Archivi categoria: Critica letteraria

Dentro la vita – di Angelo FERRANTE

Angelo Ferrante, Dentro la vita, con una dedica in versi di Gianni D’Elia, postfazione di Plinio Perilli, Bergamo, Moretti & Vitali Editori, 2006.

     Giunto alla sua ottava raccolta, Angelo Ferrante si rivela come uno dei pochi poeti contemporanei capaci di coniugare un lirismo alto, di ascendenza leopardiana (e non solo il Leopardi idillico, ma anche quello, più severo, dei Canti di Aspasia), con un’intensa passione civile – spesso nutrita di toni aspri e polemici, ma anche di una tormentosa e umanissima pietas -, di ascendenza questa volta pasoliniana (e non a caso sotto il segno, anche stilistico, di Pasolini è posta tutta la seconda parte della raccolta). Continua a leggere→

Non capirsi


Il sottrarsi dell’arte al capire razionale, inteso quest’ultimo come atteggiamento primario, è stato sfruttato dal volgare irrazionalismo estetico. Secondo esso il sentimento è tutto. Ma la penetrazione concettuale diviene urgente sul serio quando l’esperienza artistica diventa la cattiva, passiva irrazionalità del consumo e non c’è più da fidarsi del sentimento. Il posto del ricompimento specifico, preteso dalle opere d’arte, è stato preso dal mero chiacchiericcio cui ci si abbandona seguendo la corrente della lingua, il declivio tonale, la complessione oggettuale delle immagini. La passività di quel modo di reagire scambia se stessa con l’encomiabile immediatezza. Le opere vengono sussunte a schemi cui ci si riferisce automaticamente, senza che vengano più conosciute individuatamente. Contro di ciò, e non oggi per la prima volta le opere d’arte devono proteggersi e costringere a un ricompimento che abiuri il capire convenzionale, il quale sarebbe soltanto un inconsapevole non capirsi. Deve venire fuori in primo piano ed enunciarsi il momento dell’assurdo, contenuto costituitivamente in tutta l’arte ma finora ampiamente coperto dal convenzionale.

Quando i libri bruciano i lettori

L’opera d’arte – scriveva Sartre – non ha fini, e fin qui siamo d’accordo anche con Kant. Ma è un fine. La formula kantiana non tiene conto dell’appello che risuona in fondo ad ogni quadro, ogni statua, ogni libro. Andrebbe solamente aggiunto che tale appello non sta in un rapporto privo di fratture con l’impegno tematico della poesia. La spietata autonomia delle opere (non dal soggetto che le scriva o dal lettore che le assimili), che si sottrae all’adattamento del mercato e allo smercio, diventa spontaneamente attacco. Questo però non è astratto, non è un atteggiamento invariante di tutte le opere d’arte nei confronti del mondo che non perdona loro di non adattarglisi completamente. Al contrario, il distanziarsi delle opere dalla realtà empirica è contemporaneamente e intrinsecamente mediata da quest’ultima. La fantasia dell’artista non è una creatio ex nihilo; solo dilettanti e gente fine se la immaginano tale. Le opere d’arte, contrapponendosi all’empiria, obbediscono alla forza di quest’ultima, che quasi respingono la creazione artistica e la rigettano su se stessa. Continua a leggere→

Estate di lettere – Tahar Lamri

Tahar Lamri, Schio (VI), Fabbrica Alta. Azioni Inclementi – IX edizione Festival “Da lontano. La scrittura e il dispatrio” – Domenica 27 Luglio 2008

Prima che Dio creasse Adamo
Si dice che abbia creato tutte le anime della sua discendenza.
E si dice che Dio abbia fatto girare queste anime intorno al suo trono per trecentosessantamila anni.
Si dice che all’inizio ciascuna anima girava da sola cantando le lodi del Creatore.
Si dice poi che, vuoi per il tipo di canto, vuoi per gli sguardi scambiati, le anime cominciarono ad aggregarsi.
E poi, si dice che quando Dio le buttò nel libro dei singoli destini per farli nascere fratelli, padri e figli, conoscenti e amici, si dice che ciascuna anima di quelle che si erano aggregate girando intorno al Trono debba incontrarsi con le altre, almeno una volta nella vita, anche se abitassero emisferi opposti del cosmo.
Si dice che la simpatia non è altro che il ricordo di quell’incontro intorno al Trono.
Si dice che l’antipatia deriva dal non incontro degli sguardi nel pellegrinaggio delle anime intorno al Trono.
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Poesie di Luciana MANCO


(S. Motonaga, Untitled, 1962)

Mezzogiorno.

