Archivi categoria: Poesia

C’è luce in me

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c’è luce in me
il cuore sembra un orologio
di un campanile alla controra
c’è calma in me
oltre la superficiale agitazione.
da questa luce
da questa calma
io mi stacco e ti parlo
e ti ascolto
dentro il buio del mondo
dentro il buco della tua anima
che trema.
non ti lascerò mai,
cento anni dopo che sarò morto
la tue costole spunteranno
in mezzo alle mie ossa,
respiremo insieme
il nulla eterno
ma faremo anche di più
e lo faremo fin da ora
in una potente vicicinanza
che comprende tutto:
glorie paure affanni,
giri di follia
lungo le spire inutili degli anni.

La natura e il viaggio: intervista a Davide Sapienza

[youtube=http://it.youtube.com/watch?v=nAKkGpm4SkM]

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Davide Sapienza (www.davidesapienza.net) è uno scrittore che esplora, ed esplora l’anima della natura, nel Grande Nord e nei luoghi più remoti. Dove l’uomo è solo con se stesso, con la sua anima e con quella del mondo. Continua a leggere→

L’ordine naturale delle cose, di Domenico Lombardini

L’ordine naturale delle cose

abituazione

quello che c’è contorna e include;
poiché medium, fa velluto di tocchi;
la pelle assuefatta non sente, abituata.
le elitre, le graziose venature ambrate,
le fimbrie: pelle non sente
se non cute penetrata,
e pungiglione. il reticolo nocicettivo
non si cura di piccolezze, risolve
solo il dolore che serve, a suo gusto,
i tocchi giusti. dài a un cane dosi crescenti
di chinino o arsenico, non si è mai
troppo malati. la cecità è idiopatica. – lo sapevi?
il dolore non ha alcun meccanismo attenuativo,
come se ne valesse della vita – il soffrire. Continua a leggere→

Segnalazione

Ho il piacere di segnalarvi l’uscita su Nazione Indiana del mio Canto di una ragazza fascista dei miei tempi, rimaneggiato musicalmente con grande maestria da Orsola Puecher. Per chi volesse sentirlo, lo trovate colà. Ciao.

Buio (Parole e ore della nuova morte) – di Adriano PADUA

Adriano Padua – Buio (Parole e ore della nuova morte), 2008, inedito.
                           (Qui altri testi tratti dalla stessa opera.)

                            Allora sarà bello quando noi
                            che qui abbiamo abitato
(amato)
                            saremo tutti nomi morti
                            saremo tutti dai nostri stessi
                            semi – gli ultimi esiti pieni –
                            perfettamente finiti, senza resti
                            in nessuno che abbia
                            – sia pure irriflessa – parola

                            (Marco Giovenale, La casa esposta, 2008)

1

la nostra cerimonia è cominciata
sediamo su un altare
di macabre parole

noi siamo le banali
vittime designate
corpi sacrificali
a cui spetta la gioia

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Wolf Wondratschek(Germania, 1943): La solitudine degli uomini

Gehängte noch singen
Die Spanier lie?en nur die Steine stehen.
Was Gold war, wurde ausgeraubt und weggeschafft.
Es wehen noch die Winde mit der Kraft
von Göttern, deren Reiche untergehen.

Was helfen Messer gegen Kugeln und Kanonen?
Liebe ist Blut. Gehängte noch singen die Lieder
der Hoffnung, Balladen erzählen von Heldentaten
und kommenden Revolutionen.

Dann kehren, mit dem Mut vom Leben schon Erlöster,
auch die Toten wieder und lassen die Erde erbeben
in Kriegen, die eine neue Schöpfung gebären –

denn einer lügt bei jedem Abendmahl.
Aber Verlierer wissen: auch siegen
ist nur der Anfang einer anderen Qual. Continua a leggere→

Feaci poesia

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Per ogni voce che dentro l’ombra grida
(A Fabrizio Centofanti,
scritture in margine di Francesco Marotta)

1.
Parli dell’ombra. Della nostalgia di luce che dentro l’ombra grida. E racconti al silenzio tutte le parole del cammino. Come chi chiama accanto, ad ogni passo, l’assenza che non lascia impronte sul sentiero. E offri ali. Strappate al giorno in regole di pianto. Non per spiccare il volo oltre gli sguardi, ma perché siano un lascito d’amore, una memoria che dà riparo al cielo, alle sue acque.

