Archivi categoria: Poesia

A Riccardo Francesconi e a suo figlio Eugenio

 

di Luigia Sorrentino

parli al cuore del figlio
il mondo che non vede
si genera da solo
da quella caduta, la testa
fra le mani del caos
l’ordine che regge
e tutto ripone al suo posto
regge il trave della testa
come un acrobata lo sversi
e dalla fronte cade ancora
cade e non annienta
dalla vetta che i secoli
raggiungono, nella guarigione

nella benda l’ampiezza
come un dio saldi in lui
l’eroe di ogni azione

30 giugno nell’anno 2008

Maria Pia QUINTAVALLA “Selected Poems”

Un’antologia – da ànthos (fiore) e légein (raccogliere, scegliere) – è per un poeta occasione preziosa per guardare a ritroso sul suo cammino artistico; rivedendo quel secondo corpo cresciuto assieme al primo, fisico, materico, a cui è simile solo quando invecchia, con lui, nell’incedere lento e inesorabile degli anni, e dei suoi sapori e lacerti; ma che se ne distacca, talvolta, come in questo caso, per affermare un’identità e una fisionomia irriducibili al tempo, alle riletture, al mutare di gusti e di canoni; e si sceglie, dunque, salvando poco o molto del lavoro di anni, lasciando in ombra. Continua a leggere→

il moscerino della frutta

 

di Mario Bertasa

da spiaccichii d’acini nel furgoncino

levato il plasticone uno sciamare

moscerini d.o.c. Oltrepò pavese

clandestini oramai in bassa Brianza

ma qui che uve che ci vengono a fare

i più pigri sul mosto hanno ristagnato

gli arditi si sono spinti su altre frutta

sbuccio fichi eccoli sulle bucce nel secchio

dell’umido sotto al lavello giù il coperchio

ali afone e spirotrombe invisibili

sull’orlo della caraffa sulle ambrosie

giallo profumo di decomposizione

tutto sommato discreti così piccoli

uno punta deciso verso la mia bocca

mai mi sono sentito così zuccherino

parte di un pasto che si disfa

[da Sonetti ipercaudati di circostanza e d’occasione – vendemmia 2008]

Le sincopi, #4 [di Marina Pizzi]

11.

le eresie del vuoto

la chiave scarna che dischiude l’ombra

la brevettai bambina appena civica.

12.

*

40.

ho visto la natura dello scempio

l’oro a zero del falco comatoso.

41.

*

48.

giorno del sale utopia del faro

questa riviera arsa alla palude.

49.

*

65.

amami con lo spettro dell’aurora

qui nel quartiere che sperona le finestre

senza pace.

66.

[da L’eremo del foglio, 2008]

In Itinere – Agostino CORNALI

     Poesie inedite di Agostino Cornali

Agostino

              per Agostino Cornali (1957-1978)

Saltano gli schemi, stanze chiuse
(insopportabile il freddo delle maniglie)
e subito tre fischi dal corridoio.

Ci vuole coraggio a tornare qui
anni dopo la fine della partita
e trovare ante sfondate, vetri rotti
dalle pallonate, odore di cavolfiore
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(ut pictura, ut pictata terra) #2

8.

Con una treccia materna taglia

l’impasto familiare di seme e sangue,

campane per l’allarme dai ladri

che dalla palma attentano alla casa.

La cassapanca nell’ombra

è sovrastata dal quieto ritratto della sabbia

sul volto del figlio, dalla rabbia dei torti

inaugurati, dalle attese di una luce intera.

 

9.

Gelo di verità ai vetri stende

una tela di schiuma per le dita.

Il selciato di mastri scalpellini,

forse provenienti da altre valli,

e poi svaniti come un popolo

di voci, di vesti zingaresche,

conserva la nota del clarino

del soldato appiedato, da un oltralpe

di fame di un paesaggio.

Augusto Benemeglio, Ultimo tramonto in Sudafrica

Augusto Benemeglio, Ultimo tramonto in Sudafrica, Lecce, Terra d’Ulivi, 2008, euro 8.

