
È imminente il debutto de Le imperdonabili. L’ultima lettera di Etty Hillesum, la nuova composizione di Silvia Colasanti in scena il 26, il 27 e il 30 gennaio, rispettivamente ad Ancona, Macerata e Pesaro, per il circuito ‘Marcheconcerti’, di nuovissima costituzione. In quest’intervista, l’Autrice ci parla di questo lavoro particolarmente legato al mono della poesia femminile, visto con l’occhio e l’orecchio di una donna musicista. Continua a leggere
Archivi autore: fabrizio centofanti
83. Guerra e Pace

Ci guardavamo in giro, sperando di trovare qualcuno disposto a mettere in discussione le certezze che del resto, ormai, si sgretolavano da sole. Il mondo, come aveva predetto la beata Emmerich, era diviso in due fazioni: gli esponenti di un buonismo pervicace, pronti a chiudere gli occhi su qualsiasi evidenza, e quelli di un realismo vigile, sensibile a ogni movimento sotterraneo, a ogni vibrazione impercettibile, in un momento in cui sembrava di sentire all’improvviso la terra tremare sotto i piedi e ti chiedevi se fosse un terremoto – l’ennesimo – o una tua impressione soggettiva. Quanti segni ci sarebbero voluti per convincere i cuori? E sarebbero arrivati in tempo?
I segreti confidati ai veggenti riguardavano eventi drammatici, di cui si sarebbe dato annuncio con un breve anticipo sulla manifestazione. Ma allora, probabilmente, sarebbe stato troppo tardi per chi aveva ignorato o schernito qualsiasi avvertimento.
Noi pregavamo assiduamente, ben sapendo che le grazie trasmesse erano ricche e numerose, e sarebbero servite per noi e per coloro che avessero aperto uno spiraglio nella scorza resistente del cinismo, dell’incredulità, dell’apatia. Oppure, al contrario, di quella diffusa frenesia che toglieva il respiro, spingendo alla ricerca affannosa di un piacere, di una conquista effimera, di un’illusione di successo.
A noi interessava solo lo Shalom, la pace promessa da Cristo, il benessere integrale che viene dall’alto e trabocca sul mondo come una fonte inesauribile.
Luigi Maria Corsanico legge Giacomo Leopardi. 2
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da qui
Giacomo Leopardi – A Silvia
Canti XXI
(Pisa, 19-20 aprile 1828)
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Georg Philipp Telemann
Dal Concerto in sol maggiore per viola, archi e basso continuo
Immagini dei manoscritti dalla Biblioteca Nazionale di Napoli Continua a leggere
Sempre più vicino, di Raul Montanari
Arrivato al quattordicesimo romanzo – senza contare racconti, saggi, poesie, drammi sparsi in numerosi altri libri – lo scrittore bergamasco, ma milanese d’adozione, si conferma il talentuoso affabulatore di sempre, in grado di attrarre il lettore dalla prima all’ultima pagina, grazie a meccanismi narratologici via via collaudati quasi alla perfezione. Continua a leggere
Il destino, di Riccardo Ferrazzi

L’umanità ha sempre creduto al destino. Le religioni, che pure lo interpretano in modi diversi, si guardano bene dal negarlo. L’illuminismo lo ha ridicolizzato e la scienza lo considera una superstizione. Per la mentalità corrente chi crede al destino è un fatalista, un rinunciatario pusillanime che non prende iniziative, non ha l’ansia di migliorarsi e, così facendo, non è utile a se stesso e agli altri. Eppure tutti i giorni capita qualche fatto del quale non riusciamo a dire altro che: “Era destino!”. Continua a leggere
Luigi Maria Corsanico legge Benjamin Fondane
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da qui
Benjamin Fondane
È a voi che parlo
(B. Fondane, Le mal des fantômes, cit., Préface en prose, pp. 151-153)
voce recitante: Luigi Maria Corsanico
Horowitz plays Wagner-Liszt Isolde’s Liebestod.
Menashe Kadishman, Fallen Leaves, in mostra al museo del giudaismo di Berlino.
Gustav Klimt – La morte e la vita (1908, Vienna, collezione privata) Continua a leggere
Fausto Carratù, L’immaterialismo scientifico della fisica del Novecento

