Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

Venti

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Ci sono almeno due modi per vivere la vita: l’opportunità ignorata ti pedina, ti colpevolizza, ti rimbrotta. Il pensiero e l’azione, lo studio e la prassi si inseguono in equilibri difficili e a volte inconciliabili. Se t’immergi nello studio rischi di mummificarti, se ti smarrisci nell’azione non hai più sapore, pronto per essere gettato via senza tanti complimenti. L’altalena dura e ti logora, finché un bel giorno ti rendi conto della soluzione: scegliere rischiando, sordo alle sirene e alle critiche che soffiano come venti  rabbiosi contro la tua barca. Finalmente sei te stesso, ma non dirlo a nessuno: l’invidia è la corrente più terribile, attrezzata per sommergerti quando meno te lo aspetti.

Hotel ristorante Lo Scoiattolo

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Campo giovani

E’ un edificio vasto, al termine di una salita tutte curve. L’ingresso è invitante: una sala con mattoni in pietra grezza, un camino moderno, sempre acceso, un bar con i tipi di caffè alla moda in questi tempi di ginseng e stimolanti. L’architettura aiuta a predisporre il cuore, o l’anima, o la psiche: sei chiamato a essere accogliente, a riscaldare, a ridare energie a chi le ha perdute lungo l’arrampicata della vita. La sala da pranzo è ampia, attraversata da tavoli destinati a ospitare i novanta elementi della nostra comitiva, dai più anziani, e già segnati dall’alzheimer – ce n’è uno -, ai bambini che armeggiano col trapano giocattolo per penetrare il mondo di cui ogni giorno scoprono un dettaglio. Lo stanzone suggerisce di ascoltare sia chi non sa nulla della vita sia chi ne sa troppo, come se solo nelle testimonianze più diverse, nel collocarle con pazienza sullo sfondo giusto, si potesse trovare la vera identità, che non è il risultato di un’autoaffermazione, ma l’integrazione del lontano e dell’estraneo. In questo albergo c’è la mappa della vita: basta percorrere una sala dopo l’altra e sai qual è il cammino per ottenere la sapienza trafugata dalla follia del mondo.

Giovanni Granatelli

Giovanni Granatelli, Giuramento, Mobydick

POLVERE SOTTILE

Anche l’assenza della neve
trascrive punizioni
sul bordo del diario

sbiadendo gli ideogrammi
– promemoria per l’inverno –
che avevamo ricopiato

su porte e serramenti
ma vi scrivo per ripetere
le formule complete

del nostro giuramento
lustrando gli strumenti
che servono a cercare

nella polvere gelata. Continua a leggere→

Pietro

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Da quando il Movimento aveva sequestrato le chiese e le sedi istituzionali, la situazione era tornata a essere quella dei primi anni, quando le comunità si riunivano clandestinamente nelle case, diramando la notizia che si sarebbe celebrata l’eucaristia alla tal’ora e nel tal luogo. Il papa trasmetteva messaggi tramite internet ma, con la rete controllata, bisognava ricorrere a stratagemmi sempre nuovi. Capernaum era l’ultimo nome con cui si faceva riconoscere, in ricordo della città dove Gesù, ospitato da Pietro, aveva soggiornato. Gli annunci erano sempre gli stessi: resistete, la preghiera aprirà spiragli nuovi, riusciremo a garantire la parola e il pane in ogni centro abitato. A volte si coglieva una stanchezza comprensibile in un uomo braccato quotidianamente: veniva voglia di fargli una carezza, di dirgli: su, coraggio, siamo con te, per noi la morte è una tassa da pagare all’oppressore, ma non ci faremo distogliere dall’obiettivo. Subito dopo si affacciava la domanda: qual è l’obiettivo? Riemergeva il ricordo di una vita libera, una fraternità senza frontiere, e l’immagine del regno promesso tornava a sovrapporsi alle ronde, alle catene, alle corde oscillanti negli angoli delle piazze e delle vie.

Se prendi tre acini di sale

di Alfonso Nannariello

Puntate precedenti  I –  II –  III

Ognuna avrebbe potuto sposare ognuno. E, per il volere di un padre, si destinavano i suoi giorni a chi avesse voluto.

