
6° edizione – anno 2008
–Organizzato dall’Associazione Poiein con il Patrocinio del Comune di Piateda (So)-
Regolamento per la partecipazione
Archivi categoria: Poesia
Possiamo immaginarla luccicare nella luce del mattino
di Maria Grazia Calandrone
I bambini non hanno organi interni
sono aquiloni
pula
palloncini
etere nelle filze della carne
e catene di ossa
abbandonate sull’altare
di una riva
sono strutture invase dal vento, sono abbandonati
alla incomprensibile bellezza di una specie
che vuole essere toccata dal sole sebbene il sole sia una cosa mortale e abbia una massa
che si riveste di mattino e sboccia
dal costato
bianca e funzionale come un’opera.
—————-
Per l’anima bianca che ci sorregge e le romantiche rose
per ciò che lentamente si corrompe
e interrompe il suo sonno apparente
tra i manipoli verdi di sole
per quest’angelo dai calcagni d’oro
che prende
dai serbatoi
– dai mulini
e dalle legnaie
nel fumo che si alza dalla terra scavata
mentre sente arrivare lo scontento
e sopporta lo stesso
misterioso sorriso
delle fruttifere
per il legno da fuoco che porta il contagio
tra i filari
distoglici dal fatto della morte:
il corpo è nulla
che pensa all’infinito,
melo nel sole
che si versa sul cuore della terra
a corpo libero
con l’ossido dei rami,
la ruggine
e la materia robusta
di insetti dai corpi luminosi e immortali.
Le sincopi, #2 [di Marina Pizzi]
fui col sasso a farmi una scampagnata
così per fiorire il latte senza la carne
le piante grasse con gli artigli pieni
ogni punta una rotta da respingere.
fui la pelle della rema
nel pianto di un corallo
lapidario. fui profanata dal
taglio della spada, donna già
nata con il fatto dentro.
ottusa dalla perla della luna
le credetti per perdermi devota
al tarlo della nuca che non guardo.
[da L’eremo del foglio, 2008]
Una poesia di Villa Dominica Balbinot
Quell’anima era solo una animuncola
(aveva fallito il suo destino, aveva)
sbandava, e fin infebbrava poi,
da una certa sua contrazione nera,
lì nell’inghiottitoio,
tra i brevissimi furiosi feticci,
e con quei pochi inesausti a torturare.
(lì ,sulla soglia del grado vuoto,
nel grande spazio nudo
e di un cielo scavo) Continua a leggere
Dal ponte sconfinato della poesia
Dal ponte sconfinato della poesia
I testi dei sette autori che di qui a poco vi troverete a conoscere, sono il risultato di un’agile selezione della ricca antologia poetica sul ponte sconfinato di Limey e altre poesie, edita recentemente da Lampi di stampa. Diverse le proposte di questi, chi più chi meno qui esorditi, scrittori – eppure stranamente coese: come fossero gli elementi di un improvvisato ensemble alle prese coll’accordatura. La curatela è di Valentino Ronchi, già vincitore del Premio Baghetta (prima edizione, 2007) con il suo prezioso Canzoni di bella vita (Lampi di stampa, Milano 2007), ora fresco di ristampa (riveduto e ampliato). Sua è anche la direzione della giovane collana di poesia “Festival” di Lampi di stampa, figlia di un fine e importante lavoro di ricerca di testi e autori: contraddistinta – diciamolo – da una rara qualità nelle proposte (fin qui i volumi di Raimondo Iemma, Lorenzo Carlucci, Silvia Monti e Federico Zuliani).
sul ponte sconfinato di Limey è il quarto tassello di questo “Festival”, che ci auguriamo possa avere un lungo e altrettanto felice futuro.
Siamo annegati
1.
siamo annegati
siamo annegati nel pozzo delle parole.
fuori
nel sole
striscia un serpente in un pomeriggio
ancora caldo di settembre.
noi siamo qui
noi due e tutti gli altri
noi due e tutti i vivi
tutti mutilati
nello sguardo e nelle braccia
tutti a calpestare una lingua-palude
una lingua che non piange e non ride
ma che solo mutila e divide. Continua a leggere
Tre poesie di Alberto DA COSTA E SILVA

Elegia
Sofrer esta infância, esta morte, este início.
As cousas não param. Elas fluem, inquietas,
como velhos rios soluçantes. As flores
que apenas sonhamos em frutos se tornaram. Continua a leggere
La paura di essere felici
La paura di essere felici
è il grande sguardo di Lucifero
portatore di buio.
Per questo scivolano le mie mani
di un sudore antico
quasi di costruzione delle piramidi.
Quasi di cesaricida.
Come se fossi io
ad inseguirmi in questo presente.
Angelo Maria RIPELLINO (Palermo 1923 – Roma 1978)

