Tutta la situazione andava considerata da capo

di Emanuele Kraushaar

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“La segretaria porta la minigonna stretta. Ha delle belle gambe. Lunghe e lisce.
Il capo fuma nervosamente, perché ha appena sentito la moglie al telefono e quella sera deve andare a teatro. E lui detesta il teatro. Da Eschilo alla Socìetas Raffaello Sanzio, qualsiasi cosa venga rappresentata su un palcoscenico.
E poi la segretaria ha quel modo di camminare, i capelli legati, la minigonna stretta l’abbiamo già detto. Insomma, ha una sua forma che il capo non può non ammirare.
Ma la moglie non è al telefono di casa, è su un cellulare e appena il capo si avventa sulla segretaria, ecco che irrompe e lo prende in castagna”.
Mentre finiva di spiegarsi con l’attrice che doveva interpretare la segretaria, il capo e la moglie nella stanza vicina ancora non avevano smesso di baciarsi.

Notti attiche e orologi a cucù

Ho letto le “Notti attiche” di Aulo Gellio e mi è tornata in mente la battuta di Orson Welles nel film “Il terzo uomo”. L’Italia del rinascimento era tutta guerre, congiure, sommosse, e ha prodotto Leonardo, Raffaello, Michelangelo. La Svizzera non fa una guerra da cinquecento anni e che cosa ha prodotto? L’orologio a cucù!
Non so bene come dirlo: da un lato non me la sento di raccomandare la lettura delle Notti attiche, dall’altro io le ho lette e mi ci sono divertito. Non ho il coraggio di raccomandare un libro di appunti, pensieri alla rinfusa, disquisizioni sulla quantità di una certa vocale, etimologie assurde e gossip su questo o quel personaggio storico. Però mi ha fatto entrare nello spirito del II secolo dopo Cristo e ci ho trovato un sacco di analogie con la Svizzera degli orologi a cucù (e con l’Italia di oggi). Continua a leggere→

Giancarlo Consonni, Disegni 1974-2003

Dal 21 febbraio al 10 aprile Giancarlo Consonni, urbanista e poeta, espone in una mostra antologica alla Fondazione Corrente (via Carlo Porta 5, Milano) la ricca produzione artistica che ha contrappuntato dagli anni Settanta il suo percorso intellettuale. Fra i motivi conduttori del pensiero per immagini che Consonni costruisce attraverso i suoi disegni, affiora significativa e costante la presenza della natura. Continua a leggere→

Etere 2: i secoli “bui” e anche no.

di Antonio Sparzani

statuta di Giordano  Bruno a piazza Campo dei Fiori, Roma

Dopo un inizio all’insegna della poesia, l’etere s’inoltra proteiforme nelle tenebre dei cosiddetti secoli bui, che bui non furon poi tanto, intrufolandosi negli scritti degli scienziati e dei filosofi, parole a quei tempi davvero equivalenti. Questi secoli vanno dall’ottavo al quattordicesimo, molto approssimativamente dico, perché distinguere il buio dalla luce non è agevole per nessuno, con quella retina poi così limitata che abbiamo tutti. Limitata realmente perché mentre è in grado di percepire i meravigliosi colori dell’iride, è invece del tutto cieca a tutte le altre radiazioni elettromagnetiche, infrarosso, ultravioletto, e su su fino ai raggi X, raggi gamma, e, d’altra parte, alle onde radio di tutte le frequenze possibili. Del resto pensate che spavento se la retina “vedesse” le onde radio, le UHF e tutto il resto, non vivremmo più – la televisione in diretta continua. Ma ancor più limitata metaforicamente, perché come facciamo a percepire le sconosciute latitudini dei pensieri di uomini così lontani da noi, se già facciamo così fatica a percepire quelli di chi ci sta a due passi.
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Luigia Sorrentino intervista Franco Loi su RaiUno

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“Scrittori per un anno: Franco Loi”,
intervista di Luigia Sorrentino realizzata per Rai Edu
in onda su RaiUno alle 1.45 di stanotte.

Franco Loi è nato a Genova nel 1930, da padre sardo.
Vive a Milano dal 1937. Poeta italiano in dialetto
milanese, ha pubblicato una ventina di libri in lingua
milanese, tradotte in molti paesi d’Europa e negli
Stati Uniti.

