Insomma, in un modo o nell’altro è sempre il nostro Fabry, che oggi compie gli anni.
Buon compleanno Fabry dagli amici di Lpels!
Insomma, in un modo o nell’altro è sempre il nostro Fabry, che oggi compie gli anni.
Buon compleanno Fabry dagli amici di Lpels!
E’ tempo di revival. O di cover. Qualcuno potrebbe malignare che è un segno dei tempi, che l’inventiva sta a zero, che “non ci sono più le canzoni di una volta…”.Da qualche giorno, sulle radio nazionali (e loro addentellato, MTV) impazza una versione riveduta e corretta del famoso hit dell’Equipe84. Chi non li ricorda ? Tracciarono un solco, con il loro sound accattivante, con la portata innovativa dei loro testi, con la capacità di saper interpretare, in chiave italiana, la musica che arrivava dal regno unito e dagli states, in quella manciata di anni a cavallo del 68. Ho conosciuto una volta, in un bar non ricordo neanche più dove, presentato da un amico, Maurizio Vandelli . Se non avesse avuta la voce che ha, avrebbe avuto un futuro nel mondo del basket, altissimo. Come alto è il livello dei suoi testi (ricordo, a braccio, Applausi e l’ancora più bella Angelo Blu, (versione italiana di Can’t Maggie go, di non ricordo più quale gruppo straniero). Tutta mia la città, tuttavia, per il suo testo, per la semplicità delle parole, che sembrano magicamente disporsi in un ordine felice, autorizza ad una lettura semiseria che qui propongo. Continua a leggere
CONTRADA SORA
sommersa dalle acque
dalle pietre erose
l’odore del mare portato ai nostri ante-
nati,
entrando dal retro
da via san Giuseppe alle paludi
verso la torre di Bassano
le teste insanguinate dei garofani
sul petto, nel segno del padre
lampade votive
verso quel poco di mare
guadagnato dalle ringhiere
in mezzo alle foto e alle nicchie
una concessione
la scala
in cima
i nostri gesti
la gloria, sui resti di Villa Sora Continua a leggere
La via verso la propria integrità
In un tempo di violenti conflitti politici e culturali e di perenne e drammatica agitazione sociale può sembrare ingenuo parlare di perdono o di riconciliazione. Sembra molto più efficace e ragionevole schierarsi a tambur battente, come si dice, creare fronti di combattimento, preparare le proprie milizie per le prossime battaglie: di qua il centrodestra e di là il centrosinistra, di qua i cattolici e di là i laicisti, di qua i tradizionalisti con la loro messa tridentina e di là i modernisti con le loro chitarre e le danze africane, di qua l’Occidente e di là l’Islam, ma anche di qua l’Inter e di là la Roma, da questa parte della barricata io e dall’altra l’inquilina del piano di sopra che continua a far gocciolare il suo bucato sulle mie piante. L’importante è odiarsi, escludersi a vicenda, condannarsi in blocco e senza appello, gridare le proprie ragioni in faccia all’altro. Continua a leggere
#2
Per vincere la stanchezza provata per l’opera compiuta si consiglia di donarsi con pieno disinteresse ad altre arti. Dopo un lungo periodo di infatuazione per la musica, e senza aver imparato a suonare nulla più del glorioso campanello di casa, ho da qualche anno trovato il mio asessuato riposo del guerriero nella pittura. Un’arte simile alla scrittura, non foss’altro perché nel frequentarla si possono evitare accuratamente scuole, accademie, corsi a pagamento e parrocchiali. La pittura la si può facilmente disimparare fin dalla prima lezione nelle accademie; e imparare, dopo acuti sforzi per raggiungere un certo grado di oblio del passato, da soli, pasticciando con la propria creatività e con la propria capacità di trasgredire, stando però attenti a non intaccare poche, indispensabili regole del gioco. Continua a leggere
1
Lettore, io non ti ho mai nascosto nulla: né della strada (e di quello che succede sulla strada, e che cosa si possa trovare nella spazzatura – *volendo*) né della vita. C’era una volta un bambino (o una bambina) malaticcio e timido (malaticcia e timida: nella versione-femmina è più timida che malata, nel caso maschile la malattia – un problema respiratorio e una lieve dislessia – prevale sulla timidezza e ne è la causa). Nessun pudore, se devo dirti che quel bambino (quella bambina) giurava: non ho la forza per difendermi, mi difenderò *domani*, dicendo i nomi di chi mi insulta, di chi appoggia la mano sul mio sesso per vedere se ne ho uno, di chi e di chi e di chi, ecc. Il pudore dice di non farlo mai. Continua a leggere
Ho cambiato tredici volte il tono della voce, ma proprio non sono riuscito a farmi capire. Per questo ho pensato bene di andare dal ventriloquo a farmi impostare nuovamente il settaggio intonazione voce.
