Archivi autore: fabrizio centofanti

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Il sufismo di Rumi come strada verso l’Assoluto

di Alida Airaghi

 

I trenta ghazal di Rumi che Ponte alle Grazie ha pubblicato con commento e traduzione di Stefano Pellò hanno il merito di correggere il radicato cliché con cui la cultura occidentale, soprattutto anglofona, continua a leggere il mistico sufi di lingua persiana, facendo di lui un edulcorato cantore dei buoni sentimenti, animato da una spiritualità annacquata e da ingenua mansuetudine, e trasformandolo così in un campione di incassi ai vertici delle classifiche letterarie mondiali. Continua a leggere→

Il canto che sorprende

di Giampaolo Centofanti

Poesie nelle quali faccio cantare tante persone. Spesso parla direttamente il protagonista. Sono storie inventate, nate però dalla vita di un prete che vive, cresce, in mezzo alla gente e ne sente il canto. “Maria da parte sua custodiva tutti questi fatti-parole lasciandoli condiscendere nel suo cuore” (Lc 2, 19).

Pellegrinaggio per l’Appia antica

Lucignoli fumiganti
per catacombe ancora
nella notte di Roma
del quo vadis.

–

La natura del vento

La notte nel silenzio le canzoni
volavano dai cuori nelle case
passando magari da bugigattoli
aperti al fresco dell’estate.

Il vento le portava, che’ sa molte
cose, le più nascoste pure.
Le posava discreto con un soffio
leggero nel riposo ignaro.

Erano sogni d’amore, preghiere
implorate da madri ansiose,
suppliche di pace ed altre belle cose
che sole la brezza può fare volare.

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Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro. Sesta domenica di Pasqua


V
I domenica di Pasqua, anno A, [Gv. 14,15-21]

 

Sarà possibile qualunque acquisizione di sé che non parta da una spoliazione di sé?

Quante volte abbiamo sentito dire che per amare gli altri, prima bisogna amare se stessi? E, siccome, ci si ritiene (falsamente e ipocritamente) incapaci di amarsi, non si ritiene possibile l’amore verso gli altri. Continua a leggere→

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Mara Venuto, Vora

a cura di Alberto Fraccacreta

Mara Venuto, Vora

Alla terra perpendicolare la caduta,
la vergogna dei cani deposti a marcire.
Vagare innocenti a due a due,
sui talloni il peso del domani e il suo travaglio,
la lucida sapienza delle viole.
In eredità lasciarsi calici dove nessuno beve
e restano come un danno nelle mani.

*

Forse il termine delle cose
è il piccolo osso sulla nuca,
la nocca di un indice
che dal buio chiede di aprire.
Bussare incastrati nel tempo
una pretesa carezza.

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La vita oltre la vita


Un uomo mi ha detto che durante la sua “morte”:

La voce mi ha rivolto una domanda: «Ne è valsa la pena? » E voleva dire se la vita che avevo condotto mi sembrava, ora che sapevo quello che sapevo, degna di essere vissuta.

Incidentalmente, tutti sottolineano il fatto che la domanda, per quanto definitiva e profonda nel suo impatto emotivo, non suona mai come una condanna. L’essere non rivolge la domanda per accusare o minacciare, perché il morente continua a sentire da parte della luce un amore e un’accettazione totali, indipendentemente dalla risposta. La domanda sembra piuttosto intesa a far riflettere il morente sulla sua vita. In un certo senso è una domanda socratica, rivolta non per ottenere un’informazione, ma per aiutare l’altro ad avviarsi da solo sul sentiero della verità.

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Francesco Vitale, Lo spirito cuoce

a cura di Alberto Fraccacreta

Francesco Vitale, Lo spirito cuoce

Giorno dopo giorno

Immagina l’immagine
dei tuoi orizzonti
interpreta simulacri
che nuvole osano mostrare

saranno indizi
di un domani
domani?

Sospensione

Il tempo lacerato
lasciamolo ai suoi passi
come tele surreali
di una persistente memoria.

Play!
Billie Holiday
saprà come finire.

Francesco Vitale, Lo spirito cuoce, Edizioni Efesto.

