Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

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Lirico terapia. Roberto Carifi

La senti, la puoi sentire
ora che a mezzogiorno si spezza la ciminiera
e nei cantieri un popolo di terra è devastato,
la sentirai più prossima del lume
quando si abbassa sulle tempie ed è la morte
e tu non sai che ritornare nel ventre di tua madre,
prendi per questa via che non conduce
ora che a mezzogiorno il sole è una vendetta
e la memoria secca come fango,
avanzerai dove non c’è cammino
e la miseria splende.

(da Europa, Jaca Book, 1999)

Visar Zhiti, Rrugë që rrjedhin nga duart e mia / Strade che scorrono dalle mie mani

di Mauro Ferrari

Visar Zhiti, Rrugë që rrjedhin nga duart e mia /  Strade che scorrono dalle mie mani, traduzione di Elio Miracco, pp. 344, € 25,00.

Tralasciando ogni giudizio sulla dittatura albanese, già abbondantemente espressa dalla Storia, per comprendere la poesia di Visar Zhiti, poeta di ampio riconoscimento internazionale, è utile concentrarsi sui tre punti dell’accusa, che in sostanza convergono su uno solo: la libertà dell’artista. Un’arte che non è libera non è arte. 
Uno Zhiti ventenne termina la sua prima raccolta di poesie intitolata Rapsodia della vita delle rose, la consegna alla casa editrice statale Naim Frashëri, ai fini di un’eventuale pubblicazione e viene arrestato perché Continua a leggere→

Francesco Giuntini, I colori dell’ombra

a cura di Giorgio Stella

L’ostaggio

Il mio nome è nessuno, uno qualsiasi
preso per caso in questo sporco gioco.
Tocca stavolta a me, non conta il nome,
la famiglia, la storia. Ignote mura e

quattro corde mi legano e nessuno
si muoverà per me, la fine è scritta
nella sfida impossibile, vicenda
che si ripete ovunque, sempre uguale.

Il suo nome è nessuno, uno straniero,
faceva affari in qualche sporco gioco.
Di lui diremo al mondo per notizia

l’identità, daremo poche immagini,
per quanto basta. Attenderemo i giorni
inutilmente. È lotta e nulla più. Continua a leggere→

Charles Bukowski

a cura di Giorgio Stella

E così vorresti fare lo scrittore

E cosi vorresti fare lo scrittore?
Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo
a meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.

se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.

se lo fai solo per soldi o per fama,
non farlo
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.

Se devi startene li a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.

se devi aspettare che ti esca come un ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.

non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e
pretenzioso, non farti consumare
dall’autocompiacimento

le biblioteche del mondo
hanno sbadigliato
fino ad addormentarsi per tipi come te
non aggiungerti a loro
non farlo
a meno che non ti esca
dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all’omicidio,
non farlo
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da sè e continuerà finchè tu morirai o
morirà
in te.

non c’è altro modo

e non c’è mai stato.

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Integrità e Integrazione

«In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue». [Mc.9,38-48]

[vedi anche Numeri 11,25-29]m Continua a leggere→

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Postille alla poesia, di Maurizio Soldini 3. Maurizio Cucchi

Postille al libro di Maurizio Cucchi, La scatola onirica, Mondadori, collana Lo Specchio, 2024

Per chi conosce l’opera in versi, nonché i romanzi e altri scritti, compresi gli interventi di militanza critica pressoché quotidiani, di Maurizio Cucchi, non c’è alcuna meraviglia nel ritrovare nel suo nuovo libro di poesia appena uscito, La scatola onirica, Mondadori, Collana Lo Specchio, 2024, il filo rosso dei leitmotiv che hanno caratterizzato il suo percorso di poeta e di scrittore con la stretta vicinanza a una poetica imbevuta di fenomenologia, con il suo ritorno stringente alle cose e di conseguenza con il caratteristico minimalismo descrittivo, l’oggettivismo e l’epochè, tutte cose così presenti nel nostro autore, che tendono a sbriciolare e a eludere per quanto possibile la soggettività. Come, del resto, da scuola di appartenenza.  Continua a leggere→

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L’era dell’Immacolata

di Giampaolo Centofanti

L’era dell’Immacolata

Luci del borgo antico nella notte,
gialle come la pietra di queste case
oranti da sempre nel semplice ora!

Voi altro non ricordate che segreti
che sciolgono nodi, aprono strade,
per questo un dì venni a cercarvi.

Era quando perso in oscuro cielo
seppi che v’era l’inarrivabile oltre
che veniva pur dove non si poteva…