Perché è da quando ho iniziato questi corsi che sono perseguitato dall’incubo dell’alunno che mi dice: “Non ho capito” oppure: “Ma cosa significa?” o ancora: “In che senso?”, fino a quando uno mi ha urlato contro: “Smettila di fare il pupazzo!”.
Luigi Fontanella, L’azzurra memoria. Poesie 1970-2005, Bergamo, Moretti & Vitali, 2007, pp. 174, euro 11
Si tratta del libro di una vita – un’antologia che parla di un tempo ormai lontano e dell’esistenza trascorsa per approdare alla dimensione significativa di un presente in cui quel passato congruisce con la facilità (e la felicità) del sogno.
Le prime poesie antologizzate sono del 1970-1972 e appartengono a una raccolta (La verifica incerta, Roma, De Luca) che esibisce già la presenza dei temi che contraddistingueranno anche in futuro la poesia di Fontanella: il viaggio come dimensione espressiva della presa di distanza, l’apparizione larvale di un mondo in composizione (o talvolta in decomposizione – quello che successivamente il poeta chiamerà laicamente parusìe), i colori della realtà quale emergenza forte delle forme della Natura in contrapposizione al grigio dell’esperienza puramente culturale. Continua a leggere
Avvertenza per chi visita Dachau. Possibilità di incontrare la metafisica del male. Continua a leggere
Venerdì 15 febbraio alle ore 18.30 presso la Biblioteca comunale “C. Marchesi”, in via G. Matteotti 63 a Misterbianco (Catania), Antonio Di Mauro presenta Acque del fondale (Jaca Book).
Introducono Giuseppe Condorelli e Paolo Lisi, alla chitarra Gioacchino Spoto Barbagallo.
L’incontro fa parte del ciclo Interminati Spazi, Narrativa, Poesia, Saggistica & Visioni, a cura di Giuseppe Condorelli e Paolo Lisi. Continua a leggere
Arlotto Mainardi, detto il Piovano o Pievano Arlotto (Firenze 1426-1468) fu un sacerdote fiorentino, famoso per il suo spirito e le sue burle diventate proverbiali, grazie ad una letteratura popolare fiorita per tutto il Rinascimento. Un suo lontano discendente, che porta il suo stesso nome, è invece un introverso giovanetto grande amico mio. Mi accadde un giorno di ascoltare per caso questo suo singolare dialogo con una sua assai cara amica. S’intende che le parti che non ho ben intese, le ho integrate a modo mio. a.s.
F. Siamo alla frutta, mio caro.
A. Nel senso…
F. Eh, nel senso, vuoi quelle stupende pere cioccolatose che sono nel forno, o salti?
A. Ah, credevo, come, vuoi che resista alle pere?
F. Certo che no. Ecco qua. Che facciamo poi?
A. Stasera?
F. Sì, adesso, finita la cena
A. Mah, s’era detto di andare al cinema…
F. Ma non ne hai voglia, giusto?
A. Più che altro, non saprei cosa andare a vedere
F. Preferisci che stiamo qui a casa mia a chiacchierarcela e a leggere
A. Sì, dài, è un po’ che non parliamo bene
F. Ma va’, cosa dici?
A. Fiorina, non mi dire «ma va’» lo sai che non lo sopporto
F. Va bene, scusa, però abbiamo parlato anche l’altra sera
A. È vero, sì, è che parlare con te mi dà molta pace
F. Allora metto su un po’ di musica
A. Ravel, ti prego, siamo nella fase decadente.
F. Perché dici che Ravel è decadente?
A. Beh, era l’epoca, no?
F. Arlotto, attento ai luoghi comuni. Per esempio il bolero…
A. Mi piacerebbe accarezzarti Fiorina.
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di Maria Grazia Calandrone
La clamorosa dolcezza delle clavicole, la percussione cessata
dei finimenti muscolari, le valvole
che l’hanno finalmente abbandonata
sulla terra, l’angolo umile che fa la testa
per celare il sorriso
sulla cruda colonna del corpo
dice: ti ho aspettato per tutta la vita
ho visto la tua vita
nei miei sogni e tutta, notte
dopo notte, si risolveva nel perdono. In certe svolte

Recensione a: “Ancora dalla parte delle bambine” di Loredana Lipperini – Feltrinelli.
Da: Satisfiction n° 2, gratuitamente nelle librerie dal 12 febbraio 2008.
“Quando mia figlia andò all’asilo, venne chiesto alle mamme di cucinare una torta e di cucire un costume da angelo. – Non so cucire: magari posso darvi una mano a scrivere la storia, no? – No. Il primo lavoretto di mia figlia fu un guantone da forno, per me”.
