Lucianna Argentino

da Diario inverso

Fermarci, cercare la giusta distanza
tra noi e le cose da fare
e quelle che ci fanno e ci disfano
quelle che confondono le nostre fisionomie
di cartone rosicchiato dai topi,
ma ora c’è l’incipiente autunno
a scucire il cielo e le sue fibre mistiche
per rammendare il nostro tempo di passaggio
da una sponda all’altra dell’esistenza.

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Fk su Bottega di Lettura

Cari amici, ho letto su Bottega di lettura, un satellite di Vibrisse, questa intervista che Ezio Tarantino ha fatto a Franz Krauspenhaar, e l’ho trovata molto interessante. Forse il merito é anche di Tarantino nell’aver posto a Franz domande che pretendono risposte interessanti, ecco.
Ne esce fuori la figura di un intellettuale nella sua poliedricità, nel suo essere indipendente, che non é mai posa, e non é mai dire per dire, al contrario, é ricerca, onesta quotidiana ricerca.

Giardini

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di Linnio Accorroni

“Gran giardiniere, oltretutto: il giardinetto segreto della Vergine, nell’Annunciazione di Recanati (altro che borgo selvaggio), pare un modellino dell’arte topiaria di potare e sagomare gli alberelli estensi e gonzagheschi”. Così un Alberto Arbasino in stato di grazia, annata 1998, a proposito del giardino che fa da sfondo immoto e perfetto alla convulsa scena narrata da Lorenzo Lotto (1480-1557) nell’Annunciazione conservata oggi nella Pinacoteca di Recanati.

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Già potreste pensare di essere dei nostri in quei giorni

Antica farmacia del Monastero di Camaldoli

Ora vediamo come in uno specchio … (1cor 13, 12)
IDENTITA’ E MEMORIA: “RIFLESSI CONDIZIONATI” TRA CORPO E CULTURA
Tema del convegno che terremo al Monastero di Camaldoli (Arezzo) nei giorni 18-19-20 maggio 2007

è come se vi fosse più paura di perdere
la dottrina che l’esperienza di Cristo

R. Tagliaferri, La “magia” del rito. Saggi sulla questione rituale e liturgica

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Della mia città

di Emanuele Kraushaar

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Mi piace della mia città
l’uccello
che tace
e vola via
senza cerimonie.
O cammina per la via
con le sue piccole ali
di mosca
e trascina la pancia
agile
come uno zoppo
sul filo che sfiora il nulla.

MUNDUS IMAGINALIS – Stazione Quarta

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Imaginismo(*) come opzione filosofica
di Valter Binaghi

Incarnata eppure sospesa sul corpo proprio come uno sguardo scrutatore, la coscienza dell’uomo moderno rimane innalzata, senza saper volare. Dovrebbe emettere nuovi arti per farlo, e infatti concepisce protesi diverse nel suo sogno meccanico e poi cibernetico, ma che restano esterne, maneggiabili, non indossabili ancora.
Tutto ciò che l’anima può indossare, sono le immagini.
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I segni

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Disinteresse, egoismo, tenera pietà, purezza nella dissolutezza, miscuglio d’un gusto violento per i piaceri della terra e di disprezzo per essi, amoralità ingenua: non ingannatevi, questi sono i segni di ciò che noi chiamiamo ‘angelismo’ e che sono posseduti da ogni vero poeta… Poche persone l’ammettono, perché poche persone sentono la poesia.

(Jean Cocteau – Le secret professionnel)

Baci & carezze # 1

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di Giovanni Choukhadarian

Le prime carezze di quest’a. D. MMVII sarebbero andate a Letizia Muratori, La vita in comune, Torino, 2007. Non vanno, perché il libro promette e non mantiene. 3 storie inverosimili, sesso pochissimo e mal raccontato, lingua qualsiasi e, quel che è peggio da uomo. Niente carezze alla dolce Letizia, baci d’intensa virilità a Salvo Formisano, L’accordatore di destini, Padova, 2007. Giulia Belloni, la Divina Editor, ha tratto fuori dal suo tailleur pantalone di Giorgio (nel senso dell’Armani) questo noirista psicologico napoletano d’immane cultura, malcelata da un sense of humour degno di Bruno Pesaola. Da leggere e regalare! Et c’est ainsi qu’Allah est grand.

