
Dicono che libertà sia fare delle scelte. Bisogna volere, perché la volontà propria è ciò che muove il mondo. La psicologia aiuta a irrobustirla, la esercita nel senso dell’autoaffermazione, del sottrarsi a ogni ostacolo esterno. Si scava nel passato per rimuovere i blocchi, ci si programma neurologicamente per essere vincenti, produttivi.
Gesù, tuttavia, raccomanda a Gabrielle Bossis, mistica francese: se senti un moto proprio della tua volontà, metti la tua mano nella mia, guardami, perché il tuo volere sia plasmato dal mio, disposto al mio servizio.
A noi la scelta fra le due modalità.
Archivi autore: fabrizio centofanti
Epoca: la poesia di una rivista. Un libro raccoglie il meglio dei primi vent’anni di un settimanale
Più che una vera recensione, questa vuole essere una memoria affettiva, perché il recente volume illustrato Epoca 1950-1969 risveglia, per chi scrive, diversi cari ricordi, dalla primissima infanzia all’iniziale adolescenza. Continua a leggere
La funzione

Una volta, in certe parti d’Italia, si diceva “andiamo alla funzione”. Sapeva di burocrazia: gli impiegati del sacro timbravano il cartellino della messa. L’eucaristia è la passione di Gesù, che riviviamo nel presente eterno di Dio. Basterebbe poco per commuoversi: per abbracciarlo, ad esempio, nel momento in cui riceve il bacio perfido del traditore. Ma noi andiamo ancora alla funzione, pensiamo a timbrare il cartellino.
Molto meglio

Più vado avanti, più capisco che la vita è dono. Vorremmo credere che siamo premiati per i nostri meriti, che riceviamo grazie per qualche buona azione, per un pio desiderio o cose simili. E invece è stato per la preghiera di qualcuno, per la bontà di Dio, o l’aiuto di sua Madre. È molto meglio pensarla così: salva dalla superbia e permette di sorridere di sé, dono supremo dell’Altissimo.
Avere o essere

Il sentimento, oggi, è sopravvalutato. Se non sento, è un dramma. Madre Teresa ha sperimentato l’aridità per lunghi anni, ma non per questo ha perso la fede. A noi, cinque minuti bastano per scoraggiarci. La chiave è la profondità: non sentire significa non essere in comunione con Gesù? Lui è presente anche quando le cose vanno male. Decisivo non è avere problemi, ma essere nella pace di Cristo, che non viene meno neanche sulla croce.
Lavori in corso

Stiamo lavorando per voi. È un messaggio che, da un certo punto in poi, è apparso nelle strade in corrispondenza di rifacimenti o ampliamenti di corsia. Oggi, da queste parti, se ne vedono di meno, mentre urgerebbero interventi tempestivi. Non è facile trovare qualcuno che lavori veramente per te: più spesso ci si imbatte in consorterie, furbizie, opportunismi. Solo Uno è davvero per noi: pensiamolo così, nella sua attitudine, indefettibile e unica, ad amarci.
Luigi Maria Corsanico legge Eloy Sànchez Rosillo
Dies natalis

In genere, della morte si ha paura. Si fa di tutto, per procrastinarla: si spera, addirittura, in qualche tecnica d’ingegneria biologica che permetta di evitarla per sempre.
Gesù, alla viglia della dipartita, istituisce l’eucaristia, che significa rendimento di grazie: ringrazia, dunque, per la morte. Ha scoperto la tecnica giusta, che i Padri della Chiesa chiamavano, con il consueto acume, “farmaco dell’immortalità”. Di eucaristia in eucaristia, anche noi impariamo a ringraziare per quello che i primi cristiani definivano il “dies natalis”: nello stesso tempo, il giorno della morte e il giorno della nascita. Intelligenti pauca.
Come imparare

Gesù ci chiede di non lasciarlo solo: nell’orto degli ulivi, per esempio, nell’eterno presente dell’agonia terribile – in Dio tutto è presente -, in cui non è che un povero uomo sofferente, che ha bisogno dei suoi. Non lo amiamo di più, standogli accanto nei momenti bui? Questo vuole che impariamo, e già desiderarlo è amare. Con Lui l’esito è certo: chiediamogli d’intervenire, e lo farà. Aspiriamo al carisma più grande, l’amore-agape, e Lui ce lo darà.
La Donna

Sto al Santuario del Divino Amore, la casa di Maria, la Donna per antonomasia. È Colei che ha accettato di vivere la gioia e il dolore, insegnando qualcosa di valido per tutti: certamente per quest’epoca anestetica, che cerca di non soffrire e non gioisce, sospesa sul nulla di sensazioni insulse, costretta a una narcosi generale. Emette, ogni tanto, un gridolino per un goal, un dittatore che l’ha fatta grossa, una rissa in TV, una strage inventata per noia o disperazione.
L’intollerabile. Su “Il suicidio di Holly Parker” di Andrea Leone
Un’adolescenza bruciata e bruciante, contrassegnata da un disagio sanguinoso e da una sete assoluta di conoscenza, dalla volontà ferrea di far proprie le vette siderali della mente e dello spirito; tutto intorno, il nulla, il deserto “che cresce”, la desolazione feroce di una immaginaria ma materialissima metropoli, e un nucleo familiare sfigurato dall’aberrazione, dalla crudeltà senza scampo dell’indigenza più nera. È questo il mondo in cui Andrea Leone traccia la parabola di Holly Parker, figura singolarissima e senza parentele immediate nel panorama delle lettere nostrane, protagonista di un romanzo compulsivo, ossessivo, barocco, ma al tempo stesso sorretto da una geometria rigorosissima e da un disegno potente: restituire fin nei minimi dettagli, fino alla paranoia analitica e al parossismo sintattico, il viaggio, iniziatico e assoluto, di un’adolescente sensibilissima e intelligentissima attraverso i meandri più oscuri e disastrati dell’esistenza umana. Continua a leggere
In cerca

