Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

Indistruttibile

[youtube=http://m.youtube.com/watch?v=KUEqqjPh8Cc]

da qui

C’è un punto all’orizzonte in cui s’incontrano
finito ed infinito: più lo guardo,
più mi convinco che il nostro arrancare
su sentieri difficili sia un modo
per prepararci all’attimo del volo,
in cui l’onda del tempo e dello spazio
saranno un nodo solo, un lungo abbraccio
del cielo e della terra, l’impressione
esatta che l’intrico di cui scrivo,
quel labirinto fitto, inestricabile,
la fitta al cuore che ti prende quando
ti pare tutto perso, per l’inganno
del nemico di sempre, solo allora,
nel nucleo incandescente dell’amore,
sarai di nuovo vivo, indistruttibile.

Dominique Villa, Inconcreti Furori

tempesta

di Augusto Benemeglio

1. L’arte suprema della parola

Quando leggiamo i versi cupi tenebrosi angosciosi dolorosi malinconici ( “la malinconia è la vera scienza del dolore e dell’angoscia”) , versi funebri , grotteschi , satanici , apocalittici , talora arcaicizzanti ( “Prima di tutto sopraggiunse la ruina” , “Tutto, tutto affonda” , “Inconcreti furori”, “Nei freddi tramonti azzurri” ) di Dominique Villa dobbiamo oscillare tra il medioevo( i ritmi le scansioni e le rapide scariche elettriche di un Cavalcanti) e il nostro tempo, dove il Nobel di qualche anno fa , Imre Kertèsz , ci dice che la vita è un sogno lontanissimo e assurdo , ma non lo dice alla maniera di Calderon della Barca, né di Primo Levi , bensì della realtà delle cose di oggi , delle cose del nostro vecchio mondo occidentale che è in disfacimento, anzi in “Liquidazione” . Continua a leggere→

Rendez-vous

[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=g50v8oPIwks]

da qui

Non manca molto, credo, al rendez-vous
previsto già da un anno, come vuole
Colui che tutto può. E nel frattempo
si prega, si perdona, si sprofonda,
a volte, nella melma del dolore.
Di questo tempo ci ricorderemo,
un giorno, quando il mondo sarà quello
che avevamo sognato, e le ferite
saranno versi tristi ma preziosi
della poesia di Dio, dell’ombra, in fondo,
lasciata lì dal lembo del mantello.

Piano piano

[youtube=http://m.youtube.com/watch?v=GJ5I0vpy1hU]

da qui

Lasciarsi accarezzare dal tuo vento
che nessuno sa mai di dove venga
o dove vada. Intravedere il sole
tra le foglie degli olmi e la sua scia
larga sull’acqua. Sì, comunque vada,
qualcosa sta cambiando lentamente.
Sentirlo qui, dove per tante volte
la gioia ci ha visitato, come un ospite
venuto da lontano, dopo tanto
tempo: il passato diventa futuro,
l’origine la meta, e il paradiso,
che noi immaginavamo nell’inizio,
comincia solo adesso, piano piano.

Ora

[youtube=http://m.youtube.com/watch?v=07aQnHRZsCI]

Da qui

Vedere in filigrana in fondo al golfo
il tuo volto accanto al suo,
ora che tutto si è chiarito, ora
che la bellezza ha rovesciato il mondo
e che niente, niente può più distruggere
la trama ricamata dall’eterno,
il mare, il cielo, le nuvole appese
al filo che trascina l’universo,
in un vortice d’amore che il mostro
s’impegna ad ostruire, a tutti i costi,
e tuttavia non può, non può, nemmeno
coi trucchi più insidiosi, con gli inganni
più astuti: sarete come Dio, fate
come vi dico io, e vedrete. Niente
può oscurare la bellezza di questo
golfo di Sirolo, dove, lá in fondo,
si vedono due volti, tra la gente.

32. Che cosa sia successo

[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=2YloMfemsoI]

da qui

A Cafarnao c’è di tutto: è un incrocio di traffici, mercanti, doganieri. Potessi passeggiare senza destare l’attenzione, ti godresti ogni minimo dettaglio: le macine dell’olio e del frumento, le reti pendenti dalle barche, le botteghe ricolme di ceramiche. Continua a leggere→

Ti scrivo

[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=NcMBH2yhAec]

da qui

Lo sai, però non puoi, però non vuoi,
se tutto questo amore ti toccasse
veramente, potresti, sì, vorresti
solamente amore, nonostante
le paure, nonostante il rischio,
vinceresti di slancio resistenze
e pregiudizi. Ma non vuoi, non puoi
dimenticare. Se soltanto, all’alba
della domenica mattina, quando
la pietra è ancora rotolata, quando
lo stesso giovane ripete: cosa
cercate, non è morto, è vivo, come
aveva detto negli scritti, è vivo
e vuole fare, delle vecchie, nuove
cose, lui sì che può e che vuole, come
ripete da duemila anni, ancora,
con le stesse parole che ti scrivo.

