Archivi categoria: Recensioni

Poesie per un no. Roberto Rossi Testa

Di Nadia Agustoni

Da “una distanza ampiamente inferiore a quella di sicurezza” Roberto Rossi Testa perviene con Poesie per un no Aragno Edizioni 2010, a un colloquio con il proprio doppio che nel lettore suscita sentimenti di riconoscimento e disconoscimento davanti a quell’io che “ Se anche tornasse indietro,/ se pure risalisse,/ non riconoscerebbe;/ non riconoscerebbero/”. Tanto più quell’io ci costringe a una dura riflessione, nel suo non riconoscere e nell’essere così “solo”, perché per Rossi Testa l’io e il tu sembrano assumere il significato di un duello interiore con il poeta che dice a se stesso:” finalmente a noi due”. Nel due c’è la finzione della lingua, un prendersi gioco di se stessi non più con l’interrogazione, ma in uno specchio spezzato. La figura si osserva e sembra indicare una colpa, un errore compiuto, senza dirci quale. Continua a leggere

Luoghi incerti

Stefanie Golisch, Luoghi incerti, Cosmo Iannone – 2010

di Raffaele Taddeo

Qual è il senso di uno scritto letterario? Qual è il senso della letteratura? Qual è la verità? La Letteratura è verità? Chi siamo noi? Qual è la nostra identità? Quella che viviamo, che ci dicono gli altri o quella che ci siamo appiccicati addosso come una maschera?

Qual è il grado della nostra autenticità? Siamo capaci di essere sinceri con noi o nessuno di noi lo è mai con se stesso, nella relazione con l’altro, sia anche l’altra metà della coppia?

Queste domande insistono come spade di Damocle nella testa del lettore di questo straordinario testo di Stefanie Golisch. Perché la lettura non permette un distanziamento dalle questioni che sono poste, non permette che si rimanga indifferenti. Continua a leggere

Claudio Damiani, il soffio e la durata

 

di Paolo Pegoraro

Strano personaggio, Claudio Damiani. Nonostante sia tra i maggiori poeti italiani viventi, si guarda bene dal darlo a vedere. Qualche anno fa, mentre era impegnato nella ristrutturazione della casa e si vide soffiare per un solo punto il premio Viareggio-Répaci, si limitò a commentare: «Peccato, perché ci avrei pagato le finestre, e la scala». Come non desse peso ai riconoscimenti ufficiali. Eppure, alla presentazione romana della sua prima raccolta antologica (Poesie 1984-2010, Fazi, pp. 168, € 15), il cinema Nuovo Sacher straripava, neanche a calcare il palco ci fosse il più smaliziato mattatore. Continua a leggere

Remo Bassini – Bastardo posto

di Guido Michelone

Giunto al quinto romanzo, Remo Bassini vercellese di origini toscane licenzi forse quello che a tutt’ oggi può ritenersi il capitolo migliore di una pentalogia in itinere – Il quaderno delle voci rubate, Dicono di Clelia, Lo scommettitore, La donna che parlava con i morti – già improntata alle miserie e ai misteri del vissuto quotidiano: fra realtà e noir, naturalismo e ‘ metagenere’ , con un linguaggio essenziale quasi scarnificato, che ricorda magari certa narrativa nordamericana, la fiction di Remo Bassini in Bastardo posto recupera anche lo psicologismo della grande letteratura novecentesca, puntando altresì su modelli affabulatori che di proposito scombinano la sequenza logica di fatti e avvenimenti: l’ obiettivo è forse “ governare il tempo” , come sottolinea Alberto Odone, pensando a questo romanzo costruito su diversi assi cronologici stratificati, in cui l’ Autore svela (o cela) i segreti dei vari argomenti inscenati. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.58: Breve la felice vita di…Stefania Nardini, “Jean-Claude Izzo. Storia di un marsigliese”

Breve la felice vita di…Stefania Nardini, Jean-Claude Izzo. Storia di un marsigliese, Bologna, Alberto Perdisa Editore (PerdisaPop), 2010

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di Giuseppe Panella*

«Marsiglia non è soltanto una mescolanza di razze. Ma di sentimenti. I ragazzi seduti ai caffè a leggere vecchi libri acquistati nelle piccole botteghe dell’usato, un clochard che ti fa ascoltare la sua musica a Notre Dame du Mont, il piatto di minestra se hai avuto un lutto, o il tizio che vuole rifilarti un oggetto tombé du camion, caduto dal camion. Marsiglia è il mare al mattino, le spiagge della Corniche, dove chi passa si stende sull’erba per godersi un raggio di sole. Marsiglia è negli occhi della gente. Perché solo nella gente si può leggere una città dove, a volte, il tempo sembra fermarsi anche quando c’è un ingorgo a Castellane o sulla Canebière. Inizio così la grande avventura della trilogia che farà di Jean-Claude Izzo uno tra i più grandi autori di noir» (pp. 130-131).

