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da qui

1.
vengono alla superficie pensieri neri tenebrosi
volare dalla finestra
inabissarmi in quell’albero di ciliege
che nasce sotto casa
splendente
luminoso nelle primavere
improvvisamente senza un segnale fiorisce
grappoli di vita felice
inizia così la stagione
dove nessuno immagina di dover morire Continua a leggere
Fu dda ghiotta
di pisci
carrica d’agghia e spezzi
ddu mari di vinu e minchiati
chi ni sacciu…
Strata strata
truppicava nna fantasimi
nsivati di tossicu
e fumeri
sintìa ieni scaccaniari
squartariannu
caddozzi di ragiuni ancora viva…
Continua a leggere
intorno alla tua bocca
a un certo punto
arrivano le mie mani
la mia lingua i tuoi capelli
e vedo gli occhi
che si aprono in grandi sorrisi
luminosi
e l’anima che danza intorno
alle narici,
tutto quello che c’è sulla tua faccia
andrebbe regalato
ai poveri di spirito,
le tue labbra da dare
a chi esce dai cinema
o dalle chiese
e anche a chi sta a casa
mezzo addormentato sui divani,
la tua faccia in cui compare
qualcosa che solleva la terra verso il cielo
qualcosa che abbassa il cielo
verso la terra.
La Ginestra
Il cognome
Dimenticò
Il fiore.
VOTATE LIOY
Passato
Indelebile
Sulla colonna
Di un nobile
Palazzo borbonico.
Vincenzo Cuoco
Non gli impedì
Di finire impiccato
Al suo albero
Di sughero. Continua a leggere

(Federico Federici, L’attimo del paesaggio, 2007)
Da un’eternità passeggera (IV) – Nel folto di silenzi senza occhi
gravida di polvere
e stupori, monotona
corolla
verdemare,
divampa sul ciglio
levigato della sera –
segreto dispiegarsi
di calici ricolmi
di muschiose piogge
o intrico declinante
d’agavi protese
in bianchi spasmi: –
Lunedì 1 dicembre alle ore 18, nella sede di Quintocortile in via Col di Lana 8, a Milano, presentazione della nuova raccolta poetica di Franco Romanò, L’epoca e i giorni, Viennepierre edizioni 2008.
Insieme all’autore ne discuterà il poeta Guido Oldani, prefatore dell’opera. Intermezzi musicali di Beno Fignon.
“Non c’è un testo o un verso in più del necessario. Starei per dire, neppure pausa in più del dovuto… La scrittura di Romanò, certamente apparentata a quella del suo romanzare altrove coevo, si modula secondo una sapienzialità minima, quasi di bisbiglio…” (dalla Prefazione di Guido Oldani)
Il tuo mistero
Ecco che ditta dentro
la voce oscura
e ti cancella il cielo,
la via e la casa
in cui hai vissuto,
il viso dei tuoi cari…
Ma c’è un abisso
tra quello che promette
e ciò che dà davvero:
una voragine che non
si può riempire,
che ti sottrae in partenza
quanto ti ha promesso.
Eppure già sapendolo
tu ti ci butti dentro
fini in fondo
e quello è il baratro
del tuo mistero.
Fuori dal mondo.
***** Continua a leggere
xi.
Sì, d’una qualche si pasce vampa
da vino amarenato, empito
del sollazzo del ciliegio, durezza
da bastone che solca la selvatica
invasione delle siepi, dei rovi
augurali delle more. In un’elevazione
dalla caccia all’uomo, bandito e forestiera
bevono, amanti, le stagioni del fogliame:
si recano a una sorte segnata di visione
all’altura della Rocca Castello.
E’ pura roccia, calcare
nei calcagni gementi tra poco, nelle storie.
xii.
Siamo di nuovo ad una costretta
luce dell’avvistamento, innalziamo
salendo nuova torre al Sant’Elia,
verso il Kalfa ferroso delle madri.
Spezziamo il legno, mormoriamo
nell’ascesa della morente luce
delle costellazioni, celebriamo
l’alba del villaggio innocente.
Vaniloquenti pratiche anacoretiche
nel procedere insano degli oranti,
un’eco d’ossa ripercuote, giace.
basta un poco di caffé la mattina
e la punta del cuore
già comincia a tremare…
(e la coda del cuore
nel fango si trascina).
Vorrei dirti poeta che hai il dovere di parlare
di quello che accade nel tuo paese senza
infilare la testa nella sabbia della tua clessidra
Vorrei dirti poeta che devi denunciare
soprusi e prevaricazioni e non
nasconderti dietro il dito della lirica
Vorrei dirti poeta che la poesia è nata
nel parlare e nel parlato ritorna e punge
come la coda dello scorpione
Vorrei dirti poeta ch’è finito il tempo
delle intenzioni e delle pose e che milioni
aspettano un segnale dalla tua lingua di spada
Poesia tratta dal blog personale di Luca Paci Guardafili
(Vedi anche il blog RizoMa )
«il principio delle opere è la mente»
se c’è. il suo fine è non avere limiti.
le sorelle e i fratelli
guardano queste cose?
*
un giorno avrete visto
che un uomo esce dall’acqua
vivo. è il nuovo spettacolo
io vedo. quello è un vivo,
dentro l’acqua; e fuori
osserva i panni andati,
ma sono asciutti – *è morto* –
allora è morto, è vivo
anche lui. anche lui
è morto. perché è andato?
e no, c’è ancora è ancora
vivo. che cosa c’entra?
[fervore, ansimando, esagerato]
…
che cosa c’entra? allegro!
la mia pace è con te!
[*moderandosi*]
oh. una sirena in una
parte di mare grida
è lui è lui èeh
è lui, è lui e ritorna
l’uomo. figlio dell’uomo,
non vuoi restare in vita?
figlio della smarrita!
e tu, senza il tuo simile.
Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni
Massimo Maggiari, ovvero un altro modo di rapportarsi al cosmo, all’anima delle cose e all’energia dei luoghi. Il suo percorso di poeta e studioso passa attraverso i sentieri del mondo, e costeggia e si immerge ancora una volta – come la settimana scorsa abbiamo visto con Davide Sapienza – nell’immenso seno del Nord. Continua a leggere
Siddu na vota
stabilisci tu e tu sulu
zoccu e comu e cu cui armari,
goditi ssa frevi.
Continua a leggere
viii.
Come una tela o un raschio
graffito, intravede la carne
dell’idea espianta, l’accarezza,
la luce d’offuscata ronda, ovunque
ruderi del Tauro, nel tempo
che sostiene il tempo,
nell’eterna rocca d’assenza.
Nella compitata morte
dei solerti che figliano vittorie. Continua a leggere
il riciclo domestico dell’organico domestico
in giardino è nato da un’idea dell’assessorato
che fa sconto sull’imposta rifiuti a chi se lo
vuole permettere
io ho scattato il reportage sul nostro impianto
da consegnare all’ufficio ecologia per
gli accertamenti – ai complimenti è seguito
un reale sgravio
ora il processo del pulvis reverteris
lo posso monitorare ogni volta che
sollevo il coperchio
e col gusto delle tasse risparmiate mi
turo il naso e resisto all’avvento del
nugolo di Drosofile
che si solleva ad ogni sollevarsi
manifestanti per la temporanea
folata di gelo
ebbene sì in pieno inverno là sotto
si sta al caldo e anche noi sciameremo
fra i termoreattori dei natalizi commerciali
più divoriamo più ci scaldiamo e intanto
l’inverno passa
[da Sonetti ipercaudati di circostanza e d’occasione – Avvento 2008]