Piccoli tunnel di culle di boccioli e latte di rugiada sono mare a destra,
in righe di quaderno.
La prima parola, tracciata nella terra.
Vieni mezzogiorno a schiacciare di luce le altezze.
A infrangere di miele i tetti.
Vieni ad affamare le corse dei sognatori.
A scongelare le briciole nei campi. Continua a leggere→

Montale, i due io, e la svolta dei tempi

In uno dei suoi ultimi libri, il filosofo cattolico Jean Guitton (1901-1999) scriveva: “Non vedo nella storia una crisi che sia paragonabile a quella che conoscerà il secolo XXI. Stiamo avanzando verso delle trasformazioni più grandi, verso eventi imprevedibili, di un’importanza inaudita”. In questa transizione, che mette in gioco “l’esistenza dell’umanità come tale”, la poesia autentica vive, descrive, e in una certa misura anticipa le fasi, i processi, gli smarrimenti, e le illuminazioni che ognuno di noi sta attraversando e dovrà comunque affrontare. Continua a leggere→

Forme del desiderio e della voce – Dome BULFARO

wols
(Alfred Otto Wolfgang Wols, Pittura, 1945-46)

Forme del desiderio e della voce

Quello di Dome Bulfaro è un percorso di ricerca e di scrittura molto suggestivo, che trova nella sperimentazione formale (non solo poetica) il terreno più fertile per le sue intuizioni: una traccia fatta di sbocchi, di sussulti improvvisi, osservata da uno sguardo sempre in movimento che rovescia in visione l’esplorazione e la catalogazione dei frammenti del reale in cui si imbatte. Continua a leggere→

LA RAGIONE IN CONTUMACIA di Massimo Onofri

La critica letteraria è viva e vegeta. E pare che goda di buona salute, almeno a giudicare dalla quantità di testi di recentissima pubblicazione. Particolarmente attiva, in tal senso, la generazione dei critici quarantenni-cinquantenni: quella a cui appartengono Onofri, La Porta, Pischedda, Raffaeli, Manica, Belpoliti, Ficara, Leonelli. Giusto per fare qualche nome. La critica letteraria è viva, dunque. È questa è già una notizia. Ma andiamo oltre. Continua a leggere→

Renzo CAU “Una poesia metafisica. Saggio sulla poesia di Angelo Mundula”

Chi segue ed apprezza da anni, come me, la poesia di Angelo Mundula non può non compiacersi di questo saggio recente dedicatogli da Renzo Cau in cui si coglie, fin dalle prime pagine, la profondità e la cura di analisi che si riservano, solitamente, ad autori di prima grandezza. Uno studio in cui però, metodologicamente, tiene subito a precisare nella sua presentazione Carmelo Mezzasalma, richiamando Auerbach (Philologie der Weltliteratur. Filologia della letteratura mondiale, a cura di E. Salvaneschi e S. Endrighi, Book Editore, Bologna 2006), “il punto di partenza non deve essere rappresentato da una categoria generale applicata all’oggetto dall’esterno – deve crescere al suo interno, essere una sua parte. Le cose devono farsi linguaggio, e non si riuscirà mai nell’intento se già il punto di partenza non è concreto e ben circoscritto”. Continua a leggere→

L’infernale Harold Bloom

Si può essere più o meno d’accordo con le “canonizzazioni” che Harold Bloom opera nel suo (ormai canonico) “Canone occidentale”. Personalmente ho sempre trovato ostica la sua interpretazione del Faust, ma ultimamente ho cominciato a ricredermi. Confesso: quando un critico interpreta un’opera interamente ed esclusivamente da un punto di vista sessuale, storco il naso. Credo e spero che il senso dell’esistenza degli esseri umani sulla terra vada oltre il puro e semplice “crescete e moltiplicatevi”. Un parametro interpretativo di questo genere varrà forse per Melissa P. Nel caso di Goethe non sarebbe il caso di andare un po’ più a fondo? Continua a leggere→