Un poemetto in cui ravviso l’acqua impetuosa che discende da un impervio e scosceso torrente, in piena. Scorre nell’alveo, tracima, trascina; mette paura, angoscia, ma nello stesso tempo affascina, ammalia, ti coinvolge, ti trascina nella sua rovinosa corsa. Dovrebbe alla fine sfociare nelle acque placide e sicure del mare, ma la foce, lo sbocco non si intravedono , pur sapendo che esistono, che sono necessari. Forse sono solo un po’ più in là. Sono versi tristi, tormentati. Incisi con il fuoco nelle carni e nell’anima. Scolpiti nella mente con parole pregnanti, forti, indelebili. Una sorta di stemma dell’inquietudine , dell’ansia di una ricerca della pace, di un deciso sussulto d’orgoglio nei confronti del suo io e della sua storia familiare, accomunati in una mal celata e sofferta nostalgia. Un registro originalissimo che fonde lirica e meditazione, elevazione mistica e sensualità: una miscela perfettamente dosata che non smette di affascinare e far riflettere. Letteratura come terapia? O come esorcismo? Parziale o provvisoria consolazione di un doloroso evento altrimenti insopportabile? Un pathos assolutamente genuino che si sprigiona da queste pagine privatissime e, insieme, universali; un pathos che coinvolge e commuove. Si coglie il senso di sottile sconfitta che si annida in un evento liberatorio ( la morte del papà) che lascerò traccia indelebile di una ferita dell’anima in fondo alla quale trovi con smarrimento ma con coraggio la consapevolezza della condizione umana. Una sofferta elegia in un miracolo di stile che riesce a far coincidere un vasto corredo di evocazioni liriche, di intimistiche nostalgie, di scavi abissali fino alla radice dell’esistere Continua a leggere→

Ti bacio

Ti bacio
a occhi chiusi
bacio gli occhi e le ossa
che stanno negli universi più nascosti
e quello che di te c’è qui
in questo mondo
che si scuce
la carne appena calda accarezzata
in controluce

Filastrocca dei gatti che scrivono*, di Nadia Agustoni

I gatti scrivono favole ai bambini
ma non lo dicono le lasciano in giro
perché solo il caso le faccia trovare
e sembrino storie ancora da creare.

I gatti, bisogna saperlo, non sono un animale
ma angeli con la coda che fanno innamorare
e se per accidente dovessero sparire
sarebbe un giorno da piangere e soffrire.

I gatti vanno fuori ma amano rincasare
e a fuoco fuocherello gli piace di giocare
e se ogni gioco vale e ogni gioco è un poco amare
non ditelo a loro potrebbero scappare.

* a Viola Amarelli

Roberto CECCARINI “Giorni manomessi”

Da La guerra sparita – i giorni manomessi


dopo i passi dei morti
l’orologio dei vivi turnò
all’ora stabilita

i vivi cercano i morti
nelle loro stanze senza civico
ascoltando la voce della memoria,
gli annodano le braccia intorno
credono che ogni cosa
non abbia fine,
sia eterna (e atroce)
come la storia.

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L’ordine naturale delle cose

abituazione

quello che c’è contorna e include;
poiché medium, fa velluto di tocchi;
la pelle assuefatta non sente, abituata.
le elitre, le graziose venature ambrate,
le fimbrie: pelle non sente
se non cute penetrata,
e pungiglione. il reticolo nocicettivo
non si cura di piccolezze, risolve
solo il dolore che serve, a suo gusto,
i tocchi giusti. dài a un cane dosi crescenti
di chinino o arsenico, non si è mai
troppo malati. la cecità è idiopatica. – lo sapevi?
il dolore non ha alcun meccanismo attenuativo,
come se ne valesse della vita – il soffrire. Continua a leggere→

Poesie di Roberta CASTOLDI

                        Testi tratti da: Roberta Castoldi, Il bianco e la conversazione, Genova-Milano, Casa Editrice Marietti, 2007.

     senza figure

mi ricordo le cose, qui
sì, ma altre
con l’aria che passa a fianco
come intravedere

perché vedere è le quantità

se puoi portarmi via da lì
stendermi più in basso
che possa passare.

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Misurazioni

di Emanuele Kraushaar

Prendono le misure,
stravolgono le mie giornate
che poi tu sparisci con una noce
cruda tra le mani (come il tuo cuore).
Passiva come la calma.
E io a caccia di moscerini
in questo stagno di fango
sono un cacciatore maestoso.
Come lo sarai tu a nord,
a mani nude a pescare anguille
nel ghiaccio duro e bianco.

fluSSidiverSi – Poesia e poeti di Alpe Adria – Caorle, 19-21.09.2008

di Roberto Nassi

Per tre giorni la poesia è scesa in piazza, anzi in campo, a Caorle. Campo Negroni infatti è la piazzetta che da venerdì 19 a domenica 21 settembre ha ospitato decine di poeti italiani austriaci croati sloveni e ungheresi riempendosi di gente di ritmi e di luce.

Voluta dalla Regione Veneto e dalla Comunità di AlpeAdria la manifestazione battezzata “FluSSidiverSi” è stata baciata da un clima mite e limpido e ha avuto ospiti importanti a partire da Andrea Zanzotto, padrino della neonata e vero princeps inter pares: un suo haiku è stato scolpito sul lungomare della cittadina adriatica e svelato nella cerimonia finale di domenica.