Dalla sua bocca. Riscritture da undici appunti inediti di Alda Merini

Dalla sua bocca

Dalla sua bocca
Riscritture da undici apunti inediti di Alda Merini
di Michele Caccamo e Maria Grazia Calandrone
ZONA 2013 – pp. 76
euro 10
Collana ZONA Contemporanea

L’internato psichiatrico è solo come il più solo degli uomini. Il poeta prende la parola in vece dell’intera umanità. Questa la differenza. Questa la qualità della gioia senza rimedio dei poeti. Questa la forse involontaria denuncia politica della parolacorpo Alda Merini.

Ebbi già modo di scrivere … intorno all’identificazione assoluta della poesia di Merini con il nudo della sua autrice, specie con quello esposto nelle fotografie di Giuliano Grittini – politicamente, ebbi a sottolineare – come un risarcimento già quasi postumo della sua carne fatta sobbalzare dagli elettrochoc e così rimossa, schierata nel macero ipernumerico degli internati, disertata e infine: disabitata, come disabitata si voleva fosse la carne dei matti nei reparti psichiatrici. Lo vediamo benissimo analizzando questi inediti. Vediamo i risultati dei carichi farmacologici sui territori di un’anima pure assoluta e colma di lucerne e vie di fuga come quella di Merini. (Maria Grazia Calandrone)

J. J. Cale (1938-2013)

J. J. Cale

di Loris Pattuelli

Una cosa bianca che assomiglia al blues, ecco quello che ha fatto J.J. Cale.

Quattro erano i grandi vecchi della scena rock: Bob Dylan, Leonard Cohen, Neil Young e J.J. Cale. Adesso sono rimasti in tre. Se ne è andato il più discreto, il più riservato, il più provinciale.

Un giorno, spero non troppo tardi, scopriremo quanto grande sia stato questo suonatore.

To Tulsa and back, così si intitola un suo disco di qualche anno fa. J.J. Cale era di Tulsa, la seconda maggiore città dello stato dell’Oklahoma. E a Tulsa arrivava Eric Clapton per imparare After midnight e Cocaine, e poi anche Mark Knopfler per copiare tutto e diventare anche più bravo di lui.

J.J.Cale era un autore di culto, non certo una rock’n’roll star. Bob Dylan ci ha messo sei lustri per tornare ad essere libero come lui.

Tulsa sound, così i critici chiamavano la sua musica. E hai voglia a dire gli ingredienti: rock, blues, soul, jazz, country. J.J. Cale ha creato una cosa bianca che assomiglia al blues. E questo, se non è tutto, poco ci manca.

Quattordici sono i dischi da lui incisi. Ne elenco tre (i miei preferiti): Naturally del 1972, Grasshopper del 1982 e To Tulsa and back del 2004. Di lui Neil Young aveva detto: “Il migliore chitarrista elettrico vivente dopo la scomparsa di Jimi Hendrix”.

http://www.youtube.com/watch?v=j0WUfUUQT28

http://www.youtube.com/watch?v=bL3g2JxfJt8

http://www.youtube.com/watch?v=6mqEvcEl4u4

Miracolo

[youtube=http://m.youtube.com/watch?v=zL_RqNJVZoA]

Da qui

Salvato a pezzettini di preghiera
dalle fauci del mostro –
che si serve di docili strumenti
in suo potere -, apprendi un po’ alla volta
il Progetto di un miracolo, l’ora
che scocca nonostante,
il suo volto che appare sullo sfondo,
di là dalla finestra, sulla soglia
della porta. Dentro la luce, pelle
che trema a ogni rumore,
il suo sguardo si posa sull’istante
intenso, sulla sposa
del Cantico dei cantici, nel sogno
del primo pomeriggio, quando insieme
li senti, li ricevi,
lasciandoti portare su dall’onda
del raggio che ti preme, che trasforma
in amore la sferza del bisogno.

