Archivi autore: fabrizio centofanti

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59. Il Cristo giudice

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Che gli eventi fossero vicini lo dimostrava il fatto che nei rapporti cadevano le maschere: sempre più si rivelavano i veri sentimenti, i fini celati in abitudini o proposte apparentemente benefiche e sincere. Bastava niente per creare attriti che segnavano distanze, incomprensioni che generavano silenzi e malumori. Chi poteva capire che il Signore ci trasformava in monaci guerrieri, sepolti nelle celle a pregare, a scrivere, addestrandoci alle grandi rinunce che la storia avrebbe chiesto di lì a poco? Gesù ci voleva indipendenti: sia dal successo mondano, dal plauso della gente, sia da legami affettivi sotterraneamente esposti alle leggi del “do ut des”. Il Cristo giudice della Cappella Sistina era il simbolo pregnante del nostro cammino: la mano alzata, che minacciava pene eterne, si trasformava, per noi, nel palmo aperto che mostrava la piaga, la pena dell’amore, l’offerta di una vita piena, perché colma di Dio. Ogni giorno, dunque, perdevamo pezzi di passato, ma ci aprivamo ai tesori del futuro, diventato presente. L’Emmanuele, il Dio con noi, ci prendeva per mano e ci lasciava scivolare nel mondo dello spirito, dove buono, bello, vero, tenerezza, comprensione e perdono si facevano linfa vitale che nutriva, energia che ogni giorno ci rendeva più pronti agli eventi che bussavano alle porte.

Domenico Adriano, Dove Goethe seminò violette

Adriano
Domenico Adriano, Dove Goethe seminò violette, Il Labirinto, Roma 2015

di Rosa Salvia

Domenico Adriano è un poeta complesso, anche se le sue composizioni si offrono limpide alla lettura, perché qualcosa resta, nel fondo, di non detto, qualcosa di cui i versi hanno alzato un velo che non vuole scoprirsi per intero, qualcosa che costituisce il rovello segreto dell’occasione e dell’uomo. Continua a leggere→

Roma a 5 stalle

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Il fatto è questo: che di Agnelli senza macchia ce n’è uno. Tutti gli altri, più o meno, ci hanno i loro difetti. La politica comincia da qui: dall’ammissione che nessuno, per primo, può scagliare la pietra a cuor leggero. Se si vuole passare per perfetti, si rischia di cadere brutalmente a terra. Come si dice: dalle stelle alle stalle. Tuttavia non bisogna scoraggiarsi. In fondo, Uno che conosciamo bene non è nato in un albergo a cinque stelle, ma in una stalla come tante, visitato da pastori modesti e analfabeti. Solo se sei disposto a partire dal tugurio dell’umana condizione gli angeli proclameranno la tua gloria. Altrimenti farai la fine di Lucifero, di Dorian Gray, di tutte le luci che hanno presto rivelato un’ombra così fitta da far venire i brividi.

Gauguin il selvaggio

Gauguin

di Augusto Benemeglio

  1. Un maledetto meticcio

Eugène-Henri-Paul Gauguin, un maledetto meticcio, mezzo parigino e mezzo peruviano(per via di madre e in Perù peraltro visse in un certo periodo della sua vita), che prima di fare il pittore fece il redattore de “Le National”, giornale di tendenza repubblicana, e poi l’agente di cambio; lo si conosce , per fama , come un uomo di pessimo carattere : un omone molto forte fisicamente , violento , ubriacone e puttaniere. Nel film su Van Gogh degli anni cinquanta (protagonista Kirk Douglas) fu interpretato, efficacemente , come sempre, da Antony Quinn , che gli somigliava in modo incredibile ( due gocce d’acqua) , peraltro meticcio come il pittore , un messicano mezzo irlandese e anche lui piuttosto rissoso e donnaiolo. Continua a leggere→

L’essenziale è invisibile agli occhi

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È come quando ti spiegano Il piccolo principe: si impegnano, con le loro piroette cerebrali; ma più ti spiegano e meno ti convincono. Il piccolo principe, infatti, non si spiega: è lì davanti e ti guarda, ti parla, e non risponde alle domande. Ma se è lui a domandare, allora non demorde, fino a che non ha ottenuto una risposta.
Guardiamo le stelle e viene in mente lui, la sua rosa, la sua pecora con la museruola. Non sappiamo se la pecora mangerà la rosa; ma sappiamo che in qualche parte del tempo e dello spazio – o forse fuori del tempo e dello spazio – c’è un Amico a farci compagnia. E se nell’universo infinito c’è un Amico, una Persona che ti ama, e tu la ami, allora tutto è diverso. Allora puoi vedere davvero l’Invisibile.