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Sangue di cane, di Veronica Tomassini

di Ezio Tarantino

Di cosa tratta Sangue di cane, di Veronica Tomassini, primo titolo della neonata casa editrice Laurana, di Milano, libro di cui si parla tanto? (e sarebbe interessante verificare se alla popolarità del libro sulla rete corrisponda un adeguato risultato nelle vendite, ma queste sono curiosità difficilissime da soddisfare, visto che i dati sulle vendite dei libri sono coperti da una coltre di  segretezza che nemmeno Wikileaks riuscirebbe a svelare).
Sangue di cane è un libro sull’amore assoluto. E’ la rappresentazione dell’amore di Dio.

Per il credente Dio è l’amore, e il suo amore per l’uomo è pazzo e indiscutibile (se non amasse, Dio rinnegherebbe se stesso e questo non è possibile: non sarebbe Dio). Dio sfida l’uomo sul terreno della fedeltà. Dio non si cura se l’uomo gli sarà fedele, non si cura della natura e dei modi con cui l’uomo ricambia, se lo ricambia, il suo amore. Dio però garantisce all’uomo la sua fedeltà assoluta.
L’amore raccontato nel libro della Tomassini è la figurazione dell’amore pazzo, indefettibile, contro ogni logica, fedele fino allo stremo e oltre, di Dio.

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Charles Dickens, Il mistero di Edwin Drood

Questa non è una “lettura” e nemmeno una recensione. E’ una richiesta d’aiuto, un S.O.S., un appello.
Leggete questo romanzo, leggetelo e ditemi come finisce… Aiutatemi a risolvere il mistero più intrigante della storia della letteratura.
Il romanzo è stato lasciato incompleto da Dickens per il sopraggiungere della morte, ma la storia è così ben congegnata che quando pensiamo di esserci fatta un’idea della soluzione, subito dopo la scartiamo e ripartiamo…

Il mistero più intrigante della storia della letteratura
di Giorgio Morale

Il mistero del titolo riguarda la sorte di Edwin Drood, giovane ingegnere in procinto di partire per l’estero, che vediamo a Cloisterham in visita al tutore, lo zio John Jaspers, maestro del coro della cattedrale Continua a leggere

IL TERZO SGUARDO n.16: Fenomenologia di un soggetto letterario. Jules-Amédée Barbey d’Aurevilly, “Il Gran Dandy. Il dandismo e George Brummell”

Fenomenologia di un soggetto letterario. Jules-Amédée Barbey d’Aurevilly, Il Gran Dandy. Il dandismo e George Brummell, trad. it. e cura di Stefano Lanuzza, Viterbo, Stampa Alternativa / Nuovi Equilibri, 2010

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di Giuseppe Panella*

Il dandy è una figura eminentemente letteraria. Su questo, i suoi studiosi concordano da sempre. Il “vero” dandysmo è quello letterario – ammonisce Roger Kempf in un suo libro famoso (Dandies – Baudelaire e amici. Il culto della differenza nell’epoca dell’uniforme, trad. it. di R. Mainardi, Milano, Bompiani, 1980). La figura del dandy è la creazione di alcuni poeti e scrittori che si riconoscevano in un determinato modo di intendere la scrittura e la vita letteraria, primo fra tutti Charles Baudelaire. Eppure dandies autentici ce ne sono stati e sono stati loro a ispirare i letterati che si sono addossati il compito di campirne la fenomenologia letteraria. Il modello indubitabile di maestro di dandismo compete sicuramente a George Bryan Brummell, meglio conosciuto allora e adesso come il Beau Brummell, il bello per antonomasia.

