLA LUNA
Morte e rinascita in Sylvia Plath

di Francesca Matteoni

“Entrerò in una lunga oscurità”
Three Women, SYLVIA PLATH

La poetessa americana Sylvia Plath (1932-1963) ha lasciato ad un pubblico sempre crescente un vasto corpo di testi tra prose e poesie, che la proiettano ben oltre la sua breve e tragica parabola vitale (morì suicida a Londra nell’appartamento che fu del poeta irlandese William Butler Yeats), testimoniando una costante ricerca e abnegazione alla scrittura. Un talento immaginifico e doloroso, che, sviluppatosi in pochi anni, ci ha regalato una voce a tratti esasperata/esasperante, ma unica e incisiva, capace d’incarnare in sé l’energia necessaria del fare poetico, quando esso diventa rivelazione dell’io e del mondo.
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Dolore della casa

Sebastiano Aglieco – Dolore della casa – Il Ponte del Sale Rovigo 2006

di Marco Molinari

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La morte di una persona cara è sempre stato un impulso potente per la scrittura poetica. Gli esempi sono numerosissimi e pertanto mi sento esonerato dal farne. In quei momenti il dolore tocca il punto del non ritorno, l’estremo limite della forza. Tutto il corpo ne è scosso, l’anima e lo spirito risalgono in superficie come pesci a cui manca l’ossigeno nell’acqua. Morte, anima del morente, anima dolorante si pongono sul palcoscenico della vita come “dramatis personae”. Anche Sebastiano Aglieco, poeta dei delicati chiaroscuri, come non potrebbe non essere per un siciliano innestato nelle brume della Brianza, anche per questo poeta è giunta purtroppo questa chiamata. La sua risposta è un libro di liriche dense e asciutte, dal titolo Dolore della casa edito da Il Ponte del Sale di Rovigo.

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TAGLI

Di A. Padua

tagli

Per preparare una poesia, si prende “un piccolo fatto vero” (possibilmente
fresco di giornata): c’è una ricetta simile in Stendhal, lo so, ma infine
ha un suo sapore assai diverso: (e dovrei perderci un’ora almeno adesso,
qui, a cercare le opportune citazioni: e francamente non ne ho voglia);

Edoardo Sanguineti, Postkarten, 1978

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Seconda risposta di Vito Mancuso

Devo una risposta ai tre bellissimi e profondi commenti al mio pezzo e voglio dire la mia sul pezzo di Francesca concernente l’eutanasia. Quanto all’eutanasia io forse me la cavo in modo troppo semplice, ma mi sembra elementare dover distinguere tra piano civile e sfera religiosa (perché poi nella mia mente si sono associate queste due figure geometriche, il piano e la sfera, rispettivamente alla dimensione politica e alla dimensione religiosa, spiega perché dopo il liceo ho scelto di studiare teologia).

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Una risposta di Vito Mancuso


pubblico qui una risposta che Vito Mancuso mi ha inviato in relazione ai commenti al suo intervento precedente.

Siamo davvero sicuri che l’amore non è logico? Io non lo penso, io penso che l’amore lo sia, ma non di quella logica ragionieristica dell’esattezza che non conosce la gratuità, ma di quella logica cosmica che è gratuità, ordine gratuito dal quale veniamo. Continua a leggere→

Enrico De Lea

lampo

“Covai frasi, covai parole”.
(Stefano D’Arrigo)

Risibili alle passioni del rapace
falcidiato volto,
la presa pur convinta della mano
e il mesto freddo della pietra
lavica, come di profilo
calcidese o messenio, mercatante,
profugo da un mare,
per cui levare l’acqua all’occasione
d’umiliato controllo, debito
all’occhio ionico, tra brume.

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Stefano Massari – Libro dei vivi

Stefano Massari

dal Libro dei vivi

(serie dei vivi)

54.
da te imparo e apro gambe cardinali provo l’onda con il fiato e spingo come questo mare oscuro spinge te totale e cerca l’esatta verticale

non ti tengo la mano non ti chiamo tremo imparo a fare piano

55.
da te imparo il male vero centrale la torsione prima e perfetta che scava il fianco infinita e bestiale il pianto immenso e ovunque incurante e ospitale
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Massimo Sannelli

di Massimo Sannelli

a

Tre poesie e quattro poesie in prosa

1
servizio timidissimo conosce
o la schiena o, «dalla pancia larga», dalla
pancia larga «o’ fiore», in una borsa

il fiore. di sera Genova rinviene,
meraviglia di dieci ore, e prima
è la mattina primissima, fu solo
arrampicato già – lo spazio, con agio.

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