(Nella foto: Bruno Pesaola)

Uno con Altri

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di Giovanni Martini

Ascoltate questo: la scrittura è fatta di strutture, non di contenuti. Quindi è fatta di stile.
Lo stile non sono le parole, certamente. Nemmeno le parole come le fai girare quando scrivi.
Lo stile è un’aria percettibile – direi uno spirito – che aleggia al di là di tutto.
Tutto è legato all’intento dell’autore, di lui che scrive.
E’quest’atto nobile, chino – solo – nell’atto stesso di esistere.
Non esiste elaborazione quando scrivi, sembra – ma non c’è.
La meraviglia è data – ex abrupto – dai corpi lessicali che prendono spontaneamente forma.
Se uno pensa di aver azzeccato l’idea, sbaglia.
L’idea infatti – che c’entra con la scrittura?
Puoi avere mille idee, ma se non hai lo stile allora manipoli. Cos’è quindi lo stile?
Potrei dire questo: è Uno con Altri.

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Giovanni Boine – dal carteggio, volume IV

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a cura di Margherita Marchione e S.Eugene Scalia

A Dino Campana

      Porto Maurizio, agosto 1915

Fratello,

E’ una parola che mi piace, sebbene io la usi casto. Avevo un fratello, era boxeur, picchió mezzo mondo e morí di tifo l’anno passato.
Altri fratelli non ho. Ma facciamo una prova con le: puó darsi che riesca. Certo parecchie pagine del suo libro mi diedero una febbre
d’esaltazione che non perderó [ canti orfici ]
        Suo
          G. Boine
ps. Cerco un impiego in India. Il mio indirizzo é Porto Maurizio.

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Commiato

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Mercoledì, 17 gennaio 2007 

Ieri sera ho portato la mia gattina dal veterinario per l’ultima volta. L’amico che era insieme a me, e al quale ho affidato il compito mentre io sono rimasto in macchina,  mi invitava a salutarla per l’ultima volta ma  io ho girato la testa dall’altra parte. Vedo il suo corpicino bianco, mentre se ne va per la strada, davanti a me e io capisco subito di non aver assolto a un rito, di non aver fatto ciò che si doveva: guardarla ancora, dirle ciao, prima di uscire dalla porta di casa. Capisco immediatamente, ma è tardi, che i riti vanno compiuti, che esistono le formule giuste per farlo. Sento una comunione fra le cose, fra gli esseri tutti. Non è un animaletto, un mucchietto di peli; è una parte di me che se ne va. Continua a leggere→

Provocazione in forma d’apologo 4

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Dodici anni fa, quando venne pubblicato il libro che la contiene, nessuno volle capire di che cosa veramente parlasse questa provocazione in forma d’apologo. Ora, per fortuna e purtroppo, le cose sono cambiate.

Era – anzi è, il presente racconto è presente davvero, questa vicenda accade realmente nello stesso momento in cui viene narrata, la narrazione non ne è che il verbale, il simultaneo regesto, la prima nota – e anche l’ultima. Continua a leggere→

Non ho niente contro il mondo

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Poesie di Roberto Ceccarini con presentazione di Giacomo Cerrai

Roberto Ceccarini (a.k.a. RedMaltese) è un runner che ogni tanto si ferma e scrive poesie, o viceversa. Voglio dire: non è soltanto uno che ha idee, un appassionato operatore culturale (e qui, in quest’epoca che vede deperire l’editoria classica nella sua propria scarsità e lentamente emergere un’editoria liquida – per dirla con Bauman – ma non priva di valori, bisognerebbe forse ripensare un ruolo per chi democraticamente “muove le acque” della cultura poetica e non). Non è soltanto questo, dicevo, ma anche (in più) uno che verifica in proprio una dimensione poetica per-corribile, anzi “abitabile”. Mi piacerebbe approfondire questo concetto a cui sono molto legato, ma parliamo di lui. Continua a leggere→

Dall’agenda 2006 (II)

Altre note dall’agenda 2006.