58. Un uomo felice

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In un clima di violenza e confusione, come riscoprire la bellezza dell’uomo, evocata da don Mario nell’atto di fede da lui scritto? La negatività sembrava avere il sopravvento: le notizie di attentati e omicidi si moltiplicavano, cresceva la precarietà nel mondo del lavoro, e i valori fondamentali si disgregavano in un soggettivismo senza limiti.
Il mondo occidentale provava a opporre i suoi valori in risposta alla furia distruttiva, ma di quali valori si trattava? Cosa spingeva persone cresciute nella nostra civiltà, e spesso apparentemente integrate, a lasciare tutto per ciò che ritenevano un ideale tanto alto e attraente da indurli a giocarsi la vita?
La crisi in atto sembrava riferirsi a qualcosa di profondo, alla stessa identità dell’essere umano, alla domanda eterna sul senso delle cose. Un vuoto di valori a cui l’Occidente in declino non era più in grado di rispondere. E come avrebbe mai potuto farlo? La mentalità materialistica non intercetta la realtà ricca e complessa che caratterizza l’essere: corpo, mente e spirito sono dimensioni peculiari, e ciascuna richiede specifiche risposte. Trascurarne una sola compromette l’integrità del tutto. La parola chiave era “
persona”.  Era questo il bagaglio che don Mario ci lasciava: un’antropologia che univa i valori fondanti dell’essere umano con le virtù teologali, ossia fede, speranza e carità. Un uomo può essere felice – sosteneva lui – solo quando, a partire dai valori umani, arriva a dire dal profondo: io credo, io spero, io amo. Era questo che avevamo ricevuto, e che avremmo trasmesso a un mondo più che mai disorientato.

Inerzia #9: il piano inclinato di Galileo

di Antonio Sparzani

Galileo opere

Non si può riprendere il discorso che avevamo interrotto qui  a proposito di Newton senza soffermarsi sull’opera di Galileo (Pisa 1564 – Arcetri 1642), che ebbe l’onere – e soprattutto l’onore – di prestare il suo nome, presso i posteri, al cosiddetto principio d’inerzia.

Se Galileo abbia o no formulato completamente il principio d’inerzia, quello poi ufficializzato da Newton nei Principia, è stata materia di ampie e contrastanti discussioni. Le interpretazioni della sua opera sono state davvero molteplici nella storia del pensiero occidentale, da Koyré a Duhem, da De Santillana a Koestler, da Maier a Geymonat, da Drake a Feyerabend e a Barbour. Per non dire poi dell’evoluzione della riflessione galileiana dagli scritti giovanili ai Discorsi.

Io qui vorrei darvi conto di un momento particolarmente felice del suo argomentare, Continua a leggere→

Tempi durex

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Mi ero perso il fertility day,
col solito contorno di proteste,
ironiche twittate intorno a durex,
oscuri medioevi e bui ventenni.
La mia mente cattolica, d’istinto,
va al versetto di Genesi uno ventidue.
Altri tempi, direte: “Quando il bambino era bambino,
camminava con le braccia ciondoloni,
voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente
e questa pozzanghera il mare”.
Mi consolo col mio Piccolo Principe:
accarezzo la rosa e guardo il fondo
liscio del mio bellissimo pianeta.

Quello che possediamo, di Carmine Vitale

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Mi fa piacere non sapere che cos’è importante
Né cosa volerà giù da un precipizio

Se ci cadrà una sera profumata
O la tua morte e il mese di settembre

Se nelle tue parole ci sia sale oppure solo sete
Se nel mio seme infranto o nelle vene
Presagi della notte o della quiete

So che mi fa piacere guardare un temporale
Che cade a più non posso come un male
Che fa più male ancora di una strada non attraversata
Ma mi fa piacere stare qui a guardare con aria scanzonata
Ciò che finora siamo stati e il cielo che si apre sanguinante

A Loreto, ospite di Gesù

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di Michele Caccamo

…e mi ritrovo pietoso con l’anima all’indietro; alla ricerca dell’istante felice nella veglia degli Angeli: della loro sapienza infinita che nonostante i secoli non conosciamo; di quell’umiltà e potenza così simile alle rose e alle spine. Qui la morte non ha luogo, e neanche l’alternanza universale dovuta alle anime.
La casa di Gesù è eterna, dovutamente segreta. Continua a leggere→

