Archivi categoria: Recensioni

VIDEORECENSIONE n.1: “Idee di cinema. L’arte del film nel racconto di teorici e cineasti”, a cura di Giovanni Maria Rossi

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=WZutbJ2XmMI&fs=1&hl=it_IT]

Le videorecensioni  sono a cura di Giuseppe Panella

Realizzazione tecnica di Fausto Finocchi e Silverio Zanobetti

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[Qui tutte le VIDEORECENSIONI di Giuseppe Panella]

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.57: La madre perduta di Leonardo da Vinci. Nicola Baronti, “Il Governatore delle acque”

La madre perduta di Leonardo da Vinci. Nicola Baronti, Il Governatore delle acque, prefazione di Giovanna Fozzer, Firenze, Edizioni Polistampa, 2010

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di Giuseppe Panella*

Il fascino e il segreto profondo delle acque e del rifugio che costituiscono per una mente tormentata è costituito dal ricordo della madre e dal desiderio di ritornare ad essa, nel suo grembo accogliente e sicuro. E’ quanto accade a Leonardo che – nei versi del poemetto di Baronti – proprio attraverso il loro percorso (e i lavori costruiti per imbrigliarle e renderle feconde e produttive) manifesta la sua nostalgia per una madre perduta, Caterina, di cui ancora oggi non conosciamo esattamente identità e storia della vita. Scrive l’autore nella cospicua Nota (Un percorso d’acqua e di terra) che precede il testo poetico:

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“Gli occhi degli alberi”

GLI OCCHI DEGLI ALBERI

Ponte alle Grazie, 2010

Testi di Chicca Gagliardo
Fotografie di Massimiliano Tappari

Recensione di Davide Sapienza

Il legame tra immagine e testo viene in questo libro di Chicca Gagliardo e Massimiliano Tappari portato a importanti livelli espressivi. È subito chiaro che si tratta di una collaborazione dove l’unità di intenti mira a mostrare le cose della natura e della creazione (anche umana) nella loro perdurante qualità intrinseca, profonda, insondabile, misteriosa, e in definitiva capace di aprire orizzonti e imporre riflessioni. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.59: Lo specchio della memoria. Simona Bogani, “Matteo Ricci. La strada dei sogni”

Lo specchio della memoria. Simona Bogani, Matteo Ricci. La strada dei sogni, Firenze, Polistampa, 2010

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di Giuseppe Panella*

In una pagina memorabile del Silenzio degli innocenti di Thomas Harris, lo psichiatra sociopatico per eccellenza, Hannibal “The Cannibal” Lecter dimostra l’accuratezza e la profondità dei suoi studi umanistici costruendosi una personale forma di mnemotecnica sulla falsariga della lettura di un celebre testo che riguarda questo settore della conoscenza umana, il cosiddetto Palazzo della memoria di Matteo Ricci (libro scritto in Cina, a Nanchang, negli anni tra il 1595 e il 1596, pubblicato poi in quest’anno per lui mirabilis – il volume riscosse un grande successo e assicurò al gesuita maceratese un posto di prima grandezza tra gli studiosi dell’”arte della memoria”).

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David Butali. My Tuscany

di Cristina Annino

Queste foto di David Butali, negando concettualmente ogni presenza umana, mi ricordano le pitture rupestri del Neolitico dove gli animali venivano raffigurati senza alberi, rifugi o altro, in modo tale che era escluso ogni riferimento veramente descrittivo dell’oggetto presentato. Il loro scopo era infatti solo quello di informare, quindi, “necessario”. Con una specie di salto rovesciato, azzarderei un’ipotesi paradossale: che quelle pitture rupestri possano essere le antesignane, oltre che di tutta la storia della pittura, anche di una certa soluzione fotografica. Idea, ripeto, non rigorosa, ma molto suggestiva. Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.56: Una spettatrice del Novecento della poesia. Giovanna Bemporad, “Esercizi vecchi e nuovi”, a cura di Andrea Cirolla

Una spettatrice del Novecento della poesia. Giovanna Bemporad, Esercizi vecchi e nuovi, a cura di Andrea Cirolla, Milano, Edizioni Archivio Dedalus, 2010

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di Giuseppe Panella*

Per molto tempo la figura di Giovanna Bemporad si è confusa con il ricordo di Gabriella Bemporad (che non era sua parente) anche se traduceva come lei dal tedesco – quest’ultima la conobbi, sia pure fuggevolmente, a casa di Gianfranco Draghi, in una villa appena fuori Firenze dove credo che questo singolare personaggio di psicoteraupeta di impronta junghiana, poeta, scrittore, pittore e altro ancora viva a tutt’oggi. Anche lei parlava di Rilke e di letteratura tedesca del Novecento con una voce sottile ma vibrata, ricca di accenti densi e dolci di nostalgia.

