Archivio mensile:Dicembre 2013

BEATRICE MONROY si racconta “Oltre il vasto oceano”

http://www.avaglianoeditore.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/Oltre-il-vasto-oceano.pngINTERVISTA A BEATRICE MONROY (su “Oltre il vasto oceano” edito da Avagliano)

Qui, alcune pagine del libro

di Massimo Maugeri

Sono palermitana, cresciuta in giro per il mondo. Con questa frase, Beatrice Monroy (narratrice, drammaturga, autrice di testi radiofonici per RadioRai) dà inizio al suo nuovo libro “Oltre il vasto oceano” pubblicato da Avagliano: libro della memoria e libro di viaggio (fuori e dentro di sé); racconto dell’epopea di una famiglia aristocratica, narrato dal punto di vista di una delle figlie. Ne ho discusso con l’autrice…

– Cara Beatrice, partiamo dall’inizio. Come nasce “Oltre il vasto oceano”? Cosa ti ha spinto a raccontare la “tua storia” intrecciata con la “grande storia” della Sicilia? E perché hai deciso di farlo proprio adesso, in questa fase della tua vita?
Oltre il vasto oceano nasce moltissimi anni fa quando , alla morte di mia madre, per l’appunto dieci anni fa, io e le mie sorelle trovammo l’archivio di mio padre morto nell’85 e che mia madre aveva in qualche modo nascosto. Mio padre è stato uno scienziato molto noto , cosa che ha permesso a me e le mie sorelle di vivere una bizzarra vita in giro per il mondo. Quando abbiamo trovato l’archivio, ho pensato che era arrivato il momento di raccontare la sua e la nostra vita, in un momento in cui la città in cui in fondo ci siamo sempre riconosciuti, sprofondava sempre più in un baratro di criminalità e incultura. Mi è sembrato pieno di senso raccontare l’altra città, quella che poi è sempre esistita, la città colta e intelligente. Per questo mettendo mano alle carte dell’archivio ho subito pensato che la storia di mio padre, e poi della mia famiglia, una famiglia aristocratica che ha molto influenzato la storia di Palermo, poteva essere raccontata solo narrando la storia più in generale.
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Quello strano tipo di Jo Spatacchia

di Giovanni Tortelli

Alcune copertine di Alessio Giurintano (da jospatacchia.it)

Alcune copertine di Alessio Giurintano (da jospatacchia.it)

Jo Spatacchia non è un personaggio artificioso. E’ uno di noi, sistemato nell’anonimato di una vita qualunque, di una strada qualunque di una qualunque città del nostro tempo, che l’Autore Vieri Tommasi Candidi ha presentato in un e-book arricchito – è il caso di dirlo – dai disegni di Alessio Giurintano, dalle illustrazioni di Nilo Australi e dalle musiche di Sergio Borghi.

L’«evento Jo Spatacchia» è importante perché segna l’esperienza singolare dell’inserimento della prospettiva metafisica nel genere della narrativa elettronica . E con eccellenti risultati, dal momento che l’Autore muove il suo protagonista tutto sul piano dell’essere, attento però a non abbandonarlo a se stesso in un labirinto di psicologismi, ma inserendolo in un contesto fatto di colpi di scena degni dei migliori racconti d’azione la cui origine sta, però, in un’altra dimensione.

Non più domande e turbamenti che nascono e si concludono nel cerchio della realtà fenomenica, ma che vanno invece ad incidere sul carattere del protagonista, quindi sulla sua essenza, che è poi esistenza, secondo il canone metafisico. Continua a leggere→

La Lucania di Nunzio Festa

di Marino Magliani

BasilicataL’ultima volta che ho dialogato col poeta e scrittore Nunzio Festa, figlio della Basilicata di Scotellaro ed erede di una tradizione che incontra la paesologia di Arminio e la beat anti-yankee, (sempre su questo blog), era appena stato pubblicato per le edizioni Senzapatria il suo romanzo breve Farina di sole. Invece adesso è uscito il suo Basilicata. La Lucania: terra dei boschi bruciati. Guida narrata coi luoghi e il resto, presso le edizioni Golena/Malatempora, già egregiamente presentato tra l’altro dalla nostra Rosa Salvia.

