Archivi categoria: Scritture

Il cacciatore di gesti

Means
di Giuseppe Granieri

“Mi interessa come la gente vive la vita di tutti i giorni. Sì, insomma, il modo in cui le persone trascorrono il tempo, le cose con cui lo riempiono. Non quelle grandi, i piccoli dettagli: la donna che stende i panni sul filo, alla vecchia maniera, rompendo con la convenzione dell’asciugabiancheria a gas, il movimento fluido delle sue braccia che sollevano le lenzuola, una molletta di legno tra i denti, l’ondeggiare del filo, carico di lenzuola gonfiate dal vento, in risposta al modo in cui la donna si alza e si protende verso di lui quasi in segno di saluto; un ragazzo al distributore di benzina che fa il pieno ai clienti, un piede sulla striscia nera del paraurti in gomma, la gamba che dondola con decisione su e giù mentre lui riempie il serbatoio, la macchina che si alza e si abbassa dolcemente, e intanto i suoi occhi si perdono a fissare un punto sull’orizzonte e lui si pizzica le macchie sotto le maniche della felpa verde. Sono un cacciatore di gesti. Catturo istanti e me ne prendo cura”.

Sto leggendo, in questi giorni, Episodi incendiari assortiti (una raccolta di racconti di David Means, pubblicata da minimum fax, 163 pag., 9 euro). Quello che avete appena letto è l’incipit dell’undicesimo racconto, Il cacciatore di gesti. Un attacco tanto denso di significato che non mi ha ancora permesso di andare avanti nella lettura del racconto: leggo e rileggo queste righe. Sarò in grado di procedere nella lettura?

provocazione in forma d’apologo 274

Pochi istanti prima di morire, stringendomi più forte la mano, la mia cara compagna ha mormorato: “Adesso devo andare, se posso ti scrivo, a presto”, parole che mi hanno stupito visto che fino ad allora era stata lucida, ma che subito dopo si sono un po’ perse nel vortice di dolore e di incombenze di quei giorni tremendi.
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GIACOMO REVELLI, “NEL TEMPO DEI LUPI”

Giacomo Revelli, Nel tempo dei lupi, ed. Pentàgora 

Estratto dal capitolo 28

RevelliEbbe ancora molto tempo per pensare. La notte era cominciata molto prima di quel che aveva creduto e gli aveva lasciato tutti i pensieri del giorno passato che si sommarono alle attese del giorno che doveva ancora nascere. Cercò di immaginare la lupa in quel momento. La sentiva là fuori, respirare l’aria fredda e buia che a lui faceva paura. Sapeva che non stava nascondendosi da qualche parte, non si sentiva braccata e terrorizzata. Eppure, oltre a lui, c’erano quei tre, decisi a farle la pelle. Si muoveva libera tra i larici come nella radura, nel buio come nella nebbia. Lasciava tracce, orme, segni di sé nella più completa tranquillità. Come se sapesse, come se avesse la piena consapevolezza della propria superiorità. In quell’ambiente, nella conca di Abenìn e sulla Route dell’Amitiè, fino al promontorio del Barëghë dër bola, era lei, la lupa, la vera padrona. Continua a leggere

Dall’alto

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da qui

Non riesco più a distinguere, laggiù,
il mare e l’orizzonte: due ricordi
s’intrecciano e tra loro non c’è più
separazione. Da quassù ti vedo
confusa con il vento, con le piante
che piegano la testa, col rintocco
di campane sorprese dall’assenza
dei versi, dal silenzio che rigurgita
nel bosco. Si prepara il temporale,
forme strane di nuvole si sfanno
nei vicoli ingrigiti, nella porta
scoperta solo ora, dove il Dio
bambino si protende per attrarci
a sé, dove lo Spirito si stende
come un manto di stelle, che ci scorta.

Provocazione in forma d’apologo 270

Dovendomi recare nella piccola città dove risiede il maestro di un tempo, ora vecchio, spero di non incontrarlo e a tal fine pongo in atto qualche trucco innocente; e invece, come capita, la prima persona che incontro è proprio lui, con orecchino e stracci variopinti, certo per confondere la nuova compagna che subito scambio per sua nipote.
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Frammento

Ieri sera in bancarella ho comperato per due soldi una vecchia edizione delle “Aventures de Télémaque” del Fénelon. Ritiratomi a casa la stavo esaminando con comodo quando dalle sue pagine polverose e tarlate è uscito un foglio ancor più polveroso e tarlato che portava alcuni versi scritti in una grafia incerta, evidente frammento di una composizione più ampia.
A una prima lettura non mi sembravano appartenere ad alcuna poesia nota, così li ho tradotti alla brava ed ho salvato la traduzione nella memoria del computer, eccola:
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Provocazione in forma d’apologo 269

A un vecchio dalla vista lunga venne presentato un giovane bello e intelligente, forte e generoso; tutti ne esaltavano i meriti e gli pronosticavano una grande riuscita nella vita. “È vero” disse il vecchio “questo ragazzo ha molti meriti e certamente può riuscire bene. Ma, non saprei come esprimermi, lo vedo ancora incompleto, è come se gli mancasse qualcosa.”
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La poesia e lo spirito