Giovanna Bemporad, invece, è stata soprattutto una traduttrice di testi del legato classico, soprattutto greco e soprattutto dell’ Odissea, opera di traduzione che è durata praticamente tutta la sua vita matura. Ma, tra una traduzione di Omero e una di Rilke o di Hofmannsthal o di Goethe o di Novalis, la Bemporad è stata soprattutto poetessa molto raffinata nei tocchi, nei toni, nelle soluzioni ritmiche e formali.

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“Gli intervistatori” di Fabio Viola

Intenso, intelligente e misterioso, questo romanzo dalla scrittura nitida e brillante pone molte più domande di quelle a cui risponde, fortunatamente. E si ha l’impressione che Fabio Viola si sia divertito a comporlo, seguendo Gli Intervistatori in domande impensate che lo trascinavano in una direzione nuova e misteriosamente perfetta all’interno di una trama che pur giocata sull’assurdo e il surreale non si disconnette mai dalla vita vera, dalla concretezza dello spessore umano a favore di quello scenico. Continua a leggere

“Il bambino che sognava i cavalli”, di Pino Nazio

Pino Nazio

Il bambino che sognava i cavalli

ed. Sovera

Recensione di Giovanni Agnoloni

Un libro sulla mafia non è una novità. Potrebbe sembrare qualcosa di già detto. Qualcosa che non aggiunge nulla. Il bambino che sognava i cavalli sembra tener conto di questo, perché invece spiazza il lettore. La storia di Santino De Matteo e di suo figlio Giuseppe, il bambino rapito nel 1993 e sequestrato per 779 giorni, per poi essere ucciso e sciolto nell’acido, parla attraverso una storia che è figlia dell’esperienza e della dettagliata documentazione giornalistica dell’autore, Pino Nazio. Continua a leggere

IL TERZO SGUARDO n.18: La nostalgia è pur sempre quella di un tempo. Antonio Tricomi, “La Repubblica delle Lettere. Generazioni, scrittori, società nell’Italia contemporanea”

La nostalgia è pur sempre quella di un tempo. Antonio Tricomi, La Repubblica delle Lettere. Generazioni, scrittori, società nell’Italia contemporanea, Macerata, Quodlibet, 2010

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di Giuseppe Panella*


La compatta e sostanziosa raccolta di saggi che compone l’ultima fatica in ordine di apparizione di Antonio Tricomi(1) non è soltanto un tentativo di regesto delle ultime tendenze e delle ultime novità nel campo delle “patrie lettere” (per usare un’espressione cara a Cesare Cases). Non è soltanto una raccolta di recensioni o di discussioni su romanzi o testi poetici più o meno riusciti in un periodo piuttosto lungo anche se tutto sommato poco esaltante o estremamente convincente della storia letteraria italiana (dagli anni Sessanta fino all’oggi, per intenderci). Nelle pagine del libro di Tricomi (che sono ben 543 più l’indice dei nomi e quello dei saggi raccolti nel volume!) emerge non solo un disegno storico della cultura italiana di quegli anni (la politica, la società, l’arte, il cinema, la televisione e non solo la narrativa o la saggistica letteraria) quanto una proposta socio-politico-culturale dallo spessore etico non indifferente.

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“Sapienziali” di Gianmario Lucini. Recensione di Marco Scalabrino

 

Salgono i barbari come un sole nero.

Tutti compresi nell’Antico Testamento, ci soccorreranno tra virgolette direttamente la Bibbia e i relativi commenti, “i libri sapienziali – detti anche poetici, per la loro forma letteraria, e didattici, perché insegnano in senso generale la sapienza – sono: Proverbi, Giobbe, Qohèlet (o Ecclesiaste), Cantico dei Cantici, Sapienza, Siracide (o Ecclesiastico), e risalgono ai secoli V-I a.C.” Ad essi, ovviamente, si rapporta Gianmario Lucini per le prime sei tracce di questo suo lavoro, sebbene in un ordine appena differente, oltre che, vedremo, a Isaia, il primo (dei Libri) dei Profeti, per le successive tre tracce.
Ma cos’è, in senso biblico, la sapienza?
E quale l’operazione che Lucini si prefigge di condurre?
Quanto al primo quesito, apprendiamo che “in generale la si può descrivere come applicazione della mente ad acquisire conoscenze e a riflettere sull’esperienza umana per ricavarne indicazioni utili a dirigere con rettitudine, correttezza e successo la propria vita.”
Quanto al secondo, interroghiamo lo stesso Autore e riportiamo brevi emblematici stralci da taluni degli interventi che di recente si sono succeduti in RETE. Continua a leggere