Cerchiamo, cerchiamo, cerchiamo. Quanti simboli di questa attività: i Magi, gli astronauti, gli esploratori di ogni tempo e paese. Vogliamo stimoli, qualcosa che appaghi e alimenti la sete di vedere, conoscere, gustare. Eppure il credente ha già trovato, perché in Cristo c’è tutto: l’amore più grande, la pienezza insuperabile. Non c’è più bisogno di cercare. Ma chi se ne accorge? Povero Gesù, amante sofferente, datore dei doni migliori, ignorato e trascurato, eppure ancora lì, a sperare che, un giorno o l’altro, lo capiamo.
Un bicchier d’acqua

Aiutare Dio: sembra un assurdo, eppure è la realtà quotidiana di chi crede. Sarà perché ci vuole incoraggiare, donarci dignità: in ogni caso ha bisogno di noi, si aspetta che preghiamo per questo o per quell’altro, che gli diamo una mano a conquistare anime.
Ogni tanto qualcuno ringrazia per questi pensieri del mattino: sarebbe bello se fossero anch’essi un modo di collaborare, di dare un bicchier d’acqua nel nome di Gesù.
Chiedere

Temiamo di chiedere: ci sembra debolezza, dipendenza, umiliazione. Chissà quante volte è capitato di ricevere in cambio uno sguardo altezzoso, una scusa appiccicata, un rifiuto reciso. Anche noi, sicuramente, abbiamo dispensato smorfie, dinieghi, pretesti senza senso.
Con Gesù, neanche a dirlo, la situazione si rovescia: vuole che chiediamo tanto, sempre, comunque. Lui può soddisfare ogni domanda, risolvere i casi più spinosi, entrare nelle anime più scure e miserabili. Non c’è ostacolo che possa fermarlo, ed è felice di pagarne il prezzo, avendo sperimentato ogni dolore per poterlo condividere con noi.
Per questo, anima, canta l’inno d’amore che sfocerà nel desiderio esaudito dell’eternità.
Luigi Maria Corsanico legge Giuseppe Ungaretti. 7
Ma anche

Sia fatta la tua volontà: quante volte ha risuonato cupamente questa invocazione. Come se il Cristo fosse solo un messaggero di disgrazie, un monotono procacciatore di dolori. Nessuno nega che la fede cristiana sia un cammino in salita, una porta stretta che richiede impegno per essere varcata. Sono note le figure di santi che, seguendo il Crocifisso, hanno accolto ogni sorta di prove. Ma Gesù, nello stesso tempo, è un dispensatore generoso di gioie, e ama che noi lo ringraziamo: forse perché impariamo a drizzare le antenne, a non notare solo ciò che fa soffrire, ma anche ogni anticipo di vita eterna.
Pensieri a cena

L’eucaristia è una cosa seria. Spesso ci si comunica superficialmente, in balia di pensieri avulsi dal contesto, lo sguardo distratto da persone o cose. Dovremmo metterci nei panni di Gesù, scrutare i suoi pensieri nell’ultima cena, comprendere il suo gesto di donarsi agli uomini e alle donne di ogni tempo, ben consapevole dei benefici di tale istituzione. Nello stesso tempo, Egli vedeva le profanazioni e i sacrilegi, tutto nella stessa sera, nella morsa di una solitudine che solo Lui poteva affrontare e superare, senza nulla togliere, anzi semmai aggiungendo, al carico schiacciante del dolore.
Integratori

In genere fuggiamo dal dolore: per noi è un’anomalia, una falla nel sistema, qualcosa da cui liberarsi al più presto, se possibile. Gesù – la sua natura umana – non amava la sofferenza, ma la soprannatura la integrava, ne faceva uno strumento potente. Con la sofferenza ci associamo al Progetto di Dio, otteniamo grazie. A Gabrielle Bossis, Gesù raccomanda di attingere al ricco deposito del dolore da Lui sperimentato: nell’infanzia, nell’adolescenza, da adulto. E le ricorda che, in questo esercizio difficile e prezioso, si scopre la gioia soprannaturale, che nessuno potrà togliere.
L’esercizio del distacco
Sono già uscite parecchie recensioni di questo libro che non mi azzardo a definire romanzo (è ben altro), e quasi tutte si concentrano sulla prima parte, sui pochi anni di un’adolescenza in collegio raccontati con mano sicura da una poetessa, Mary Barbara Tolusso, perfettamente padrona dei suoi mezzi espressivi, che espone i sentimenti propri e altrui con precisione scientifica. Continua a leggere
Bar n?bh?’ah

Consolare: una bella parola. L’apostolo Barnaba la porta scritta nel nome: Bar n?bh?’ah, figlio della consolazione. Nella quarta stazione della Via Crucis, Maria si lancia incontro a Gesù: non può fare nulla, se non consolarlo. E suo Figlio ne resta consolato. Dovremmo ricordarcene anche noi, accarezzando, nei momenti di buio, il Cristo sofferente, il viandante della Croce; a suo tempo, sapremo quanta gioia gli avremo procurato con un semplice gesto, con questo infinitesimo dono.