MM: Solitamente nella tua prosa e nella tua poesia, il luogo d’origine, lo spazio di resistenza ed esistenza ha un ruolo molto importante. Ma adesso hai scelto di entrarci pienamente per descriverli. Anche se lo fai spostandoti rapidamente da un punto all’altro della carta geografica lucana, come vedremo. Perché hai sentito quest’esigenza?

NF: Innanzitutto per un estremo atto d’amore per la madre originaria. Sostenuto dal racconto per immagini e giudizi, passami il termine, su pezzettini fascinosi della Basilicata. Pezzi di terra e bellezze già attraversati da artisti e intellettuali, spesso descritte, perfino, e adesso pronte al turismo di massa, oltre che a quello di qualità oppure, diciamo, non invasivo in quanto molto più rispettoso dei posti. Però allo stesso tempo so e “dimostro” che si tratta di pezzi di terra e bellezze, naturali e artistiche, oggetto e soggetto di speculazione, e a volte speculazione rapace. Bellezze che si fanno tavola tante volte imbandita, insomma, per interessi soltanto particolari. Continua a leggere→

8. Un amore ritrovato

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da qui

La novità potente a cui mi riferisco è un desiderio intenso, irresistibile di  appartenenza a Cristo, senza compromessi. E la consapevolezza di quanto sia preziosa la purezza che nasce da questo desiderio.
Una chiamata a una consacrazione? Don Mario, con pazienza, mi accompagnò nel corso del discernimento: con lui, capii fino a che punto le esigenze di una vita consacrata creavano in me la divisione interna cui accennavo. Non faceva al caso mio, avrei avuto bisogno di un tipo di vita alternativo.
Dopo la sua  morte, continuai a cercare da sola la mia strada: le vie battute si rivelavano vicoli ciechi o labirinti, giravo a vuoto e a quel progetto, ormai, non credevo neanche più.
Mi ero appiattita su un
modus vivendi equilibrato, ma privo dell’energia e della passione che avevano segnato l’esperienza precedente, quando ero immersa totalmente nello Spirito.
Nel tempo di Natale, tuttavia, avvertii nel cuore la richiesta: vuoi donare la tua vita per i sacerdoti?
Fui piena di una gioia profonda, un’emozione grande: quella di un amore ritrovato.
Mi piace pensare che il nuovo direttore spirituale, conosciuto in quel periodo, fosse stato un regalo di don Mario, poiché si rivelò per me un abito su misura, come diceva lui.
Mi guardai dentro col suo aiuto, e decisi di accettare.

Sappi che, se accogli la richiesta, la tua vita sarà un martirio quotidiano, mi disse la mia guida. Ma io, sull’onda dell’ amore che provavo, non diedi peso alle possibili riserve, e mi decisi per il sì.
Una sana incoscienza! Se avessi cominciato a fare calcoli, non avrei mai trovato il coraggio di lanciarmi. Comprendo bene, adesso, il grido che la Bibbia attribuisce a Geremia:
Signore, tu mi hai sedotto, e io mi sono lasciato sedurre. E’ vero: solo l’amore permette di rischiare, di gettare il cuore oltre l’ostacolo.

I LIBRI DEGLI ALTRI n.62: L’amore ai tempi della band. Alessandra Farro, “Il bianco il nero e il jazz”

Alessandra Farro, Il bianco, il nero e il jazzL’amore ai tempi della band. Alessandra Farro, Il bianco, il nero e il jazz, Napoli, Tullio Pironti Editore, 2012

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di Giuseppe Panella

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Melissa, detta Say dai suoi compagni di avventura musicale, è la voce solista di The Pleasure, un gruppo di indie rock che nutre ambizioni professionistiche e sembra avviato verso la strada del successo. Della band fanno parte Matteo, il batterista, che ne è l’anima musicale e anche quella imprenditoriale, Elice, una polistrumentista, figlia di un hippie ormai attempato e cresciuta nella più piena libertà di idee e di costumi e un francese, Jacques Perreaut, che è l’oggetto (non tanto) oscuro del desiderio delle ragazze del gruppo. Melissa vive in un appartamento con la sorella Debora, una pubblicitaria che si prende cura di lei con affetto e un pizzico di ironia, anche se spesso sembra ben disposta a farsi travolgere dalle avventure un po’ ingenue e un po’ maliziose della ragazza.

