Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

88. Sul lungofiume

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– E’ più forte di te, Dante, non sai scegliere.
– E’ questo l’aiuto che mi dài?
– Ti ho portato qui per capirci qualcosa, per associare anima e paesaggio, l’unico modo, a volte, per strappare una notizia in più dal pozzo dell’inconscio.
Quai des Celestins si affaccia sulla Senna. Ti ha chiesto di guardare, e basta. La prima cosa che noti è il muretto grigio che separa la strada dall’ansa verde del fiume. Continua a leggere→

La bellezza della scrittura o la scrittura della bellezza secondo Fabrizio Centofanti

di Guido Michelone

Per chi ancora non conosca l’opera di Fabrizio Centofanti, vale la pena leggere dapprima il nuovo e terzo romanzo È la scrittura, bellezza!, per Clinamen, e poi salire a ritroso tra l’abbondante bibliografia; ci sono i precedenti narrativi, Ecco l’uomo e Nessuno è più importante di te, e soprattutto tanta critica come i saggi sugli scrittori Clemente Rebora e Italo Calvino che rappresentano antinomicamente i numi tutelari di una ‘penna’ anomala per la letteratura italiana. Ma è importante scoprire una sorta di trittico ideale composto, fra il 2008 e il 2011, per Effatà, da Prêt(re) à porter, Non superare le dosi consigliate, Guida pratica all’eternità: i tre volumetti, solo in parte ascrivibili alla forma dei racconti, sembrano un po’ la premessa culturale (e forse anche teorica) a quanto si legge ora appunto in un libro che, giocando su una frase tipica del mondo mediatico – ‘è la stampa, bellezza’ – più volte citata nei film americani, appare con umoristica intelligenza non solo un monito alla riflessione, ma soprattutto un elogio profondo alla ‘bellezza della scrittura’ e specularmente un invito fraterno alla ‘scrittura della bellezza’. Continua a leggere→

Il futuro dell’uomo non è solo nella scienza

di Vito Mancuso

Non guardo con sfavore al progresso scientifico, dei cui benefici godo come essere umano e le cui acquisizioni teoretiche cerco di introdurre nella mia modalità di vedere il mondo (filosofia e teologia) e di coltivare la dimensione contemplativa della vita (spiritualità). Però diffido della scienza e della tecnologia quando manifestano un complesso di superiorità culminante in una sorta di gelosa autarchia che si può riassumere così: gli scienziati hanno il potere di intervenire sulla natura umana, l’umanità si deve fidare perché grazie a loro la vita sarà migliore. Continua a leggere→

87. Da oggi

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Ti senti solo. Scendi dalla torre pensando sia tutta un’illusione: l’estasi là in alto, l’immaginazione di te morto sul selciato, l’idea che finalmente possa concludere qualcosa, la domanda di Fofner, la macchia blu del fiume in mezzo alla massa bianca e grigia delle case. Continua a leggere→

85. Un brandello di senso

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Non sai cosa ti ha preso: sai che manca poco alla fine del romanzo, avverti una smania, come quando hai lottato per raggiungere una meta e all’improvviso ti sembra che qualcosa manchi, che i conti possano tornare, ma non siano sufficienti per giustificare tanto investimento di energie. Continua a leggere→

Perché si scrive?

di Augusto Benemeglio

1. Elsa Morante

C’è stata una grande scrittrice, Elsa Morante, che un giorno disse a uno sbarbatello alle prime armi, qual io ero : “ Se non fai soldi con lo scrivere, lascia perdere tutto e va’ piuttosto a rubba’ , che è mejo”. Ma era una provocazione, fanno sempre così quelli arrivati. E poi lei si sentiva frustrata per i successi del marito , Moravia, mentre i suoi libri, anche quelli ultrapremiati non hanno mai venduto moltissimo. Continua a leggere→

