Archivi autore: fabrizio centofanti

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Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro. Pentecoste


Pentecoste

[Gn 11,1-9;  Rm 8,22-27;At 2,1-11;  1Cor12,3-7ss; Gv 20, 19-23]

?Quando percepiamo la realtà, lo facciamo sempre a partire dalla nostra esperienza, che, però, essendo, appunto, la nostra esperienza, in quanto tale, è limitata e frammentaria. La percezione della realtà, quindi, risulta frammentaria e la realtà percepita, è percepita come frammentata. Solo il frammento è a portata del nostro pensiero. Tanto, che ci convinciamo che quel frammento sia tutta la realtà, e il nostro modo di percepirla sia l’unico possibile. In questo modo di concepire il mondo, radichiamo la nostra ricerca di identità. Siamo bisognosi di identità. La cerchiamo e la  stabiliamo, cercando continuamente di definire, di porre confini, di autodeterminarci, di stabilire una identità chiara ed evidente. E ci imbattiamo subito in una apparente contraddizione: ricerca di unità e constatazione di differenza. Continua a leggere→

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Meta


L’amore umano può molto e si esprime variamente. Ma l’Amore di Gesù è diverso: lo dimostrano le piaghe sul Suo corpo risorto, segnali di una strada nuova, che conduce alla meta.

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La parola ai poeti. Giuseppe Nibali

Bologna. C’era pieno di neve, sulla strada, e gli spalatori l’avevano ammassata contro i margini e le mura delle case dove poteva finalmente sciogliersi adesso che il sole era comparso e la bufera finita. Una bambina, nella grande luce, aveva visto una pallina gialla dentro la neve e l’aveva tirata fuori. Come quella bambina, ho pensato, è fare poesia.

Vedere tutto, sentire tutto.

Ma anche conoscere, conoscerlo con candore, il mondo, che non significa, sia chiaro, affrontarlo con superficialità, anzi, tutto il contrario, equivale a sprofondare nelle cose. Continua a leggere→

La Spagna in lettere, di Annelisa Addolorato. Manuel Francisco Reina

di Annelisa Addolorato

Manuel Francisco Reina, è un poeta e scrittore spagnolo nato in Andalusia (a Jeréz de la Frontera, Cadice) negli anni Settanta. Da sempre amante (e studioso) del teatro, della musica – ha lavorato anche molto con la cantante e cantautrice spagnola Clara Montes – e della critica letteraria. Ho avuto modo di conoscere personalmente questo poliedrico scrittore in Israele nel 2009, durante il decimo Festival Internazionale di Poesia di Maghar, in Galilea, splendido festival ideato nel 1999 dal poeta e diplomatico Naim Araidi, dal momento che Io e Reina eravamo entrambi poeti invitati a partecipare a questo evento. Mi piace menzionare questo incontro e questo evento anche per la sua levatura, dal momento che si tratta anche di un Festival internazionale nato anche dalla volontà di conciliazione e convivenza pacifica che animava Araidi (scomparso nel 2015) e dunque gli e le artiste coinvolte nella iniziativa. La Galilea, splendida terra in cui storicamente e anche quando vi ci siamo recati per il festival hanno convissuto pacificamente varie popolazioni. Nel festival di quell’anno hanno partecipato anche poeti e scrittori provenienti dalla Turchia, dall’Irlanda, per fare qualche esempio, oltre che dalla Spagna. Nella stessa edizione incontrai sia Reina sia Aurora Duque (di cui parlerò qui in prossimi post di LA SPAGNA IN LETTERE). Lo stesso Araidi era druso.  

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Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro. Ascensione

Ascensione [At 1,1-11; Ef 1,17-23;  Mt 28,16-20]

 

 

Siamo abituati a considerare con positività gli incontri e  le presenze, e continuamente cerchiamo di accorciare le distanze, non accettando che ci sia spazio fra chi si cerca.

Allo stesso modo, vediamo come distruttiva l’assenza, come vuota la distanza che si pone fra chi si ama. Sarebbe strano e incomprensibile il contrario.

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Il rumore tremendo delle acque


di Sabatina Napolitano

Le acque dei fiumi hanno travolto tutto:
ho perso le foto dei nonni che conservavo
da bambino, i colori che usavano i miei figli a scuola
e le loro cartelle. Non trovo più il mio gatto
sarà morto annegato e il fiume l’avrà portato
lontano a chilometri da casa.
Il mio cane mi parlava ogni sera,
ad ogni passeggiata quando lo portavo a spasso.
L’acqua ha portato via ogni cosa:
ho perso i miei asini, le galline, i maiali.
I cani che c’erano nei canili e nei rifugi
stiamo cercando di portarli via.
Da queste acque che ci hanno visti riconoscenti
ora c’è una immensa sensazione di impotenza e di morte.
Inutile tentare di parlare alle acque,
inutile implorare di fermarsi dalla mia finestra
mentre cancellavano tutto, tutto quello che sono:
i miei ricordi sepolti dal fango.
La sventura è calata su di noi,
riempiendo le nostre case delle lacrime di dio,
ed ora che davanti al disastro
non ci sono più re, né corone
cerchiamo nuove zavorre,
nuovi aiuti, investiti da un’onda che ci sconvolga,
un’onda buona che non ci lasci afflitti
nella disgrazia che ci avvolge.

[immagine da qui]

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Segnali


Ci sono reliquie sparse in tutto il mondo, tracce di sacro che indicano il cielo, segnali stradali per andare verso l’alto. Eppure è il Tabernacolo il luogo che riassume ogni tragitto, la mappa sicura che porta in Paradiso.

Mario Esposito, Versi d’amore erotico per Natalie Zumab

a cura di Alberto Fraccacreta

Come avverte l’autore in una nota d’apertura, il Natalizumab è «un anticorpo monoclonale, un farmaco per la cura della Sclerosi Multipla, malattia neurodegenerativa del sistema nervoso centrale che colpisce circa 2,8 milioni di persone nel mondo, circa 133,000 solo in Italia». Ringraziamo Mario Esposito per il coraggio della sua testimonianza in versi: come potrà subito arguire il lettore, si tratta di un ammirevole diario autoironico che non dimentica il dolore, ma che pirandellianamente riesce anche a esorcizzarne il peso con un misurato ‘sentimento del contrario’. Continua a leggere→

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