Gesù vuole che parliamo con Lui: strana richiesta quella di rivolgersi a Colui che non si vede. L’essenziale è invisibile, si parla solo con chi è impossibile vedere, eccetto che con gli occhi del cuore.
Archivi autore: fabrizio centofanti
Domenico Pelini legge Borìs Pasternàk
Ineguagliabile
Andrea Temporelli, “L’amore e tutto il resto. Poesie 1996-2022”
di Giselda Pontesilli
«A poco a poco anche l’epoca evapora», auspica Andrea Temporelli (alias Marco Merlin) in questo primo verso, così elaborato e immediato, di Epoca, poesia (in cinque strofe) della presente raccolta; e l’ultimo verso, ripetuto anch’esso due volte (in quarta e quinta strofa), così annuncia e conclude:
«Un nuovo mondo dietro l’angolo aspetta» : Continua a leggere
L’angolo
La parola ai poeti. Luca Benassi
Abbiamo bisogno di luce. È un dato di fatto che quando osserviamo la realtà che ci circonda siamo portati a coglierne gli aspetti negativi. Vediamo uomini e donne affaticati dal lavoro e dal moltiplicarsi delle difficoltà, vediamo persone narcotizzate davanti agli schermi, allo scorrere di video colorati, confuse di fronte a un panorama di notizie e menzogne, scandali, attrazioni, tutto mischiato insieme. Siamo portati a vedere un mondo in disfacimento, che corre verso la rovina. Tendo a essere pessimista; non perché lo sia di natura, ma perché sono un poeta. Il Novecento ha amato il nero, ha lucidato come ninnoli d’argento il dolore, ha messo in crisi i linguaggi. Essere poeti significa cantare lo sfacelo, aderire a “ismi” che devono raccontare il fallimento e il crollo dell’essere umano. Vedo nero non perché ami le tenebre, ma perché il poeta ha cantato e deve cantare l’oscurità dell’abisso ed io sono un poeta. Dunque, quando vedo l’umanità sono chiamato a coglierne la desolazione e il buio. Continua a leggere
Francesco Varano “Il gabbiano inattuale”.
di Giorgio Linguaglossa
Francesco Varano, Il gabbiano inattuale (Poesie 1982-1985), ilfilorosso, 2023
La poesia modernista in Europa ha avuto un merito: quello di mettere fine alla poesia orfica, epifanica, intuizionista che intendeva il «lirico» come la categoria centrale del novecento poetico italiano. La poesia modernista europea ha avuto il merito storico di porre fine alla poetica dell’implicito e del soggetto, ha reso l’implicito, esplicito. Mandel’stam in Russia e Eliot in Europa introducono il dispositivo modernista nella poesia occidentale cambiandola in profondità. La poesia italiana del Dopo Eliot cadrà però in un equivoco, intenderà il «correlativo oggettivo» come «comunicazione», al punto che oggi tra la «comunicazione» del linguaggio relazionale e la «comunicazione» del discorso poetico non c’è differenza alcuna, si è solidificata promiscuità e complicità. Continua a leggere
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro. Domenica in Albis
Anno A
[Gv 20,19-31]
?Abbiamo lasciato il sepolcro vuoto, inquietante assenza, per incontrare, oggi, una nuova presenza.
Le apparizioni del Risorto sono l’espressione di una fede pasquale lenta e progressiva. Essa richiede un travaglio, un forte lavoro simbolico fra la visione della pietra rimossa e quella del Signore elevato.
Quanta corporeità c’è in questi versetti di Giovanni. Continua a leggere
Una carezza
La parola ai poeti. Salvatore Contessini
La poesia e fotografia sono le forme espressive che meglio soddisfano la mia creatività. Due modalità che condividono molteplici punti in comune. Si tratta di attimi che vengono fermati, registrazioni che continueranno a mantenere la loro essenza oltre il deterioramento indotto dal fluire del tempo.
