Già la dedica della nuova raccolta di Stefano Guglielmin “La distanza immedicata” (Le voci della luna, 2006) mi sembra poesia. A Lia ed Elia, sponde, onde. Sono gli affetti il mare, i fiumi, gli oceani. Sono gli affetti l’acqua necessaria alla vita. Sono anche gli affetti i luoghi dove navigare, abbeverarsi, rinfrescarsi, dissetarsi, viaggiare, i luoghi alle cui sponde nascono rigogliosi alberi da frutta e fiori, e canne per costruire capanne dove rifugiarsi. Ma le acque non devono essere stagnanti, perché dove non c’è movimento c’è morte, dove c’è la fissità c’è morte. E allora vivere è navigare, fermarsi, a volte, ma solo per dissetarsi e per sfamarsi, percorrere i fiumi anche se impetuosi, anche se qualcosa fugge via, anche se qualcosa non si riesce a trattenere, a tirare su in questa nostra zattera in movimento, perché tutto ciò fa parte della natura stessa dei luoghi, delle acque, della vita e della morte. Continua a leggere
Archivio mensile:Marzo 2007
Terza risposta di Vito Mancuso
Caro Fabrizio, mi scrivi se si può usare ancora la parola spirito. Penso di capire bene il senso della tua domanda, vista la consunzione a cui le parole sono legate a causa degli usi nei contesti più diversi che se ne fa. E più le parole sono importanti, più sono soggette a questa inesorabile inflazione. Pensa a verità, bene, amore, Dio, libertà, cultura… spirito.
Provocazione in forma d’apologo 9
Permettete innanzitutto che mi presenti: io sono un Punto di Vista. Come, direte subito allarmandovi per le maiuscole, un Punto di Vista? Un punto di vista, così, semplicemente, senza un personaggio in carne ed ossa o almeno immaginario che lo sostenga? Ebbene sì, proprio così: un Punto di Vista nudo e crudo, uno sguardo sorto dal nulla e sporto verso il nulla; e poi un filo di fiato, un refolo appena sufficiente a sospingere la vela della penna sul lago in apparenza liscio della pagina.
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[omissis] di Barbara Delfino
E varie vicissitudini, in questi ultimi anni, che mi hanno portato più volte a considerare il perché, il percome, a farmi domande senza avere risposte, un atto di masturbazione unico e continuo senza mai arrivare alla fine naturale e logica.
Sono felice di risentirti, dopo così tanto tempo: chissà quanto ci hai speso a rintracciarmi, quando ho lasciato il Cavour abitavo ancora in centro a Torino. Però spesso ci ripenso a quegli anni, anzi, a quell’anno, quando F.C. mise incinta la sua ragazza e il gruppo di CL ne fece una bandiera di progresso, poteva abortire, invece no, i due han riparato ai loro torti con un matrimonio, adesso il bambino avrà almeno vent’anni e chissà se è stata una famiglia felice.
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Il bello dell’aereo (di Elena F. Ricciardi)
Una donna interpreta l’arte: Jeanne Hersch
Per quanto ci si sforzi di dare una definizione del bello in arte appare a tutti chiaro come sia impossibile definire una legge , come darne una legge significherebbe “la morte dell’arte” .
Ciononostante non possiamo esimerci dal cercare cosa sia il bello.
NUOVA ATLANTIDE di Valter Binaghi
(Da: V. Binaghi – I 3 giorni all’Inferno di Enrico Bonetti, cronista padano – Sironi)

Alle periferie dell’Impero c’è più di un problema negli apparati di controllo. Brutti cedimenti nelle vie di comunicazione, e tumori come uova di piombo deposte dall’uccello della morte: dov’erano freschi giardini, ora ci sono campi minati.
Il paesaggio è cambiato, e a questo inverno non seguirà una primavera.
Niente paura. E’ solo il vostro corpo che vi sta mollando, ma è ancora presto per dare soddisfazione agli eredi. Prima, fatevi un giretto a Nuova Atlantide.