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PITTURE NERE n.3: Marino Magliani, “Quella notte a Dolcedo”

Marino Magliani, Quella notte a DolcedoMarino Magliani, Quella notte a Dolcedo, Longanesi, 2008, Pagg 264 , € 16,00

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di Lorenzo Muratore

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Le sicure pagine di “Quella notte a Dolcedo” svolgono dai veli della nebbia lo “spinoso affare” della strage nel pozzo.

Hans Lotle, disciplinato soldato tedesco, vi fu tratto in una specie di imboscata morale.

“Lo sguardo si era infilato nel folto di un rovo e l’aveva vista per caso. Gli occhi della bambina spiavano il loro passaggio dal folto dei rovi…

Per un paio di giorni s’era tenuto dentro anche quegli occhi, ma adesso aveva chiesto di essere ricevuto dal capitano…”.

Il quale, alle spalle del soldato, pronunciò strane parole: Sadrach, Mesach, Abdenego.

Parole che sono un filo per uscire dal labirinto: ma colui che dovrebbe uscire non le comprende.

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L’AFRICA DI ROBERTA LEPRI

LIBRO

di Max Ponte

Roberta Lepri, nata in Umbria, vive a Grosseto. “Io ero l’Africa” (Avagliano Editore) è il suo ultimo libro che si distingue per l’impegno civile e l’attenzione a questioni sociali sempre attuali, come conferma l’intervista. “Io ero l’Africa” è a mio avviso il miglior romanzo della Lepri, attiva anche in ambito editoriale e fondatrice del blog letterario “Tutta colpa della maestra”. Continua a leggere→

Giovanni Enriques

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In tempi in cui si è fatto un gran parlare di Adriano Olivetti e del contributo da lui dato al successo e alla modernizzazione di un’Italia che poi non seppe (o non volle) seguirne le indicazioni, fa un gran piacere vedere come l’editore Hoepli abbia deciso di dare spazio anche alla storia di una delle personalità che di quel successo, come di altri successivi, fu partecipe e corresponsabile. Continua a leggere→

Essere tra le lingue #7: NELVIA DI MONTE

di Manuel Cohen

Per fortuna degli autori e per gioia dei lettori, esistono, rari, premi letterari tesi a valorizzare i vincitori editando le raccolte premiate. Nelvia Di Monte (1952) di recente ha beneficiato di ciò, aggiudicandosi il ‘Premio Ischitella-Pietro Giannone 2010’ per la poesia nei dialetti d’Italia, premio che ha provveduto a stampare Dismenteant ogni burlaz, interamente scritto nella lingua friulana, nella varietà parlata a Pampaluna, paese da cui la nostra proviene; quindi, il ‘Premio speciale alla carriera Elsa Buiese 2011’, che ha stampato la suite, Nelle stanze del tempo, contenente testi in lingua e in dialetto. Continua a leggere→

Vivalascuola. Venire al mondo

ee73d1ed9fe20ed474a169ccf89009c0251fa6e3_mVivalascuola partecipa alle suggestioni natalizie presentando un bellissimo testo sulla nascita di Paola Scavello, tratto dal n. 12/13 della rivista “Gli Asini“, che ringraziamo per la gentile concessione. La sua lettura può essere utile anche in una prospettiva educativa, poiché ci richiama quanto ricorda Grazia Honegger Fresco: “Da quando sarebbero attive condizioni di particolare ricettività, finalizzate a rendere permanenti gli apprendimenti di base, essenziali per ogni essere umano? Dalla nascita, afferma Montessori in base alle sue osservazioni“. Un grazie di cuore a collaboratori e lettori e a tutti auguri di buone feste e buon anno 2014.

