Archivio mensile:Settembre 2018

Non amare abbastanza


Possiamo chiedere ai santi di darci il loro modo di amare: è un tesoro disponibile, perché tutto, nell’amore, è condivisione, dono generoso. Impetriamo, per esempio, il loro pentimento, e raccontiamo i nostri errori a Gesù, deplorandoli, addolorandoci per essi: la sofferenza più profonda che possiamo avere, infatti, è non amare abbastanza.

Elezioni svedesi: la solita disinformazione

In questi giorni ho letto alcuni articoli di giornali italiani sedicenti comunisti a proposito delle elezioni qui in Svezia, e sono rimasta abbastanza sbigottita dai contenuti. In sostanza, tutti ripetono di fatto la stessa identica vulgata del partito nazionalista e xenofobo Sverigedemokraterna (“Democratici di Svezia”) ovvero che gli svedesi siano “stufi dei problemi della criminalità causati dall’immigrazione” e “stanchi di dover sostenere economicamente la pressione fiscale generata dai costi dell’immigrazione”.
Vorrei rassicurarvi su una cosa: qui in Svezia non c’è alcun tipo di fenomeno che possa essere descritto come un problema di criminalità come lo conosciamo noi in Italia. Il livello è semmai paragonabile a quello di una cittadina altoatesina. Inoltre anche qui come in Italia i crimini sono in continua discesa, omicidi compresi. Aumentano quelli afferibili alla sfera sessuale non tanto perché ne aumenti la portata in termini assoluti (a eccezione di quelli legati all’eccessivo consumo di materiali pornografici, su cui ho scritto in passato), ma soprattutto perché la giurisprudenza in materia di crimini di natura sessuale si fa sempre più aspra – fortunatamente – e sanziona praticamente qualsiasi tipo di comportamento che non sia frutto di una piena e consensuale scelta adulta. Continua a leggere

Non smettete di sognare

S = k. log W

di Flavio Almerighi

Si è dissolta dignitosa,
da signora di una certa età.
Voce dolce, lontanissima,
ogni istante murato
al proprio chiodo, definito
nella propria identità.

Ogni solido esposto alla luce
corrisponde con un’ombra.
Averla cucita ai piedi comporta
lo sforzo di raggiungerla,
ma non parla,
non si fa toccare.

La cassa, unico arredo:
è illuminata, prosciuga liquidità,
secca le mani al benzinaio.
Lasciate seppelliscano
compagne e compagni
di un’ora, non è peccato, ma
degna sepoltura senza nome.

Voi, indocili strumenti,
siate arguti.
Abbiate memoria,
affondate ogni cosa,
non smettete di sognare.

Vedranno Dio


Un dialogo d’amore con Gesù: questa è la fede. Un colloquio intimo con la verità, la bellezza, la bontà fatta Persona. Cerchiamo tante cose, siamo ostinati nell’illuderci, e trascuriamo il fatto che manca così poco per scorgere i tratti dello Sposo: beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

SUL TAMBURO n.76: Evaristo Seghetta Andreoli, “Il paradigma di esse”

Evaristo Seghetta Andreoli, Il paradigma di esse, prefazione di Carlo Fini e con una nota critica di Franco Manescalchi, Firenze, Passigli, 2017

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di Giuseppe Panella*

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Il destino poetico di Evaristo Seghetta Andreoli è tutto racchiuso in quell’esse, in quell’essere che non vuol decidersi a confondersi con l’avere o scivolare nell’esserci: un verbo che si fa sostantivo e si appoggia alla vita per continuare il suo percorso esistenziale.

Scrive Carlo Fini nella sua densa e intuitiva prefazione:

«In queste nuove liriche, tuttavia, l’autore approfondisce la sua consolidata vena poetica: il linguaggio, di affascinante creatività, si prosciuga, come attestano l’apparente naturalezza e la scorrevolezza. In questa rinnovata essenzialità lo stile si esalta nelle immagini, nelle riflessioni su se stesso e l’altro. Il ritmo dei versi acquista sicurezza e musicalità. Appare importante aggiungere a queste prime annotazioni un particolare innovativo: l’autore spazia ancora di più (e con maggiore aderenza) sulla vita reale, sulle incerte sue sorti e in quelle del mondo. Ecco, allora, nella parte finale della silloge, comparire – come antiche divinità ostili – Il Tempo, lo Spazio e il Caos» (p. 5).

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Il direttore


Gesù è il direttore d’orchestra: conosce le note della nostra anima, le orienta, le corregge, le armonizza, per presentarle al Padre come un canto capace di coinvolgere. Per questo è bene parlargli, attendere le sue risposte, che sono le più profonde e le più sagge; perciò è conveniente pensarlo il più possibile, parlargli, dichiarargli, senza vergogna, il nostro amore.

