
Tenendo lo sguardo fisso su Gesù, così dovremmo vivere, come ricorda la lettera agli Ebrei. Distogliersi da Lui significa perdere la rotta, rischiare di finire in secche impraticabili, in tempeste fatali. Tornare è il verbo della conversione, ricordare di Chi siamo.
Archivi autore: fabrizio centofanti
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La piazzetta è piena di risate, di gente che festeggia anniversari, il giorno in cui ci si dimentica del male e si ricorda solo il bene. La prima sensazione è di fastidio: ho sempre tollerato poco il chiasso, la sguaiataggine dei momenti topici delle agende mondane, in cui la fede sembra più un intoppo che un aiuto: si guarda l’orologio e si muore dalla voglia di uscire dal tempio, il luogo strano dei silenzi incomprensibili e delle formule ancora più astruse. C’è un abisso tra l’atmosfera del sacro e quella delle frasi da osteria, ma il confine, in questi casi, è così labile che non sembra esserci distanza, come se Dio fosse sceso a brindare in qualche bettola in cui si canta e si bestemmia. Gesù, in effetti, ha fatto questo, suscitando il rimprovero degli avversari, sempre in cerca di critiche e di scandali: per questo il fastidio è una pellicola che è possibile tirare via, lasciando il posto all’ennesimo ricordo di don Mario, il saper stare tra la gente più semplice, l’ascoltare le parole della pancia, anche piena e ubriaca, degli ultimi invitati. La fatica diventa meno improba quando in mezzo ai crocchi si fa strada quel suo sguardo, che sempre di più si sovrappone allo sguardo di Gesù: anche adesso che squillano i clacson delle auto, nell’esplosione dell’euforia più sgangherata, il cuore si spalanca a qualche ignoto incantesimo, assapora la gioia del superarsi, del leggere tra le righe storte del mondo un antichissimo progetto, perduto nella notte del tempo: e vide che era cosa molto buona, sesto giorno. La vita ha senso, mi viene da pensare, solo in questo scorcio che provoca vertigini, in questo squarcio nel tempo, che lascia intravedere la luce rarefatta dell’eternità. Da questa angolazione, perfino le risate e le battute indecenti, le pacche violente sulle spalle, sono canti di angeli e santi, è l’alleluja del mondo.
Confidenza
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Il punto, dunque, è se viviamo all’altezza del progetto, e il nodo è la bellezza. Stiamo arrivando al centro di tutta la questione: riscoprire il bello dell’essere, com’è stato concepito all’origine. E’ l’eredità consegnata da don Mario, che ha ripreso a comunicare imperterrito anche dopo morto, ignorando i confini stabiliti fra cielo e terra per tendere la mano al discepolo amato, per erudirlo ancora sulla verità che è passaporto per l’eterno. Un miracolo sintetizzato nella sua espressione preferita: l’amore è più forte della morte, una sonda nel cuore incandescente del mistero. Tutto è cominciato da un libro intitolato Salva L’Anima: ma salvarla da cosa? Quanti tappeti ha rovesciato l’intervento inaspettato di Dio, quanta polvere ha tirato fuori da là sotto! Equilibri precari, ipocrisie, ma anche potenzialità inespresse, virtù nascoste, eroismi insospettabili, comunicando fiducia, la chiave che apre il cuore a Dio. Perché fiducia è amore, purezza di sguardo, fede nel sogno di felicità che abita il cuore di ogni uomo e di ogni donna, da che mondo è mondo: fidarsi della vita, dei suoi ritmi, della bontà nonostante la violenza, della bellezza nonostante l’orrore, della verità nonostante la menzogna. La certezza cristallina che don Mario emanava da tutta la persona scioglieva dubbi e angosce, facendo trasparire la trama della vita di cui spesso non scorgiamo che il rovescio. E’ la sua fede che è venuto a portare, per condurre a compimento la missione rimasta a metà, per infondere il coraggio d’inabissarsi nella terra e divenire seme che muore, e risorgere quando meno te l’aspetti.