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Da qui

L’ultimo giorno ha qualcosa di strano:
l’idea di abbandonare, di venire
traditi da qualcosa, o da qualcuno.
La montagna è sempre lì, la superficie
dell’acqua si scompone ancora in righe
minuscole, le foglie della felce
annuiscono al vento, nella fede
semplice delle cose che rimangono
quello che sono. È questo l’argomento:
il divenire dell’uomo plasmato
dallo Spirito, che lascia qualcosa
ed è lasciato, che trova la vita
perdendola, che ama abbandonato,
poesia che nasce solo dalla prosa.

Spirito

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da qui

La massa delle nubi s’è addensata sul golfo,
tentando di violare la purezza
del cielo di Sirolo. Nella lotta
fra la tenebra e il sole, la campana
della chiesa rinfranca la falange
dei piccoli, la folla dei questuanti,
sorpresa tra il Mar Rosso e il faraone,
l’occhio spento dell’odio e la passione
dell’Uomo, che si curva lungo il Golgota
del tempo. Sarà solo un accidente
del caso, un ghiribizzo del destino,
ma la massa di nubi se n’è andata,
trascinata dal Vento, alzato in volo.

Fiuto

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da qui

Metànoia, diceva, non significa
cambiare, bensì spingere più in là
lo sguardo, decifrare la realtà
profonda di ogni cosa. Per esempio,
l’andirivieni di formiche rosse
sul bordo del terrazzo, l’esplorare
con pazienza il terreno, sasso dopo
sasso, monitorare un buco, un angolo,
dove si annida la mollica, il torsolo
di mela da spolpare. Anch’io ricerco
in te la piega giusta, il punto dove
fiuto la traccia di fiducia, il ponte
d’aghi di pino, aereo, che ci allaccia.

Cambio di scena

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da qui

Non ci fu mai un confine così netto
tra le fasce di mare, come oggi:
una linea di schiuma, come a riva,
come ci fosse un altro mare, là,
oltre il muso del Conero. Tremolii
di luci sulla superficie azzurra
ricordano da dove viene il tempo,
lo spazio, e questo fremito improvviso
che è la vita con te. Se quella fascia
divisa dalla schiuma è la membrana
che filtra la pioggia, la luce bianca
dello Spirito Santo, oggi è il giorno,
il cambio di scena, in cui il passato sfuma.

Fin lì

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da qui

Come s’intrecciano sogni e parole
nella camera fuori d’ogni tempo,
dove il ricordo passa a tradimento,
dagli scuri, ancora bagnati dalla
pioggia. Come si fa a pensare solo
al rombo delle auto, oppure al canto
degli uccelli risorti in questo sole
incredulo, nel vento che si porta
correndo i miei pensieri, o la paura
che s’impunta fin lì, dove Lui sosta
con lo sguardo mansueto dal divano,
o dal tavolo beige, o il comodino
dove allungo la mano alla bottiglia
d’aqua, per rendere più dolce l’attimo
straziante del saluto, del rumore
di macchine che proprio come il vento
passano, sfumano in sogni o parole,
intravisti fra le tende di velluto.

Ghibli

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da qui

C’è una musica che torna soltanto
se l’aspetti, se guardi dove niente
è com’è. La senti salire a poco
a poco, come l’albero che cresce,
o il nostro sentimento, che si forma
tra dune spettinate dalla forza
del ghibli polveroso, l’incosciente
insorgere del male. Ma la musica
sale, se l’aspetti, se in controtempo
la immagini viaggiare, nella mente.

Provocazione in forma d’apologo 268

L’uomo, ultimo discendente di una grande famiglia in rovina e indagatore del mistero, leggeva fumando nello studiolo della sua casa nei caruggi della città vecchia. La stanza, oltre il breve cerchio di luce della lampada, era nell’ombra. A un tratto, l’uomo provò a una gamba una sensazione nota, che non dipendeva da un formicolio interno, da una corrente d’aria o dal tocco di un essere vivo.
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La Favola di Lilith

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The Tale of Lilith – La Favola di Lilith
a piece of music in two acts – un’opera in due atti
di Edo Notarloberti e Viviana Scarinci
anteprima europea
the Wave Gotik Treffen 2014
8 giugno Lipsia, Germania

Domenica 8 giugno La Favola di Lilith sarà rappresentata in anteprima europea in Germania a Lipsia, Schauspielhaus, alle ore 19,30, nell’ambito del Wave Gotik Treffen. L’opera è stata rappresentata in anteprima italiana, sabato 24 maggio presso la Biblioteca di Villa Bruno, a San Giorgio a Cremano (NA), col patrocinio dei comuni di San Giorgio e di Morlupo (RM), a cura dell’Associazione Progetto San Giorgio e del Fondo Librario di Poesia Contemporanea di Morlupo. Continua a leggere