Il dolore collettivo delle due guerre del Novecento, cambiò per sempre i rapporti tra le persone e il modo di vivere. Il matrimonio iniziò a essere fatto per amore, non più per dovere.
Non deve essere stato proprio così da noi. Continua a leggere→

Quattro frasi in croce

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Sembra facile decifrare i segnali che arrivano ogni momento dall’esterno: quante volte prendiamo fischi per fiaschi, leggiamo un’espressione attribuendole un significato che nella realtà è il contrario? Siamo tutti lettori, spesso impreparati: ci vorrebbe un traduttore per interpretare il linguaggio della gente, un vocabolario da afferrare nella sua unicità irripetibile. Molte cause di infelicità risiedono nell’incompetenza recidiva con cui ci misuriamo col lessico dell’altro, convinti di avere le chiavi per decodificarlo mentre replichiamo all’infinito lo stampino delle nostre quattro frasi in croce. Ogni dialogo è una celebrazione liturgica in cui si cerca di cogliere un frammento del mistero, una scheggia di eterno in cui trapela la terra promessa della comprensione.

La fine della storia

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Arrivammo di giorno e trovammo una spessa coltre di terra, o di sabbia, che copriva tutto. Cominciammo a scavare, augurandoci di trovare qualcosa di riconoscibile, di resistente alle ingiurie del tempo. La prima scoperta fu un’aula che ricordava gli antichi teatri greco-romani, ma gli scranni erano in legno. Estraemmo un biglietto in buono stato di conservazione, in cartoncino rigido; c’era scritto: Ordine del giorno al Parlamento. Le frasi sottostanti risultavano illeggibili; si potevano ricostruire alcuni termini: immunità/impunità; immigrazione; Pomigliano. Notammo anche un rotocalco divorato dai vermi, forse una rivista di enigmistica. Qualche centinaio di metri oltre, dissotterrammo una specie di tempio; ricuperammo un minuscolo foglietto in cui sopravviveva qualche appunto sfrangiato; si leggeva, faticosamente, poveri, coraggio, fedeltà. Nel mondo sepolto da un cataclisma inesorabile, solo alcune parole tenevano duro, contendevano tenacemente con la fine della storia.

Thomas Bernhard. Tre poesie


(Bosco di abeti)

Thomas Bernhard. Tre poesie.

Nel 1957, anno in cui termina i suoi studi alla Hochschule für Musik und darstellende Kunst di Vienna con un approfondimento su Brecht e Artaud, Thomas Bernhard pubblica per la casa editrice Otto Müller di Salisburg, la raccolta di poesie Auf der Erde und in der Hölle (Sulla terra e all’inferno). Da questa raccolta provengono le tre liriche proposte (A.M.C.).

Il giorno dei volti

Domani è il giorno dei volti. Si
solleveranno come polvere
e scoppieranno a ridere.
Domani è il giorno dei volti, caduti
nella terra delle patate. Non posso
negare di essere
colpevole di questa morte delle pulsioni.
Sono colpevole!
Domani è il giorno dei volti, che portano
il mio tormento sulla fronte,
che possiedono il mio lavoro quotidiano. Continua a leggere→

Luciano Erba 1922-2010

A tale told by an idiot… avrei voluto usare il verso di Shakespeare come sottotitolo per questa mia raccolta di poesie, completa o quasi: ma se lo usassi, oltre a non dire niente di nuovo, finirei per cadere nell’iper-limitativo, come vorrebbe la poetica di servizio di uno che non si è mai preso troppo sul serio; peggio ancora e all’opposto, rischierei di passare per presuntuoso, vista l’autorità della fonte. Al massimo, nei casi più fortunati, si dovrebbe poter entrare con le mie poesie nella terra di nessuno, o nella “terra di mezzo”, vedi il mio ultimo libro, sempre con la speranza che dietro il nulla si nasconda qualcosa. In realtà è il nulla stesso che gioca a nascondersi, altrimenti che nulla sarebbe? il nulla si nasconde, diceva infatti un mio verso clausola che ho sempre lasciato nel cassetto per certa sua intollerabile solennità e altrettanto intollerabile facilità a favorire l’arzigogolo, nel gusto di certe controversie teologiche. Continua a leggere→

