Archivi autore: fabrizio centofanti

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Oro


Per scendere negli inferi da vivi

ci vuole un grande amore. Può accadere

che neanche ci si accorga del tesoro

donato per il viaggio. Lenti lenti,

i tuoi passi sprofondano nel buio,

ignari della luce che li aspetta.

Dimentica il dolore, senza fretta,

sapendo che il veleno, adesso, è oro.

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Un tentativo di tradurre Garcia Lorca, di Riccardo Ferrazzi

Tradurre la poesia, si sa, è praticamente impossibile. Ogni singola parola di ciascuna lingua ha un suono particolare, e il poeta se ne serve per evocare significati molteplici o per conferire musicalità al verso. Anche i poeti contemporanei, che volutamente rifuggono da rime e metri, vanno alla ricerca di una loro musicalità.

Il traduttore deve essere ben consapevole dei suoi limiti: passare da una lingua all’altra mantenendo il senso, le allusioni e la musicalità dell’originale è quasi sempre una sfida persa in partenza. Quando poi si tratta di affrontare Garcia Lorca, la sfida diventa estrema. Le metafore lorchiane sono spesso criptiche, stralunate, o anche studiatamente ingenue, ma la versione non è una esegesi e non può destrutturare le metafore: mettere in chiaro il significato occulto di una metafora sarebbe uno snaturare la poesia. Continua a leggere→

Eterno


Puntiamo molto sul presente, e non abbiamo torto; diciamo, a ragione, di non voltarci indietro; raccomandiamo, saggiamente, di non entrare in ansia per un futuro di cui nulla sappiamo. In realtà, il segreto è uno solo: dare importanza a ciò che è eterno.

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Giovanni Parrini, Quattro più quattro poesie

Viaggio

E fu viaggio e ritorno e sperso canto,
scomposto che chiamava e tramortiva,
nel tempo remotissimo e pur ora,
che le binarie stringhe spazi solcano
e gli dei disconoscono. Ma poi
resta la vita, l’antico suo vago
credo: tanto rimane, che la storia
ne ridirà, il bimbo che è nell’uomo
e punta al punto nebuloso dove
una Thule si staglia tremolante
e la spuma sull’onda annuncia il mare
arabescato dell’immensità. Continua a leggere→

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro. Quarta domenica di Pasqua


IV domenica di Pasqua, 
Anno A, [Gv.10,1-10]

?L’immagine del Buon Pastore è stata una delle prime raffigurazioni della iconografia cristiana.  È un’ immagine amorevole e rassicurante. Il riferimento al capitolo 34 di Ezechiele è evidente e converrà tenerlo presente per una corretta lettura di questo capitolo 10 di Giovanni.

Alcune particolarità, però, nel brano di questa domenica, sembrano attrarre la nostra attenzione. Gesù è il pastore del gregge perché chiama le pecore per nome, una ad una, ciascuna con il suo nome. Continua a leggere→

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Intervista a Emiliano Cribari

di Luca Pizzolitto

1) Emiliano: poeta, fotografo, guida ambientale escursionistica; hai mollato tutto per dedicarti interamente a queste tre cose. In che misura espressioni artistiche così affini tra loro diventano un tutt’uno nell’espressione della tua persona, e quanto invece mantengono dei confini precisi, amplificando invece diverse sfaccettature di te, del tuo percorso di vita?
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Biagio Accardo, Luce del più vasto giorno


di Giannino Piana

La raccolta di queste splendide liriche di Biagio Accardo presenta una ricchezza di motivi accomunati da un coinvolgimento personale, nel quale trova espressione, con rara finezza, il mondo interiore del poeta. La poesia è sempre, al là dei temi affrontati (anche di quelli apparentemente lontani da questa finalità), la “cifra” di una tensione esistenziale della persona. Ma nel caso di Accardo essa presenta connotati del tutto particolari, e non solo per l’insistenza con cui tale tensione ritorna – vi è qui un continuo, diretto riferimento a vicende personali – ma anche (e soprattutto) per l’esistenza di un “filo rosso” che attraversa l’intera narrazione e che forma l’ordito di un tessuto che ha per oggetto il “sacro” nelle sue più variegate manifestazioni. Continua a leggere→

