Archivio mensile:Marzo 2026

La luce nella stanza, di Luca Benassi. Intervista a Lucianna Argentino

Fare luce con la poesia – intervista a Lucianna Argentino

Per comprendere cosa sia la luce bisogna affrontare il buio, soprattutto quello che alberga nelle profondità oscure dell’essere umano, nelle sue paure, nelle contraddizioni. La luce può entrare in maniera “caritatevole” in questi abissi ed illuminare e donare consapevolezza. Per Lucianna Argentino è questa la funzione della poesia: portare luce, stupore e la gioia del dono e della gratitudine.

Nel pensiero greco la luce è principio generatore di vita e di conoscenza. Finché si vede la luce si vive. Si tratta di una luce non solo fisica, ma interiore ed emotiva che si contrappone al buio della morte, un buio che il Novecento ha spesso cantato ed esaltato. La poesia può (ancora) donare questa luce? Può (o deve) cantare la vita? Continua a leggere

Giorgio Stella. Una poesia

Gelside – passammo intorno al cane l’osso di balocco come un candelabro senza labbro – l’unica pausa che non era tale un picco nel becco di piccione gravido di Marco Aurelio – la strada era comune alla bomboniera/coccarda, coccarda nella betoniera – perché avanzi chi sei? (Paura) – paura di che? Dice che verrà di notte, che viene da solo. —————————————

La luce nella stanza, di Luca Benassi. Intervista ad Anna Maria Curci

FARE LUCE CON LA POESIA – intervista ad Anna Maria Curci

Vestire di luce il buio: è questo il compito della poesia per Anna Maria Curci. La luce deve poter fare piazza pulita di equivoci e menzogne, riuscendo a sollevare l’indignazione e la giusta collera per l’oscurità della Storia e della brutalità contemporanea. In quest’ottica la poesia può e deve farsi sacra, come una preghiera – anche laica – che sappia risvegliare ciò che è più profondamente umano. Continua a leggere

Angelo Tonelli

a cura di Giorgio Stella

Non c’è dio
che possa seguirli nelle tane
di carta in cui si annidano, né angelo
che accarezzi i loro spiriti da sempre troppo avvinti al favore di potenti
e meno potenti, comunque troppo poco oltre di sé, i mansueti
che giocano mansuetudini opportune e non intendono
il loro stesso cuore, la potenza
vera della poesia, della parola.
Io vi lascio
o poeti troppo umani, se poeti
siete, e non piuttosto
scriventi. Volo oltre
l’era che muore, tra gli angeli e gli umani
dentro e fuori lucenti

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

La luce che abbaglia

(G. Richter)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti». [Mt 17, 1-9]
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