Metta un dito qui sotto

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Se avessi voce in capitolo, nella politica italiana, porterei avanti il seguente programma di governo:
1) Eliminare gli eccessi nelle retribuzioni e nei guadagni: entrate astronomiche e mensili da quattrocento euro considerati assurdi nella stessa misura.
2) La legge uguale per tutti, senza infamie e senza lodi.
3) Rappresentanti politici eletti dal popolo.
4) Nessun privilegio per la classe politica.
5) Separazione stato/religioni
6) Tasse razionalizzate: esenzioni ai deboli e impegni maggiori per i ricchi.
7) Energia pulita.
8) Sostegno ai piccoli artigiani e commercianti contro lo strapotere delle grandi aziende.
9) Casa per tutti e regolazione degli affitti.
10) Sostegno alla ricerca per la promozione sociale degli emarginati di tutte le categorie (cooperative, diritto al lavoro ecc.).
11) Razionalizzazione dei trasporti e rinnovamento del sistema viario, per la vivibilità nelle città.
12) Assistenza sanitaria assicurata ai non abbienti.
13) Razionalizzazione dell’immigrazione, coniugando accoglienza e integrazione nella vita sociale.
14) Studi e pratiche sulla devianza, per il ricupero dei disadattati.
15) Cura equilibrata dell’ambiente.
16) Istruzione assicurata a tutti.
17) Libertà dell’informazione.
18) Attenzione privilegiata ai problemi della scuola.
11) Promozione della cultura e delle arti a tutti i livelli.

Chi è d’accordo, metta un dito qui sotto.

Ma il cielo è sempre più blu

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Chi non ha mai sognato di entrare nei centri di potere e cambiarne le regole a proprio piacimento? Andare, per esempio, alla Camera o al Senato e far sentire la voce del cittadino insoddisfatto di perdite di tempo e privilegi; intimare a tutti di uscire e decidere per un giorno secondo il bene pubblico; penetrare in Vaticano e sostituire le guardie svizzere con disoccupati della provincia di Viterbo; prendere d’assalto le sedi prestigiose delle compagnie petrolifere, dove tutti parlano in inglese, e costringere a utilizzare il prodotto esclusivamente per le lampade nelle cene romantiche di mezza estate; infiltrarsi nelle redazioni dei telegiornali nazionali e ingiungere di comunicare solo notizie positive; intrufolarsi nelle riunioni delle cupole mafiose e obbligare i presenti a ripetere il nome di ogni morto ammazzato mille volte; forzare le porte delle commissioni dei concorsi e cancellare i nomi dei raccomandati. Chi non ha mai sognato di abolire Sanremo, di cambiare la pubblicità dell’amaro Montenegro, di condannare i sindaci a ripristinare i bagni pubblici in tutte le città, per non essere costretti a ordinare l’ennesimo caffè? Io mi limito a sognare che le feste religiose siano tutte di domenica, per evitare di moltiplicare le omelie. Domani vado dal papa e glielo chiedo, se le guardie svizzere sono state licenziate.

Dalla parte del tutto

a cura di Loris Pattuelli

“Jerry Day is a civic and cultural event that celebrates one of the greatest rock guitarists of all time and San Francisco native son – Jerry Garcia. This event captures the true spirit of Jerry Garcia as we celebrate his legacy, the Jerry Garcia Amphitheater, and recognize his Excelsior roots. By uniting the diverse communities of San Francisco through Jerry’s music, we are creating something extraordinary for Jerry’s childhood neighborhood – the Excelsior District, McLaren Park, and the City and County of San Francisco.”

“Happy Jerry Day to all!”

Signor Garcia, come fa ad essere sempre così su di giri?

Fumo molta marijuana.

Pensa che sia…

Ne vuole un po’?

(Da un’intervista a Rolling Stone del 1972)

www.jerryradio.com

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Scarrafone

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Di tutti si può dire bene. L’amante di Hitler ne parlava benissimo, credo, come del resto gran parte del popolo tedesco, in certi anni. Qual è il confine tra oggettivo e soggettivo? Dove comincia la distorsione esplicita, patente, indifendibile? A Napoli c’è un detto: ogni scarrafone è bello a mamma soia. Madre scarafaggio o madre coraggio, non si sa. Ricordo una scena de La giornata di uno scrutatore, di Italo Calvino. Un padre contempla, al Cottolengo, il figlio incapace di intendere e volere mentre mangia le mandorle portategli da casa. Lascia i suoi campi e viene fino a qui, sapendo che la scena sarà sempre la stessa: il figlio mastica e lui guarda, senza perdere un dettaglio. Cosa c’è di attraente in un quadro così scarno, quasi inumano, per l’assenza di una luce qualsiasi di spirito o ragione? Certo, un figlio è sempre un figlio, ogni scarrafone è bello a mamma soia. In realtà, nello spettacolo grottesco c’è qualcosa di più, descritto con parole che da allora in poi non ho potuto più dimenticare: Ecco, pensò Amerigo, quei due, così come sono, sono reciprocamente necessari. E pensò: ecco, questo modo d’essere è l’amore. E poi: l’umano arriva dove arriva l’amore; non ha confini se non quelli che gli diamo.

