Archivio mensile:Marzo 2007

Maria Pia Quintavalla

Parmigiana, I

Tutti gli amori ti furono infelici perché ci credevi,
tutta vi aderivi, alle promesse
dell’essere – al suo centro, ti innamoravi della vita
del paradiso dalle palme lente e dolci
dell’amore improvviso nelle dita,
degli amanti napoletani della forza che
ti travolgeva ma di messi astrali, bianche
di una stella carnale

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Bloc notes. Se la casa è in fiamme. 6

di Giorgio Morale

Grandi feste, grandi prove.

“Vuol dire che passeremo un Natale semplice ma felice”.
Erin ha realizzato che, causa un’infezione volatale in gola, non trascorrerà le feste dai parenti, in un paese di montagna dove non manca mai la neve e l’aria, l’acqua, il pane hanno il buon odore della legna bruciata.
“Un Natale semplice ma felice” diventa il nostro motto. E la piccola annuisce, come una sibilla. Continua a leggere

Sapore di Male – 5 (e ultima)

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di Barbara Delfino

“É saltato fuori che è stato un omicidio. E che chi lei voleva fosse incolpato ha cercato di togliersi la vita. Ce la farà, la pallottola si è infilata nello spazio tra la calotta cranica e il cervello, ne avrà per parecchio tempo, ma vivrà. L’interessante è il movente, il perché di tutto questo. Lei lo sa?”

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Il bronzo ha un buon odore

La poesia del Giobbe è tutta in quelle vene rigonfie sulla pelle di bronzo sottile e invecchiata. Prima ancora che nel capo chino, nel corpo piegato alla volontà del Dio padrone. E’ un servo fiero che a ogni osservatore rinnova lo spettacolo della sua prostrazione: pare che si sia inginocchiato sulla pietra solo un istante fa, intorno al corpo senti ancora l’aria appena mossa, tagliata dalle braccia come da stanchi caparbi fendenti. Continua a leggere

Juana, la figlia della natura.

articolo del 2 marzo 2007, pubblicato su “La GENTE d’Italia”

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Juana, la figlia della natura
di Paola Lovisolo e Lisa Sammarco

“Lluve… espera, no duermas…”, ” Piove, aspetta, non dormire…”: così inizia la prima quartina di “Noche de lluvia”, “Notte di Pioggia”, di Juana Fernandez Morales, meglio conosciuta come Juana de Iparbourou o anche come “Juana de America”,
poetessa e scrittice, nata l’8 marzo del 1892 a Melo Cerro Largo, Uruguay e morta a Montevideo nel 1979.

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Un rudere che fa ridere

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Un rudere che fa ridere
un triste umorista in panne
Alain Delon che delle donne
dice a settant’anni
che non c’ha capito niente…
io che a cinquanta penserò
a quanta stupidità insidierà ancora
la mia poetica inadeguatezza
a quanto sono inutili
le mie funamboliche acutezze
per arrivare malconci e menomati
fino alla fine piu o meno
anestetizzati (privati cioè
della bellezza necessaria)
per arrivare a farsi del bene
facendosi del male.

(inedito)

La fronte

La fronte serena di rose
non colte da te dell’estate
da un vento alieno baciate
lasciate inclinare alla sera
un dolce serpente accarezza
che ama guardare i tramonti.

Sapore di Male – 4

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di Barbara Delfino

Cervaro è alla scrivania di Sciaccaluga quando questo entra in ufficio. Le scarpe sul ripiano, lo sguardo accigliato.
Mentre gli parla ogni accento napoletano sparisce, la voce si fa seria, secca. Sciaccaluga annuisce, comprende, inizia a collegare.
“Come intende procedere?”
“Sciaccaluga, ti ho risolto io il caso. Non ho voglia di fare tutto fino in fondo”.
“Vado, allora”.

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In Itinere – Massimo ORGIAZZI

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In Itinere – Massimo ORGIAZZI

Massimo Orgiazzi
(Torino, 1973)

“un volto lo si sceglie
ed è le doglie di via: la frontiera”

*

Tutto quello che resta dei giorni.

Ciò che resta dei giorni, è un reale intravisto, scoperto per caso tra margini in ombra; poi esplorato, afferrato, stretto forte tra le dita, riportato alle labbra per dare nuove svolte al respiro. Ciò che resta, è l’attimo in cui anche la tenebra diventa chiarore, risplende nella conta delle sue ferite e si dispone al silenzio, si acquieta, in ascolto della vita che scorre, del mondo di sempre che pianta le sue radici d’aria in terre di memoria. E’ quello il tempo in cui la lingua si rivela a se stessa, e il suo alfabeto segreto aspira a farsi segno e senso, la traccia che rimane nella dimora di un verso. Continua a leggere

Chiara DAINO / LA MERCA

LA MERCA di Chiara Daino, Fara, 2006

Se è vero che le parole continuano ad operare, anche nell’epoca del rumore mediatico e dell’esubero informativo-informatico, e se la letteratura ha ancora la capacità di modificare la visione del mondo che racconta, dopo aver letto La Merca, primo romanzo di Chiara Daino, bisognerebbe provare un sano senso di colpa. Perché La Merca non è soltanto un romanzo che racconta una storia coinvolgente con una lingua nuova, piena di ritmo, musicalità, e a tratti tendente alla prosa poetica, senza mai abbandonare la dimensione narrativa o cedere allo slang generazionale.

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La Mosca

Rivista LA MOSCA DI MILANO

La rivista esiste dal 1997 ed è stata fondata da Gabriela Fantato e Annalisa Manstretta.
L’attuale direttore responsabile è Aldo Marchetti;
il direttore artistico è Gabriela Fantato, affiancata da un Comitato di direzione.
La redazione è composta da : S. Aglieco; C. Bagnoli; L. Cantelmo; R. Caracci; A. Coppo; R. Caddeo; Q. Chiantia; Mariolina De Angelis; P. De Riu; G. Favagrossa; R. Ferrazzi; B. Fignon; L. Gattoni; M. Napoli; M.Nasr; P. Pancamo; F. Ravizza; F. Romanò.