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PICCOLA ANTOLOGIA PETRARCHESCA
PICCOLA ANTOLOGIA PETRARCHESCA
Ripensando a quel, ch’oggi il cielo honora,
soave sguardo, al chinar l’aurea testa,
al volto, a quella angelica modesta
voce che m’adolciva, et or m’accora,
gran meraviglia ò com’io viva anchora:
né vivrei già, se chi tra bella e honesta,
qual fu più, lasciò in dubbio, non sì presta
fusse al mio scampo, là verso l’aurora.
Il tratto è dato
di Gabriele Pepe
Non muoio a sangue pisto ed ossa rotte
ma a cauti vezzi e vizi di rimpallo
che gaia incuria e vaga strategia
di lampi prodigiosi disadorno
luce inferno nell’occhio mi strabordo
fomento e supponenza di eresia
dei miei santi non valgo il piedistallo
ma drago di mulino e donchisciotte
sui campi di battaglia faccio il morto
ramengo oziando in quieta frenesia
lesto sonnecchio e bradipo sfarfallo
tra simboli fuggenti e lune estorte
tra ombre e luci al chiuso riprodotte
burba tempesta in bolla di cristallo
di vento e di bufera scheggio via
che scorpione mi scodo e capricorno
mi strappo delle corna e a muso inerme
tra le corazze e gli armamenti vago
carcassa appesa al morso della fiera
eunuco consumato a fiamma casta
dal dogma mi distacco per scissione
e sguardo al cielo e membra tra le ortiche
a fior di pelle sbocciano vesciche
all’occhio s’addolora la visione
pupilla allucinata che sovrasta
sovranità dell’iride frontiera:
prisma dell’essere coscienza-imago
che tutto scinde e carne mi prosterne
Vi aspettiamo…

Anche quest’anno, nei giorni del 18, 19 e 20 maggio 2007, la Comunità monastica camaldolese organizza un incontro di “Percorsi Interculturali” dal tema: “Ora vediamo come in uno specchio… (1 Cor. 13,12). Identità e memoria: riflessi condizionati tra corpo e cultura.”
Vicino al letto
Quello prese subito confidenza. Ci aveva messo mezzo secondo a bruciare lo spazio che lo separava dalla mia scrivania, ad appoggiarcisi sopra, a rivolgermi la parola.
“Da quanto lavori qui?”.
Borbottai qualcosa. Erano mesi che non davo confidenza a nessuno, perché era quella la linea che avevo deciso di avere in ambito lavorativo.
“Guadagni bene?”.
Allora si scherzava poco…!

IL GIURAMENTO DEI SANFEDISTI
Giuro di mantenermi fermo nella Santa Causa che ho abbracciato, di non risparmiare nessuno appartenente alla infame combriccola dei liberali, qualunque sia la sua nascita, parentela o fortuna; di non avere pietà né dei piccoli bambini, né dei vecchi e di versare fino all’ultima goccia di sangue degli infami liberali, senza riguardo né a sesso né a grado.
Uno dei momenti più rilevanti della campagna condotta dal Cardinal Ruffo di Calabria per la riconquista del Regno di Napoli nel 1799 fu indubbiamente la presa di Altamura, grosso centro pugliese sulla strada che da Matera conduce a Bari. Il Ruffo, sbarcato nella sua Calabria con pochi compagni ed una bandiera riportante il motto “In hoc signo vinces!”, era riuscito in brevissimo tempo ad allestire una eterogenea armata di volontari (contadini, cafoni, basso popolo, financo bande intere di briganti) che, nella sua vertiginosa avanzata, aveva avuto facilmente ragione delle forze repubblicane italo-franco-napoleoniche.
Il primo impegno
PaginaZero: numero 10
È uscito il decimo numero della rivista “PaginaZero-Letterature di frontiera” – Quadrimestrale di letteratura, arte e cultura (www.rivistapaginazero.net).
Numerose novità accompagnano l’uscita dii questo numero, dalle nuove tematiche affrontate alla nuova grafica della copertina, dall’aumento di 16 pagine, ora 80, all’apertura del nuovo blog (http://rivistapaginazero.wordpress.com).
