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Quale delle due


Chi ha paura di Dio? Di un bambino in una mangiatoia? Di un uomo che offre mani e piedi ai chiodi, disteso su una croce? È così difficile capire che ci ama? Dobbiamo inventarci coincidenze astruse e disconoscere che i doni li fa Lui? Sarebbe più semplice pronunciare la fatidica parola: grazie. Allora saremmo noi stessi, avremmo trovato la nostra identità.

Come quando


Gesù è lo stesso Cristo che è in cielo, quando è qui a ispirarci. A qualcuno, addirittura, appare. È così anche per noi, creature pensate per cominciare a essere ciò che saranno, quando questi vincoli mortali, la complessa eredità del peccato, non avranno più potere: allora vivremo come angeli, figli felici di abitare nella casa del Padre.

Le scelte di Dio


Dio sceglie. Ha sempre scelto: gli apostoli, gli amici, le persone da guarire. Vogliamo contestarglielo? Tanto sceglie lo stesso. Ognuno di noi ha un ruolo, una funzione, nel suo Progetto d’amore. Da parte nostra, parliamogli della miseria che ci contraddistingue, l’unico possesso certo. Siamo come il povero alla porta del ricco: Lui non mancherà di elargirci i suoi favori. E allora proveremo gioia. Satana ha i suoi rappresentanti, che battono la terra strada per strada; anche Dio li ha: sono coloro che diffondono la gioia.

Dell’amore

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da qui

Che se ne fa, Gesù, delle nostre offerte? Siamo ingenui, superstiziosi, illusi? No, Lui vede l’investimento di intelletto, memoria, volontà: apprezza che siano messi al suo servizio. Prende ciò che gli diamo, e lo deposita nel suo tesoro. Ricordate le parole del padrone al servo pigro della nota parabola? Avresti potuto mettere in banca il talento ricevuto: avrei riscosso gli interessi dovuti. Dell’amore non si butta niente, cantava De Gregori.

Piccoli gesti


Cresciamo in tutto, ma non nella relazione con Gesù. Eppure si cambia, inevitabilmente: persino gli animali mutano i toni secondo le occasioni. Dire una parola in più, esprimere meglio un sentimento, manifestare un’emozione, sono cose che gli fanno piacere: perché negargliele se è così semplice renderlo felice?

Senza Te


Dio non perdona la disperazione. Perché, chi dispera, pensa che Gesù sia crudele, cattivo, mentre è bontà infinita. È al nostro servizio, con una premura inconcepibile per un re della terra. Per questo dovremmo rispondere al suo amore, dirgli “senza di Te la vita non ha senso”, sentirci esiliati e perduti sulla terra. Tutto passa. Poi, finalmente, comincerà la festa, la gioia infinita delle nozze.

Dopo


Gesù risuscita per noi, perché possiamo credere nella Risurrezione. Perché non contiamo su noi stessi, ma su Lui; perché viva al posto nostro; perché, svuotandoci di noi, ci riempia di Vita. Le sue piaghe diventano luce per insegnarci che, dopo il dolore, c’è la gioia.

Sorridere a Dio


Sorridere a Dio: è tanto difficile? Se vedessimo Gesù che trasuda amore, non potremmo non farlo. Ci sono tanti modi per cambiare vita: molti si strizzano l’anima e il cervello, si cacciano in impegni da cui escono ogni volta più vuoti, ma basterebbe questo. Sorridere a Dio. Provare per credere.

Un’altra formula


Gesù chiede alla Bossis di trasmettere questo: “Come Me: nell’umiltà, nella verità di Dio, e nell’amore”. Che dire di più? L’avventura è far emergere l’identità reale, segregata nel carcere delle illusioni. Ma non abbiamo più bisogno di ingannarci: liberiamo la verità, tutto il resto lo avremo in sovrappiù.

Con Te


Gesù passò facendo del bene. Questa è la nostra vocazione: seguire le sue orme, non perdere la via maestra della vita. Un piccolo segreto è ripetere ciò che Cristo suggerisce di dire alla Bossis: prego con la Tua preghiera, lavoro con Te che lavori, parlo con la Tua Parola.

Tutto per tutti


Siamo spesso appesantiti dagli impegni: a volte una visita, un incontro di lavoro, diventano un macigno sulla nostra giornata. Quanto più ci piacerebbe un colloquio cuore a cuore, l’intimità che rigenera e arricchisce. Con Gesù possiamo farlo ogni momento: il miracolo più grande è che Lui è sempre là, tutto per tutti.

Pensandoci bene


A volte è difficile pregare: perché c’è chiasso, o dobbiamo lavorare, o perché ci arrendiamo alla stanchezza. Eppure Gesù ha pregato nei frangenti più impossibili: mentre era flagellato, o saliva il Calvario, o pendeva dalla croce. Facciamoci due conti, e ripartiamo.

A modo suo


Gesù è fatto a modo suo. Del resto è Dio. Per esempio, a Lui serve che facciamo il primo passo, poi ci dà tutto. Dovremmo pensare più a Lui che a noi: è il Creatore, ci ama a dismisura. Non entrerà se gli apriamo la porta? Non ci darà ciò che chiede il nostro desiderio più profondo?

E se ci fossero


E se ci fossero cinquanta giusti? Il tentativo di salvare Sodoma, da parte di Abramo, fa pensare. Se ci fossero anche soltanto dieci giusti, non sarebbe distrutta. Bastano pochi santi per salvare una città. Ne è sufficiente un manipolo per cambiare il mondo. Bisogna pregare per i peccatori, perché si convertano, ma anche per i giusti, perché diventino santi, perché il destino della città è legato a loro.

Sbocciare


Fare tutto per la gloria di Dio: fatichiamo a capirlo. Eppure la gloria di Dio, del suo Figlio Gesù, è la radice della gioia. Dio è l’infinito, l’inesauribile, il potente: cosa non potremmo fare se aspirassimo alla santità, che è il motivo per cui è sceso tra noi? Glorifichiamolo sempre e potrà sbocciare, inevitabilmente, il fiore della felicità, la pianta sempreverde della gioia.

Macchie


Il peccato è una macchia volontaria. Se, mangiando l’insalata, uno schizzo d’olio o d’aceto colpisce la camicia, pazienza; ma se m’imbratto apposta, è un gesto di disprezzo verso il bello, il candido, il puro. Custodiamo l’immagine di Dio che siamo, nonostante tutto.