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Poesie per un no

Roberto Rossi Testa, Poesie per un no, Nino Aragno Editore

Molte cose, magari anche contraddittorie, rappresenta e contiene l’ultimo libro di versi di Roberto Rossi Testa, Poesie per un no, appena uscito presso Nino Aragno Editore.
Innanzitutto vi si trovano raggi di luce che fendono la tenebra di questi nostri giorni disperati; e nondimeno esso è un’agenda con l’indirizzo della morte, che molti hanno smarrito, forse per averlo riportato su un foglietto volante: magari quello dei quotidiani o dei talk show, che durano il tempo dello spettacolo e lasciano dietro di sé, come unico frutto, una scia di veleni; mentre, assecondando l’umano, l’esortazione di Rossi Testa è la seguente: “riaccendi i lumi stanchi/ di chi ti trovi accanto”, insegnando a “non contare le ore”, ma semplicemente a viverle.
Ecco, qui si possono trovare le “primizie d’altri regni”, che parevano perdute nel marciume quotidiano, nell’immondizia dilagante, di cui quella materiale è solo un simbolo sfocato. Continua a leggere

Hanno amore

Gianluca Chierici, Hanno amore , Perdisa, 2010

di Lorenzo Chiuchiù

Cosa accadrebbe se Diana, Grande Madre della luce riflessa, tornasse nei sogni di un bambino? Cosa se il sogno, lungi dall’essere solo una fantasmagoria dell’inconscio, fosse l’“altro stato” (E. T. A. Hoffmann) nel quale la cosiddetta realtà comincia a mostrare la sua illusorietà, la sua dipendenza da potenze notturne? È questo il cuore del romanzo breve di Gianluca Chierici. Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.54: Il muro del silenzio. Mariagrazia Carraroli, “N.O.F. 4. Centottandue metri di follia”

Il muro del silenzio. Mariagrazia Carraroli, N.O.F. 4. Centottandue metri di follia. Azione teatrale tratta dalla vita vissuta di Nannetti Oreste Fernando, prefazione di Davide Rondoni, immagini di Luciano Ricci, Sasso Marconi (BO), Le Voci della Luna, 2010

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di Giuseppe Panella*

Oreste Fernando Nannetti si firmava N. O. F. 4 (il 4 sta per quarto padiglione del Manicomio di Volterra). Quest’uomo, un elettricista di Roma probabilmente rinchiuso nel Manicomio criminale volterrano per effetto di una denuncia effettuata per vendetta da qualche fascista suo nemico, ha trascorso tutta la sua vita adulta dal 1943 fino alla morte avvenuta in quello stesso luogo il 24 gennaio 1994 nel Manicomio comune: nessuno volle più occuparsi di lui dopo l’arresto e la detenzione e la casa di cura divenne l’unico luogo nel quale poter trascorrere la propria esistenza. Durante tutti quegli anni, N. O. F. 4 incise l’intonaco del cortile del suo reparto scavandolo con la fibbia del suo panciotto d’ordinanza. Tutto questo per sedici anni senza fermarsi mai. Il risultato del suo impegno artistico fu un graffito unico, lungo centottantasue metri e alto un metro e sessanta, in cui risultano mescolati disegni e parole e narrazioni della sua vita, delle sue proiezioni oniriche, della sua visione del mondo. Il muro graffito è attualmente in disfacimento ma della sua forza espressiva sono testimonianza le foto dell’intera sequenza conservate nel Musée de la Collection de l’Art Brut di Losanna. Ha scritto Davide Rondoni nella sua breve quanto efficace Prefazione (La giustizia della poesia) al testo teatrale della Carraroli che:

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Sarà fatta da migliaia d’altre

District 9, ovvero:
sulla narrativa adeguata ai tempi e sull’ appropriazione della fantasia.

è uscito nelle sale tempo fa, ma pare non abbia lasciato tracce. In pochi l’hanno visto, e a quasi nessuno è piaciuto. Eppure a mio parere è destinato a rimanere.
District 9, del duo Neill Blomkamp e Peter Jackson, è un’incubo di kafkiana modernità, un’odissea mutante nella direzione delle future possibilità del narrare.
La spesso dichiarata – talvolta sussurrata, quasi sempre sbandierata, ultimamente negata – morte dei generi trova qui, paradossalmente, un’ennesima smentita.
I generi non sono morti né moriranno: si assottiglieranno, diverranno cristalli rari ma solidi, e ci regaleranno ancora opere di cui innamorarsi e parlare, pezzi unici su cui ribattere le proprie certezze.
Ma insieme ai generi ci sarà anche qualcos’altro. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.57:Sulla commistione dei generi. Aa. Vv. “Sul filo del rasoio”, a cura di Gianfranco De Turris

Sulla commistione dei generi. Aa. Vv. Sul filo del rasoio, a cura di Gianfranco De Turris, Milano, Mondadori (Supergiallo), 2010

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di Giuseppe Panella*

Potrebbe sembrare la risposta immediata di Gianfranco De Turris all’antologia di fantascienza “di sinistra” intitolata Ambigue utopie. 19 racconti di fantascienza (a cura di Gian Filippo Pizzo e Walter Catalano, Milano, Bietti, 2010) con le finalità della quale aveva già polemizzato con vigore sulle colonne de “Il Giornale” quando era appena uscita nel maggio 2010.