“Poesie per un no” lette da Riccardo Ferrazzi & Provinformd’ap 183

Ricevo da Riccardo Ferrazzi la seguente nota critica, da lui con eccesso di modestia definita “non-recensione”, e ringraziandolo la pubblico. La mia “Provocazione in forma d’apologo 183” si trova in commento, a mo’ di risposta all’intervento dell’amico Riccardo.
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La polifonia della poesia e la “resistenza” della verità. A cura di Davide Nota e Fabio Orecchini, “Calpestare l’oblio”

Non è il sonno della ragione che genera mostri,
bensì la razionalità vigile e insonne.
G. Deleuze 

Fine specifico della neolingua […] rendere
impossibile ogni altra forma di pensiero.
G. Orwell

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di Antonino Contiliano

Calpestare l’oblio / Cento poeti italiani contro la minaccia incostituzionale, per la resistenza della memoria repubblicana, a cura di Davide Nota e Fabio Orecchini, e-book (prima edizione) e Collana Argo (seconda edizione in arrivo per novembre 2010, Ancona).

Nella formazione dell’unità italiana e nel dibattito nato per i suoi assetti istituzionali, la poesia è stata un testimone e un critico sempre scomodo. Vogliamo dire che è stata sempre presente come parola e parte significativa e ineludibile della polis, e che, ora, la pubblicazione (2010) in e-book (prossimamente per i tipi di Nie Wiem, Ancona) dell’antologia poetica “Calpestare l’oblio” / “Cento poeti italiani contro la minaccia incostituzionale, per la resistenza della memoria repubblicana”, a cura di Davide Nota e Fabio Orecchini, non è solo una conferma, ma un bisogno, una necessità e un impegno improrogabile. Lontano dal pensiero estetico crociano, qui non possiamo però non ricordarne tuttavia la verità, come fa Norberto Bobbio (Dal fascismo alla democrazia, 2008, p. 232), agganciandosi a Eugenio Garin (Gli intellettuali del XX secolo), che una cultura “disimpegnata”, per Croce, ovviamente e giustamente, “sarebbe stata un non senso”.

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“Mia figlia follia” di Savina Dolores MASSA

“Ad essere stupidi si comanda il mondo e conto non se ne dà a nessuno, né di sbagli, né di meriti.” Maddalenina, la protagonista del secondo romanzo di Savina Dolores Massa, edito da Il Maestrale di Nuoro, è una minorata psichica, una reietta dalla comunità in cui vive. “Di bassa statura, vecchia e ossuta, gli occhi a fessura per una miopia che lei non sapeva essere un difetto correggibile della vista, un paio di scarpe deformi quanto chi le calzava” decide al compimento del cinquantesimo compleanno di generare una figlia. Non uno, ma tre coloro che dovrebbero fecondarla: Graziano Lucente, rampollo di una famiglia di notabili locali, Quirico Malannata, agricoltore e allevatore, Rocco delle Spezie, un insegnante. Nessuno dei tre potrà però fecondarla, “non uno che ha perso i genitali per disgrazia, non un ragazzino che ancora non si conosce il membro eretto, non un vecchio omosessuale, che a parte il suo rifiuto per le donne, immagino conservi il proprio contenuto di mutande assieme ad abbondante naftalina”. Ma il ventre di Maddalenina prende però a gonfiarsi; si scoprirà più tardi, per un tumore intestinale, come ne “L’inganno” di Thomas Mann. Continua a leggere

La poesia del mondo e il respiro dell’eterno

 

Matteo Bonsante, Dismisure, Manni Editore, settembre 2010

di Stefano Guglielmin

Al di là dello specifico stilistico, sul quale torneremo più avanti, ciò che massimamente incanta della scrittura di Matteo Bonsante è il rigore, la tensione intellettiva con cui egli, sin dall’inizio del suo operare, dà voce alla domanda “perché esiste l’essere piuttosto che il nulla”, urgenza in lui anzitutto esistenziale, di uomo la cui meraviglia per il creato diventa immediato riconoscimento dell’impossibilità di composizione unitaria della totalità, consapevolezza di una dismisura che pervade l’intero, che lo costituisce essenzialmente. La percezione di un resto inscritto nel conto tondo, di una ferita angosciosa nel bello e buono dell’esistenza, la verità dell’essere incarnati in un’origine imprendibile costituiscono infatti il fondo inquieto dell’autore sin da Bilico, il suo primo libro, background radicato in una tradizione plurale, incentrata sul pensiero del finito, messo al centro di una costellazione ontologica in cui il particolare è coessenziale all’universale. Continua a leggere

IL TERZO SGUARDO n.17: La poesia sommersa. Giorgio Linguaglossa, “La nuova poesia modernista italiana. Per una critica della costruzione poetica”

