Che ne sai tu di un campo di grano?
Con la faccia da sfottere rispondevo a mia madre in terza liceo, quando provava a investigarmi la vita, e in quel verso di Mogol c’era la distanza incolmabile tra me e il suo orecchio provinciale, educato da canzoni d’anteguerra.
Io ero una marmitta catalitica d’esperienza restituita in un turbine di idee, e comunque l’urto della vita nuova, che chiede spazio per sè.
Una lingua dura, per chi deve farsi da parte.
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Libri giuntimi degni di menzione (Rubrica 1)
Volumi di Marco Merlin, Francesco Marotta, Matteo Fantuzzi, Sabrina Foschini.

Come vi avevo preannunciato nel mio blog all’atto della chiusura, così come in altre sedi, il dedicarmi più a voi che a me è ormai diventata parola d’ordine per il sottoscritto (anche se un qualche rigurgito di ‘narcisistico’ trasporto ancora, qui e là, fa capolino, ma si sa, non si può cambiare dalla sera alla mattina un’impostazione virulentemente ‘aggressiva’, per anni e anni più che altro fomentata da situazioni altre capitatemi, ma nel certo cullata da un Io travagliato comunque predisposto alla scazzottata e al ‘turpiloquio’, infatti bisogna dare il tempo alla ‘bestia’ che si plachi, poi che si svapori, come nebbia al sole “…in quel nuovo mattino… alla vista dell’Unica Bellezza”, così da tentare di prepararmi alla vecchiaia o alla morte con maggiore serenità).
Paola Castagna
Paola Castagna è nata a Mantova nel 1969 dove vive e lavora.
Inizia a scrivere intorno ai quattordici anni, in questa tenerissima età il suo era un gesto meccanico, scontato ma negli anni la scrittura diviene parte integrante del suo vivere.
Vi si rifugia, diventa il suo segreto, la sua intimità chiusa in un cassetto:attraverso la poesia si sente salva e viva.
Chi vince? Chi perde?

Tempo perso. Giovanni grida nel deserto. Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Salomè gli fece tagliare la testa. Non lo sanno cos’è l’ego e nemmeno cos’è l’io. A San Gregorio meglio che non ci passi. In altri posti hanno banchi sulla strada pieni di carne di cavallo, poi arrostiscono le cipollate, cipolla lunga e pancetta attorcigliata, ci vai e mangi e sono una delizia, ti devi fare i fatti tuoi però, non devi guardare se vendono altro, se non guardi, se passi e saluti sei rispettato. E’ bella Catania. Continua a leggere
Quindicizeroottozeroquattro. Fotografie di Luca Vannulli

Le ferie d’agosto. A tutti è capitato. Code interminabili in macchina, il sudore tra le cosce e sul volante, il segno rosso degli occhiali da sole sul naso, Onda Verde alla radio, la bottiglia d’acqua minerale a portata di mano.
Un viaggio agostano in autostrada, la distanza d’asfalto a tratti liquefatto che divide e insieme unisce due luoghi, due traguardi agognati di casello. A tutti è capitato. La sosta è obbligata, c’è poco da fare. Autogrill finto rifugio di montagna, o anonima stazione di servizio, la fermata è inevitabile. Continua a leggere
metromorfosi – uno
metromorfosi – musica cinema teatro scrittura tic a roma e dintorni
metromorfosi è un mensile gratuito di info-critica
2007febbraiouno
Parola di Donna
Ascoltami
Ascoltami
Ascoltami
Ascoltami
Ascoltami
Ascoltami
Ascoltati
C’è un PRINCIPIO
di energia che mi spinge a dondolare – fra il mio dire ed il mio fare – e SENTIRE fa rumore. Fa rumore camminare fra gli ostacoli del cuore. Vorrei tentare, vorrei offrirti le mie mani: ti sento vicino. E pensare a quante volte mi dimostravo inflessibile inaccessibile e fiera, intimamente agguerrita – temendo una sciocca rivalità. Se ti ho perso: è stato solo per un attimo. E sai benissimo: siamo nella stessa lacrima, come un sole e una stella; siamo – Luce che cade dagli occhi e nulla può scalfirci
L’idea – Un progetto difficile – 1
di Morena Fanti
Il 2 ottobre 2001, alle 14 circa, Federica, 24 anni, l’unica figlia di Morena Fanti, viene investita da un’automobile e muore. Il Diario di Morena comincia il 5 novembre 2001 e finisce il 5 novembre del 2002 – Il suo diario è un dono prezioso ed io, che l’ho letto molto tempo fa, mi sono ritrovata in ogni sua parola. a.p.