Uno dei temi ricorrenti dei componimenti è appunto il tempo. La sua manifestazione filosofica è maturata grazie alla lettura di Agostino d’Ippona ne Le confessioni, di Nietzsche con il suo “eterno ritorno” e la circolarità del tempo, di Carlo Rovelli e Jung con il concetto di sincronicità. Quest’ultima la vivo come dono capace di significare nessi a-causali che comunicano in travasi continui tra mondo esterno e mondo interno. A volte il legame tra eventi è diverso da quello causale ed esige principi interpretativi inconsueti o interrogativi che trovano soluzioni nei mondi dell’irragionevole legame tra lo spazio-tempo e la sfera psichica. Nella silloge La cruna (La Vita Felice, 2018) provo a versificarne con diversi componimenti. Continua a leggere
Ogni porta
Tiziana Colusso, Ogni respiro un mondo. Lettura critica di Letizia Leone
Tiziana Colusso, Ogni respiro un mondo, La Vita Felice edizioni, Milano, 2022
Lettura critica di Letizia Leone
Quanto mai adeguato ai versi di Tiziana Colusso, l’assunto del Nobel Tomas Tranströmer che interpreta la poesia quale meditazione attiva. E certo a leggere i versi di un discorso poetico calibrato sul nitore e la limpidezza della parola, e che parte dalla ‘messa a fuoco’ dell’atto della respirazione, si intuisce subito l’influsso di dottrine buddiste o perlomeno di un certo atteggiamento spirituale. Inoltre non può certo sfuggire il profondo legame analogico tra respiro e verso. Ogni verso entra nel ritmo della respirazione, tanto che l’endecasillabo (verso principe della tradizione italiana) è calibrato perfettamente sulla frequenza di un respiro, avvicinando la lettura metrica alla recitazione sacra di un mantra. Continua a leggere
Suoi
Domenico Pelini legge Saint John Perse. 3
Saper fare
Paolo Valesio, Il Testimone e l’Idiota
di Paolo Valesio
IL TESTIMONE E L’IDIOTA
(Milano, La nave di Teseo, 2022)
I personaggi
Il Testimone (intorno ai quarant’anni: italiano, piuttosto austero e intenso)
l’Idiota (sotto i quarant’anni: italiano, poroso verso la realtà ha letto il romanzo omonimo di Dostoevskij)
la Voce (emana di solito dal soffitto, o dal pavimento o dalle pareti laterali di diverse stanze)
la Fiamminga (trent’anni: belga, curiosa, forte della sua intelligenza)
Il Testimone e l’Idiota sono in grado di ascoltare la Voce, ogni volta che essa (facendosi sentire d’improvviso) parla. La Fiamminga non ode mai la Voce.
I personaggi sono apparsi lentamente, emergendo da una sorta di nebbia. Io ho trascritto parole udite, inquadrandole (i titoli, le epigrafi ecc.) come poesie.
Il Testimone, l’Idiota, la Fiamminga, la Voce.
Due uomini sulla quarantina, tra New York, Bologna e Parigi.
Una giovane belga che intesse relazioni di intima amicizia con entrambi.
Una voce che anima il dialogo, interlocutore onnisciente che conduce la discussione tra filosofia, amore, esistenza, la fede, il peccato, il ricordo. Questo minimo teatro diventa spazio di interazione di vere e proprie maschere, una messinscena universale per anime solitarie, disincantate e inquiete. Continua a leggere
Più bello
Augusto Pivanti, Canti della presenza assente. Nota di Rosa Salvia
Questa complessa raffinata raccolta poetica di Augusto Pivanti dal titolo Canti della presenza assente edita dalla casa editrice LietoColle (4 ottobre 2018) per la collana Soloventi con splendide immagini di Fabrizia Chiappa, unisce venti poesie dedicate a poete profondamente amate ed apprezzate, ciascuna accompagnata da un titolo emblematico e da una suggestiva immagine di mani, come ad indicare che ogni poesia è una terra su cui lasciare impronte, su cui coniugare l’intreccio inscindibile fra la vita e la morte.
Nell’ordine: Rarefatta per Alda Merini, Il mio pastore per Cristina Campo, La moneta della terra per Desanka Maksimovic, Flesso di giunco per Alejandra Pizarnik, Minimo Alcole per Rene Vivien, La cura di notte per Hilda Doolittle, Numero primo per Hannah Arendt, Esercizi di somiglianza per MargueriteYourcenar, Nella terra dei fiumi secchi per Ermelinda Oliva, VolaVolaVola per Sylvia Plath, Piccola poesia dello spossesso per Amelia Rosselli, Strappo per Virginia Wolf, Dove noi potremo per Adrienne Rich, Se ti ascolto oltre la voce per Antonia Pozzi, Le stesse parole per Anais Nin, All’esordio del viale per Giovanna Sicari, Nel gorgo di terra per Wislawa Szymborska, In tanto sole per Eunice Odio, Te maris per Alfonsina Storni, L’ingresso a ritroso per Margherita Guidacci. Continua a leggere
Aprirci
La parola ai poeti. Luca Mozzachiodi

Inizialmente la mia ricerca in poesia era volta al recupero di una dimensione collettiva. Vedevo, confusamente ma non senza ragione, la poesia contemporanea impantanata in una lirica autobiografica di corto respiro come riflesso di una atomizzazione sociale, cui volevo rispondere con un linguaggio poetico che fosse essenzialmente narrativo e descrittivo, capace di attingere criticamente ai “grandi codici” della tradizione, elaborare racconti universali. Molto del primo poemetto Le strade di Gerico è animato da questo intento.
Nel successivo libro, L’arte della sconfitta, edito da Qudulibri e che resta il mio preferito, la storia fa da padrona, i problemi si condensano in racconti, immagini, reportages in versi e allegorie che hanno per sfondo una riflessione generazionale sulla storia e sulla sconfitta (che è, bisogna dirlo, certo una sconfitta “esistenziale” ma anche la storica, reale, sconfitta dei movimenti socialisti e di emancipazione del Novecento). Continua a leggere


















