Archivi tag: Brice Cento

39. Come la vita

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Dopo essersi occupato di situazioni erotiche complesse – Viola e Medardo, Cloe e Brice Cento – Cesare decide di tornare sulla nota drammatica, la più difficile, anche nella vita: e il romanzo non parla della vita? L’angoscia di Amerigo davanti all’edicola non è forse la sua, non fa appello al ricordo del suo primo incidente, quando con l’amico prete scivolavano leggeri lungo la strada di montagna, fra prati all’inglese straordinariamente regolari, alberi e rocce cui Cesare avrebbe voluto dare un nome – perché una cosa non esiste finché non è stata nominata – ma non riusciva a capire se gli arbusti dalle foglie di un giallo abbagliante fossero tigli, frassini o pioppi, e addirittura non era sicuro se le vette sullo sfondo fossero le torri del Vajolet o chissà quale altra cima delle Dolomiti; Continua a leggere

38. Piazze

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Negli occhi di Marco le due facciate si confondono: a uno sguardo sommario, le differenze sfumano nell’omogeneità del bianco, dei finestroni e delle forme rettilinee e regolari; solo mettendo a fuoco si nota la semplicità raffinata del rinascimento veneziano e il classicismo barocco dell’edificio della Roma clementina. Ormai sa bene che a guidarlo nella vita restano i ricordi, l’alternarsi di un presente inaccettabile e la nostalgia struggente del passato. Continua a leggere

37. Il morso

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Teodora è contenta che Brice Cento non sia morto: è abituata al crollare repentino, al mondo eternamente in bilico, alla crepa inaspettata, nel convento fatiscente ridotto a rifugio per gatti e scarafaggi. E’ il punto di partenza, forse, a evocare scenari di riscatto e redenzione, restauri imprevedibili, esiti salvifici rocamboleschi e sorprendenti. I due rami d’edera aggrappati alla parete sono Brice e Cloe che si dibattono tra piacere e dolore abbarbicandosi alla vita, le brecce nel muro lo squarcio provocato dallo sparo di Vangelis nella schiena del bersaglio preferito, il panno infeltrito sul materasso rancido il manto erboso del bosco intrecciato col muschio e la sterpaglia, che solleticano o graffiano i corpi dei due amanti. Continua a leggere

36. Amore e morte

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Cambiare le carte in tavola comincia a dare a Cesare una soddisfazione singolare; è convinto che nessuno avrà modo di opporsi alle incursioni nel romanzo: Cavedagna, impegnato su più fronti, non sarà mai sicuro se il suo testo sia stato ritoccato. Analizzando le mail scambiate con Teodora, li trova indecisi sul futuro di Vangelis: come rimetterlo in azione dopo aver sparato a Brice Cento? Continua a leggere

35. Nuvole

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Nel cielo azzurro le nuvole tracciano disegni delicati: una coppa di gelato al limone, un elicottero dalle eliche leggere, una figura verticale a metà fra l’antenna e lo spiedino. Sul faro bianco è appollaiata un’aquila reale orgogliosa di guardare oltre, mentre all’orizzonte i cumulonembi formano barriere insormontabili di ovatta, o di panna montata. La casa ha un tetto spiovente a tegole rosse e una facciata bianca in cui si specchia il mare. Continua a leggere

34. Erbacce

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Il gel da barba anti-irritazioni si esaurisce in breve tempo: forse il dottor Cavedagna lo usa in quantità eccessiva. Alla fine, la crema si estenua in fili sottili da spremere con pazienza certosina, lasciandoli addensare in spirali verdastre che formano una collina scintillante, destinata ad appiattirsi nuovamente sulla guancia ispida e scura del mattino. Il rasoio a cinque lame è sempre più urticante, perché il dottore lo utilizza finché non scortica la pelle: potrebbe informare la collaboratrice domestica, ma dimentica sempre di aggiungerlo alla lista della spesa. Continua a leggere

