Archivi autore: fabrizio centofanti

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https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

Dal paradiso

[youtube=https://youtu.be/Rj9ZcUFJ6QE]

da qui

Non avevo capito, come spesso
accade. Solamente dopo, quando
magari se n’è andato, e solo in sogno
può venire a trovarti, col sorriso
di sempre. Solo allora ti ricordi
del giorno, del momento. Solo in questa
memoria dell’amore mi sorprendo
a ridere di me, dal paradiso.

Intervista a Karto

karto
 

di Guido Michelone

 

Sulla copertina del disco d’esordio è ritratto come un’autentica rock star: chiodo, ray ban scuri, guanti neri, collanina, gibson in mano. Anche il retro di copertina e l’immagine del dischetto presentano tratti inequivocabili di cultura rock dal divano bolidista in simil pelle, la fonovaligia con tanto di 45 giri sul piatto. Si sente che Giovanni Cartei – in arte Karto – livornese è un giovane cantautore che aderisce in pieno alla filosofia r’n’r. Continua a leggere→

Dylan Poeta. Due nuovi libri sui testi del cantautore

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di Guido Michelone

Chissà se quest’anno il Nobel per la Letteratura andrà finalmente a Bob Dylan? A quanto pare il menestrello di Duluth, all’anagrafe Robert Zimmerman, il maggior folk singer degli ultimi sessant’anni non rientra nella lista dei papabili per il 2016, benché risulti candidato in molte altre precedenti edizioni. Certo, una sua vittoria farebbe scalpore perché sarebbe la prima assoluta per un cantautore ascritto oltretutto al mondo rock e alla cultura giovanile, nonostante le 75 lune da poco passate. Continua a leggere→

Una cosa

[youtube=https://youtu.be/Wx3ZTAQ6boo]

da qui

Eppure c’è da qualche parte il nodo,
la chiave che la porta possa aprire,
nonostante l’oscuro aggrovigliarsi
dei rifiuti. Soltanto ti domando
una cosa: perdona il lungo oblio,
la sosta nel peccato, l’ostinarsi
a respingere il tuo dono. L’altro
non posso convertirlo, non sta a me
aprire i cuori al suono della Voce,
accendere il profondo desiderio
della tua epifania. Mi siedo ancora
sul solito terrazzo dell’attesa,
dove verrà l’amico, sulla Croce.

62. Gesù Bambino

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La nostra vita si orientava sempre più decisamente a Cristo. Ultimamente era emersa un’esigenza imprescindibile di fare ordine, focalizzando un’articolazione e una gerarchia precise nelle nostre attività e ancor più negli ideali, nei contenuti, nei valori di cui i nostri giorni s’impregnavano. In cima a tutto c’era il Cristo, appunto; l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine: una realtà aveva senso solo se partiva da Lui e tornava a Lui. Intorno a questo Capo si arrotolava la pergamena della nostra vita: i progetti, le preghiere, i rapporti, la gamma ricca e varia delle espressioni personali e sociali, il nostro posto nella Chiesa, gli impegni, gli interessi, fino alla lunga lista dei Santi protettori. Perché di protezione c’era sempre più bisogno: con il fondamentalismo alle porte, le tensioni mondiali e quelle all’interno della Chiesa, sembrava che il recente terremoto fosse solo un’avvisaglia di ciò che sarebbe avvenuto di lí a poco. Dall’ex parrocchia provenivano segnali di distacco dalla conduzione precedente, ma il Signore avrebbe riportato tutto alle radici; anche la grande Chiesa avrebbe riscoperto il suo patrimonio secolare, dopo l’azzardo di teologie spericolate che sembravano colpirla a morte. L’immagine del Gesù bambino con il mondo in mano, che avevamo scoperto di recente, era il segno eloquente per dire che l’ultima parola spetta al Creatore, e non alla creatura.