Da: Notizie dal diluvio (1968-69)
28.
Vorrei che tu fossi felice, cipollina, vorrei
che tu non conoscessi il cane nero della sventura,
quando sarai uscito dal blu dell’infanzia.
Vorrei che tu non debba portare bazooka,
che tu non debba tremare nel folto di un bombardamento,
che tu non debba pagare per le mie colpe
né vergognarti di me, del mio cicaleggio
e dei miei vani versi e della mia professura.
Vorrei che tu non fossi mai gramo o malato
o maldestro come Scardanelli,
vorrei vivere nella tua voce, nei tuoi gesti, nei tuoi occhi,
anche quando mi avrai dimenticato.
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Ho scostato la sarcina
Ho scostato la sarcina
del mio dolore
su un piccolo baroccio
d’amore. Questo rumore
non si spezza con gli imbarazzi
degli occhi, son gli schiocchi
dell’estate che già sfugge
a farmi riposare sotto un albero.
Non il silenzio
che ho dimenticato l’altro ieri
scendendo dall’ascensore.
Breve meditazione su Callimaco, di Marco Scalabrino
Callimaco, 310 ca. a.C.
“O tu ca passi … / ricordati ca sugnu … patri / d’un Callimacu natu nta Cireni / … pueta”;
“Passanti, tu si’ accantu di la tomba / di lu figghiu di Battu, / bravu comu pueta.”
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La filastrocca dei bugiardi, di Nadia Agustoni
Giocano a carte i due padroni con gli ori e le coppe le spade e i bastoni
e come dei pazzi con i loro lazzi fanno sfiorire i gerani ai terrazzi:
“io sono padrone tanto di più”, fa il primo dei due con voce all’ingiù,
“tu non sei molto, sei solo un ladrone”, tuona il primo dei primi con grosse parole. Continua a leggere
da “Plettro di compieta”, 2008, #4, di Marina Pizzi
102.
impegno di focaccia
per discapito la rotta
questa smodata corsa
di scalini biologici
dati in pasto alle redini
del boia all’aguzzino del palio
in grado di girandola
dolo del vitto il dondolio
del coma. a manciate di marette
il tuo ristagno, il far di marionetta
il rio del sangue la guerra senza
enfasi di fato. tu del cielo
dove sei a far angolo? Continua a leggere
Alda MERINI
Lascio a te queste impronte sulla terra
tenere dolci, che si possa dire:
qui è passata una gemma o una tempesta,
una donna che avida di dire
disse cose notturne e delicate,
una donna che non fu mai amata.
Qui passò forse una furiosa bestia
avida sete che dette tempesta
alla terra, a ogni clima, al firmamento,
ma qui passò soltanto il mio tormento.
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Per costringere la morte tra due accenti

(Max Hansen, On the edge II)
[Leonard Cohen – Dance me to the end of love]
Per costringere la morte tra due accenti
(Chansons d’amour)
un altro giorno di sabbia senza impronte
scivola tra le dita, prende fuoco alla luce ostile
che instancabile danza dove più esile invecchia la luna –
la notte non ha più segreti
e i suoi doni rivelano al corpo
l’estraneo chiarore che avvicina ossa e ombre
in un abbraccio, un colore indefinibile che ama il freddo
come il mattino le rose cresciute sulla lingua – Continua a leggere
Poesia senza confini

Non esiste un’egemonia, un centro della poesia, né una periferia. La poesia ha messo in atto una sua globalizzazione in cui non esiste un nord contro sud, non ci sono superpotenze né piccoli paesi. Esplode come i funghi che spuntano dappertutto, persino sulla sabbia.
Mahmud Darwish, poeta e patriota palestinese scomparso il 9 agosto all’età di 67 anni.
“Dallo stesso altrove” di Marina PIZZI
3.
Con servitù al séguito
Fu che pianse un sillabario vuoto
un baricentro senza corpo
una camicia senza petto
una ciotola al cantone pel micio cieco.
fu che resse una baracca
in mezzo al lusso delle residenze
per farsi chiamare quando occorreva
il disguido delle giostre sulle tombe.
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Dall’Arancia Meccanica alla Nuova Epica Italiana – di Danilo PINTO

(Giovanni Cossu, Girella morta, 2008)
Danilo Pinto – Dall’Arancia Meccanica alla Nuova Epica Italiana
A Clockwork Orange. Nella parola work
un progresso che diventa destino.
Un solo marciare da Metropolis, come
in pillole un cagnetto sentenziava.
E un altro tizio, che si faceva
chiamare come un eroe di Moby
(non certo il dj pelato, jeez) sparava
a raffica il suo nostalgico, balalaico
“morte al Grande Ripieno.”
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VIVERE ARDENDO E NON SENTIRE IL MALE (2007) di Roberto ROSSI TESTA
VIVERE
Va il fiume con lentezza
esasperante e tronfia.
Ma d’un tratto si gonfia,
rompe gli argini, esonda,
dilaga distruttore: Continua a leggere
Le sincopi, #1 [di Marina Pizzi]
(foto di Francesca Woodman)
*****
al muro di confisca
ho conficcato il muso
per ordire un carico di frutta
sacrilega del buio.
ho messo in ordine un cassetto
con la schiuma del rantolo,
con la disfatta del calendario
nessun tempo per fracassare
coriandoli di maschere.
con l’ultimo pensiero ho fatto addio
la servitù del basto appresso
alla rondine.
[da L’eremo del foglio, 2008]