L’idea
Un progetto difficile. Come la vita.
Quando anche respirare sembra un’impresa impossibile, quando il tuo obiettivo più ambizioso è arrivare all’indomani, mentre sai che ti toccherà vivere tutta la vita con quell’angoscia in gola, ecco che sentire una voce sconosciuta che racconta sentimenti che sono anche i tuoi può essere di aiuto nell’accettazione di quegli eventi che ti hanno sconvolto la vita.
Il 2 ottobre 2001, alle 14 circa, la mia unica figlia ventiquattrenne, Federica, è stata investita da un’automobile ed è morta. La mia vita, quella della famiglia e di tutti coloro che l’amavano si è fermata. Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 5
Per molte settimane hai cercato ogni pretesto con te stesso e con gli altri per passare proprio davanti a quel negozio, a quella vetrina, e contemplare quell’oggetto. Hai trepidato ogni volta temendo che nel frattempo fosse stato venduto; ma ogni volta era là, come ad aspettarti,e svelava al tuo sguardo nuove attrattive e nuove promesse.
Un inedito
UN MAESTRO
La certezza di qualcosa
sfuggita alla nostra stessa ragione
un luogo, dove a volte i poeti si ritrovano
il colore di una parola
per dire che questo noi non lo sappiamo
il dolore di una presunzione
l’essere contenuto in un bambino
che ti guarda negli occhi.
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Roberta Borsani
La poesia di Roberta, il suo senso, è tutta racchiusa in questo verso: “tanta è la forza delle cose pallide”; la sua è, infatti, una poesia evanescente, delicata, una poesia che sembra svaporare ed evaporare, dove il sogno è sempre presente e il reale sembra lontano ma non lo è, una poesia dove la morte e la vita, con il loro solito fardello di angoscia e orrore, sono qui raffigurate in modo pudico, nascosto, leggero, è come se ci fosse nel contempo l’assenza e la presenza. Il passato è figura che vaga nel presente fra crepuscoli, malve, narcisi, rosai, fogliame d’argento, aghi di pino, amaro silenzio. La sua forza sta in questa trasparenza, in questa sua delicatezza, nella lentezza, nel masticare ” la felce dell’angoscia/piano/ perché non sia mortale” Continua a leggere
Una sforbiciata di Caruso
Causa i noti fatti di Catania, siamo senza calcio, questa settimana.
Ma niente paura, c’è Francesco Caruso a sopperire.
Nell’intervista di stamattina al Corrierone il deputato di RC (e gran capo dei no-global meridionali, come lo definisce l’intervistatore), si è esibito in una sforbiciata volante che nemmeno Boninsegna contro il Foggia.
Tutti si chiedono come arginare una violenza sorda che esplode soprattutto tra le giovani generazioni, sfacciatamente ingiustificabile, nel calcio e non solo, con il cadavere di un poliziotto massacrato ancora all’obitorio. E lui propone di identificare le forze dell’ordine: mettergli un numero sul casco. “E’ più democratico sapere chi ti sta spaccando la testa, o no?” Mentre la gente intorno comincia a preoccuparsi delle tossine in circolo nel corpo sociale, lui propone di guardarsi dai globuli bianchi.
Mi verrebbe da dire a Caruso. Perchè non ti trovi un lavoro vero, come tutti?
Il rivoluzionario di professione, non è un bel mestiere.
