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Poesia italiana del XXI secolo. Cristina Annino

di Rosa Salvia

La peculiarità più energica e costante nell’ampia produzione letteraria di Cristina Annino è una lingua “in tensione”, che non si ripete mai, ma che si rinnova come attraverso mutazioni genetiche: sarcastica, irriverente, camaleontica, affabulatoria. L’estro inventivo che anima la nostra poetessa la porta a produrre una sorta di lingua autosufficiente nella sua legislazione anomala. Cristina Annino va tradotta, anche se non sempre i suoi enigmi sono decifrabili appieno. Rintracciare il percorso di certe parole è come scavare cunicoli nelle stratificazioni delle sue letture: le più varie, curiose e smisurate che si possano immaginare. Succede così che i virtuosismi e le preziosità del linguaggio servano a velare, con la dignità di una mediazione coltissima, le pulsioni più oscure e le situazioni più crude; la realtà esterna è sempre messa in rapporto con quella interna, attraverso una istintiva ma consapevole ribellione nei confronti della mimesi, cioè dell’imitazione della natura e del mondo esterno. Una vis poetica che si rapprende in grumi che oscillano fra prosa e verso in una modulazione aforistico-proverbiale che non sfocia però in autoreferenzialità perché sempre permeata di humour e di sottile ironia. 

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Così poco

Ringraziamo Gesù: ci fa battere il cuore, respirare, vivere. Interviene mille volte al giorno per aiutarci, salvarci, incoraggiarci. Ha bisogno di noi più di quanto ne abbiamo di Lui, perché è amore, e l’amore desidera, anela, soffre, finché l’altro non diventi felice. Quando lo vedremo, rimpiangeremo di non averlo ringraziato abbastanza, di averlo amato così poco. Così poco. 

Il segreto

Siamo chiamati a una vita a due: Lui e io. È la divinità che dà una direzione, un senso alla nostra avventura sulla terra. Per questo il segreto è quello che ha insegnato don Mario: io credo, io spero, io amo. È il modo per attaccarsi a Dio, come il tralcio alla vite. È l’unico modo per vivere davvero. 

Divismo

di Giorgio Stella

Questa parte la chiamo ‘rosa’, […]

Emanuel Carnevali

Ad ADRIANO SPATOLA L’AUTORE DEDICA [All’EBREO NEGRO*]

1 – Le doglie di Confucio abolirono
La muraglia cinese nel corso duro
Del cantiere a catena di cera –
L’ora più dura [l’ora] d’aria,
quando la merenda
era il pranzo della cena;
così le ore del niente
erano scandite dal nulla dei pasti
e un rosario annodato alle sbarre della croce

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Il caso

Niente avviene a caso. Quando la sofferenza si affaccia, nella vita, dobbiamo sapere, sentire, che Gesù l’ha voluta per noi: sì, proprio quella, perché fossimo più uniti a Lui, perché insieme con Lui portassimo la croce. Il cuore impara a distinguere il passo dell’amato: quanto è più dolce, meno freddo del caso! Il grande Amico dirige la tua vita, la mia vita. Stringiamo la croce con amore e l’amore crescerà. 

La poesia della settimana. Robindronath Tagore. 2

Vita pura


False sono le rosa,
falso è il flauto,
falsa questa giovinezza,
falso il gioco
del vedere e del toccare.
Osserva, la vita
dell’uomo è pura:
chi senza pietà
la disprezza?
Portato via dalla grande
corrente dell’universo,
chissà da dove è venuta,
da dove ha portato
I lumi dell’amore,
attraverso quali tenebre
è venuta alla luce.
Questo non è un tesoro di gioco,
Speranza di giovinezza.
Non dire al suo orecchio
parole ossessionanti.
Essa non è, non è schiava
dei tuoi desideri:
non tirarla dentro la tua sete.
Essa è assicurazione di bene
del tuo Dio;
luce del cielo.


Vita pura, in Robindronath Tagore, Duro e tenero, Milano, Fabbri Editori, p. 103.


La crescita

Vivere di ardori, di fiamme, di desiderio di Gesù. Invocare continuamente il Suo soccorso: amare il chiedere, come Lui ama il donare. E ritrovarsi a disagio per aver perso tempo vivendo con un cuore tiepido, mediocre: questa è la crescita, il salto di qualità nella vita dello Spirito.

Suoi

Gesù dice a Gabrielle che una vita si può riparare, insieme a Lui. Perdendosi in Lui, vivendo del Suo amore, si ricapitola tutto nel perdono, si trasforma in qualcosa di eterno. Non bisogna pensare: se potessi ricominciare da capo… Con Cristo, tutto è nuovo, non appena siamo Suoi. 