L’avanguardia del declino: Arte e incultura a Napoli

di Franz Haas

(dalla “Neue Zürcher Zeitung” – Feuilleton – 21 Giugno 2008)

Erano animati da nobile idealismo i cinquanta allievi di un liceo milanese che volevano offrirsi come volontari nella guerra contro l’immondizia a Napoli, dove però il nobile gesto è stato definito una buffonata e ufficialmente rifiutato. Anche lo scrittore Raffaele La Capria ha accennato stancamente alla notizia, commentando che sempre quando si tratta di Napoli tutto viene subito “un po’ troppo drammatizzato”. Ma è fuor di dubbio che il vero dramma levi il suo fetore fino al cielo in molte zone della città, soprattutto nei quartieri meno esclusivi, oppure là dove non è arrivata la mano protettrice di un boss della camorra. Anche se il nuovo governo ha appena aperto una discarica sotto il controllo della polizia, il problema è ancora lontano dal suo superamento, soprattutto nella tentacolare periferia urbana – come dimostra il recentissimo grido di aiuto che si è levato da Ercolano (l’antica Herculaneum). Si sarebbe “sull’orlo del collasso”, secondo il sindaco della cittadina stretta tra il Vesuvio, la metropoli e il mare. Continua a leggere→

Interzona #13: le diverse idee di letteratura (Alberto Asor Rosa)

Trascrivo una puntualizzazione di A. Asor Rosa su come si rapporti la pratica della lettura (e della critica) alle diverse idee di letteratura:

Se la letteratura verrà considerata come prodotto sociale, noi cercheremo in essa il predominio della rappresentatività (fedeltà, tipicità, aderenza, verosimiglianza) rispetto a un determinato contesto sociale. Se la penseremo come prodotto della storia delle idee, in essa ci sembrerà prevalente il meccanismo in base al quale l’organizzazione formale di una data ideologia produrrà (o dovrebbe produrre…) strutture testuali coerenti con la Weltanschauung dell’autore.

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da “Un viaggio” – Adelelmo Ruggieri

 

*

Non si vede pressoché niente da qui. Si scorge solo il fianco di una collina che scende, e un grandissimo abete dalla chioma regolare. E il tetto di un edificio a una sola falda che d’inverno, le volte che nevica, sembra volere come una slavina venirsene giù. E poi c’è un altro abete, ma questo qui ha le fronde che vanno a casaccio. Continua a leggere→

Così uguale – di Silvia MONTI


(Silvia Monti, Così uguale, postfazione di Mary Barbara Tolusso, Milano, Lampi di Stampa, Collana “Festival”, 2008)

         Parole e opere (mini auto-antologia religiosa)

Dalla sezione love songs – prima parte

(ora vomita tutto senza fare rumore.
vomita.
i colori i ricordi i suoi baci, anche il sole
vomita
i polmoni, lo stomaco, gli occhi
e per ultimo il cuore.
e poi muore)
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La lepre cede il passo all’oro – di Francesca SALLUSTI


(L’immagine di copertina è uno still dal video Voyager, a journey through time and water (2005-2008), di Marco Mazzi.)

[Francesca Sallusti, La lepre cede il passo all’oro, prefazione di Jacopo Ricciardi, postfazione di Stelvio Di Spigno, Forlì, Editrice L’Arcolaio, “I Germogli”, 2008.]

Dalla prefazione (“Nell’universo nessuna cosa può mentire“) di Jacopo Ricciardi

     La sincerità è incanto. Si deve parlare di poesia quando questa è portata con tanta sincerità e quando la sincerità è tanto particolare da porgere un incanto; un incanto particolarissimo e ricco come è quello femminile nel momento unico e privato di una donna che mette al mondo un figlio: questa poesia sembra possedere tutte le doti emotive e propulsive di un animo femminile còlto nel momento di maggiore sensibilità, come è quello, per una donna, della rivelazione di una nascita che si prepara. Continua a leggere→

Cristina Campo, Il culto della parola antica

di Manuela Maddamma

Firenze, Caffè delle Rose, parlo di lei con un suo amico degli ultimi anni, che mi ha appena consegnato alcuni ricordi, due lettere e un disegno, riaffiora in me un suo pensiero.