La Spagna in lettere, di Annelisa Addolorato. Clara Janés

 

di Annelisa Addolorato

Clara Janés (I parte, periodicamente continuerò con altri approfondimenti su questa autrice) è una scrittrice spagnola e internazionalmente riconosciuta, nata a Barcellona nel 1940. Da qualche anno è stata eletta, tra l’altro in un ristretto novero di donne sul totale di chi è nel tempo (nei secoli!) entrato o entrata a far parte di tale prestigiosa istituzione, nella Real Academia de España. Parliamo di una scrittrice a tutto tondo, che ha dedicato l’intera vita allo studio e alla scrittura, alla letteratura, alla poesia, alla musica, e anche ai diritti delle donne e dei migranti. Proprio per questi motivi ho dedicato a lei la mia tesi di dottorato (tra Milano e Madrid), una parte della quale è diventata il libro, pubblicato a Madrid da Amargord, Viaje entre palabras. Poesía y prensa como comunicación y mediación: Clara Janés (titolo che potremmo tradurre così: Viaggio tra le parole: poesia e stampa culturale come comunicazione e mediazione. Clara Janés). Sono lieta ed emozionata nello scrivere riguardo a Clara Janés. Continua a leggere→

Lettura di una poesia di Rosaria Madonna,

di Giorgio Linguaglossa

Lettura di una poesia di Maria Rosaria Madonna (1942-2002)

[da Stige. Tutte le poesie (1990-2002) Progetto Cultura, Roma, 2018, pp. 150 € 12]

È un nuovo inizio. Freddo feldspato di silenzio.
Il silenzio nuota come una stella
e il mare è un aquilone che un bambino
tiene per una cordicella.

Un antico vento solfeggia per il bosco
e lo puoi afferrare, se vuoi, come una palla di gomma
che rimbalza contro il muro
e torna indietro.

«È un nuovo inizio». Così inizia la poesia.

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La fine della poesia di accademia

 

di Giorgio Linguaglossa

È noto che la poesia italiana ed europea durante gli anni settanta ha subito l’invasione della vita privata e del quotidiano nella forma-poesia.
In Italia questa moda prende inizio con il libro di Patrizia Cavalli, Le mie poesie non cambieranno il mondo (1975) e, successivamente, con il libro di Valerio Magrelli, Ora serrata retinae (1980). La versione storiografica accademica però trascura che negli anni novanta ci sono stati poeti che hanno seguito una via del tutto diversa: Giorgia Stecher (1936-1996) con Altre foto per Album (1996), Maria Rosaria Madonna con Stige (1992), Helle Busacca (1915-1996) con I quanti del suicidio (1973), Niente poesia da Babele (1980), Anna Ventura di cui si ricorda il volume delle Poesie scelte Tu quoque (2014) e Mario Lunetta (1934-2017) con una fluviale produzione poetica, narrativa e saggistica che lo contraddistinguerà come la punta di diamante della opposizione permanente alla deriva minimalista della poesia italiana. Continua a leggere→

Per far vivere altro cadiamo, di Marco Carretta

a cura di Alberto Fraccacreta

Per far vivere altro cadiamo (Industria&Letteratura, 2023) di Marco Carretta

dalla sezione Tra gli arnesi le carezze del padre 

Ronzava in fabbrica
la corsa continua il rito
ognuno cercava piegato arnesi
e tra gli arnesi le carezze del padre.
Nel gennaio ’94 ascoltai
un uomo come noi
sicuro del proprio creare.
Costruivano strade per uscire in citta?.
I nostri figli ormai
seduti anche a questa tavola
raffinati pensieri di facolta?
dissero che il mondo era molto vicino. Continua a leggere→

Vincenzo Aveta, Poesie scelte.


di Giorgio Linguaglossa

Vincenzo Aveta, Poesie scelte, Progetto Cultura, Roma, 2022.

Vincenzo Aveta è un cavaliere dell’Apocalisse dei nostri giorni,vola con parole semplici a cavallo del suo Ippogrifo e viaggia tra le stelle:

Come il Re Balor ho vissuto
mille sogni in un solo tempo
e sono stato mille Re su un solo trono.
Tu sei stato mio Maestro
nell’arte del potere dell’occhio magico,
ma chi sei stato
ed in quale tempo
a che io ti riveda ora?
I nostri nomi erano già
su colonne iscritti a Dendera, non so.
Oh come grandi astri nascenti,
nuovi all’orizzonte ora
sorgono pure Andrea e Camilla.
Dal loro vero nome per me arcano.
Vivo in quest’orbita che s’evolve come
parabola in iperbole
e sì che rivedo i fuochi votati a Dio.
In alto con me per un’ellissi senza tempo
il bimbo d’allora si ritrova:
chi siamo stati per essere ciò che siamo.
Nel tempo dell’inganno universale
s’abbatte su di me
la tempesta di dolore e sofferenza.
Gridai la verità e arso da vivo il crocefisso
per questo anch’io sono stato. Continua a leggere→