Ovviamente, non si tratta di questo. Il proposito di De Turris in questa raccolta, evidentemente approntata da tempo, è quello – dichiarato – di ibridare i diversi generi (poliziesco, horror, letteratura di anticipazione) per evitare di ricadere all’interno dei soliti clichés ormai invalsi ed entrati, anche proficuamente, nell’uso comune letterario.

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IL TERZO SGUARDO n.15: Le immagini ontologiche del trauma. Giuseppe Genna, “Assalto a un tempo devastato e vile. Versione 3.0”

Le immagini ontologiche del trauma. Giuseppe Genna, Assalto a un tempo devastato e vile. Versione 3.0, Roma, Minimum Fax, 2010

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di Giuseppe Panella*

E’ la terza volta che prendo in mano questo libro cult di Giuseppe Genna. La prima volta (nell’edizione PeQuod del 2001) l’ho soltanto sfogliato in una libreria (ben fornita) di Pisa; la seconda volta (nell’edizione Oscar Mondatori 2002) l’ho letto con molta attenzione; la terza volta, questa (edizione Minimum Fax 2010) ho preferito concentrarmi su alcuni punti dell’opera che mi sono sembrati i più significativi, i più discutibili (in senso positivo, s’intende).

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.53: Il mondo che non c’è (… e forse non c’è stato mai). Salvatore Salvatore, “Figli dell’allodola”

Il mondo che non c’è (… e forse non c’è stato mai). Salvatore Salvatore, Figli dell’allodola, con una Presentazione di Francesco D’Episcopo e le illustrazioni di Giovanni Spiniello, Grottaminarda (AV), Delta 3 Edizioni, 2010

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di Giuseppe Panella*

Il Sud è sempre quello di un tempo oppure è cambiato in maniera irreversibile? E’ la domanda che il poeta irpino si pone in prima istanza e per rispondere alla quale si mostra subito intento a rammemorare, calmo e quasi assopito in un disegno di oniria lirica, un tempo che forse non c’è mai stato e che oggi non è più presente se non nei ricordi di una gioventù trascorsa.

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Cuore comune. Renata Morresi

di Nadia Agustoni

“Cuore comune” peQuod 2010, è il titolo della prima raccolta poetica di Renata Morresi, libro in sei sezioni, che sono una summa del suo lavoro con le parole. Diverso e ampio il respiro di questi testi a segnare una ricerca che mai abbandona una propria coerenza e ha in sé potenzialità tutte da esplorare. Nella nota di copertina Massimo Gezzi sottolinea: “un dettato teso, percussivo, trapunto di versi anche brevi interessati da un disinvolto plurilinguismo, dove spesso uno scarto minimo del significante spalanca voragini di significato”.(1)
Il segno di molta poesia è la pazienza con cui si lavora con le parole, il duro rendere conto del poeta di una realtà che sembra scavalcarlo lasciandolo in una sospensione dove difficile è trovare al loro posto tempo e spazio: “ infine fuori/ comincia chiunque/ tutto era spazio dopo e quando […]”; e subito, entrando nel vivo, toccando il segreto delle immagini “sola tra-/ sparire, vibrare/ di più- / ma appesa alla finestra/ (credo che sappiate come resta appesa al vetro)/.” Continua a leggere

IL TERZO SGUARDO n.14: Il secolo degli impostori e dei demiurghi. Beatrice Craveri, “Maria Antonietta e lo scandalo della collana”

Il secolo degli impostori e dei demiurghi. Beatrice Craveri, Maria Antonietta e lo scandalo della collana, Milano, Adelphi, 2006