Annamaria Ferramosca. Trittici. Il Segno e la Parola

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di Rosa Salvia

Annamaria Ferramosca, Trittici. Il Segno e la Parola, Edizioni Dot.com Press, Milano 2016

Scorrendo le pagine di questa originale poliedrica plaquette di Annamaria Ferramosca, la prima riflessione che mi viene da fare è che la propensione ad associare la poesia all’esperienza visiva, quella pittorica di grandi artisti meno recenti come Amedeo Modigliani e Frida Kahlo e contemporanei come Cristina Bove e Antonio Laglia, induce la poetessa a trasmettere al lettore la consapevolezza che conoscere e poetare sono un unico movimento, Continua a leggere→

Daniele Pietrini, Il fortino dell’invisibile

Daniele
Ripubblico le mie considerazioni sulle poesie di Daniele, che ci ha lasciato prematuramente in questi giorni. Possa la bellezza dell’arte renderlo presente in mezzo a noi.

***

Caro Daniele,
grazie per Il fortino dell’invisibile, la conferma di un’arte capace di coniugare parola, immagine e anima, oltre che musica: quella matura, e mai scontata, dei tuoi versi. Per me, uomo di fede, è un piacere soffermarmi sugli echi multipli che le pagine fanno risuonare. Come vetrate di antiche e nuove cattedrali, incorniciano scene, percorsi, labirinti su cui quotidianamente si posa il mio sguardo di prete e letterato. Continua a leggere→

Diritto all’oblio

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E se anche tua madre si scordasse
di te, io non potrei, dice il Signore.
Ma il diritto all’oblio? qualcuno obietta.
L’oblio non è possibile all’amore.
E se, da disperato, mi suicido?
Non ti dimentico lo stesso. Dio
è più grande del tuo perdere il filo:
Io stendo la mia mano anche nel buio,
sperando di trovarti qui, e adesso.

Viaggi e miraggi

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La vita è un viaggio verso l’emozione
di vederti risorto all’orizzonte,
come un sogno che sbuca dalla notte
ancora colorato in quel suo modo
ingenuo, imprevedibile, incantato.
Ecco, tu sei quel nuovo che ci appare
quasi chiedendo scusa, per il panico
creato dal giudizio universale.

61. L’arma

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Saper leggere i segni dei tempi, come i vangeli invitano a fare, diventava ogni giorno più importante, per non essere inghiottiti dall’onda anomala di eventi che rischiava di oscurare il senso delle cose.
Coltivare la bellezza era vitale. Ascoltare il silenzio di un tramonto, cogliere la nota gentile di un gesto inaspettato, tra volti accigliati o indifferenti, fermarsi a osservare un fiore germogliato in mezzo ai rifiuti ed al cemento, equivaleva a lasciarsi scivolare su un piano diverso, quello che bambini e poeti scorgono d’istinto, ma che sfugge ai più, nel frenetico tran tran del quotidiano.
Anche questo era un modo per nutrire il nostro spirito, insieme alla preghiera che riempiva le giornate, mezzo essenziale per permettere alla grazia di avere la meglio sul peccato.
Che si trattasse di una dura battaglia non c’era alcun dubbio. Mi avevano colpito le parole di Giovanni Paolo II, a conferma di questa convinzione: “Ci troviamo oggi di fronte al più grande combattimento che l’umanità abbia mai visto. Non penso che la comunità cristiana l’abbia compreso totalmente. Siamo oggi davanti alla lotta finale tra la Chiesa e l’Anti-Chiesa, tra il Vangelo e l’Anti-Vangelo”.
Un tale scontro richiedeva strategie adeguate, ma soprattutto la coscienza che la fede e l’abbandono pieno nelle mani di Dio erano l’arma per uscire vincitori da una guerra che assumeva tratti apocalittici.