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A “Impronte sull’acqua” il Premio Renato Giorgi 2008

Accolgo con gioia la notizia che il Premio Renato Giorgi 2008 è stato assegnato a Impronte sull’acqua di Francesco Marotta. Il premio consiste nella pubblicazione in volume della raccolta vincitrice, che da oggi, giornata della premiazione, è pertanto disponibile anche su carta, per le edizioni de Le voci della luna. Approfitto dell’occasione per proporre un testo critico di Luigi Metropoli tratto dall’antologia Leggere variazioni di rotta e riproporre una selezione dell’opera premiata.

La liquidità del verso: Francesco Marotta
di Luigi Metropoli

«Tutto quello che ho scritto a partire dalla metà degli anni Novanta, non è altro che un “tentativo” di dare corpo […] a un’ipotesi teorica scaturita […] da tutta una serie di letture, di riflessioni e di studi incentrati sulla possibilità di investigare, e dare voce, agli spazi che si aprono tra pensiero e canto» (da qui). Continua a leggere→

Parole di carne e ossa : Alaide Foppa

Costa poco la parola, anzi, non costa nulla. Tanto, la si dice soltanto e dire non è fare. Dire non vale. Non è vincolante. Non è una promessa. Si può sempre tornare indietro, tanto l’ho solo detto. Siamo abituati a poter dire tutto ciò che vogliamo senza temere alcuna conseguenza e infatti diciamo tutto, siamo circondati di parole e produciamo in continuazione fiumi di parole, parliamo senza fine, senza pensare, scriviamo, leggiamo, pensiamo, le parole non ci lasciano mai in pace ( e nemmeno noi a loro concediamo un attimo di tregua), ci girano sempre intorno, le sentiamo, ma non le ascoltiamo e se le ascoltassimo, scopriremmo che il più delle volte non significano nulla. Tutto è possibile, tutte le parole sono permesse e in questo fiume traboccante le parole non si distinguono più. Continua a leggere→

Cinque poesie inedite di Hernán Felisberto DONOSO


(Salvatore Garau, Rose tra i laghi, 2001)

                   Rendere visibile l’inespresso equivale ad acquisire
                   immancabilmente universi esposti alle sirene
                   dell’abissalità. Equivale a perdersi nelle forme che
                   intendono restituire le oscure articolazioni dell’essere.
                   Nella convinzione che solo il riferimento a ciò che
                   dev’essere manifestato dia al pensiero la capacità di
                   misurare le segrete (im)possibilità del linguaggio,
                   sino alla fondazione di altre architetture.

                   (Anterem, XIV, 39)

     Altre architetture

scrivendo di luci appassite in luoghi di visione
straniate nel sabba del risveglio
bivacco immaginario di mercanti di sabbia dal profilo in rovina
abbandonare filamenti d’estasi ai roseti

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I fiori della gratitudine – Poesie inedite di Enzo FERRARI

 

     GENOVA E I SUOI TETTI

In questo lento giorno
non è dato sapere
dove siano salute e felicità.
I tetti sono grigi dell’ardesia.
La salsedine si è fermata
alle finestre.
Tu già lontana
poni la mano stanca.
Sui rami carichi di frutti
rossi e maturi
pigramente indugia
il mulinello delle parole.

 

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“O ator, segundo Camus” di Iacyr Anderson FREITAS, con traduzione in dialetto siciliano di Marco Scalabrino


O ATOR, SEGUNDO CAMUS

Tudo o que edifico
deverá ruir em breve.
Vede: estou úmido ainda de nascer, nasci agora.

A vida a que me dou
se exerce em duas horas.
Não tenho tempo para o que me transcende.
O perecível me toma em seus braços,
o perecível me sonda, me invade.
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La polifonia del mondo – Viola AMARELLI

linda allison
(Linda Allison, The Coral Reef)

     (Da: Notizie dalla Pizia, 2005, e-book, www.vicoacitillo.net)

(la veggente)

So, i granelli di sabbia
la misura dei mari,
le direzioni d’aquile e di venti.
So dove l’ali di farfalle ogni momento.
So, l’urlo e il muto,
quello che è stato come ciò mai nato.
So, fatica di termiti
lucertole al salice inseguite.
So, che sapere non serve,
so l’infelice.

 

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(ut pictura, ut pictata terra) # 10 (fine)

10.

Nell’ordinanza e dominio dei colori,

concede eredità, rinunce

agli avi, ai successori,

s’apre ai muti

cori mattinieri del vallone,

millesima i dolori.

Il bastione delle soste

meridiane lo conserva

nelle tracce della cava a monte

e dell’altra, ignota.

Calcare ed arenaria sui portali,

fissa antri smussati,

sbrecciati, polvere senza peso

come il secolo.