Fausto Carratù, col suo libro Non ci posso credere… L’immaterialismo scientifico della fisica del Novecento, dimostra di essere uno dei pochi interpreti al mondo capaci di rendere comprensibili le scoperte della fisica quantistica ai profani. Qui sotto riportiamo il testo inserito nei risvolti di copertina. Coltiveremo questa preziosa collaborazione.
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Col Novecento scendono dal trono millenario il fondamentale principio di non contraddizione e la relazione causa-effetto ereditati dalla grande Grecia, escono di scena certezza ed inoppugnabilità che hanno sempre contraddistinto la scienza, escono di scena tempo e spazio assoluti, con la disgregante relativizzazione di entrambi, esce di scena quella materia che ha sostanziato di sé la più dilagante ideologia del secolo, esce di scena l’universo come entità unica ed immutabile, esce di scena il predominio della geometria euclidea e dello spazio piano tradizionalmente concepito, esce di scena l’etere che riempiva l’universo, escono di scena la fede estrema nello sperimentalismo e la plurisecolare diffidenza verso la capacità deduttiva della mente, esce di scena ogni presunzione di obiettività ed ogni autonomia tra osservatore ed osservato, tra uomo e natura, tra scienziato e fenomeno, esce infine di scena quel vuoto che con la impossibilità ontologica del nulla aveva vissuto la geniale anticipazione parmenidea. Continua a leggere
Luigi Maria Corsanico legge Mahmoud Darwish
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da qui
Mahmoud Darwish
Ti ho sconfitto, morte
Murale (Epoché, 2005)
(trad. italiana Fawzi Al Delmi)
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Karlheinz Stockhausen- Choral (1950)
Immagini da: “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman
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Nel liquido siamo il nulla

di Nicola Vacca
Zygmunt Bauman è stato definito come il più acuto studioso della società postmoderna.
82. L’occhio di Dio

Eravamo, dunque, sempre alla ricerca della chiave, del punto di passaggio per accedere a uno strato più profondo di noi stessi, ben sapendo che si tratta di un cammino infinito, specchio fedele di una ricchezza inesauribile, la perla preziosa, il tesoro nel campo di cui si racconta nel Vangelo. Prendevamo coscienza del ruolo giocato, in questo senso, da una domanda rivolta al Signore, sotto molti aspetti decisiva: chi sono io per Te? Una richiesta volta a superare l’ottica perennemente insufficiente del nostro sguardo su noi stessi, viziato da complessi, sensi di colpa, distorsioni di ogni tipo. Solo il Volto Santo rifletteva la nostra identità reale, l’immagine di Dio, l’umanità coi suoi pregi e difetti, ugualmente preziosi in una sana relazione con gli altri e con se stessi. Ecco spiegata la chiave utilizzata dalla spiritualità cristiana più attendibile: essere al cospetto di Dio, non perdere mai il contatto con la Fonte di verità e di vita, pronta e riflettere il suo amore nell’intimo della persona. Era la vera indipendenza, la liberazione da ogni condizionamento fuorviante, la guarigione dallo sguardo cattivo che corrompe il sentimento di sé e di ciò che ci circonda. Mi veniva in mente l’immagine di una nebulosa singolare, detta “l’occhio di Dio”. Sì, c’era uno Sguardo, una prospettiva misteriosa, in cui ogni essere vivente avrebbe trovato la chiave della sua più profonda verità.
Claudio Damiani, Cieli celesti
Con cieli celesti ancora una volta Claudio Damiani ci regala un mosaico di poesie narrative e ragionative al tempo stesso, allucinate e ispirate, di grande intensità, complessità e sapienza.
Il titolo è quello della raccolta più importante dell’amico poeta Beppe Salvia cui Damiani rende omaggio con una bellissima epigrafe.
Con la sua vigile attenzione al fermentare delle cose, ai loro orli, a quella luce particolare, finitima, da giorno morente già dentro la notte, che ne rivela la realtà profonda, emozionale, Damiani si apre a una disponibilità nuova all’oltranza e alla visione, che prolifera però, nella sua fedeltà a se stesso, dalle cose stesse. E’ una disponibilità anche al buio, al vuoto della Storia. Continua a leggere
Rime baciate

La forza della vita, la pressione
del sangue che ti spinge, che consente
di aspettare, di credere che venga
qualcuno, e che séguiti a scavare,
nonostante l’assurdo, il gelo addosso,
il dubbio che sia folle continuare.
Tu resisti, resisti, non lasciare
che vinca la paura, ascolta il sangue,
la forza della vita che trascura
i dettagli, che spera, si, all’ingrosso,
eppure immaginando esattamente
la mano che ora appare, quella faccia
di vigile del fuoco sorridente,
la carezza del mondo, lì, a pregare.
L’ospitalità: l’ultima voce contro il male

di Nicola Vacca
Edmond Jabès, poeta e filosofo, nella sua opera ha accompagnato la scrittura poetica, sempre di straordinaria intensità, con una meditazione intorno ai grandi temi come il tragico, il dialogo, lo straniero, il concetto di ospitalità. L’autore egiziano non ha mai smesso di interrogarsi sulle questioni cruciali della nostra epoca.
Nei suoi libri si trovano tutte le ragioni dell’impegno di un poeta che ha amato la lotta.
Ma sono le ragioni malvagie dell’essere umano e la sua inclinazione alla distruzione del male i punti sui quali si sofferma il poeta non smettendo mai di pensare da filosofo. Continua a leggere
Luigi Maria Corsanico legge Fernando Pessoa. 2
81. Tic toc