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di Giuseppe Panella*

«La più buffa delle commedie che abbia mai colpito il mondo» – così Stefan Zweig ha definito il cosiddetto “affare della regina”. Ricapitoliamo quella storia un tempo tanto famosa che Wolfgang Goethe, dopo un viaggio in Sicilia e un colloquio accorato dolente e parodistico con la madre di Giuseppe Balsamo, il famigerato Alessandro conte di Cagliostro, si sentì in dovere di scriverci su un libretto d’opera (Die Mystificierte) che non andò in porto per deficienze dovute alla parte musicale (i due compositori cui l’opera era stata affidata, l’amico zurighese Philipp Kaiser e il Kapellmeister Reichardt non portarono a termine le parti necessarie alla sua realizzazione) e poi un testo teatrale “buffo” messo in scena nel 1791 dal titolo Der Gross-Kofta, Il Gran Cofto, nome assunto da Cagliostro nell’ambito della loggia massonica da lui fondata e intitolata al “rito egiziano”. La pièce ebbe scarsissimo successo (come molti dei testi teatrali di Goethe, peraltro).

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ROMANZO D’AMORE, per ricordare Michele Perriera

Dedico questa pagina alla memoria dello scrittore e regista Michele Perriera (nella foto) scomparso a 73 anni, nell’ospedale Giglio di Cefalù, l’11 settembre scorso.
Perriera ha fondato e diretto la scuola di teatro Teate’s di Palermo. Era stato tra i fondatori del gruppo ‘63. Dal 1994 ha diretto la collana di teatro della casa editrice “Sellerio”. Lo scrittore, considerato il drammaturgo dell’anima, se n’e’ andato dopo una lunga malattia che lo aveva allontanato dal teatro.
Pubblico, di seguito, un bell’articolo scritto da Domenico Calcaterra (che ringrazio) in merito a una delle opere principali di Perriera: “Romanzo d’amore”.
Massimo Maugeri
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“Romanzo d’amore” di Michele Perriera: la scrittura come tragico sigillo di fiducia

di Domenico Calcaterra

«La scrittura è la mia casa, la mia isola, la mia civiltà, il mio continente», basterebbe questo frammento a compendiare (nel giro breve d’una frase) il senso preciso, il peso specifico e la carica totalizzante di un’opera, atipica nel panorama letterario degli ultimi decenni, come “Romanzo d’amore” di Michele Perriera (Sellerio, 2002). Presentata come monumentale «autobiografia teatrale» in tre libri (per un totale di oltre 1200 pagine), la si potrebbe considerare con voluta forzatura come neospecie tutta postmoderna di “opera mondo”, variante aggiornata e singolare di romanzo assoluto che salda, in maniera travolgente e visionaria, bildung e weltanschauung, apprendistato e conseguente idea del mondo (colta nel suo farsi, nel gorgo di un dinamico sviluppo). Continua a leggere

“U principinu” di Mario GALLO. Recensione di Marco Scalabrino

L’immagine scelta per la copertina è quella del principinu sull’asteroide B 612, il pianeta d’origine del principinu che è stato visto al telescopio, una sola volta, all’incirca nell’anno 1920 da un astronomo turco. Altrove abbiamo rintracciato quella del principinu che “approfittò, per venirsene via, di una migrazione di uccelli selvatici” o quell’altra del principinu nel “miglior ritratto che riuscii a fare di lui più tardi”. Quale comunque che essa sia, sono tutte immagini assai belle, le quali, è risaputo, sono creazioni dell’autore stesso di LE PETIT PRINCE, ovvero dell’aviatore-scrittore francese Antoine De Saint-Exupéry.
Per questa illustrazione e per le successive, la più parte a colori, assodata la felice collocazione rispetto al progredire della narrazione, un primo aspetto che ci colpisce (che c’entri la globalizzazione?!) è che questo volume, pubblicato in settecento copie col patrocinio della Regione Siciliana, dell’Assemblea Regionale Siciliana e della Fondazione Ignazio Buttitta di Palermo, risulta essere stato stampato in … Germania, dalle Edition Tintenfass. Continua a leggere

Carlo D’Amicis, La battuta perfetta

“Nello scrivere questo libro emerge il mio forte disagio nel vedere cosa siamo diventati; vorrei che questo libro venisse percepito dai lettori sottoforma di pietas, da intendere nel senso letterale del termine, strettamente latino, nei confronti della fragilità umana che è alla base di tutto questo”.

(Carlo D’Amicis)

di Michele Lupo

Il romanzo definitivo sul modo in cui la televisione ha costruito gli ultimi cinquant’anni di storia italiana. E’ stato letto così, il libro di Carlo D’Amicis, racconto rapsodico di un narratore quarantenne, Canio Spinato, cinico fan di Forza Italia e persino amico del Cumenda, Continua a leggere