L’ombra

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Me la ricordo l’ombra di quel Boeing,
che si sforzava d’essere creduta:
è stata come il simbolo del mondo
demoniaco, entrato nell’umano.
Da allora non possiamo più pensare
a una torre staccata da un’aereo.
Ma se il male è il rovescio del tuo bene,
o Cristo, se la torre non può essere
pensata più da sola, quanti voli
dovranno decollare dalla mente
sgretolata dell’uomo, prima ancora
che dimentichi il volto di mefisto.

60. Iride

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Ci capitava spesso di considerare la grandezza del Progetto a cui tutti siamo chiamati. Mi tornavano in mente le parole conclusive della catechesi sulla carità, predicata da don Mario, a cui ci ispiravamo: “Questa nostra catechesi, in realtà, non può finire: la conclusione deve essere scritta con la nostra vita, perché tutti siamo stati convocati e a tutti il Signore ha prospettato il suo disegno.”
Il percorso era denso di prove, difficoltà e sofferenze di ogni tipo: una guerra all’ultimo sangue tra la luce e le tenebre, Dio e il demonio: potevamo ben dire d’averlo visto in faccia e di comprendere tutta la portata del suo potere distruttivo. Ma era proprio da qui, dall’accettare di passare per l’abisso restando fedeli, che i frutti erano giunti, e il cuore di pietra si mutava in un cuore di carne.
Sentivamo ormai nostre le parole del salmo: “ho creduto anche quando dicevo: sono troppo infelice”. Rimanere e credere, aiutarsi reciprocamente a non indietreggiare, aspettare la chiarezza che sarebbe sopraggiunta, guardandoci dai falsi bagliori delle tentazioni: era questo il compito che il Cielo ci invitava a vivere. E questo era il contesto in cui l’intera umanità veniva immersa: profezie di provenienza diversa indicavano l’inizio di millennio come il punto preciso dello scontro decisivo tra il bene e il male. Era in corso il crollo di una civiltà che mostrava palesemente le sue falle: gli eventi previsti da più parti rappresentavano il preludio necessario all’emergere di un mondo nuovo, annunciato da un’iride di pace, come la preghiera delle lodi mattutine ci spingeva a proclamare, per tenere accesa la speranza

Scrittoio

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Non lamentarti se va tutto male,
se persino chi Dio ti ha messo accanto
è sordo, muto e cieco. Queste parti
dello spazio e del tempo sono fatte
così. Ritorna dentro, non lasciarti
attirare nel buco nero pece
del demonio. Soltanto la pazienza
ha il potere nascosto, la ragione
del tutto. Guarda in faccia l’incosciente
mondo: la tua visione va al di là,
risorge dalle ceneri, dal fondo.

Quando l’uomo smarrisce il senso della vita

aiuto-bao-publishing

Sulla quarta di copertina si legge: “L’uomo è l’unico animale che non sa smettere di essere violento quando cessa il pericolo”. Vero, purtroppo.

La violenza, come la gelosia, come la felicità, come il riso, sono cose tutte umane. Troppo umane, nel male e nel bene. Per averne una conferma vi consiglio la lettura di questo graphic novel, Aiuto!, uscito per i tipi di Bao Publishing da pochissimi giorni (pp. 144, euro 18). Ai testi e al layout Isaak Friedl, alle matite Yi Yang. È la storia di uno scoiattolo che in un angolo del bosco sorprende un orsetto piangente sul pelo biondo della sua grande mamma. Lì accanto c’è la testa mozza del cacciatore che l’ha uccisa. La storia, per così dire – e per come la direbbero i bambini – inizia in parità. All’incirca. Perché – per continuare a parlare come un bambino – aggiungerei che “è stato l’uomo a cominciare”, invadendo il territorio altrui. In ogni caso, lì sulla pagina, le due teste, quella dell’uomo e quella dell’animale, occupano lo stesso spazio, sono reclinate allo stesso modo, le narici solide e amare, la pelle cruenta, gli occhi sbarrati a contemplare il nulla immobile. Continua a leggere→