Arrivederci fratello mare. Parole e miti del mare

Mare
di Augusto Benemeglio

  1. Partenza

 

E’ in mare , con l’Odissea, che Omero dà luogo a quella che possiamo definire la madre di tutte le partenze, un viaggio che diventerà per l’uomo il viaggio attorno alla propria prigione. Moltissimi poeti hanno scritto di partenze, ma nessuno come Omero. E tuttavia Cesare Pavese, nei “ Dialoghi con Leucò “, libro-mitologico , libro-pensiero dello scrittore torinese,  un po’ le sue  Operette morali, traccia le linee per un’altra partenza memorabile dell’eroe,  in cui si cerca una spiegazione del  destino ineluttabile e tragico dell’uomo, schiacciato dall’angoscia e dalla disperazione. Pavese, vendicando la sua paura del mare e il suo senso di naufragio, riesce a identificarsi in Odisseo : “Ho voluto essere io ad aggredire il mare  d’improvviso, a scoprirlo, e l’ho fatto in ogni parte…ora posso starlo a guardare e persino tenergli compagnia…in questo dialogo tra Odisseo e Calipso.
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Un poeta astigiano: Padre Franco Mazzarello

A cura di Luigi Maria Corsanico

[youtube=https://youtu.be/D_3PDJr2GNI]

da qui

Vorrei ricordare una persona a me molto cara, che negli anni della mia adolescenza rappresentó, oltre che maestro spirituale, un esempio di vita e di grande amore per la natura e per la letteratura: il Padre Franco Mazzarello, nato a Costigliole d’Asti il 5 settembre 1913 e deceduto ad Aosta il 25 ottobre 1995. Continua a leggere→

57. Triadi

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Tutto procedeva verso l’essenziale. Nelle omelie tornava spesso il tema del bene che fa via via cadere le maschere e i lustrini di uno stile di vita auto illusorio. La triade che il Signore ci consigliava di chiedere in preghiera prendeva più sostanza: purezza, amore e umiltà diventavano i valori che più cercavamo di integrare nella nostra esperienza quotidiana. Mi sentivo in sintonia col finale del racconto L’Orlando pazzo per amore, di Italo Calvino, in cui il protagonista conclude l’avventura con questa sentenza folgorante: “ho fatto tutto il giro e ho capito: il mondo si legge all’incontrario”. Quanto più la società inseguiva i suoi ideali taroccati – il sesso, il denaro, la carriera -, quanto più raccoglievamo, davanti al volto di Cristo, il frutto di un silenzio fecondo, udivamo la voce di uno che grida nel deserto per preparare la via d’uscita dalla catastrofe imminente. I fronti si ampliavano: dal Santuario e dal Centro giovanile a un mondo sull’orlo di una guerra che in me suscitava il ricordo della Piana di Meghiddo: il grande scontro tra il bene e il male, il celebre Armagheddon, era alle porte.

O que será

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Ti coprono, t’ignorano, t’insultano,
ma tu sei sempre là, col tuo bambino
in braccio. La violenza della terra
non può nulla, nemmeno la tenacia
crudele dell’inferno: resti intatta,
Vergine della vita indistruttibile,
Regina dei poeti deliranti,
dei santi senza patria, dei profeti
ubriachi, e dei cantanti.

[youtube=https://youtu.be/gFQBllTyMlA]

da qui

Terrae Motus

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Saremmo partiti senza indugio,
ti ricordi? Come smaniavi, sempre,
sulla sedia, che turgida di luci
procedeva a zig zag, tra le poltrone
e il comò infarcito di statuine
di Gesù e Padre Pio. Ma stamattina
preghiamo tutti e due, fra cielo e terra,
per gli amici di Norcia, di Amatrice,
per la storia che trema, le avvisaglie
di un’epoca che Dio sta partorendo.

Luigi Maria Corsanico legge Federico Garcia Lorca. 18

[youtube=https://youtu.be/63c4PeQ6XMk]

da qui

[youtube=https://youtu.be/nx2NT7_ApZQ]

da qui

A cura di Luigi Maria Corsanico

POETA A NEW YORK
III. STRADE E SOGNI
a Rafael R. Rapún
Un uccello di carta sul cuore
dice che non è arrivato il tempo dei baci.

VICENTE ALEIXANDRE

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