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Archivio mensile:Settembre 2023
La sfida
Chandra Candiani, Pane del bosco
Da oggi è nelle librerie la nuova raccolta di poesie di Chandra Candiani, Pane del bosco (Einaudi 2023).
Chandra Candiani, Pane del bosco
di Giorgio Morale
La nuova raccolta di poesie di Chandra Candiani, Pane del bosco (Einaudi 2023), contenente poesie composte nel triennio fra il 2020 e il 2023, è strutturata come un anno nel bosco ed è scandita dalle quattro stagioni. Parafrasando l’affermazione della stessa Chandra Candiani, secondo cui occorrono quattro stagioni per elaborare un lutto (Il silenzio è cosa viva, Einaudi 2018), possiamo dire che occorrono quattro stagioni per conoscere il bosco. Continua a leggere
Incontri XX
Ciò che ho, non voglio perdere
di Thomas Brasch (Germania, 1945-2001)
Ciò che ho, non voglio perdere, ma
dove sono, non voglio rimanere, ma
quella che amo non voglio lasciare, ma
quella che conosco non voglio più vedere, ma
dove vivo, non voglio morire, ma
dove muoio, non voglio andare:
rimanere voglio dove non sono mai stato.
Ultima lapide
di David Maria Turoldo (Italia, 1916-1992)
Sempre sul ciglio di due abissi
tu devi camminare e non sapere
quale seduzione,
se del Nulla o del Tutto,
ti abbatterà… Continua a leggere
Trasversalità, di Rosa Pierno. Giancarla Frare
Giancarla Frare, Come confine certo, Edizioni Tracce, 2007, Premio Scriveredonna 2006
Parrebbe che per Giancarla Frare non possa darsi esperienza se non in uno spazio costruito di sana pianta, il quale dunque vada preventivamente progettato, giacché l’esperienza principe è sempre la percezione dello spazio, la relazione con un ambiente in cui collocare la propria persona e gli oggetti.
Si rivela interessante seguire la concezione spaziale di Frare non solo sul piano pittorico, al quale siamo maggiormente adusi, ma, in questo caso, anche sul piano linguistico, tentando una sorta di confronto del tutto generale, per grandi linee, fra le due modalità espressive, senza tuttavia volere ricondurre l’una all’altra, giacché è proprio lo iato fra i due codici che potrebbe mostrarci l’irriducibile, ossia ciò che non si fa tradurre perfettamente dall’una all’altra forma. Continua a leggere
Stefan George

Venni da te con una mia preghiera
La sera che per te candele ardevano
Così sopra tessuti di velluto
Ti ho dato la mia dote di diamanti.
Ma non sai nulla tu del sacrificio ?
Di candelabri con le braccia alzate ?
Del fumo senza nubi del braciere
Che scalda il buio di templi severi ?
Di angeli raccolti nelle nicchie
Riflessi in lampadari di cristallo ?
Del balbettare di preghiere ardenti
Dei sospiranti nell’oscurità
E nulla sai dei desideri che
Gemono giù al fondo dell’altare..
Prendi esitante gelida indecisa
Pietre brillanti di fervide lacrime.
(Traduzione di Giorgio Manacorda)
da Viandante nella neve in “Stefan George, L’anno dell’anima, SE, 1986.
[Foto di Jacob Hilsdorf]
Domenico Pelini legge Nazim Hikmet
Quel Tu
La parola ai poeti. Giancarlo Stoccoro
La sorpresa di luce nell’abisso
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La poesia ha una funzione( etica, civile, sociale, etc.. ) o vive per se stessa?
Credo che la poesia sia primariamente <<un’avventura mentale>> (Brodskij) che attraversa gli strati più primitivi dell’inconscio (non solo individuale come intendeva Freud) per tornare con un pensiero più ricco di qualsiasi riflessione intellettuale.
Per chi ne prende parte, sia autore che lettore, l’effetto è scuotente e ogni declinazione è possibile (etica, civile, sociale e finanche salvifica).
Per dirla con Ungaretti la poesia è fatta di <<parole- luce, voglio dire parole che entrano in noi (…) oserei dire per un effetto di miracolo, e fanno in noi la luce e ci mutano>>.
Ci sono versi che attraversano vite intere, altri che sembrano fermarsi poco dopo la sorgente per riaffiorare come torrenti carsici e fungere da inaspettati punti di ancoraggio (boe in mare aperto, corrimano nei luoghi più impervi), altri che si ripetono come un mantra con infinite variazioni.
Qual è il tuo rapporto con la tradizione poetica? Senti di essere nel solco di questa o di aver introdotto elementi di rottura? Continua a leggere
Atti
Cinque Poesie di Angela Kosta
Angela Kosta è nata in Albania nel 1973. Risiede in Italia dal 1995 in Umbria. Ha pubblicato numerose opere di poesia in albanese e in italiano. Ha scritto anche romanzi e fiabe per l’infanzia. E’ autrice e traduttrice presso la rivista mensile Culturale – Letteraria “Orfeu” di Pristina (Kosovo). E’ autrice presso la Gazeta Nacional distribuita in Albania, Kosovo, Montenegro e Macedonia.
Prima
Intervista a Gisella Genna
di Luca Pizzolitto
Il tuo esordio poetico (“Quarta stella”, Interno Poesia 2020) è avvenuto che avevi poco più di 45 anni. È stata una folgorazione in età adulta, il tuo incontro con la poesia, oppure un qualcosa cresciuto nell’ombra a lungo e che poi, ad un certo punto, ha preso forma e sostanza in un libro vero e proprio?
Ho sempre letto e amato la poesia, sin da giovanissima, ma non avevo mai pensato di intraprendere seriamente il percorso della scrittura poetica. Forse è giusto parlare di folgorazione, perché intorno al 2014, inaspettatamente, ho sentito affiorare con potenza qualcosa che si muoveva nella direzione della scrittura. Ho iniziato a lavorare a diversi testi ma è occorso del tempo prima che mi sentissi pronta a far leggere ad altri quello che avevo messo giù in versi. L’idea della raccolta è arrivata negli anni successivi e ha preso forma molto lentamente. Continua a leggere










