Archivi categoria: Poesia

“Po essiri” di Flora RESTIVO

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MAZZAMAREDDU

Fu dda ghiotta
di pisci
carrica d’agghia e spezzi
ddu mari di vinu e minchiati
                   chi ni sacciu…

Strata strata
truppicava nna fantasimi
nsivati di tossicu
e fumeri
sintìa ieni scaccaniari
squartariannu
caddozzi di ragiuni ancora viva…
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Intorno alla tua bocca

intorno alla tua bocca
a un certo punto
arrivano le mie mani
la mia lingua i tuoi capelli
e vedo gli occhi
che si aprono in grandi sorrisi
luminosi
e l’anima che danza intorno
alle narici,
tutto quello che c’è sulla tua faccia
andrebbe regalato
ai poveri di spirito,
le tue labbra da dare
a chi esce dai cinema
o dalle chiese
e anche a chi sta a casa
mezzo addormentato sui divani,
la tua faccia in cui compare
qualcosa che solleva la terra verso il cielo
qualcosa che abbassa il cielo
verso la terra.

Nel folto di silenzi senza occhi

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(Federico Federici, L’attimo del paesaggio, 2007)

         Da un’eternità passeggera (IV) – Nel folto di silenzi senza occhi

gravida di polvere
e stupori, monotona
corolla
verdemare,
divampa sul ciglio
levigato della sera –
segreto dispiegarsi
di calici ricolmi
di muschiose piogge
o intrico declinante
d’agavi protese
in bianchi spasmi: –

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Franco Romanò, L’epoca e i giorni

Lunedì 1 dicembre alle ore 18, nella sede di Quintocortile in via Col di Lana 8, a Milano, presentazione della nuova raccolta poetica di Franco Romanò, L’epoca e i giorni, Viennepierre edizioni 2008.

Insieme all’autore ne discuterà il poeta Guido Oldani, prefatore dell’opera. Intermezzi musicali di Beno Fignon.

“Non c’è un testo o un verso in più del necessario. Starei per dire, neppure pausa in più del dovuto… La scrittura di Romanò, certamente apparentata a quella del suo romanzare altrove coevo, si modula secondo una sapienzialità minima, quasi di bisbiglio…” (dalla Prefazione di Guido Oldani)

Paolo Ruffilli, Le stanze del cielo, Marsilio, 2008, 2nda ed.

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Il tuo mistero

Ecco che ditta dentro

la voce oscura

e ti cancella il cielo,

la via e la casa

in cui hai vissuto,

il viso dei tuoi cari…

Ma c’è un abisso

tra quello che promette

e ciò che dà davvero:

una voragine che non

si può riempire,

che ti sottrae in partenza

quanto ti ha promesso.

Eppure già sapendolo

tu ti ci butti dentro

fini in fondo

e quello è il baratro

del tuo mistero.

Fuori dal mondo.

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(digressione sulle torri joniche) xi -xii

ioniche

xi.

Sì, d’una qualche si pasce vampa
da vino amarenato, empito
del sollazzo del ciliegio, durezza
da bastone che solca la selvatica
invasione delle siepi, dei rovi
augurali delle more. In un’elevazione
dalla caccia all’uomo, bandito e forestiera
bevono, amanti, le stagioni del fogliame:
si recano a una sorte segnata di visione
all’altura della Rocca Castello.
E’ pura roccia, calcare
nei calcagni gementi tra poco, nelle storie.

xii.

Siamo di nuovo ad una costretta
luce dell’avvistamento, innalziamo
salendo nuova torre al Sant’Elia,
verso il Kalfa ferroso delle madri.
Spezziamo il legno, mormoriamo
nell’ascesa della morente luce
delle costellazioni, celebriamo
l’alba del villaggio innocente.
Vaniloquenti pratiche anacoretiche
nel procedere insano degli oranti,
un’eco d’ossa ripercuote, giace.

“Vorrei dirti poeta che hai il dovere di parlare…” di Luca PACI

Vorrei dirti poeta che hai il dovere di parlare
di quello che accade nel tuo paese senza
infilare la testa nella sabbia della tua clessidra
Vorrei dirti poeta che devi denunciare
soprusi e prevaricazioni e non
nasconderti dietro il dito della lirica
Vorrei dirti poeta che la poesia è nata
nel parlare e nel parlato ritorna e punge
come la coda dello scorpione
Vorrei dirti poeta ch’è finito il tempo
delle intenzioni e delle pose e che milioni
aspettano un segnale dalla tua lingua di spada

Poesia tratta dal blog personale di Luca Paci  Guardafili

(Vedi anche il blog RizoMa )

Altri abbozzi per *Prometeo*, di Massimo Sannelli

«il principio delle opere è la mente»

se c’è. il suo fine è non avere limiti.

le sorelle e i fratelli

guardano queste cose?