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Autoritratto due

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di Riccardo De Gennaro

Le visage humain est un force vide, un champ de morte. La vieille revendication révolutionnaire d’une forme qui n’a jamais correspondu à son corps. Dieci anni prima che il protagonista di questo autoritratto nascesse, quarant’anni prima che andasse in giro con quel cappello di paglia alla maniera di Van Gogh e che tutti a Moncalieri lo considerassero pazzo, il poeta Antonin Artaud scriveva che il viso umano è una forza vuota, un campo di morte. Davanti alla macchina fotografica di Georges Pastier, Artaud – che di Van Gogh parlò come di se stesso, un suicidato della società – tentava di dare pienezza alla forza vuota. Quella sera l’uomo che scrive questo autoritratto passò in rassegna tutti i ritratti fotografici di Artaud e tutti gli autoritratti di Van Gogh che riuscì a trovare in libreria, dopodiché tentò di rendere il suo volto la cosa più lontana possibile dal suo corpo.

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Libri giuntimi (Rubrica 2)

Lucianna Argentino, Guido Monti, Alessandro Monticelli, Italo Testa, Alessandro Assiri, Paolo Battistella, Lucetta Frisa.

Come vi avevo preannunciato nel mio blog all’atto della chiusura, come in altre sedi, il dedicarmi più a voi che a me è ormai diventata parola d’ordine per il sottoscritto (anche se un qualche rigurgito di ‘narcisistico’ trasporto ancora, qui e là, fa capolino, ma si sa, non si può cambiare dalla sera alla mattina un’impostazione virulentemente ‘aggressiva’, per anni e anni più che altro fomentata da situazioni altre capitatemi, ma nel certo cullata da un Io travagliato comunque predisposto alla scazzottata e al ‘turpiloquio’, infatti bisogna dare il tempo alla ‘bestia’ che si plachi, poi che si svapori, come nebbia al sole “…in quel nuovo mattino… alla vista dell’Unica Bellezza”, così da tentare di prepararmi alla vecchiaia o alla morte con maggiore serenità).
Procedo, con tale spirito in ‘elevazione’, a segnalare-recensire i libri che state inviandomi (e vi ringrazio). Mio indirizzo per posta cartacea al fine che mi curi di voi: Gian Ruggero Manzoni Via Fiumazzo 232 – 48020 San Lorenzo di Lugo (RA).

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L’impegno

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di Franz Krauspenhaar

Io m’impegno solennemente
a impegnarmi tutti i giorni
perché il mio impegno possa impegnare
me, i miei amici, le mie donne, i miei conoscenti
il panettiere, il vigile e il lattaio, la lavandaia inginocchiata
sopra la lavatrice, la ingollatrice di sperma, il maritozzo felice
la sposa occipitale, il casco d’oro, la vagina liquefatta, la liquirizia mozzarellosa, il vento, il muschio, i mushrooms.
Io m’impegno solennemente
per oggi, per domani, per il futuro attendente sull’attenti
di una voragine assurda, crepitante e sardonica
(su città anonima, con roba alcolica)
d’impegnarmi fino all’ora dell’unico disimpegno;
e lì, nulla ci potrò fare…
 

(14.12.2005 – da “Champagne”)
 

Sapore di Male – 3

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di Barbara Delfino

Durante l’ispezione, Cerami trova nel bagno della stanza di Tinca un tovagliolo di una pizzeria. Con ricamato il logo del ristorante Da Vincenzino – Bordighera. É sporco di sangue, è nascosto nel buco della ventola di areazione nella parete della vasca. Lo ha trovato solo perché in un film visto al cinema la settimana prima l’investigatore cercava anche lì, tra le palette sporche di polvere.
Cerami è basso, è salito su uno sgabellino, ha rischiato di cadere. Ma ha trovato quel che Sciaccaluga voleva.

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Provocazione in forma d’apologo 8

Due notti fa feci un sogno bellissimo. Cominciava in modo angoscioso, poiché vedevo un cielo notturno quasi vuoto di stelle, e rischiarato soltanto da una decina d’astri brillanti di una luce così vivida da far pensare a un’esplosione imminente; ma subito dopo mi trovavo dinanzi al computer, avendo appena finito di elaborare uno schema cosmologico che sapevo pressoché perfetto: il quale schema consisteva in un foglio mezzo bianco e mezzo nero, con un cerchio bianco ad un estremo della parte nera, e un cerchio nero nell’angolo opposto della parte bianca.
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Stoss: contro la crisi del genio e del vero nel contemporaneo

Verità scoperta dal Tempo (1645 circa) – Gian Lorenzo Bernini

L’esperienza estetica, in alcuni pensatori, diventa il luogo privilegiato in cui si manifesta il vero, la dimensione che racchiude la via d’accesso alla verità. In Hegel l’arte è il primo gradino dello Spirito Assoluto, momento attraverso il quale l’Idea o Spirito (il principio della realtà) giunge alla piena coscienza della propria assolutezza, ovvero del fatto che tutto è Spirito e che non vi è nulla al di fuori di esso. Tale autocoscienza dell’assoluto avviene tramite un processo dialettico che si articola nei tre momenti dell’arte, della religione e della filosofia; queste attività esprimono lo stesso contenuto, che è l’Assoluto, ma si differenziano per la forma con cui lo estrinsecano: l’arte attraverso la raffigurazione sensibile, la religione tramite la rappresentazione, la filosofia per mezzo del concetto.

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