Maturità dei venti che
spargono ovunque mille
e mille semi di fantasia
sanguinea conoscenza

In precedenza, l’abbrivio era stato dato venerdì mattina da un simposio sul tema “La poesia oggi nelle regioni di AlpeAdria” e dal vernissage della bella mostra di libri d’artista di poesia di Valeria Bertesina.

Ma di certo “FluSSidiverSi è stato soprattutto una magnifica occasione di incontro tra i poeti e tra i poeti e il pubblico. La mattina e il pomeriggio, nello spazio caldo e vivace come un interno di Campo Negroni, i poeti si sono avvicendati in gruppetti di 5 o 6 in una serie di reading apprezzatissimi dal pubblico via via più numeroso e attento, intervallati da pregevolissime esecuzioni musicali di volta in volta per flauto e arpa, pianoforte, clavicembalo a cura della Fondazione Musicale Santa Cecilia di Portogruaro.

Non è cosa consueta vedere e sentire insieme tanti poeti e di generazioni differenti (dai 34 agli ottantasette anni!). Voci note e celebrate e giovani dallo stile personale e deciso, dagli idiomi differenti e sempre avidi di senso. Citarli tutti sarebbe lungo ma un paio per area geografica e linguistica a simboleggiare questa mezzaluna di terra tra Alpi e Adriatico, dalla Lombardia alla contea di Vas in Ungheria, vale la pena ricordarli, mischiando vecchi e giovani come erano mischiati nel campo e nelle calli e nei ristoranti di Caorle: Tomaso Kemeny e Fabrizio Bernini allora, e si parte dalla Lombardia (con Kemeny che ha radici all’altro capo, in Ungheria), Fernando Bandini e Giovanni Turra, siamo in Veneto, Luciano Morandini e Alberto Princis (Friuli Venezia Giulia), Iztok Osojnik e Gasper Malej varcato già il confine sloveno; Gerhard Altmann e Hans Raimund ci riportano a nord, in Austria, in terra d’Istria e di Croazia Giacomo Scotti e Nikola Kralijc; tende un ponte tra Italia e Bosnia la voce profuga di Bozidar Stanisic e Miklos Molnar chiude l’ideale viaggio in Ungheria.

Sono stati in tanti, poeti e comuni spettatori, ad andarsene soddisfatti di quanto sentito: un vero e proprio fermentante spaccato della poesia contemporanea, interessante per il critico che intenda valutarne percorsi osmosi e prospettive ma soprattutto per gli amanti del bello della riflessione della poesia.

Non sono mancati durante i tre giorni spazi dedicati ai piccoli e tenaci editori di poesia e discussioni sulle possibilità di far entrare la poesia contemporanea nelle scuole e incentivare la traduzione dei poeti; così come momenti specifici per i bambini e i ragazzi (laboratori multimediali, cantastorie, letture poetiche e illustrazioni per i più piccoli), mentre le sere si facevano vibranti dei versi di Rebora e Zanzotto scanditi magistralmente da Patrizia Valduga o si avvolgevano intorno al dramma umano di Sylvia Plath interpretata dalla slovena Sonja Polanc nello spettacolo “Inseguimento”.

“FluSSidiverSi” è stata una nascita, e come tale ha sgambettato bene. Gli auguriamo di crescere in quel palpabile entusiasmo settembrino e lunga vita.

(locandina e annunci dal sito della Regione Veneto)

Notturno settembrino

 

sono arrivato al muro.
il paese di settembre
mi ha dato il suo verdetto:
devi dimettere quest’ansia
di trovare compagnia
l’ardore della tua ansia
è solo tuo
non lo puoi chiedere
agli altri
non li puoi sempre avvisare
che chi non muore adesso
non potrà morire
mai più. Continua a leggere→

La mano tronca – Ferruccio MASINI

(Da: Ferruccio Masini, La mano tronca, Bari, Dedalo Libri, “Collana Bianca”, I ed., 1975)

Mio giorno
che ti disseti nell’ombra tagliente del pietrisco
nella vertigine delle più alte torri
sei quel poco che mi fu concesso
per elevarmi fino alla mia statura
e scavare la terra e far crescere il grano
Gli anni che si distillano nei tuoi silenzi
sono un filo impalpabile a cui si sostiene il mare
la forma del vento la conchiglia sonora della tua piccola
eternità Continua a leggere→

C’è gente che si distrae

di Emanuele Kraushaar

C’è gente che si distrae
per giudicare la disattenzione
degli altri e ne vien fuori
quel pasticciaccio brutto
che tutti sappiamo.
Ti avevo promesso il mio
disastro e la polvere
delle mie macerie.
Ma queste cose poco serie
–  lo sai bene – ci fanno nausea
dall’interno di cassa.
Come il colpo di zoccolo
di un asino in salita ripida.