84. Da sola

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– Cosa stai cercando, Dante?
– Psicologi e preti fanno sempre le stesse domande.
Riesce a metterti in crisi, questo Nino. Già, che cosa stai cercando? A volte, ascoltando musica, ti sembra di capirlo. Il Liebestod, per esempio, ti ossessiona: spalanca un orizzonte che insegui e ogni volta ti sfugge dalle mani. E’ vero che per tutti c’è un sogno sepolto in fondo al cuore? Continua a leggere→

83. Per errore

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– Sì, la vedo.
– A volte basta un colore, per cambiare vita.
Che strano: il fiume è l’unica cosa sfuggita all’attenzione, come se a contare fosse solo la distesa bianca e grigia delle case, la geometria dei quartieri che si spingono fino all’orizzonte, dove il cielo si confonde con la massa scura della terra. Ti chiedi se sia sempre così, se ci accorgiamo soltanto di una parte di ciò che ci circonda, smarrendo ciò che porterebbe acqua al deserto invivibile dell’esperienza quotidiana. Continua a leggere→

82. L’unica cosa

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E’ appollaiato sul tavolino di colore blu, trasparente, come il resto della stanza. Ti sembra che possa scrutare anche te, oltre i vestiti e il corpo, fino ad afferrarti l’anima: è così che funziona uno scrittore? Non dice una parola, continua a battere sui tasti, come un pianista assorto nella performance della vita. Ti viene in mente un concerto di Rachmaninov, condotto da Ashkenazy già maturo, coi capelli bianchi. Percepisci nettamente le onde sonore che approdano alla camera dal letto sospeso, proprio come il cuore. Che stai cercando? Senti che il ritmo regolare scandito dalle dita può condurti finalmente in porto. E se finora avessi fatto uno sbaglio dopo l’altro? Magari anche Filippo è un bluff per metterti di fronte al fallimento inevitabile, per non smentire l’immagine di eterna sconfitta che ti porti dentro. Perché non si volta, possibile sia tanto preso dal lavoro? E poi, scrivere è un lavoro? Qualcuno ha detto che l’attività del romanziere sia soltanto un hobby, una passione per privilegiati. Forse ha un mestiere e si rifugia qui quando ritorna stanco da un giorno di ferite e nervosismo, per questo si concentra così, dimenticando il resto. Perché ti ha chiesto, allora, se volessi entrare? Sarà l’apparizione improvvisa a suggerirgli un progresso nel racconto? O forse aspettava un’altra donna, un amore perduto che tornasse sui suoi passi, che decidesse di abbracciarlo un’altra volta; e invece ha visto te, che gli hai fatto balenare uno spiraglio, il miraggio di una nuova relazione che potesse smorzare il dolore della perdita, la nostalgia che toglie il respiro e l’appetito. Ti avvicini lentamente: sul tavolo minuscolo, oltre il portatile, c’è una tazza di caffè e un pacchetto di Winston blu da dieci, vuoto. Potresti offrirgli delle sigarette. No, troppo scontato. E se facessi l’offesa, perché non ti ha rivolto la parola? Puoi anche rimanere così, in silenzio, per mostragli che rispetti la sua concentrazione.
– Mi scusi, ma rischiavo di perdere il filo. Quando è arrivata, l’ho collegata a una visita di poco precedente, un uomo che mi ha raccontato la sua storia, forse per sfogo, o per chiedere un consiglio. Vedendola, ho pensato che il pezzo mancante fosse lei. Noi scrittori abbiamo molta fantasia, ogni dettaglio è il pretesto di una svolta. Mi può dire il suo nome?
– Marika.
E’ il nome che aspettava. Ora si domanda se lo scrittore s’ispiri alla realtà o sia la realtà a formarsi da un racconto che lui continua a dipanare battendo sui tasti bianchi e neri, come il pianista in un concerto; si chiede anche se venga prima la trama del mondo, in cui si cerca disperatamente una scintilla di bellezza, o sia il libro a dare un senso altrimenti sepolto sotto la coltre spessa di dolori e di abitudini, le mille cose della vita che nascondono l’unica cosa che conti veramente.

