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da qui
Dopo essersi occupato di situazioni erotiche complesse – Viola e Medardo, Cloe e Brice Cento – Cesare decide di tornare sulla nota drammatica, la più difficile, anche nella vita: e il romanzo non parla della vita? L’angoscia di Amerigo davanti all’edicola non è forse la sua, non fa appello al ricordo del suo primo incidente, quando con l’amico prete scivolavano leggeri lungo la strada di montagna, fra prati all’inglese straordinariamente regolari, alberi e rocce cui Cesare avrebbe voluto dare un nome – perché una cosa non esiste finché non è stata nominata – ma non riusciva a capire se gli arbusti dalle foglie di un giallo abbagliante fossero tigli, frassini o pioppi, e addirittura non era sicuro se le vette sullo sfondo fossero le torri del Vajolet o chissà quale altra cima delle Dolomiti; Continua a leggere