Battute

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Per una battuta, può cambiare la vita. Mi capita di ascoltare le persone più diverse soffrire per una ferita verbale, perché qualcuno con una frase le ha colpite al cuore, e per anni si portano dentro una parola pronunciata, forse, per disattenzione o superficialità, o per l’attimo di cattiveria che può impossessarsi di chiunque. La terra è attraversata da battute che sconvolgono l’immagine di sé, producono reazioni disparate, perché non ci sono due individui uguali, ma anche perché lo stesso essere umano cambia da un momento all’altro, da una fase all’altra della vita, di stagione in stagione, per cui un insulto d’inverno non equivale a un’ingiuria in primavera. Nel calderone del mondo, le battute cuociono a fuoco lento la nostra identità, soffriggono l’io fino a farne una pietanza rosolata e indorata, pronta per essere servita alla fame mai sazia della storia.

Il primato morale e ontologico della libertà in Augusto Del Noce (Pistoia 1910 – Roma 1989)

di Adelio Valsecchi

L’11 Agosto 2010 ricorre il centenario della nascita del filosofo cattolico Augusto Del Noce, docente per lunghi anni all’Università Cattolica di Milano. Pensatore sensibile e di grandi orizzonti si è misurato con i cambiamenti culturali della società e, in ogni suo approccio concettuale alla verità, ha sempre difeso la dignità dell’uomo. Nelle sue opere ci insegna che non c’è vera libertà se l’agire dell’uomo nel mondo non evoca il Trascendente.
Claudio Vasale e Giovanni Dessì in un saggio del 1996 sottolineano questa sua peculiarità : per Del Noce Dio, Verità, Giustizia e Libertà sono i parametri che costantemente insistono nella sua elaborazione filosofica. E la libertà « si presta bene per cogliere la genesi del filosofare delnociano, che è doppiamente un filosofare attraverso la storia, nel senso cioè, di un misurarsi vigile e infaticabile con gli eventi», (1) e con gli interlocutori più attenti del suo tempo: Mazzantini, Martinetti, Maritain, Balbo,Lequier,Ugo Spirito e Bobbio.
Il suo pensiero attraversa la storia dell’uomo e la interpella per far emergere un quesito cruciale : come la nostra libertà ci lega a Dio? Continua a leggere→

Una buona volta

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Ho due parole d’ordine: sembra facile e procediamo impavidi. Una filosofia portatile, utile come sintesi estrema di un manuale ipotetico di sopravvivenza. Quando le chiamate drammatiche si moltiplicano – come succede oggi -, quando pare che tutti i malati e i moribondi si diano convegno nello stesso giorno e nelle stesse ore, pronunciare uno dei due motti è un metodo da tenere a mente. Ci sono altre risorse più concrete: mi è stato consigliato il Tachicaf per il mal di testa ininterrotto e sembra che, per ora, sia efficace. A pensarci bene, il motto può riassumere una vita; immagino che quello di Gesù fosse: sia fatta la tua volontà. Con la differenza che, per noi, è una litania con cui ci rassegniamo al peggio; per lui era una lama di luce nel buio fitto dei fraintendimenti. Fino a quando dovrò sopportarvi? si lasciò sfuggire una volta, al colmo dell’insoddisfazione. Fossi stato là, avrei pronunciato sottovoce una delle parole d’ordine con cui avanzo giorno dopo giorno, stringendo i denti, scrutando un orizzonte carico di nubi che il vento dovrà spazzare via, una buona volta.