Venire al mondo
di Paola Scavello. A cura di Chiara Scorzoni
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6. Riconciliando

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da qui

Ho riflettuto spesso su quale fosse l’eredità spirituale ricevuta da don Mario. Non fui mai attiva nel Centro per i giovani da lui fondato, quindi sono poco esperta dei dettagli del carisma. So com’era con me: delicato e tenero nei nostri colloqui personali, esigente e fermo nelle confessioni, addirittura rigoroso, soprattutto di fronte al mio resistere alla volontà di Dio: vuoi deciderti a morire? mi diceva, e quando tornavamo a vederci ripeteva: sei ancora viva? Continua a leggere→

PITTURE NERE n.2: Il volo del colibrì. Marino Magliani, “Quattro giorni per non morire”

Marino Magliani, Quattro giorni per non morireIl volo del colibrì. Marino Magliani, Quattro giorni per non morire, Sironi editore, 2006, pp.156, € 12,90
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di Lorenzo Muratore

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Ci sono uomini che cercano di comprarsi un’ora di vita; e si sforzano di negare la propria leggenda; ma è come se quella leggenda li precedesse, e fosse già scritta nel cielo.

Un progetto, quasi un manifesto di tutto ciò, viene accennato nel frontespizio di “Quattro giorni per non morire”.

Sappiamo che anticamente un giovinetto veniva scelto per via della bellezza e della grazia; lo riverivano, lo adoravano (ma era come prigioniero, perché non fuggisse), suonava un piccolo flauto, ed attendeva…

S’imbarcava poi su una canoa: le strade verso Dio sono rovine, e abissi di nera foresta, massiccia giogaia sospesa a picco.

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Le Città in Comune: obbediamo alla Costituzione e disobbediamo al Patto di Stabilità

Le “Città in Comune” – la rete che riunisce le liste di cittadinanza della sinistra contraria a austerità e larghe intese – lanciano una campagna per obbedire al dovere della tutela del territorio e disobbedire al Patto di Stabilità, portando una delibera comune alle giunte di Ancona, Brescia, Brindisi, Feltre, Firenze, Gioiosa Ionica, Imperia, l’Aquila, Livorno, Lucca, Messina, Pisa, Roma, Siena.
Nella delibera per l’obbedienza alla Costituzione, l’Amministrazione si impegna ad attuare un piano straordinario di interventi per la difesa del suolo, la messa in sicurezza idraulica e idrogeologica del territorio comunale, e per la messa a norma di tutte le scuole comunali. Continua a leggere→

Le lezioni di comicità di Matteo Andreone

lezioni di comicvità COPERTINA
di Guido Michelone

Incontro con l’attore, regista, drammaturgo, della risata
Il suo nuovo libro a Roma il 19 dicembre

Così, a bruciapelo chi è Matteo Andreone?
Sono un formatore d’azienda con un passato recente (che ogni tanto ritorna) di attore, autore, regista e docente di teatro. Ho iniziato a studiare teatro alla fine degli anni ‘80, frequentando il Centro Teatro Attivo di Milano poi, negli anni successivi, ho lavorato per diverse compagnie teatrali italiane prendendo parte, come autore, attore e regista, a svariate produzioni. Dal 1996 mi sono avvicinato al mondo del cabaret e della stand-up comedy. Nel 2001 sono tra i fondatori dell’Accademia Nazionale del Comico, per la quale ho diretto la sede di Milano fino al 2013. In Accademia ho avuto la fortuna di collaborare con la maggior parte degli attori e autori comici italiani e contribuito a formare decine di giovani leve, oggi diventati molto popolari.

Lei è anche molto noto come didatta
Dal 2005 mi occupo di formazione e sviluppo delle risorse umane, utilizzando l’umorismo applicato alle relazioni sociali e alle dinamiche professionali. Continua a leggere→

PITTURE NERE n.1: Marino Magliani, “L’ estate dopo Marengo”

Marino Magliani, L'estate dopo MarengoMarino Magliani, L’ estate dopo Marengo, Philobiblon Editore, 2003, pp.142, € 10
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di Lorenzo Muratore

Alla vigilia di muovere verso l’Italia, il Primo Console venne informato d’un alto tasso di diserzioni tra i soldati: sulle cause dell’insolito scoraggiamento fu costituita una Commissione d’inchiesta. Perché, ad esempio, quei due granatieri dalle barbe lunghe, le pupille ardenti, se ne stanno sdraiati e immobili? Queste donne color dell’ombra… Questo cielo di sabbia.

C’è chi sospetta che certi semi gettati sopra le pietre roventi emanino un vapore, inebriati dal quale diventano ebbri respirando fumo; oppure che una bevanda li immerga in un sonno di visioni paradisiache. E così imprigionato nel suo grembo, il soldato cessi di combattere, e preso da queste libertà di navigar per l’aere, diserti.