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FERRARA, MOZZI E LE MUTANDE ARCOBALENO di V. Binaghi

mozzi giulio

Al voto! Al voto! Le sirene cercano di ringalluzzire il cadavere del corpo elettorale come una cocotte da trivio ottocentesco si dà da fare intorno al mollusco del vecchio nobiluomo, ma non incantano più nessuno, perchè quello che ci aspetta in cabina elettorale, è fin troppo chiaro. Sbobba bicolore di centro, sostanziale adesione alle necessità del capitalismo avanzato con un paio di eccezioni: a destra quelli che sono ancora al saluto romano, a sinistra quelli che hanno lasciato la stinta camicia garibaldina per indossare mutande arcobaleno.
Ma – direte – c’è Ferrara con la moratoria sull’aborto, e quella lista (si farà non si farà) che sembra movimentare la campagna elettorale. Eh, già.
Mentre le donne giustamente s’indignano per chi vuole portare il corpo femminile ad essere luogo di contrattazione e scontro politico, un po’ meno giustamente si cade nel trappolone teo-con accusando di questa offensiva la Chiesa o i cattolici in quanto tali. E allora ecco che su Nazione Indiana (che non è ancora una riserva delle mutande arcobaleno, ma è un buon punto di osservazione) Andrea Inglese sfodera l’ennesimo sermone da seminarista dell’ateismo militante, mentre Sparzani ridisotterra la mummia di Giordano Bruno.
Qualcuno però fa osservare che tra queste strumentalizzazioni politiche e l’essere credenti ci passa notevole differenza. Giulio Mozzi, per esempio, scrive in un commento su NI:
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una poesia

Io vado con il blues delle filacce
che il macellaio toglie dalla carne
sono i miei talismani nella tasca
portafortuna stopposi di bianco

l’anima mia va giù come un cavallo
quando si azzoppa i garretti su un fiume
sia la pietraia del torrente Torre
sia l’alzaia e la ripa del Naviglio

ecco i miei fiumi della prima guerra
come Ungaretti con il basco nero
vedo scolpite sotto la memoria
delle figure a ulcera nel sasso

la vita me la salvano le bestie
l’oro ed i nervi affioranti da terra
il sogno, il buio, il soprassalto, il tedio
le rughe che si formano sul collo.

Ora il congedo, amici. Io vi saluto.
E il macellaio, e il cavallo, e Ungaretti,
e sassi, e pietre, e bestie, e sogno, e nervi,
ed oro, e buio, e talismani, e stoppa,

ho visto tutto ed ora me ne vado:
e rughe, e blues, e carne, e le figure,
e la memoria, e il basco, e la salvezza,
e i garretti, ed il tedio, e la fortuna!

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Sesta edizione de “Lo scrittore della porta accanto” all’Istituto Panzini di Senigallia (AN)

Il progetto dell’istituto Panzini “Lo scrittore della porta accanto”, coordinato da Isabella Balducci, Gianna Cataffo e Giuseppe D’Emilio, giunto alla sesta edizione, anche quest’anno presenta incontri interessanti. Il primo, che avrà come filo conduttore gli anni Settanta, si svolgerà giovedì 21 febbraio alle ore 18, presso la Sala Incontri dell’istituto, e avrà come ospite Stefano Tassinari, che parlerà del suo romanzo L’amore degli insorti (Tropea). Venerdì 22, alle ore 11.30, Stefano Tassinari incontrerà gli studenti del Panzini assieme a Demetrio Paolin, autore “scoperto” dalla casa editrice online vibrisselibri, di cui Il Maestrale ha appena pubblicato Una tragedia negata, saggio sugli “anni di piombo”. Interverranno anche Alfonso Benvenuto e Fabrizio Marcantoni.