Short stories

di Stefanie Golisch

Aveva lasciato sul tavolo della cucina
un biglietto in lingua straniera. Il suo
amore era senza pietà.

Hai amato abbastanza?
Avevo da fare, ho usato
il mio tempo per tante
cose.

Nell’attesa di chi non arriva mai
imparo attendere. (Non so se
servirà a qualcosa.) Continua a leggere

L’intenzione


Donarsi al prossimo per amore di Gesù non richiede sempre una specie di eroismo: si compie, spesso, nelle piccole cose, in gesti quotidiani anche invisibili. Quello che conta è l’intenzione. Lo diceva don Mario: l’intenzione è lo spirito. Più importante del cosa è il come.

Il funambolo Ferrara

Funambolo_cover

Giuseppe Ferrara è uno straordinario personaggio che, per prima cosa, dall’originaria, lucana Potenza è andato ad abitare nella città iscritta nel proprio nome, manifestando così – involontariamente e casualmente, direbbe magari lui – un senso delle leggi verbali non comune. È ricercatore scientifico nel campo della fisica e poeta che si esprime in svariati registri. Continua a leggere

Beatitudine


Non dobbiamo avere che un pensiero: amare Dio, estendere il Suo regno, proclamare la Sua gloria. Così dice il Cristo alla Bossis. Solo di là capiremo quanto abbiamo fatto, con l’aiuto della grazia, in questo senso. E, soprattutto, occorre credere che senza di questa siamo nulla. Saremmo tristi e persi senza il soccorso dell’Amore: Gesù avrebbe affrontato la passione anche solo per me, per salvare soltanto la mia anima: è già beatitudine comprenderlo.

Portare a Dio


Riportare i peccatori a Dio: un bel progetto. Quando cammini, pensa di andarne a prendere uno per condurlo a Me, suggerisce il Cristo alla Bossis. Come convincere i lontani? Lasciando parlare la grazia, che comunica il sapore, l’odore del cielo. Possiamo affascinare solo se in noi, nella settima stanza, dimora l’Amore. Quell’Amore che dimentica di essere Dio pur di donare, e accogliere il dono che gli offriamo.

Frammenti sull’arte. Angelo Andreotti (e Novalis)

 

Nascosto dell'opera_cover

 

1. […] Il nascosto dell’opera molto spesso è nascosto anche al suo autore. Una parte gli può essere rivelata dalla lettura che altri intraprendono. Viene il sospetto che l’opera sia l’insieme di tutte queste letture, oppure ciò che l’autore della sua opera ha lasciato aperto. Continua a leggere

Dimenticare


Che tristezza dev’essere stato Giuda, per Gesù. Lo ha amato così tanto, e ne è stato tradito, con un bacio. Noi siamo chiamati a consolarlo, a portare ristoro al suo cuore di Dio. Le più belle parole d’amore dovremmo serbarle per permettergli di dimenticare un ricordo così doloroso.

Contare


Contare fino a dieci è una bella invenzione. Siamo troppo precipitosi, e così commettiamo tanti errori. Perché non lasciare alla grazia il tempo di fare il suo lavoro? Quanti migliori esiti vedremmo! Potremmo imparare a offrire l’intervallo temporale, approfittarne per rivolgerci a Gesù, con premura e tenerezza. Lui ci aspetta: attende per anni che qualcuno lo degni di un pensiero, di uno sguardo. Ed è attratto irresistibilmente dall’umile che ne invoca la presenza.

Bestiario


di Flavio Almerighi

Bestiario

Ogni parola
ha fondo e superficie,
sangue a ogni luna:
le stagioni ci consegnano
teneri e implumi,
spietati cacciatori
sotto i cieli a venire.

L’unico gabbiano,
molle da uno scoglio
non guarda e dice:
arrenditi! Di me
hai già detto tutto,
fa caldo non mi agitare!

Segue un volo irregolare
di farfalla,
ora non ho tempo
per misurarne il peso.
Il silenzio è oro.
Il vento riverbera
altre voci.

Giaccio, finalmente stanco.
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Il punto di vista di Dio


Gesù ha bisogno di noi, perché ci ama. E ci ama con l’amore di un Dio. Possiamo immaginarlo? Nessuno ci desidera così. Ricambiandolo, avendolo sempre davanti al nostro volto, vedremo tutto attraverso di Lui. Gli occhi di un Dio! Non potremo più tornare indietro, non vorremo nulla di meno del suo punto di vista originale.