La chiave non poteva essere che la profondità. Solo in questa prospettiva si poteva leggere il presente, appeso al filo tenue dell’approvazione altrui, della sicurezza indotta dal seguire il branco. In questo senso, non valevano più le categorie di un tempo: destra/sinistra, innovazione/tradizione; la linea di demarcazione era tra chi si accontentava di piacere al mondo e chi accettava l’impegno di ascoltare lo spirito, mai immediato, sempre esigente nel chiedere ricerca, sensibilità, ponderazione. Il discorso riguardava anche la Chiesa, che doveva scegliere tra il plauso in prima pagina dei giornali finanziati dalle lobbies, o la fatica di udire la Voce, di accedere all’Oltre, dove dimorano l’umiltà, la verità, la pace. Ricordavamo una frase letta chissà dove: “Il modo in cui gli altri ti trattano fa parte del loro cammino, il modo in cui reagisci fa parte del tuo”. Una maniera per dire che amore e libertà si declinano nella zona dove puoi essere te stesso, dove non tutti sono pronti ad applaudirti, dove corri il rischio di essere incompreso, accusato, disprezzato, ma assapori il bene inestimabile di corrispondere al progetto del Signore. Avevo scritto una sorta di filastrocca per bambini, ma che serviva soprattutto agli adulti. Era uno stile di preghiera, ma anche di atteggiamento esistenziale, per accorgersi della linfa preziosa che fluisce in noi e che possiamo trasmettere all’esterno. L’avevo inclusa nel disegno di un cuore, che portavo sempre dietro: “Tic toc, tic toc, lo senti come batte/ il cuore? C’è la vita di Dio, senti?/ Quando preghi non fare dei discorsi,/ non recitare formule svuotate/ di senso. Invece senti: tic toc, tic toc,/ c’è la vita che scorre da lontano,/ o meglio, da vicino. È un regalo/ che riempie il tuo silenzio, la tua fame/ d’amore. Fa’ che parli la Scrittura,/ la Parola donata con la vita,/ e solo allora dialoga con Cristo,/ col suo Cuore: tic tic, tic toc, Signore”.
Biografie a confronto: Barack Obama e Fidel Castro
Nel giro di poche settimane escono dalla scena politica due figure-chiave della Storia contemporanea e della realtà internazionale, Barack Obama e Fidel Castro, ai quali l’editore Rizzoli dedica subito due biografie molto interessanti, sebbene tra loro assai diverse per metodo, svolgimento, contenuto. Continua a leggere
80. Il silenzio

Se c’era un imbuto nella storia, un rapido precipitare nel destino, di cui già s’intravedevano gli eventi più eclatanti, così avveniva nella nostra crescita interiore, sempre più orientata verso il centro, l’essenziale, l’Archetipo del Cristo, avrebbe detto Jung. La preghiera diveniva più importante, e così l’indipendenza dal contesto, dal bailamme di persone e situazioni ingoiate dal frullato indigesto della globalizzazione. La nostra era una voce fuori del coro, ignara dei richiami all’ordine del politically correct, dei diktat sui temi da proporre, sulle linee da seguire. Noi restavamo fedeli alla traccia indicata dal Signore, mettevamo in risalto le contraddizioni di un sistema umano, troppo umano: così umano da perdere Dio, la sua presenza indispensabile al rinvenimento di un significato. La luce sprigionata nel silenzio, nel lungo tempo dedicato alla contemplazione, illuminava l’oscurità dei fenomeni sociali, politici, perfino religiosi, che ignoravano l’assoluta particolarità della fase storica in atto, il potenziale di violenza insito nelle ideologie e, purtroppo, in certe teologie aberranti, che nulla avevano a che fare col divino.
Il silenzio: era questa la parola d’ordine che sentivamo nostra; un ascolto attento della Voce che saliva dal profondo, a portare quella vita che mancava al mondo. E questa vita avremmo trasmesso alle orecchie che volevano udire, perché solo la parola che nasce dal silenzio ha diritto di essere detta e recepita, per restituire il senso perduto alla storia umana e ai suoi protagonisti.
Cento di questi libri. Daniela Tortorella dialoga con Guido Michelone

Come posso definirla, professor Michelone, nelle sue tante attività?
“Amo definirmi scrittore, o meglio saggista. Sta per essere pubblicato il mio centesimo libro. Scrivere è una delle mie passioni. Passione appunto e professione a metà, perché il mio lavoro è l’insegnamento.
Infatti la ricordo professore al liceo classico Lagrangia di Vercelli e invece adesso so che insegna all’Istituto Cavour, ma soprattutto all’Università Cattolica di Milano dove è docente di Civiltà Musicale Afroamericana.
“Non solo, ma di Storia del Jazz al corso di laurea in Jazz al Conservatorio di Alessandria, l’unica materia umanistica rispetto alle altre che sono tutte di pratica musicale sui diversi strumenti. Continua a leggere
Kafka nel quotidiano della sua grandezza

di Nicola Vacca
Franz Kafka ha scritto sulla condizione umana ciò che nessuna riflessione sociologica e politologica forse potrà mai dire.
Il termine attuale kafkianità appare come il solo denominatore comune di situazioni (sia letterali, sia reali) che nessun’altra parola permetta di cogliere nella sua essenza. Nella kafkianità la cosa più geniale è che si trovano condensate tutte le contraddizioni, tutte le incertezze, tutte le miserie morali del nostro tempo.




