
Non c’è niente d’insignificante per Gesù. Si può capire meglio questo aspetto provando a vivere ogni giorno come fosse l’ultimo. Le cose minime apparirebbero in rilievo, tutto acquisterebbe lo spessore che merita.
Archivio mensile:Ottobre 2021
Lirico terapia. Sandro Penna
O cielo delicato
prima dell’alba ascoltami.
Forse io non sono nato
per vivere qua giù.
Ma cielo delicato
(mi ascolti?) io ben lo sento
che è tuo quello strumento
fierissimo e dannato.
Sei tu che l’hai buttato
a vivere qua giù.
Sei tu che l’hai legato
se sempre guarda in su.
Una preghiera, questa di Sandro Penna, in cui qualcuno potrebbe ritrovarsi. Il confine tra lontano e vicino è sempre incerto.
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Luigi Maria Corsanico legge Mario Luzi. 11
Verità
Lirico terapia. Daria Menicanti
L’intenzione
Il Padre e i due figli

Parabola del Padre (Lc 15, 11-32)
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli”.
È il modo biblico per parlare della scelta, sempre necessaria. Il libro dei Salmi comincia con questo tema: le due vie. In qualunque momento della nostra vita siamo chiamati a scegliere tra bene e male, amore ed egoismo, verità e menzogna, costruzione e distruzione. “Pongo davanti a te la vita e il bene, la morte e il male”, leggiamo nel libro del Deuteronomio (30,15). Lo spirito è l’intenzione, l’orientamento, la motivazione: cosa cerchiamo nella vita, cosa ci spinge, dove siamo diretti?
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Luigi Maria Corsanico legge Marcello Comitini. 37
Ozio
Luca Vaglio, Il vuoto, recensione-intervista di Franz Krauspenhaar
Il vuoto di Luca Vaglio, Morellini Editore, pag.179
di Franz Krauspenhaar
Una storia creata da più storie di minimalismo urbano. Con un protagonista assoluto, un giovane giornalista milanese in cassa integrazione, che non si lascia spaventare dall’inattività, ma che anzi ne approfitta per scandagliare il suo tempo ormai completamente libero, le strade del suo quartiere, i locali, i barman, le amicizie volanti, tutto il rito della giornata passata perlopiù in solitaria con la partecipazione di pochi comprimari. “Il vuoto” è il racconto di una solitudine lungo un certo periodo di tempo, costellato dal mistero dell’auto del protagonista rientrata nel garage dove è custodita con una gomma sgonfia, per cui qualcuno l’ha presa e il nostro io narrante cerca di indagare soprattutto presso i garagisti notturni e diurni. Un rapporto a distanza con i genitori, domiciliati al lago, che lui sente ancora in parte, nonostante la distanza, un po’ opprimente.
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Presenza
Poesia italiana del XXI secolo

Giovanni Nuscis è nato nel 1958 ad Ancona, da genitori sardi, dove ha vissuto fino al 1973, anno in cui si è trasferito a Sassari dove attualmente risiede. Ha pubblicato i libri di poesia: Il tempo invisibile, Book Editore, Castelmaggiore, 2003; In terza persona, Manni, Lecce, 2006; La parola data, L’arcolaio di Gianfranco Fabbri, Forlì 2009; Transiti, Quaderni di Poiein a cura di Gianmario Lucini – Puntoacapo Editrice, Novi Ligure 2010. Ha avuto riconoscimenti per la poesia edita e inedita. Sue poesie, note di lettura e interventi critici sono stati pubblicati su riviste cartacee e online. Fa parte dal 2008 della redazione del litblog collettivo“ La Poesia e lo spirito (www.lapoesiaelospirito.wordpress.com ).
Convergenze
Attrarre distrarre
Luigi Maria Corsanico legge Charles Baudelaire. 8
Sofferenze
Frammenti di Cinema # 44

Il legame tra pittura, fotografia e cinema è sempre stato stretto. Walter Benjamin ne coglie la linea di evoluzione nell’apporto decisivo della tecnologia perché l’oggetto della visione si avvicini sempre più all’osservatore, fino al punto di perdere un’autorità intrinseca, egli la chiama “aura”, che gli proveniva proprio dalla distanza. In questo modo il prodotto artistico tende a prediligere il proprio valore espositivo, rispetto a quello culturale. Agli esordi del cinema, nell’età dell’oro delle avanguardia, cinema e pittura respirano la stessa aria. E’ il caso di Luis Bunuel, che collabora con Salvador Dalì nei suoi primi film. In Viridiana (1961) oggetto del suo occhio dissacratore e surrealista è addirittura l’Ultima Cena di Leonardo. Più di cinquant’anni dopo, ci prova anche Paul Thomas Anderson con Vizio inerente (2014). Qui sta la novità. Attraverso il frame fotografico il cinema contemporaneo compie un cammino a ritroso verso il punto d’origine della pittura. L’obiettivo è chiaro, ristabilire quella distanza “pittorica” che conferisca all’immagine cinematografica l’aura perduta dell’arte.