“Se qualche volta scrivo è perché certe cose non vogliono separarsi da me come io non voglio separarmi da loro. Nell’atto di scriverle esse penetrano in me per sempre – attraverso la penna e la mano – come per osmosi”. Queste parole costituiscono una rivelazione. Mi suggeriscono l’unico modo di affrontare il mondo arcano di Vittoria Guerrini: l’osmosi. Inghiottire ogni sua frase, ogni suo segno.

Vittoria pubblicò la sua prima raccolta di poesie nel 1956 come Cristina Campo, nome col quale decise di diventare nota, pur firmando lettere e articoli con diversi altri pseudonimi: la Pisana, Murena, Vie, Xtina, che ora stillano come petali dalle labbra del mio confidente. Continua a leggere→

L’itinerario di una ‘extravagante’ ungarettiana

di Luigi Paglia

È stata recentemente data comunicazione, attraverso Internet, (LPELS ne aveva parlato qui) di un testo ungarettiano non compreso in Tutte le poesie[1] (e, quindi, neppure nelle Poesie disperse), [2] conservato nella biblioteca privata della famiglia Casalena di Vigevano. La storia del ritrovamento è gustosa e interessante. L´ufficiale Giuseppe Casalena conobbe Ungaretti in trincea, durante la prima guerra mondiale, e ne divenne amico. Continua a leggere→

Vicino Celan – di Elio Grasso

Vicino Celan

Prima di tutto mi chiedo se Marina Pizzi provi interesse per la propria poesia, almeno quanto Francis Bacon abbia amato i propri quadri. Penso che entrambi si siano, in certo momenti della loro vita, riempiti d’amore e di forza barbara per scrivere poesie e dipingere quadri. Continua a leggere→

La terza riva del fiume – Melquíades Fermín HERRERA


(Una delle pochissime immagini esistenti di Melquíades Fermín Herrera. Il ritratto fu eseguito, in stato di trance, a distanza di migliaia di chilometri, e senza aver mai conosciuto o visto il soggetto, da Jean Giraud/Moebius.)

Breve nota di presentazione

Nonostante la mole sempre crescente di pubblicazioni e di studi a lui dedicati, sono ancora moltissime le zone d’ombra che avvolgono la figura e l’opera di Melquíades Fermín Herrera, e pochi, veramente pochi, anche se di grandissima importanza (soprattutto sul piano dell’intelligenza complessiva dei testi che ci ha lasciato), i dati certi e inoppugnabili in nostro possesso. Continua a leggere→

Ciclo di Giuda – di Lorenzo CARLUCCI


(Untitled, 2002, immagine fotografica di Marco Mazzi)

[Lorenzo Carlucci, Ciclo di Giuda e altre poesie, postfazione di Matteo Veronesi, Forlì, Editrice L’Arcolaio, “Il Laboratorio”, 2008.
Dall’opera è stato tratto un video d’arte curato e prodotto da Marco Mazzi.]

IL MISTERO DEL TRADIMENTO. NOTE PER IL GIUDA DI CARLUCCI

     Il Vangelo di Giuda, di cui le sabbie di Nag Hammadi hanno da poco restituito una versione copta, era già indirettamente noto attraverso gli eresiologi della prima età cristiana. Ne parlava, in particolare, Ireneo di Lione nell’Adversus haereses, accennando ai Cainiti, che, in chiave gnostica, consideravano Giuda un illuminato, profondamente compartecipe dei misteri del divino, detentore di una sapienza assoluta ed arcana, e coinvolto, in modo essenziale e necessario quanto paradossale, nel disegno della salvezza e della redenzione, e celebravano il mysterium proditionis, l’arcano e tragico mistero (forse nel duplice senso di segreto e di rito, di enigma e di festa mistica, di viluppo inesplicabile e di via d’accesso al regno del sacro) del tradimento decisivo e fatale, senza il quale, del resto, il disegno della salvezza sarebbe rimasto incompiuto. Continua a leggere→