33. Requiem

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Amerigo è in preda al panico: catapultatosi fuori dalla macchina, cerca di farsi largo tra la folla assiepata intorno al corpo di Cosimo. Riesce a stento a vederne il volto pallido, il rivolo di sangue che scorre dalla tempia verso il grigio scuro dell’asfalto. Gli occhi si affrettano come animali braccati fra l’edicola, la folla e l’uomo steso in terra. Nel cicaleccio, s’indovina ogni tanto una parola: incosciente, distratto, limite di velocità, ambulanza, polizia. Continua a leggere

32. Riscrittura

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Marco ha bevuto ancora: solo così riesce a perdersi nel salotto di Campo San Tomà, a godersi il tramonto dal Ponte della Paglia, a immaginarsi imprigionato ai Piombi come Giordano Bruno o Casanova. Alla settima Ceres può facilmente ritrovarsi in gondola sull’acqua ferma della notte davanti alla facciata chiara – azzurra come in uno specchio – del Casinò dalle grandi finestre illuminate, dalla parata di piante che danno il benvenuto al cliente pronto a perdere tutto, tranne che la propria nostalgia. Continua a leggere

31. Principi e belle addormentate

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Più legge i dialoghi fra Teodora e Cavedagna, più Cesare è convinto che ci siano modifiche essenziali da inserire. I personaggi, pensa, sono troppo legati a stereotipi banali, a tratti esterni che suggeriscono un’identificazione semplicistica. Possibile che Cloe viva solo di corse in bicicletta, Alberto non abbia in testa che il sogno di lasciare l’accademia e Marco passi la vita a rimpiangere Venezia? Continua a leggere

30. Veramente

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Gli sguardi di Viola e Medardo s’incontrano nel viale degli olmi e riflettono il verde e il giallo delle piante, gli sprazzi d’azzurro che si affacciano tra ramo e ramo a rivendicare i diritti del cielo sulla terra, la morale secolare, segno di progresso, ma ora così fragile da ridursi a foglia rinsecchita che precipita al suolo volteggiando, andando a intrecciare un tappeto morbido e umidiccio sul quale i passi producono un rumore imbarazzante. Continua a leggere

29. Ricadute

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Riaprendo gli occhi, Cloe vede l’edera che termina con una specie di coda di scorpione, sollevata e pronta a colpire col veleno micidiale. Le sembra di sentire la puntura mortale iniettargli il liquido che si diffonde nelle membra, provocandole un dolore insopportabile; ma è solo la brandina in poliestere e alluminio su cui è rimasta sdraiata chissà quanto, dopo essere svenuta. Continua a leggere

28. Dimenticare

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Da quando Alberto ha cominciato a scrivere, si presenta un problema insormontabile: produce racconti su racconti senza riuscire più a distinguere tra realtà e finzione. Rileggendoli, si chiede se abbia vissuto in prima persona quelle scene, se, per esempio, la ragazza dai capelli rossi abbia suonato veramente alla sua porta, a mezzanotte, sfidando il sonno e la buona educazione, o sia un parto malriuscito della sua fantasia di professore, assediato da studentesse in estasi e fidanzati innervositi dal suo successo sorprendente. Continua a leggere

27. Una pietra sopra

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Cesare sta studiando i documenti rintracciati nella posta elettronica di Teodora e Cavedagna. Difficile resistere alla tentazione di metterci le mani, orientando il racconto nella direzione più plausibile, avvincente, originale. E’ un fanatico dello scenario: il cinquanta per cento di una storia, pensa, è determinato dal fondale; lo spazio della rappresentazione, con la serie di dettagli che contiene, è un generatore formidabile di eventi, di svolte, di sorprese. Continua a leggere

26. Miracoli

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Farsi la doccia, per il dottor Cavedagna, è una gatta da pelare: l’unico momento disponibile è alla fine di una giornata faticosa che lo coglie allo stremo delle forze. Oltretutto è un tipo freddoloso, per cui l’idea di spogliarsi, con la stanchezza che lo opprime, di affrontare anche solo il tragitto dalla stanza al bagno e resistere finché l’acqua non diventi calda – ci vuole sempre un poco – rischia di deprimerlo. In quei frangenti si sente un eroe, s’immagina in situazioni estreme, al confine tra la vita e la morte, sul fronte di guerra o impegnato in un’impresa da guinness dei primati, ma subito si trova ridicolo e patetico, perché in fondo sta soltanto andandosi a lavare. Continua a leggere