Tutto
La strada
Carestie
Luigi Maria Corsanico legge Cesare Pavese. 3
A portata di cuore
Per miracolo
Su alcuni libri di poesia e narrativa di Paolo Maria Rocco
di Carlangelo Mauro
«Forgia il suo destino / il tempo e delle parole si sgretola il cupo / fortilizio…” Sono versi tratti dall’ultimo libro di Paolo Maria Rocco, “Temi e variazioni” (Edizioni Il Foglio), sui cui vado meditando in questi giorni. Poeta, docente, giornalista e critico di origine napoletana ma residente a Fano, è autore e curatore di diversi libri di cui mi ha fatto gentilmente dono. Rilevante il suo impegno per diffondere in Italia la conoscenza della letteratura, della poesia di area balcanica. Rocco ha curato fra l’altro: “La Stazione e il Viaggiatore” dello scrittore bosniaco Predrag Finci (tradotto con Bozidar Stanisi?), ma è sua anche la Postfazione; l’Antologia di “Poeti contemporanei dei Balcani” (con Emir Sokolovi?). Ancora da segnalare, particolarmente, la curatela dell’importante volume bilingue, anche con traduzioni di Rocco: “Izet Sarajli? per Sarajevo-Vita e Poesia”, con inediti del grande poeta di Sarajevo, sulla cui diffusione in Italia voglio ricordare l’impegno della Casa della poesia di Baronissi – Edizioni Multimedia. Il volume su Izet contiene, fra gli altri, saggi di Erri De Luca, Josip Osti, Jovan Divjak, Naida Mujki?, Gabriella Valera Gruber, Silvio Ferrari, Silvio Ziliotto, Ranko Risojevic, Miso Maric, Stevan Tonti?, Braho Adrovi?, Vesna Scepanovi? ed è stato pubblicato dalle Edizioni Il Foglio con il Patrocinio dell’Ambasciata d’Italia a Sarajevo. Rocco ha pubblicato, inoltre, di narrativa “Virgina, o: Que puis-je faire”, un romanzo sulla vita di Guido D’Arezzo, teorico musicale e monaco; il libro “Divina e altri racconti” (2015-2017). Di poesia ha pubblicato i volumi: “I canti” (2016), “Bosnia, appunti di viaggio e altre poesie”(bilingue, 2019), e il già citato “Temi e variazioni” (2021). Continua a leggere
Il bello
Il Regno
Cinque inediti di Diego Caiazzo
a cura di Franz Krauspenhaar
Prosegue il viaggio
dopo l’ultima tappa
di un altro dei nostri
e la lista di coloro che ci amano
si accorcia, semplicemente
cancellando un nome.
Semplicità che sgomenta,
passaggio dall’essere al non essere
che non altera il corso normale
degli eventi e ci fa orrore.
* * *
Buona Pasqua
Briscola
Il battito

Il discepolo che Gesù amava poggiò la testa sul petto del Maestro: mi ha sempre colpito questo gesto, l’attingere alla vita senza mediazioni, l’abbeverarsi alla sofferenza di Gesù, che stava per essere tradito, per purificare i pensieri, i sentimenti, tutta la persona. Perché non farlo ancora oggi? Il cuore a cuore è l’unica preghiera efficace, il battito che salva ha un’eco che sfocia nell’eterno.
I dinosauri psicopompi di Paola Silvia Dolci
Non è facile commentare e recensire il nuovo libro di Paola Silvia Dolci, perché, innanzitutto, sfugge alle tradizionali logiche della letteratura italiana: la scrittrice cremonese, nota per cinque pubblicazioni di poesia – Bagarre, Amiral Bragueton, I processi di ingrandimento delle immagini, Bestiario metamorfosi, Portolano – più una sesta di prosa autobiografia – Diario del sonno – è qui alle prese con un testo che di proposito sfugge alla catalogazione per generi: materialmente, l’elegante, sobrio volumetto di 45 pagine si compone di 10 disegni (dell’autrice stessa) raffiguranti gli scheletri degli animali preistorici del titolo, contornati non solo dalla linea nera, ma da una frase vergata a mano in stampatello che gira attorno all’intera figura: la frase stampata, poi, nella pagina a fianco, diventa uno o più versi poetici, ai quali si affiancano citazioni e inserti in apparenza caotici, in realtà programmatici, forse nell’ottica degli psicopompi, le divinità che nell’antica Grecia fanno da guida alle anime dei defunti. Ed ecco quindi che, come quasi sempre, Paola Silvia Dolci racconta o suggerisce qualcosa di sé: i piccoli accecanti flash del vissuto passato e presente, tra viaggi, sogni, desideri, amori, ‘impegni’ esistenziali più che psicologici, nello sfoggio discreto delle scoperte letterarie. Come sostiene Maria Cini nella premessa in quarta di copertina esiste una vera e propria “ragnatela dei pensieri: oggi scheletro incerto, domani genealogia vegetale, l’altro ieri ruga d’acqua, un tempo lucertola”. E si tratta altresì di tracce di lessici da intendere come memoriali “dalla forma multipla, approssimativa, assertiva, imprudente”, giacché si mostrano come “scrittura differente ritagliata / con le forbici della carta”. In definitiva con Dinosauri Piscopompi la poetessa – giacché tale è, pure in questo originalissimo libricino – appronta una sorta di “topografia animale, il corpo chirografico, un metabolismo di sogni e di matita, nulla che si possa chiedere: le ipotesi sono già conoscenza”.
Paola Silvia Dolci, Dinosauri Psicopompi, Anterem Edizioni, Verona 2022, pagine 45, euro 10.00.