Utopia

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Siamo nel migliore dei mondi possibili: la popolazione ha trovato un modus vivendi decoroso, con un’equa distribuzione delle risorse alimentari, un’ottima organizzazione sanitaria, fonti energetiche perfettamente compatibili con l’ecosistema; in politica vige una democrazia equilibrata con cambi di governo regolari, nel rispetto dell’alternanza fra gruppi conservatori e progressisti; gli stipendi dei parlamentari sono omologati a quelli dei dirigenti delle aziende statali, senza privilegi e facilitazioni; le religioni coltivano un dialogo accomodante e costruttivo, favorendo la crescita spirituale dei fedeli; la cultura è promossa da un’alfabetizzazione che investe le popolazioni e le categorie più refrattarie; l’economia è depurata da ogni genere di sfruttamento iniquo, non esistono fabbriche impiantate all’estero con retribuzioni minime e divieto di assistenza sindacale. Il sole sorge soddisfatto su un pianeta che non dà più segni di conflitto o di dissenso grave. Mi sveglio alle sei del mattino, adeguatamente riposato: no, non è un sogno, è il migliore dei mondi possibili che si offre anche oggi con proposte confortevoli. Mi lavo, faccio colazione, scendo in strada e mi blocco, davanti all’automobile acquistata di recente con i punti qualità. Cosa mi succede? Mi tocco con la mano destra dietro il collo: ah! Ricordo con sollievo che è sufficiente una ricarica della batteria per risolvere il problema.

Per fare voglia agli sposi

di Alfonso Nannariello

Puntate precedenti  I – II

Non so se il primo piatto al pranzo dei miei furono r cannàzz.

R cannàzz sono un tipo di pasta lunga, quanto i bucatini, ma con un foro molto più largo. Una sorta di grossi maccheroni detti a Napoli maccheroni di zita.
Noi chiamiamo «zita» sia la promessa sposa, sia la ragazza il giorno che si sposa, e «zit» il corrispondente maschile. Chiamiamo «zita» anche la ragazza da marito non ancora maritata, e la zitella, la donna con la pelle che si sgrana arrugginita in ogni sua membrana.
«Zita» una volta deve essere stato un fiore così pieno di grazia che deve essere diventato il simbolo e il nome delle vergini nel corpo e dentro il cuore, un fiore talmente bello che chi sposava una così l’ostentava sulla giacca, al foro dell’occhiello.
Per la festa di nozze il primo piatto erano, perciò, i maccheroni di zita. Continua a leggere→

Il lato ridicolo

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All’università teologica ragionavano spesso sulla profezia: si affannavano a spiegare che non si tratta di una previsione del futuro, ma di parlare a nome di Dio, secondo l’etimologia. Il profeta vede la realtà da un’altra prospettiva, coglie sfumature che sfuggono ai comuni mortali. Ho un amico veggente, dunque non è un profeta: prevede il futuro, ma solo quello altrui. Il talento non gli reca alcun vantaggio, anzi, sembra perseguitato dalla fortuna avversa. Mi chiede preghiere per risolvere questo o quel problema. Con lui mi sento eternamente in debito, perché, quando bruciarono don Mario, mi disse che non sarebbe morto mentre tutti affermavano il contrario, compresi i luminari della scienza. Vedeva le cose da un punto di vista alternativo, forse quello di Dio. Il confine tra veggenza e profezia, a volte, è impercettibile: in ogni caso si tratta di un’angolatura sorprendente, che sfugge alle maglie troppo larghe della sapienza umana, ne svela il lato ridicolo, che inutilmente si cerca di occultare.

Sempre

di Elisabetta Bordieri

-Perchè non è possibile?
-Lo sai il perchè.
-No, non lo so, prova a dirmelo.
-Esistono strade impercorribili.
-Ah si?
-Si.
-Credevo tu potessi permetterti altro genere di risposte.
-Ne ho, solo che questa è l’unica ora che puoi permetterti tu.
-Non mi basta.
-Deve bastarti.
-Sei ingiusto.
-Sei lontana.
-Da cosa?
-Dal capire.
-Non voglio capire.
-Lo vedo.
-Ora basta.
-Come vuoi.
-Non è come voglio io ma come vuoi tu! E’ sempre come vuoi tu!
-Le solite accuse.
-Non è un’accusa, è un dato di fatto, guarda cosa hai fatto!
-Forse hai ragione tu, ora basta.
-Sei a corto di risposte vedo…
-Ascolta…
-Si, ascoltare è la mia migliore occupazione, dimmi.
-L’oro si purifica solo con il fuoco.
-Senti, se pensi di parlare con le frasi fatte lascia perdere.
-La sofferenza…
-La sofferenza!? Serve per redimersi? O cosa? Serve per crescere? Ti prego…
-Non vuoi ascoltare, hai già le risposte pronte, le mie non ti servono.
-Tu stai parlando con le parole di altri.
-Beh di altri….Sei tu che stai parlando con le frasi fatte e di altri, non io.
-C’è tanta pochezza in giro.
-Si lo so.

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