Hyle, Selve poetiche

Hyle
Selve Poetiche

HYLE E’ UNA VETRINA SULLA POESIA CONTEMPORANEA ITALIANA. IL FESTIVAL CONSISTE IN TRE GIORNATE DI LETTURA NELLE QUALI VERRANNO PRESENTATE LE VOCI PIU’ SIGNIFICATIVE DELLE ULTIME GENERAZIONI. L’EVENTO DIVENTERA’ ANCHE UN FILM DOCUMENTARIO CON INTERVISTE AI POETI, E UN LIBRO ANTOLOGICO CON GLI STESSI AUTORI.

10 giugno 2012
Lorenzo Chiuchiù, Vincenzo Frungillo, Isabella Leardini,
Carla Saracino, Maria Rita Stefanini

17 giugno 2012
Tiziana Cera Rosco, Franca Mancinelli, Stefano Massari,
Francesca Serragnoli, Sarah Tardino

24 giugno 2012
Maria Grazia Calandrone, Gianluca Chierici, Andrea Leone, Marilena Renda, Mary B. Tolusso

79. In diritto

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E’ incredibile Parigi, vista da qui: un reticolo ordinato, un disegno fatto di triangoli in cui si stipano le case tutte bianche, almeno così sembra, ed è normale: tutto quello che appare da lontano ha una forma soffice, neutra, un aspetto piacevole e indolore; Continua a leggere→

78. Sulla soglia

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Che fine ha fatto Filippo? Ti sembrava di aver trovato la persona giusta e invece ti ritrovi nella stanza dalle luci blu, con un letto sospeso a mezza altezza, lampade a grappoli che calano dall’alto come meteoriti, messaggi d’altri mondi, che non riesci a decifrare. Continua a leggere→

Marcello D’Orta. Era tutta un’altra cosa. I miei (e i vostri) anni Sessanta

di Guido Michelone

A ventidue anni dallo strepitoso e inaspettato successo con Io speriamo che me la cavo – il libro di temi carichi di strafalcioni dei bambini delle elementari napoletane – e dopo altri libri sulla scuola (dal sequel Dio ci ha creato gratis al recente Aboliamo la scuola), il cinquantanovenne ex maestro partenopeo debutta nella narrativa con un romanzo che sta in mezzo all’autobiografia e al saggio, quasi una memoria storica pubblica e personale, collettiva e privata di un decennio cruciale sia per l’Autore sia per l’intera società italiana. Continua a leggere→

77. Fuochi d’artificio

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Dicono che certe vite si decidano in una notte sola. Ti chiedi se possa valere per Futura. T’illudi che per lei sia lo stesso che per te: che la spiaggia deserta e i vostri abbracci e i sogni che nascono dal buio vigile dei corpi siano stati per entrambi il principio ispiratore di quello che è accaduto dopo. E se invece fosse ancora innamorata del crucco, della sua aria da dandy distratto che non riesci a digerire? Continua a leggere→

Contadini del sacro

di Franco Arminio

Non hanno detto o non ho sentito neppure un nome dei morti, conta solo il numero. E tutte le parole che dicono alla fine tengono lontano il dolore, il dolore del padre che aveva rimproverato il figlio perché non studia o perché si ritira tardi, il dolore di vedere un corpo tumefatto, dentro la tasca il telefonino intatto, la camicia bianca piena di polvere, il pantalone grigio con una macchia di sangue che pare un bicchiere, il dolore del funerale, il corpo dentro il legno, basta un corpo, uno solo che non parla più, mentre un diluvio di parole cade da ogni parte. Continua a leggere→

76. Prima o poi

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– E finì lì?
– Finire è una parola impegnativa. Il ménage con Eleonora era sempre più complesso, faticoso. Gli unici momenti sereni erano quelli nella casa al mare, le ore passate sotto il sole a sognare chissà cosa, perché non sai mai se i sogni dell’uno incontrino quelli dell’altra. Continua a leggere→