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La signorina Quasimodo
Che cosa si dice veramente quando si dice «non sei un uomo, sei solo un poeta», «è immorale scrivere tanti libri»? Nel primo caso ha parlato un giovane – che scrive poesie – offeso dalle parole di un quasi coetaneo, che scrive poesie, e che gli ha fatto notare certi comportanti un po’ troppo virili, un po’ troppo animaleschi e meccanici; nel secondo caso è un altro giovane – che è docente –, in biblioteca, mentre guarda i molti volumi delle opere complete di Artaud – del grande Artaud, dell’amato Artaud… (ma non è di questa grandezza, di questo amore, che ora bisogna parlare). In primo luogo, si parla di una cosa che fa paura: la poesia SEMBRA parassitare la vita, i sentimenti, e l’io, e isolare l’«animale sociale»; e il parassita, attivo per trent’anni e in trenta libri, separa i «vivi» – per i quali vivere è, anche, compiere determinati atti – dal poeta che «non vive», perché non si rende riconoscibile in quegli atti.
Franz Kafka, Aforismi di Z?rau, a cura di Roberto Calasso, Adelphi, 2004
Aforisma 106
L’umiltà dà a ciascuno, anche a chi dispera in solitudine, il rapporto più forte con gli altri, e lo dà subito, a patto soltanto che l’umiltà sia piena e costante. Essa può far questo perché è la vera lingua della preghiera, al tempo stesso adorazione e fermissimo legame. Il rapporto con gli altri è il rapporto della preghiera, il rapporto con noi stessi il rapporto dello sforzo; dalla preghiera si trae l’energia per lo sforzo.
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Puoi conoscere qualcosa che non sia inganno? Se l’inganno venisse distrutto non ti sarebbe concesso guardare o diventeresti una colonna di sale.
Gabriela Fantato
CODICE TERRESTRE
Sez V: Una geometria forse
Nel cuore buio di tutti i possibili non nati,
la traccia sottile di una punta
cava la nascita dalle forme
Paul Klee
Diario del 1905
Una geometria forse
I.
I figli sempre rosicchiano le dita
ai padri per sentire dove
iniziò il viaggio – perché, ricordi –
dicevo anch’io perché?
nell’età prima che battezza e divide.
Rita BONOMO
Nell’aborigeno mio cielo
il mio cielo è tronco d’ali e reti
eppure impigliata –resta- questa genia…
Spesso e non a caso sono gli autori e le opere diversi da noi e dalla nostra scrittura ad attrarci maggiormente. E accade che entrando rabdomanticamente nel mistero della loro opera, avendone intuito il valore, ne usciamo sempre arricchiti di qualcosa che non era dato prevedere.
Dante: the poet, the political thinker, the man

Barbara Reynolds (93 anni), ha recentemente pubblicato “Dante: the poet, the political thinker, the man” uno studio di oltre 500 pagine che, indagando a fondo la vita e le opere di Dante, giunge a questa conclusione clamorosa: le visioni dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso erano ispirate a Dante grazie a delle droghe di cui il poeta faceva uso. La sua traduzione della Divina Commedia (in parte realizzata con Dorothy Sayers) è quella più usata nei Paesi di lingua inglese. Continua a leggere
Libero De Libero (1906-1981)
Proseguo coi poeti “obliati”. Dopo Sinisgalli è la volta di Libero De Libero.
Autobiografia
È un veliero la mia vita
dall’infanzia segnato sulla mano
e l’ancora sta dentro la terra.
Perciò nel mio sonno
alberi fanno verde cielo
ma sono oscuri i semi
dell’estate mia.
Se m’è fatica svegliarmi
quel gallo mi rinnegherà?
Fossi nato da una pianta
a fianco avrei il genitore.
L’alba dissolve
L’alba dissolve la languente dea
che la notte affannata concreava
con la mia mente, pallida sovrana
dei sogni liquefatti dell’amore.
Non riconosco l’incosciente trama
dei desideri che l’oscuro gonfia
signore delle brame e dei possessi.
E mi trafigge la bruciante lama
del tuo ricordo, donna dell’istante
che urge al fondo delle inquiete soglie.
Tempi moderni
di Cristina Babino
Officianti blu
in odore di officina
ministeri allineati
in liturgia operaia
quotidiana
reazione a catena
di montaggio.