25. Vivo o morto

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L’edicola è un parallelepipedo di colore grigio, con una tenda bianca che cade per circa un metro a fare ombra o riparare dalla pioggia. Sul bordo ondulato, rovesciato verso il basso, c’è la scritta Libreria Ricariche (manca la i dopo la prima erre) DVD, e sul costone superiore si pubblicizza per quattro volte il quotidiano cittadino Ostia Oggi. Continua a leggere

24. Senza parole

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La facciata della fontana è la scenografia di un palcoscenico: appare, dalla finestra di Marco, come una lastra sottile di polistirolo o di cartone, pronta a lasciare il posto a un’altra immagine. Ora è una macchia gialla contro il cielo di notte, ogni istante è una medaglia a due facce in cui convivono gioia e dolore, angoscia e desiderio. Continua a leggere

23. Al cospetto del destino

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Quando gli occhi di Viola incrociano quelli di Medardo, le possibilità esplodono come fuochi d’artificio. Si sprigionerà la passione dall’incontro nel viale che è l’unico elemento che li unisce, simbolo di una convergenza misteriosa e segno del destino? Si nasconde un segreto decisivo tra i filari di alberi che sembrano puntare all’infinito? Sarà la via della vita o il viale del tramonto? Una sorte luminosa, come in Gara di ballo di Baz Luhrmann o l’amore impossibile di Abelardo ed Eloisa, che il vortice di baci e amplessi conduce alla rovina, alla castrazione di ogni sogno, alla sepoltura comune nella tomba parigina a Père Lachaise? Quali opere potrebbero soccorrere in un approccio come questo? L’impeto rivoluzionario di Anna Karenina? L’amore-odio di Cime tempestose? L’incanto imprevedibile di Colazione da Tiffany? O la poesia struggente del Dottor Zivago e l’autodistruttività di Tenera è la notte? Negli occhi di Viola-Jennifer Morrison, Medardo legge la nobiltà minacciata dei Cavalieri della Tavola rotonda, la crisi giovanile di Jack Frusciante è uscito dal gruppo, l’ambiguità di Memorie di una gheisha. Il viale degli olmi è lo schermo di un film in bianco e nero: vi si accavallano immagini insensate, slegate da qualunque canovaccio; i rami rinsecchiti sono mani alzate in segno d’impotenza, il cielo è una macchia bianca senza contenuto, depredato da una mano invisibile e spietata. Medardo e Viola comprendono nello stesso istante che nessuna memoria letteraria, nessun libro potrà assisterli in un frangente come questo: devono poggiarsi solo su se stessi; come lo scrittore, sono soli al cospetto del destino.

22. Qualunque storia

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Il rumore del cerchione che raschia sull’asfalto è inconfondibile; anche la sensazione di ferita ingiusta, di ribellione non solo contro il chiodo innocente, lasciato lì da una mano improvvida o maligna, ma contro la strada che dissimula l’insidia, il netturbino che non spazza con coscienza, il controllo latitante del Comune, il Ministero impegnato in altri affari, l’Occidente distratto dai consumi, il pianeta avviato alla catastrofe, l’universo che esplode in un’entropia senza rimedio, Dio che ti perseguita, il nulla come sbocco ultimo di ogni corsa pensabile o possibile. Continua a leggere

21. Dimissioni

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Alberto esce dall’aula cercando di superare la selva di studenti che approfittano dell’attimo per porgergli domande, complimentarsi per il corso o semplicemente salutarlo. Sta già pensando ad altro; o meglio: ha le orecchie tese a cogliere frammenti di dialoghi, frasi smozzicate, strascichi di discussioni. Continua a leggere

20. Storie

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In tempi migliori, Cesare non lo avrebbe fatto, ma ora è disperato. E’ entrato nella casella di posta elettronica di un erudito assai noto nel mondo editoriale, il dottor Cavedagna, e sta seguendo passo passo il dialogo serrato da lui intrattenuto con Teodora, donna di età indefinibile e divoratrice insaziabile di libri. Continua a leggere