Basta questo passaggio per rassicurarci: nonostante il titolo, che ha un suo incedere marziale, non ci troviamo di fronte a quel femminismo iperdentato che ci ha fatto giocare tutti gli anni Settanta noi maschi non in difesa (pur sempre dignitosa strategia) ma in tribuna, estromessi dal discorso sulla differenza di genere, vergognosi di avere tra le gambe non un organo riproduttivo ma un’usurpazione reazionaria. Questo della Lipperini è un libro piacevole e oserei dire necessario: ricerca puntigliosa, ma anche sguardo ampio e problematico, soprattutto un concerto di voci che fa parlare la sociologia, la cronaca e la Rete, ma anche molte donne e bambine, storie vere e battute fulminanti, raccolte dall’autrice per il loro valore emblematico o metaforico.
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Jerry Uelsmann al Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri
L’uomo vive nella nostalgia, sospeso, quasi spezzato, tra ciò che lo circonda e ciò che ormai non è più. Si sa che con il tempo quello che è stato richiama a sé un’attenzione sempre maggiore, ma ci sono nostalgie che colpiscono anche al di fuori della propria esperienza e del proprio passato. Luoghi che non abbiamo mai visto, momenti che non abbiamo vissuto, incontri che non abbiamo fatto. Sono desideri ancestrali e sogni che si sono impressi nella nostra memoria con precisione, anche se privi di una precedente realtà concreta. Immagini effimere che ci appartengono come singoli o in quanto membri di una collettività. Figure archetipe oppure semplici sensazioni, come quella impossibile di aver un giorno volato. Frammenti della nostra immaginazione, da cui artisti visionari hanno saputo trarre le chiavi che aprono passaggi su altre realtà e altri mondi. Dove noi non siamo e non potremmo mai essere. E che proprio per questo ci incantano. Continua a leggere
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Sul sito di Nazione Indiana si segnala un’importante iniziativa, a firma di Diego Ianiro, volta ad estendere a “tutte le voci e le penne nate, cresciute o residenti in Israele” la partecipazione alla prossima Fiera del libro di Torino. Continua a leggere
PRIMAVERA-ESTATE 2008
voglio lanciare una nuova moda
la moda dell’amore squadernato:
su tutte le panchine di milano
sui gradini vicino ai cassonetti
in centro in multisala ai giardinetti.
per niente torbido
per niente cerebrale.
un grosso amore.
un bufalo totale.
tremendo e scatenato.
un cubo giallo
un baratro stupendo
un bestia-cinghiale in sfondamento.
voglio vederlo circolare in ogni strada
indossato nelle metropolitane
e in ogni piazza di periferia.
voglio una splendida primavera-estate
voglio la moda dell’amore.
E COSÌ SIA. Continua a leggere
da operetta rappresentata al festival di Metz Norapolis nonchè vincitrice del festival medesimo, do you remember revolution?
Testi e voce recitante furlen
tastiere e synth Sacha Ricci dei 99 posse
Sax Raul Colosimo parto nuvole pesanti
percussioni miguel
video di Sergio Trapani
http://www.norapolis.org/2004/popup.php?page=news&id_news_afficher=168
Do you remember revolution?
(acte premier)
Proemio
Omo chi vòl parlare,
emprima dé’ pensare
se quello che vòl dire
è utele a odire;
ché la longa materia
sòl generar fastidia,
el longo abriviare
sòle l’om delettare.
(Jacopone da Todi, XII siècle)
Quello che Schooling riesce a fare è appannaggio soltanto dei grandi libri. Costringerti dentro il loro linguaggio, dentro la loro struttura, come di fronte a una nuova alfabetizzazione, a una prospettiva del tutto inedita eppure di colpo necessaria. Libri così ambiziosi da obbligarti a un’innegabile fatica, eppure – o per questo – così generosi nel restituirti un mondo: pieno e autentico e urgente. Continua a leggere
a cura di Elio Franzini, Roberto Diodato, Gabriele Scaramuzza, Fulvio Papi
giovedì 14 febbraio, ore 18
Graziella Bernabò
Il prezzo delle parole
Antonia Pozzi e Vittorio Sereni Continua a leggere
È da un bel po’ che penso a quanto sono fasulli i romanzi. Tutti mi dicono: non hai capito un tubo. E probabilmente hanno ragione. Un romanzo è una storia inventata e raccontata a chi la vuole ascoltare, dunque deve essere fasulla. Se poi uno pretende di campare con la scrittura, bisogna che scriva quel che piace al pubblico. O no? Continua a leggere