(Ritratto di Melquíades Fermín Herrera, eseguito da Moebius in stato di trance.)
Ricevo dal Professor Lazzaro Visconti questi “frammenti“, attribuibili sicuramente a Melquíades Fermín Herrera. Si tratta, a suo dire, di testi preparatori antecedenti la stesura del poema sacro Sobre el margen del otro. Il noto studioso sta ultimando sull’argomento un saggio che sarà presto presentato alla comunità scientifica e letteraria internazionale. Noi speriamo che ciò possa avvenire in concomitanza con l’uscita dell’edizione italiana dell’opera di Herrera, già annunciata col titolo Sull’orlo d’altro.
Per ulteriori ragguagli sulla figura del misterioso vate macondiano si rimanda qui. E che i doni di Melquíades siano sempre con voi.
X.
Maria
Maria amara e forte sulla rotta di Ofiuco stella di mare
veleggia l’orizzonte alla nave, tre rose, Maria, nella bocca,
tre rose e un nocchiere allo specchio tutti i giorni riflessi,
il libro, Sepher, Maria, porgi la chiave, la porta è aperta
profuma l’aria di terra e di sole, lo spirito battezza l’anima
e l’acqua alla fonte là, tra i due fiumi, la culla, l’Amore,
Sophia, tre rose, un punto, un cerchio, la donna, la mia
collana di memorie furtiva prende la mano, Maria,
il gesto, maisì màio, un fiore fresco sospiro
il sogno stampato in controluce il dì di festa
negli occhi del Poeta Beatrice s’avanza
il sorriso, la morte fanciulla, l’orribile restare
ed io.
Io ho sete di fiore quando mi guardi.
7 gennaio. Ciò che disse il workaholic
Gennaio è bianco latte
non come la neve bianco
piatto, liscio, immobile
non chiamarlo è inutile
non si volterebbe
Ti sei accorto che è ricominciato?
Ora rinumera le stagioni
da una settimana intera
Ricordi la sequenza?
Ormai è bianco e andato
latte versato, tempo scandito
ticchettio, capelli grigi,
un altro suono, l’hai sentito?
Meno di una mano e mezza
i giorni, e già sei stanco
hai rinnovato ancora
la tua sfiducia nella primavera. Continua a leggere