L’anima del filosofo anela alla libertà dalle passioni, soprattutto da quella illusoria dell’amore. L’anima romantica aspira invece alle catene, e le venera.

La natura è il regno della forza. L’ho capito da bambino, quando durante le vacanze a Roncegno, in Valsugana, mentre vagavo sui prati a caccia di farfalle, mi sono imbattuto in uno sterminato brulichio di formiche. Sono rimasto a lungo ad osservarle. Stavano combattendo una battaglia micidiale. A migliaia, si massacravano. Ne sono rimasto sconvolto e affascinato. Poi, per molti anni ho dedicato parte del mio tempo allo studio del mondo degli insetti, osservando il comportamento di molte specie, e soprattutto delle formiche. E ho capito che in natura tutto è regolato dalla forza. Anche quell’uccellino che sta cantando sul ramo non lo fa per allietare se stesso o altri. Questo è il pensiero dell’umano poeta, un’illusione. La scienza ci spiega che quel canto non è altro che un’affermazione della propria potenza. L’uccellino che canta è un maschio che compete con gli altri maschi con la forza del canto, come i cervi maschi competono a colpi di corna. Il canto segna il territorio e attrae le femmine: come le cerve sono attirate dal maschio con le corna più grandi che sconfigge i rivali, così le femmine del cardellino o dell’usignolo si danno al maschio che con la maggior potenza del suo canto segnala la sua maggior forza. Ovunque tra gli animali i maschi e le femmine più forti prevalgono, imponendosi sugli altri, senza pietà. I sostenitori della sostanziale uguaglianza tra gli animali e gli umani dovrebbero riflettere anche su questo.

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Il canto della follia di un mondo

Nerone – Il parto del mostro – scultura in bronzo 1967

Alla luce di ciò che sta succedendo in molti blog, più o meno collettivi, e, soprattutto, tra la fauna spesso psicolabile che ne fa vivere i commenti (moltissimi dei quali sconcertanti… se non vere e proprie testimonianze di deliranti, privati di una salutare camicia di forza – commenti, spesso anonimi, perciò ‘codardi’, che, di solito, ridacchiando sardonicamente, volutamente fomento, buttando ulteriore benzina sulla pira della vanagloria e dell’ ‘imbecillità’ dilaganti, così, tanto per far intendere dove l’altrui follia, nonché, ovviamente, la mia, può arrivare – ma non la follia ‘bella’, cioè quella follia infine letterariamente costruttiva-ispiratrice, ma quella più ‘becera’, quella più alienata, quella più ottusa, quella avariata, quella ammorbata, quella velenosa, quella crudele), voglio rituffarmi in ciò che fu la prima analisi ‘lucida’ della modernità (e anche del ‘post’, della stessa) che la scrittura italiana ci ha offerto e quindi consegnato tramite uno dei pochi giganti che possiamo annoverare tra le fila delle nostre patrie lettere. Ovviamente, la sua, fu ed è anche grande metafora dello smarrimento che l’Occidente stava e ancora sta vivendo. Lezione esemplare, atemporale… fino a quando non ritroveremo il Centro in un Assoluto (sacrale) comune (oggettivo), oppure fino al giorno in cui non ci autocancelleremo, alla buonora, da questo universo (a cui ben poco rendiamo gloria e che, reputo, neppure si accorgerà di tale nostra totale e miserabile dipartita).

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