Archivi tag: Brice Cento

60. Simboli

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La corsa di Cloe è ripartita: la parentesi dell’assistenza a Brice si è conclusa appena si è sentito meglio, si è mosso più liberamente e ha ripreso con lena il lavoro di scrittore. Si è accorta di stargli troppo addosso, di tarpargli le ali. Nessuna parola, solo sensazioni, sentimenti sottili che s’insinuano giorno dopo giorno, ogni volta più distintamente, fino alla sera in cui esplodono in un gesto nervoso, una frase che ferisce, l’espressione che non deve sfuggire e tradisce qualcosa che cova nella cenere. Continua a leggere

59. Finestra

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Cesare nota un particolare curioso del romanzo che si forma giorno dopo giorno nella corrispondenza fra Teodora e Cavedagna: il dottore non ha elencato, per la prima volta, i sette temi trattati nell’ultima tranche della sua storia. Cosa l’avrà distolto da una struttura così regolare da costituire l’identità del testo stesso? Continua a leggere

58. Come tutto

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Spostare il capo leggermente, da sinistra a destra e viceversa, gli procura un sollievo temporaneo. Sta leggendo un manoscritto di quelli che arrivano in ufficio – non ne può più di storie senza capo né coda, sgrammaticate e informi – e il mal di testa, come al solito, non gli lascia tregua. Continua a leggere

57. Rose

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Marco prenota una stanza d’albergo per muovere le acque e cercare un approccio diverso con la città che non riesce a possedere e da cui, forse, si sente rifiutato. Entrato nella hall, è subito tentato di tornare sui suoi passi: si sente soffocare in mezzo al legno massello, alle tende bianche e marroni gonfie e pesanti come la sua testa, le lampade dalla luce abbagliante, l’esplosione di rose che si affacciano da un vaso di vetro o di cristallo, la donna bionda dell’accettazione che parla a telefono con voce bassa e seducente e si accorge del tentennamento, perché termina in fretta la conversazione e gli rivolge il sorriso più cordiale. Continua a leggere

56. Eris

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Dopo il primo momento di euforia, in cui ha avvertito la potenza di un’ispirazione ritornata vergine, Alberto si rende conto di dover ricostruire il suo romanzo, anzi, di aver bisogno di renderlo irriconoscibile, perché la copia originale è nelle mani della ragazza dai capelli rossi, che potrebbe spacciarlo come suo. Il punto di partenza è l’aula universitaria gravida di possibilità, coi richiami a un parlamento, a un teatro greco, o una nave, un treno, l’universo. Continua a leggere

55. Pigro

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=TDUmK9leSmU&feature=related] da qui Bisognerebbe risolvere una volta per tutte la questione di Cosimo, anche perché le stanze d’ospedale si riempiono di personaggi e si rischia l’inflazione. Non potrebbe morire sull’asfalto, tra la folla assiepata nonostante gli inviti a fare spazio, a non sottrarre aria all’investito, a usare discrezione? La massa, per Cesare, ha sempre qualcosa di inumano: è pigra, passiva, assetata di emozioni, pronta a muoversi in branco per schivare la fatica del pensiero. Continua a leggere

54. Lotta

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La posizione di Teodora e Olivia non è delle più comode: la gamba destra della prima (che indicheremo con T) è irrigidita sullo stomaco dell’altra (O), che cerca di afferrare la caviglia sinistra di T sotto la propria schiena inarcata il più possibile, stretta com’è in una specie di tenaglia; la mano destra di T stringe il polso destro di O, piegato su se stesso nel tentativo di svincolarsi dalla morsa; un ricciolo a forma di S cade dalla fronte di O e va a congiungersi perfettamente col cerchio dell’occhio semichiuso per lo sforzo; la mano sinistra di T fa pressione sulla spalla destra di O, temporaneamente impossibilitata a muoversi. Continua a leggere

53. Fiori

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Cloe ripensa a quando, sdraiata sul divano con l’ultimo romanzo, affondava nel mondo incantato delle righe nere, assaporava il contrasto tra la monotonia delle pagine uguali e i fuochi d’artificio dell’intreccio, le svolte improvvise, i cambi di ritmo, gli agguati alle attese del lettore. Continua a leggere