31. Al centro esatto del cosmo

[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=TFJ4hN7vxWo]

da qui

Ti piace insegnare, portare la parola di tuo Padre, far capire al mondo che c’è qualcuno che si prende cura, che ama come nessuno potrebbe immaginare. Appena la gente ti si ferma intorno, lasci che dal cuore trabocchi la forza che non puoi più trattenere, neanche se volessi. Continua a leggere→

La città del vento, di Ombretta Ciurnelli

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La città del vento di Ombretta Ciurnelli, Edizioni Cofine, Roma 2013, pagine 110, € 12.

recensione di Anna Elisa De Gregorio

Nella prima lirica dal titolo Puisïa, messa ad esergo, come ad anticipare contenuti e intenti del suo ultimo volume La Città del vento, Ombretta Ciurnelli ci racconta “una” città innominata, ce ne dà una visione di insieme (che si potrebbe adattare, forse, a varie nostre città). Continua a leggere→

Rimedio

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da qui

E non ti sembra vero, palpitare
all’unisono col tempo, pensare
a quello che da allora
aveva aperto un varco all’ignoranza
del Tutto, mentre ora
si affaccia dal terrazzo il panorama
intero, l’emozione
dell’unico possibile rimedio,
con l’estasi del duplice tornare
e ritornare insieme:
passando, le parole si trasformano,
i muri si frantumano,
e il filo si sbroglia a poco a poco.
S’infiamma l’alternanza
del nero e del bianco, nella schiuma.

30. Un peccato così grave

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da qui

Sceso dal monte del tuo non-discorso sei circondato ancora dalle folle. Ecco che cosa è impossibile che manchi, che è vero prima che succeda, perché la gente accorre dove trova ciò di cui ha bisogno, e se ignorasse l’esistenza del Messia, lo troverebbe in un luogo, un evento, una persona, così come il lago di Genesaret riflette le nuvole e la costa, come un dio minore parla d’eternità anche se tace. Continua a leggere→

29. Per davvero

[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=SLU7jRUP8N4]

da qui

Va bene, il discorso del monte non esiste: non hai rivolto alla folla seduta sull’erba, col lago sullo sfondo che è un pezzo di cielo capovolto – l’orma di un Dio che passa e lascia una traccia umida di nostalgia – le parole che Matteo riporta nel Vangelo. Continua a leggere→

Viaggio nella poesia di Nino De Vita

De SimoneIl Cielo sull’altura (viaggio nella poesia di Nino de Vita), a cura di Anna De Simone, edizione Il Menocchio, 2013

di Anna Elisa De Gregorio

Perché in questi tempi “sconfinati”, si continua a sentire l’esigenza di scrivere in una lingua puntiforme, meglio, in un dialetto parlato da una manciata di persone “confinate” in un’isola, meglio in un angolo di isola, che ha nome Marsala? Risponde lo stesso Nino De Vita nel risvolto di copertina di questo libro Il cielo sull’altura dalla bella copertina azzurra, colore delle saline notturne specchiate dalla luna: ‹‹…Ritornando a casa, quella mattina, lungo la strada che fiancheggia le saline con i mulini a vento, meditavo – con amarezza, decisamente – su questo arco di tempo della mia vita, che andava, nella sua “parlata”, irrimediabilmente scomparendo. Continua a leggere→

Guido Michelone intervista Giacomo Verri su “Partigiano Inverno”

PartigianoInverno copertina

di Guido Michelone

Così, a bruciapelo chi è Giacomo Verri?
Papà di due bimbi e persona curiosa. Amo ciò che è strano e ciò che è raro. Mi piacciono le imprese difficili.

Di cosa parla in tre righe il tuo libro?
Dell’uomo di oggi di fronte alla questione morale della memoria; dell’uomo di oggi stretto tra le fittissime maglie della contemporaneità che illudono, distraggono e nascondono, non permettendo più di avere uno sguardo profondo sulla storia. Continua a leggere→

Cipango! di Riccardo Ferrazzi

Cipango!

Generalmente parlando, i romanzi storici non li digerisco. Sono allergico all’armamentario pronto all’uso della docufiction, allo sferragliare di meccanismi arrugginiti, sovvenzionati da apparati polverosi che tengono artificialmente in vita il Saviano di turno, esibendolo negli antri tristi dei fabiofazi o dei corradoaugias, col contorno squallido di claques sottopagate. Ho smesso di inviare romanzi alle mummie imbalsamate della pseudo intellighenzia nostrana, eterodiretta da uno dei tanti potentati economici, possibilmente di sinistra, ma non solo. Continua a leggere→