L’Editoriale di Mauro Daltin e Paolo Fichera introduce la tematica del numero: la libertà di pensiero e le persecuzioni di cui sono vittima scrittori e giornalisti nel mondo. Predrag Matvejevic´, tra democrazia e democratura, parla della condanna che lo ha colpito a seguito della pubblicazione di un suo libro. Angelo Floramo ricorda Anna Politkovskaja e dialoga con Tomaz Šalamun, il più grande poeta vivente dell’Europa Centro Orientale, e il professore Umberto Cerroni. Raphael D’Abdon ricorda le scrittrici sudafricane incarcerate durante l’apartheid. Melita Richter dà voce a un luogo in cui la migrazione e l’esilio forzati creano la nascita del rapporto con un’altra lingua. Mauro Daltin e Paolo Fichera dialogano con Moni Ovadia e Hans Kitmüller su temi come la libertà di espressione, l’informazione e i nuovi mezzi di comunicazione, con attenzione ai casi degli scrittori Orhan Pamuk e Peter Handke. Katia Paoletti ricorda il poeta ungherese Miklós Radnóti rinchiuso, per la sua origine e le sue scelte di libertà, in un campo di concentramento dove scrisse fino all’ultimo le sue poesie: un simbolo di resistenza contro tutto ciò che vuole soffocare la libertà di espressione.
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da “Pecca di espianto”, 2007-
di Marina Pizzi
[terzo espianto]
-
*
- fu lo scampo apice soqquadro
- bravura edita d’inedito
- figlio dell’uva vana
- aneddoto del falso sole del freddo.
- convinse, ti dissi, il soliloquio
- ulivo potato per voglie credule
- dubbio del mare riveder la riva.
- valse il silenzio il lutto a zonzo
- quale veto di senso quale sudario
- ritto alla nebbia in braccio alla sirena.
- *
- Continua a leggere
La storia inizia indietro
la storia inizia indietro,
pianti neonati in una villetta sudamericana,
lumache alle pareti
bianche e scrostate
con l’atlantico ai piedi.
“dov’è papà?”,
“in giro per il mondo”, la tata mi sollevava
già sballottato di mano in mano…
metromorfosi – due
metromorfosi – musica cinema teatro arte scrittura tic a roma e dintorni
metromorfosi è un mensile gratuito di info-critica
2007marzodue
Paolo Volponi 1924-1994
Proseguo la “Linea marchigiana” con Paolo Volponi.
L’amor di sé
L’alba ancora non lascia
l’ultima onda notturna;
ancora trattiene l’ambascia
di persistere sola, recisa
ogni corda l’aria stessa, la fascia
del proprio lucore indivisa
dalla tela nera che s’accascia
non dietro, ma sotto tra l’intrisa
minuta rena della sua diaccia
incerta orma, alterna, lisa
dalla sua labile irriverente traccia.
La direzione è opposta
al verso del piede che frena
e dello sguardo che accosta
trepido la prima spalla terrena
libera, non tesa una mano opposta
per indicare una scena
seppure piccola, appena opposta
alla nera matassa, alla vulva oscena
della notte, incinta, non deposta… Continua a leggere
Notizie su “Braci”
Fabrizio mi ha chiesto di dire qualcosa su “Braci”. Vi posto, con qualche correzione e leggermente accorciata, un’intervista che mi fece Flavia Giacomozzi nel novembre 2004 e che uscì nel suo “Campo di battaglia, Poeti a Roma negli anni ’80”, Castelvecchi, 2005.
Claudio Damiani
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CARI RAGAZZI
Cari ragazzi, ecco: lo smacco è già nella premessa. Tutte le utopie, se sono tali, sono destinate a fallire. Verrà il momento in cui vi perderò per strada, uno ad uno. Questi anni per voi saranno un episodio della vita, un bel ricordo, una delle tante esperienze che si fanno. Per me, forse, l’ultima offerta ai vivi e una riflessione sui morti: il vostro silenzio, cari morti, salverà il mondo.
Filo d’erba…
Né braccia né gambe
e una testa acquatica.
Da valve vuote, persino
la memoria della perla;
salendo come bolla
in superficie:
per moto naturale,
pur tra qualche muso
freddo di pesce -“la pancia,
si sa, con ben altro…” –
o divertito, nel capriolare
già in altra rotta.
(inedito)