*
un giorno avrete visto

che un uomo esce dall’acqua

vivo. è il nuovo spettacolo

io vedo. quello è un vivo,

dentro l’acqua; e fuori

osserva i panni andati,

ma sono asciutti – *è morto* –

allora è morto, è vivo

anche lui. anche lui

è morto. perché è andato?

e no, c’è ancora è ancora

vivo. che cosa c’entra?

[fervore, ansimando, esagerato]

…

che cosa c’entra? allegro!

la mia pace è con te!

[*moderandosi*]

oh. una sirena in una

parte di mare grida

è lui è lui èeh

è lui, è lui e ritorna
l’uomo. figlio dell’uomo,

non vuoi restare in vita?

figlio della smarrita!

e tu, senza il tuo simile.

Intervista a Massimo Maggiari: itinerari del mondo e dell’anima

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Massimo Maggiari, ovvero un altro modo di rapportarsi al cosmo, all’anima delle cose e all’energia dei luoghi. Il suo percorso di poeta e studioso passa attraverso i sentieri del mondo, e costeggia e si immerge ancora una volta – come la settimana scorsa abbiamo visto con Davide Sapienza – nell’immenso seno del Nord. Continua a leggere→

Il riciclo domestico dell’organico domestico, di Mario Bertasa

il riciclo domestico dell’organico domestico

in giardino è nato da un’idea dell’assessorato

che fa sconto sull’imposta rifiuti a chi se lo

vuole permettere

io ho scattato il reportage sul nostro impianto

da consegnare all’ufficio ecologia per

gli accertamenti – ai complimenti è seguito

un reale sgravio

ora il processo del pulvis reverteris

lo posso monitorare ogni volta che

sollevo il coperchio

e col gusto delle tasse risparmiate mi

turo il naso e resisto all’avvento del

nugolo di Drosofile

che si solleva ad ogni sollevarsi

manifestanti per la temporanea

folata di gelo

ebbene sì in pieno inverno là sotto

si sta al caldo e anche noi sciameremo

fra i termoreattori dei natalizi commerciali

più divoriamo più ci scaldiamo e intanto

l’inverno passa

[da Sonetti ipercaudati di circostanza e d’occasione – Avvento 2008]

Reliquiario d’ombre – di Melquíades Fermín HERRERA

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(Ritratto di Melquíades Fermín Herrera, eseguito da Moebius in stato di trance.)

Ricevo dal Professor Lazzaro Visconti questi “frammenti“, attribuibili sicuramente a Melquíades Fermín Herrera. Si tratta, a suo dire, di testi preparatori antecedenti la stesura del poema sacro Sobre el margen del otro. Il noto studioso sta ultimando sull’argomento un saggio che sarà presto presentato alla comunità scientifica e letteraria internazionale. Noi speriamo che ciò possa avvenire in concomitanza con l’uscita dell’edizione italiana dell’opera di Herrera, già annunciata col titolo Sull’orlo d’altro.
Per ulteriori ragguagli sulla figura del misterioso vate macondiano si rimanda qui. E che i doni di Melquíades siano sempre con voi.

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Bianca Stefania Fedi, Poesie


X.

Maria
Maria amara e forte sulla rotta di Ofiuco stella di mare
veleggia l’orizzonte alla nave, tre rose, Maria, nella bocca,
tre rose e un nocchiere allo specchio tutti i giorni riflessi,
il libro, Sepher, Maria, porgi la chiave, la porta è aperta
profuma l’aria di terra e di sole, lo spirito battezza l’anima
e l’acqua alla fonte là, tra i due fiumi, la culla, l’Amore,
Sophia, tre rose, un punto, un cerchio, la donna, la mia
collana di memorie furtiva prende la mano, Maria,
il gesto, maisì màio, un fiore fresco sospiro
il sogno stampato in controluce il dì di festa
negli occhi del Poeta Beatrice s’avanza
il sorriso, la morte fanciulla, l’orribile restare

ed io.

Io ho sete di fiore quando mi guardi.

 

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Cinque canzoni di Roberto Galofaro

7 gennaio. Ciò che disse il workaholic

Gennaio è bianco latte
non come la neve bianco
piatto, liscio, immobile
non chiamarlo è inutile
non si volterebbe
Ti sei accorto che è ricominciato?
Ora rinumera le stagioni
da una settimana intera
Ricordi la sequenza?
Ormai è bianco e andato
latte versato, tempo scandito
ticchettio, capelli grigi,
un altro suono, l’hai sentito?
Meno di una mano e mezza
i giorni, e già sei stanco
hai rinnovato ancora
la tua sfiducia nella primavera. Continua a leggere→