52. Onda

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L’immagine che Marco ha negli occhi è di quelle che impressionano: uno scorcio di piazza in cui si ammirano palazzi dai grandi portici come buchi neri in universi di pietra variegata, incisa, fitta di bifore e trifore ricamate con spreco di bellezza; sulla sinistra spiccano serrande verdi che risuscitano ricordi infantili di pistacchi e dentifrici, l’odore e il sapore del pulito, i rimproveri della madre ansiosa, la fretta di uscire col cestino pronto, il fiocco mezzo gualcito, la paura di incontrare gli altri, la maestra, i compagni sempre pronti a fare scherzi, anche cattivi; Continua a leggere

50. Zingari

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Il dottor Cavedagna sta scartando l’involucro argentato del Lansoprazolo con cui si sveglia ogni mattina. Gli altri allungano la mano per accarezzare il coniuge o l’amante; lui si limita a stringere il gastroprotettore, che gli richiama alla memoria le contrarietà di fronte alle quali lo stomaco non regge. Continua a leggere

49. Prospettive

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Cesare è preso da un dubbio: come conciliare i suoi interventi con il testo del dottor Cavedagna, se ogni scrittore ha il materiale e i temi preferiti, le idiosincrasie che l’orientano in una direzione piuttosto che un’altra, i numi tutelari che lo guidano in un percorso irto di insidie e trabocchetti? Continua a leggere

48. A volte ritornano

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Lasciandosi alle spalle il cespuglio di lentisco, Simone Vangelis è soddisfatto: se avesse sparato di nuovo, si sarebbe rovinato. La rabbia, per ora, prende un’altra direzione: ha saputo che Brice si è salvato e giace in un letto dospedale, Continua a leggere

47. Occhi di pantera

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E’ difficile, per Alberto, descrivere le sfumature di giallo e rosso che osserva dall’altra parte della costa. Cerca di isolare il cadmio, il mais, lo zafferano; e, amalgamati inestricabilmente, il rosso cardinale, ruggine, borgogna, fusi a formare un cuscino morbido e gibboso in cui affondare la faccia per godersi un riposo meritato. Continua a leggere

46. Carnaval

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Cesare vuole uscire dallo stallo dell’incidente che ha coinvolto, davanti all’edicola, Cosimo e Amerigo: non ha senso che il corpo resti sull’asfalto, in attesa di chissà quali sviluppi. Meglio approfittare del ricovero contemporaneo di Brice per creare nessi favorevoli al progresso della trama. Continua a leggere

45. Riflessi

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Marco arriva stremato al termine del giorno. Ha bisogno di un metodo per rilassarsi e togliersi di dosso la polvere che si accumula per grane, contraddizioni, rospi da ingoiare. Ha provato con l’omeopatia, la melatonina – consigliata da non ricorda chi -, fino alla Paracodina in gocce, utile anche per la tosse. Continua a leggere

44. Eroi di guerra

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Cloe e Brice Cento si abbracciano, ma viene il momento in cui l’estasi fisica deve lasciare spazio alla parola pacata, al dialogo, al progetto. Il futuro immediato è fuori discussione: un ricovero urgente in ospedale, il Sant’Eugenio, che Brice ha frequentato in lungo e in largo per le vicissitudini di un amico ustionato gravemente. Continua a leggere

42. Ritorni

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C’è un momento della giornata in cui il dottor Cavedagna prende il Tachicaf. Certe mattine si sveglia già con l’emicrania: tenta di capirne la ragione, ma ormai sa che la vita ne offre troppe, dovrebbe decidere arbitrariamente tra i ritmi di lavoro, le irruzioni dei collaboratori alle prese con litigi e rivalità da quattro soldi, oppure l’idea balzana che qualcuno desideri abbracciare i suoi ideali (e quindi lui). Continua a leggere

41. Città

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Il cespuglio di lentisco è una specie di fungo atomico, con le foglie che deflagrano in una nuvola di verde chiaro e scuro, a seconda che la luce batta direttamente o si insinui nelle pieghe nascoste di cui si scorge poco o nulla, come dell’altra esplosione in atto oltre la pianta, quella di Medardo e Viola avvinghiati come rami intricati, mentre l’odore della resina si mescola all’odore dei corpi, lo stridio degli arbusti e il franare del terriccio al respiro affannoso degli amanti. Continua a leggere

40. Trappola

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Lo sguardo ripercorre la stanza di cui conosce ogni dettaglio: le pareti in pietra di granito che in certi angoli compongono figure involontarie ma ben riconoscibili – un agnello, una maschera greca, una donna col colbacco -; il divano dai bordi dorati e i cuscini gonfi a fiori; un tappeto berbero dai colori vivaci – azzurro e oro -, attraversato da rombi e rettangoli alternati; Continua a leggere