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Arianna Galli, Il deserto di Milano

[foto di Fabio Samoirago]

a cura di Alberto Fraccacreta

Arianna Galli, Il deserto di Milano

Ritratto (Modigliani) 

Hai realizzato solo per me un ritratto profondo
tu che dicevi che non sapevi dipingere una donna,
perché non le comprendevi.
Le altre, dicevi – erano donne trasparenti.

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Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro. Quinta domenica di Pasqua

“Io sono” (Egò eimì, in greco) è il Nome di Colui che manda Mosè a liberare il popolo di Israele. Così i LXX traducono in greco quello che in ebraico, in realtà, è meno definitorio e meno assertivo. Ehyeh asher ehyeh (Es 3,14) implica una affermazione che non è ontologica, ma che definisce ciò che si è a partire dalla storicità del coimplicarsi, del divenire storico, del farsi per e con il popolo.

In questo senso, la lettura dell’affermazione presente nel vangelo di questa domenica (Io sono la via, la verità e la vita) si apre a considerazioni sempre più provocanti per noi.

La solennità dell’affermazione è data proprio dall’incipit: Io sono. Non si può non pensare ad un riferimento al Nome di IHWH. Siamo di fronte ad una manifestazione di come si deve intendere Dio. Continua a leggere→

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Lucio Mayoor Tosi. Primo pomeriggio


di Giorgio Linguaglossa

Primo pomeriggio

Un sottopentola, o tovaglietta. Di paglia, un po’ sfrangiata ai bordi.
Per forza di colore bordò. Chiaramente usata.

Anche farsi una sigaretta. Tavolo con casamenti per l’intero universo.
Nessun profilo, tutte le cose messe di fronte.

Quando d’improvviso. / È l’ora dei nani, tre quattro mosse
in paradiso di coscienza. E lì scavare, scavare.

Grigio, colore dominante. Acqua di colonia. Blu e nero
il monitor confinante col cimitero.

Un campo di luce più ristretto di quello del sole. Ora
primo pomeriggio. Raggi dal sottosuolo bene attivi.

Fermo come impalcatura ascolto. Se cuore e bellezza
siano confinanti.

«Confina con me. Il sottopentola» dissi. Quindi lei
sbattè la porta. E giurò di non vedermi mai più.

L’importanza di ogni cosa è misurabile scandendo
ogni sillaba del prontuario “Nuovo tempo”. Metodi

per il soccorso giornaliero. Homo sapiens. Prima
del digiuno. Lui e la sua coorte di oggetti. Continua a leggere→

Intervista ad Anita Piscazzi


di Luca Pizzolitto

Poetessa e musicista, due manifestazioni che caratterizzano il tuo percorso artistico e di vita. Poesia e musica, che spesso si sfiorano, si intersecano; altre volte, invece, percorrono sentieri distanti tra loro.

Che importanza hanno, nella tua vita, queste due anime e in che modo, nella tua esperienza, si sfiorano, si intersecano o si distanziano? Continua a leggere→

5 maggio


Ti guardo da quest’ultima frontiera,

tra la vita e la morte, come un filo

che tendi da quel cielo avvicinato

tra lacrime e ferite, nella gioia

che arriva dal silenzio, dal mistero,

da una vita che supera quel tempo

passato insieme, e sempre ritrovato.

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Il mio amico Huck Finn, di Riccardo Ferrazzi

Per tradurre The adventures of Huckleberry Finn non si può prescindere da ciò che al testo è stato premesso dall’autore. Lo riporto integralmente perché anche il burlesco “Avviso” iniziale è indispensabile per chiarire quale deve essere il tono della narrazione.   

 

                                                    Avviso

 

Chiunque cerchi di trovare uno scopo in questo romanzo sarà incriminato; chiunque pretenda di trovarci una morale sarà proscritto; 

chiunque si azzardi a trovarci un senso sarà fucilato.

 

                                                                    Per ordine dell’autore

 

                                                                    Firmato              G.G.

                                                                               Comandante in capo dell’Artiglieria (*)

 

(*) N.d. T.  Si suppone che questo G.G. fosse un tale George Griffin, negro nato schiavo e reso libero dalla Proclamazione di Emancipazione dopo essere stato attendente del generale Devens durante la Guerra di Secessione. A partire dal 1874 fu per diciassette anni maggiordomo in casa di Samuel Clemens (vero nome di Mark Twain). Si dice che abbia ispirato il personaggio del negro Jim. Continua a leggere→