La guerra è stata imposta alla Rivoluzione; e dalla funesta dialettica di quelle gloriose spedizioni lontane; ? che serbano in sé il rumore della Rivoluzione, senza più mettere al primo posto la libertà ? nacque un vuoto, nel cuore dei francesi.

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Francesco Accattoli, Lunga un anno

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di Alessio Alessandrini

La raccolta Lunga un anno, Sigismundus editore, di Francesco Accattoli, colpisce già per la realizzazione estetica del prodotto, si tratta infatti di un fascicolo di cartoline, 19 per l’esattezza, dove i testi del poeta e le illustrazioni della pittrice Linda Carrara si alternano e donano all’intera raccolta un’aura particolare, preziosa e pregevole. Davvero un lavoro ben fatto. Ovviamente l’involucro sarebbe poca cosa se non avesse lo stesso pregio e la stessa consistenza del contenuto che il lettore attento troverà davvero delizioso in molte sue parti. Con questa plaquette, la terza del nostro, Accattoli dimostra, in primo luogo, che la buona poesia non ha bisogno di canzonieri lunghi, che una ventina di testi possono creare un unicum perfett Continua a leggere→

4. Nulla è a caso

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da qui

Appena sveglia, ho annotato tutto sul primo foglio che ho avuto sottomano: era di colore rosa; il colore della gioia, ho pensato, ricordando i paramenti che i preti indossano nella domenica Gaudete.
Don Mario, la mia guida spirituale, accoglieva sempre con naturalezza ciò che raccontavo, mi incoraggiava a fidarmi del Signore, ad attendere e lasciarlo fare, senza porre ostacoli. Ero innamorata della sua essenzialità, tutto, con lui, diventava lineare: come sei complicata! mi diceva, Dio è semplice!
A dir la verità, così semplice non mi sembrava affatto. Sperimentavo la sua presenza forte, ma al tempo stesso l’imprevedibilità, le luci seguite dal buio pesto, e mi dibattevo cercando di comprendere qualcosa della sua volontà, del suo disegno.
Chi più di don Mario poteva guidarmi in questo discernimento, lui che nel suo
Atto di Fede chiedeva: fa che possa conoscere, accogliere e realizzare il disegno che hai su di me? Credevo fermamente che nulla fosse a caso e che, se davvero lo vogliamo, Lui fa capire cos’ha in serbo per ognuno di noi.

IL TERZO SGUARDO n.48: Vent’anni di attesa. Aa. Vv. “L’evoluzione delle forme poetiche. La migliore produzione poetica dell’ultimo ventennio (1990-2012). Archivio storico”, a cura di Ninnj Di Stefano Busà e Antonio Spagnuolo

Aa. Vv. L’evoluzione delle forme poeticheVent’anni di attesa. Aa. Vv. L’evoluzione delle forme poetiche. La migliore produzione poetica dell’ultimo ventennio (1990-2012). Archivio storico, a cura di Ninnj Di Stefano Busà e Antonio Spagnuolo, Napoli, Kairós Edizioni, 2012

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di Giuseppe Panella*

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Scrive Ninnj Di Stefano Busà nella sua Introduzione alla voluminosa antologia che lo vede curatore insieme ad Antonio Spagnuolo:

«Diciamolo subito che non esistono due linguaggi: uno per la Poesia surreale, magico, ermetico, inaccessibile ai molti, e uno feriale, per i comuni mortali. La poesia può vibrare ovunque in maniera naturale, anche nelle lasse di un’espressione lontana dall’ipertrofia delle metafore o dalle ambiguità emergenti dall’inconscio, dagli assurdi e dagli arbitrii delle avanguardie a ogni costo. E “per ogni costo” s’intenda anche quello di inquinare il linguaggio, impoverirlo e strumentalizzarlo in modo deleterio e anarcoide. D’altra parte bisogna riconoscere che il linguaggio comune non è certo meno efficace di quello colto, o immaginifico, che, anzi, il suo fondo realistico-logico, sentimentale può essere ben compreso, ma notevolmente più apprezzato, ammettiamolo, sarà il linguaggio ricco di ambivalenze, di metafore, di tensioni allusive proprie di una discorsività che ha varianti emozionali ricercate e volutamente sensazionali, »[1].

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