Questo è l’amore

Gesù raccomanda a Gabrielle di preparare l’aldilà con la preghiera di lode. È come predisporre una festa: le ghirlande sono le buone azioni di ogni giorno, le luci le fiamme della tenerezza. Bisogna lottare duramente coi pensieri di egoismo, che è fare di sé stessi dio. Il Cristo, che era Dio, non ha pensato che al Padre e a noi. Questo è il distacco da sé per amore degli altri. Questo è l’amore. 

Poesia italiana del XXI secolo. Eleonora Rimolo

di Rosa Salvia

Desidero in primo luogo ringraziare Fabrizio Centofanti che mi ha proposto di curare questa rubrica di poesia contemporanea a cadenza settimanale. Non mi nascondo la difficoltà di ricondurre la selezione a un criterio oggettivo, del tutto illusorio a mio avviso, perché la poesia non è né uno stato d’animo a priori né una nicchia per pochi eletti né una realtà a parte né una realtà migliore.

 Essa è una lingua aperta e plurale che, come scrive Andrea Cortellessa (nella premessa al saggio “Giovanni Raboni – La poesia che si fa – Cronaca e storia del Novecento poetico italiano (1959-2004)”, Garzanti, Milano 2005), “in sé non esiste – esiste soltanto, di volta in volta, e ogni volta inaudita, ogni volta irrepetibile e irrecusabile, ogni volta identica solo a se stessa, nelle parole dei poeti”.

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Null’altro al mondo

Ah, dimenticavo di dirti: sii te stesso, non ti preoccupare di ciò che gli altri pensano. Ti chiederanno, alla fine della vita: sei stato Fabrizio? Sei stato Marco, sei stata Marina? Ti guarderai intorno, mendicando un consiglio. Ma nessuno ti risponderà: sei solo, davanti a Gesù, tu e Lui, come se null’altro al mondo fosse mai esistito.

La Madre

Gesù ci raccomanda di contare su Sua Madre, che ci ama più della nostra. Lei è talmente umile che non si prenderebbe mai dei meriti, non avanzerebbe pretese: vuole solo portarci a Suo Figlio. Dobbiamo stare con Loro, non lasciarli mai, perché il senso della vita è questo: riconoscere, una volta per tutte, la nostra famiglia. Solo lì troviamo pace, sicurezza, gioia.

L’intenzione

C’è una preghiera di volontà, che il Signore non disdegna: vorremmo evadere, ma stiamo lì. Il Signore guarda l’intenzione, che spesso supera l’azione, come quando un malato vorrebbe camminare, ma più di tanto non può. Gesù confida alla Bossis di essere come un padre attento anche al respiro del proprio bambino. 

Santità

Come si diventa santi? Ci sembra impossibile, ci vergogniamo del nostro non essere all’altezza. Eppure il Cristo raccomanda alla Bossis di invocare lo Spirito, perché è Lui l’autore della santità nelle nostre povere vite. È Lui che ci rende capaci di comprendere quanto Dio desideri che diventiamo santi. Gesù è morto per questo. Farà di tutto perché possiamo purificarci e diventare degni. Lui salva, Lui giustifica.

La poesia della settimana. Anacreonte



Sei felice tu, cicala,
quando sopra gli alberi alti
bevi un poco di rugiada
e poi canti e pari un re:
perché è tutto quanto tuo
ciò che vedi alla campagna,
ciò che nutrono le selve,
e si sente che non rechi
nessun danno al contadino.
Onorata tra i mortali,
profetessa dell’estate,
dolce: ti amano le Muse,
ti ama Febo, che ti ha dato
la tua strada di canzoni:
la vecchiaia non ti rode,
saggia figlia della terra,
tu che ami gli inni e sei
senza doglie e senza voglie,
senza sangue e senza carne,
così simile agli Dèi.

Da Anacreontee, in Lirici greci dell’età arcaica, Milano, Fabbri Editori, 1999, p. 253.

La presenza

La presenza di Gesù è la carta vincente. Con Lui cambia tutto, come per miracolo. Perché ti ama, ti accetta come sei. Senza questo, siamo polvere destinata a disperdersi, come si dice a inizio Quaresima. Ma Gesù è con me, con te. Nel momento in cui ce ne accorgiamo, cominciamo a vivere. 

Acamerina

di Giorgio Stella

La rosa

Così inutile è cosa che spaventa.

Anche la poesia: come la rosa.

[Ferdinando Tartaglia]

                                                                          Alla stagione dell’anno l’autore dedica

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Come il lutto muove il passaggio

Al cocco della trave mossa 

Dalla regola informe dell’ombra

Il becco del baco di bacco.

– 1 – Pioggia vendi l’acqua 

Alla clessidra 

Dei pinoli giunti dai minori luoghi

Ai maggiori remoti

Nella questua della radice aumenta

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