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Baffi di cacao, di Eva Carriego

di Giorgioflavio Pintus

Arbitrio e destino, amore e odio, passioni e ragioni, solitudine eappartenenza, convinzioni e convenzioni, lotta e rassegnazione, figli
e padri: a generare le grandi storie, quando ben narrate, sono sempre le antinomie che nutrono la vita e ne rappresentano l’essenza. E proprio questo è il materiale con il quale Lina Dettori, alla sua seconda prova di scrittrice dopo l’esordio dello scorso anno con La famiglia immaginaria, ha deciso ambiziosamente di misurarsi in Baffi di cacao, il suo nuovo libro, pubblicato come il precedente per i tipi della Iris Edizioni. Continua a leggere→

Sara e il sangue

cerchio_big.gif[Questo brano è tratto dal mio primo romanzo, Il cerchio, Edizioni Empiria, Roma 2003]

Si era abbassata i jeans e quello che aveva visto le aveva fatto gocciolare due lacrime che sembravano voler rimanere appese alle palpebre per sempre, a penzolare avanti e indietro. Succedeva sempre così. Piangeva ogni mese, ogni volta che il suo corpo produceva sangue.
Aveva tredici anni e la prima volta si sentì strappare ogni piccolo filo che teneva unito un muscolo all’altro. Non aveva capito lì per lì gli occhi lucidi di sua madre e un po’ si era spaventata. Fino a quel momento un pizzico d’invidia l’aveva solleticata quando si fermava a scrutare di sottecchi le sue amiche: le guardava come se fossero improvvisamente cresciute di dieci centimetri. Continua a leggere→

Roberto Corsi presenta Michele Brancale

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L’amico Michele Brancale mi ha chiesto di partecipare ad un incontro di presentazione delle sue recenti uscite: non solo la silloge La fontana d’acciaio, ma anche il racconto breve Soave e invecchiato, arricchito dalle illustrazioni di Paolo Penko.

All’incontro con l’Autore, che si svolgerà martedì 19 con inizio ore 18.30, presso la Libreria Edison di Piazza della Repubblica, il mio (suppongo breve) intervento sarà preceduto da quelli di Gabriele Ametrano e Anna Benedetti.

Una nuova esperienza per me; la accolgo con entusiasmo sperando di esserne all’altezza. E vi aspetto.

Guida pratica all’eternità

Stanno per essere pubblicati diciannove racconti di Fabrizio Centofanti (Guida pratica all’eternità. Racconti fra cielo e terra). Per leggerli ho impiegato il tempo che di solito si dedica a un romanzo, perché non c’è modo di leggerli senza mettersi a pensare. Uno legge il singolo racconto e si accorge che al di sotto sta prendendo forma qualcos’altro. A dispetto della sua apparenza sparpagliata, il libro ha una architettura, un senso e la giusta dose di furberia autoriale. Continua a leggere→

Provocazione in forma d’apologo 49

Quando Giobbe era giovane andava a fare provviste in una bottega piccola ma piena d’ogni ben di Dio. Il padrone era burbero e bizzoso; a volte sembrava facesse strani scherzi col peso o con i conti, e i due si accapigliavano; però alla fine s’intendevano sempre, e Giobbe usciva dalla bottega carico di buone cose, in particolare d’un vino che faceva scordare le tristezze e invitava a far festa con gli amici, ballando e battendo le mani.
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Biagio Cepollaro – Nicola Ponzio due lettere

Su Nicola Ponzio, a Milano dal 5 febbraio al 3 marzo 2008, Ermanno Tedeschi Gallery, via Santa Marta 15.

Caro Nicola,

volevo ancora dirti che la mostra inaugurata ieri mi è piaciuta e anche il clima che c’era tra noi lì.
Ti dicevo, alla fine della visita, di aver ‘letto’. C’erano libri usati come tasselli di colore, come pezzi di mosaico o, spolpati, come gusci colorati. Libri tagliati ‘illeggibili’ di cui restava il disegno formato dalle macchie di nero sulla sommità delle pagine, spessore di pagine in bianco e nero. Continua a leggere→

Ma Elisa cammina, di Barbara Gozzi

L’acqua è rumorosa. Scroscia e si infrange sul fondo della doccia dalle pareti di plastica.
Elisa si spoglia con calma. Entrando in bagno ha chiuso la porta, attenta a girare una sola volta la chiave.
Lei piange. In quel modo ossessivo, cadenzato ma adesso non può, proprio non riesce a darle retta. Per questo si è chiusa dentro, da lì è meno forte, il pianto. Apre l’acqua che scorre veloce, i primi vapori salgono mentre osserva la faccia riflessa nel piccolo specchio quadrato. Il pianto continua ma è meno pressante, sembra vicina ad addormentarsi. Sembra.

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