La poesia sommersa. Giorgio Linguaglossa, La nuova poesia modernista italiana. Per una critica della costruzione poetica, Roma, EdiLet – Edilazio Letteraria, 2010

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di Giuseppe Panella*

Linguaglossa si prova a tracciare in questo libro un ampio panorama della poesia emergente italiana e mette insieme autrici e autori assai diversi tra di loro utilizzando un ricco e ben costruito ventaglio di categorie critiche. Quello che importa, infatti, e che viene fuori dalla lettura di questo ben nutrito volume di analisi critica della poesia italiana dell’ultimo Novecento non è tanto la sua storia interna ed esclusiva quanto la sua fenomenologia concettualmente intesa. A Linguaglossa importa trovare delle nuove coordinate teoriche che possano sostituire quelle ormai logore e sepolte dello storicismo più frustro o del biografismo autoriale più stantio dato che, come scrive lo stesso critico, ci si trova ormai in una situazione oggi radicalmente diversa:

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Roger Abravanel, Luca D’Agnese – “Regole. Perché tutti gli italiani devono sviluppare quelle giuste e rispettarle per rilanciare il Paese” – Garzanti, Milano 2010

di Alfio Squillaci

Una delle favole che noi italiani amiamo raccontarci è quella di una società civile più rispettosa delle regole a fronte di un ceto politico che nel frattempo abbiamo imparato a chiamare con disprezzo “casta”. Invero di caste che prosperano grazie a proprie regole imposte alla collettività ce n’è più d’una. Gli autori in questo libro ne segnalano alcune, dopotutto quelle contro cui Bersani tentò un assalto con le famose “lenzuolate”: i tassisti, i farmacisti, gli avvocati delle tariffe minime, i geometri, gli editori di libri scolastici, insomma quei mestieri e quelle professioni rinserrati in ordini merlati come vecchi manieri. Ma l’intento degli autori non è quello di scagliare una categoria contro l’altra quanto difendere l’idea generale che rispettare le regole – non certo quelle che la propria casta impone agli altri ma quelle della concorrenza tra liberi competitori – è più conveniente e “paga” di più. Continua a leggere

Poche note su “Sangue di cane” di Veronica Tomassini

di Franz Krauspenhaar

Da anni ormai non recensisco nemmeno la pastasciutta (che come sanno ormai tutti ha preso il posto del libro nella cultura letteraria italiana.) E dunque non lo faccio nemmeno adesso, o perlomeno non ufficialmente. Mi piace invece scrivere pochi pensieri su un libro che mi ha toccato, che mi ha dato delle emozioni forti, “Sangue di cane” di Veronica Tomassini, appunto. Edito dalla nuova casa editrice Laurana di Milano. Ci sono arrivato per caso, leggendone un paragrafo su Facebook. Il vecchio lupo sa distinguere il grano duro da quello bagnato dalla pioggia torrenziale in pochi tocchi. Quella prosa forte mi ha preso subito. Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.55: L’accostamento al mito. Roberto Mosi, “Luoghi del mito”

L’accostamento al mito. Roberto Mosi, Luoghi del mito, Faloppio (CO), Edizioni Lieto Colle, 2010

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di Giuseppe Panella*

Dopo aver poeticamente investigato i non-luoghi del Moderno e della sua apoteosi in postmodernità velocizzata e implacabile verso i residui della cultura tradizionale sopravvissuta alla terza Rivoluzione industriale del Novecento, quella telematica, Roberto Mosi si attesta sul versante di ciò che è il Non-Luogo per eccellenza e da sempre: il mito classico.

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Melissa P. fa la cartomante su La 7 (e pubblica romanzi)

(la foto di Nadav Kander è di gran lunga la cosa migliore)

Questo libro si chiama Tre, ha 164 pagine e costa 16 euro. Vi si raccontano le storie di Gunther, George e Larissa, più svariati altri, che hanno svariati obiettivi nella vita: mangiare (male), bere (peggio), spostarsi da un luogo all’altro senza una ragione precisa, ammucchiarsi senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, come da dettato costituzionale. Il racconto è diviso a metà fra Roma e Buenos Aires, che potrebbero essere anche Torino e Lima: i luoghi fisici non hanno grande importanza, i paesaggi costruiti nemmeno. All’autrice, che 7 anni fa era una ragazzina e ora, comprensibilmente, non più, interessano i corpi; beninteso vissuti fino al degrado, maltrattati e strapazzati come si conviene a un romanzo italiano oltraggioso pubblicato presso Stile Libero. Come in ogni buona fiction da prima serata di Rai1, sovrabbondano i dialoghi. Continua a leggere

Democrazia liberale e schiavitù. Luciano Canfora, “La democrazia. Storia di una ideologia”

Luciano Canfora, La democrazia. Storia di una ideologia, Bari, Laterza, 2008
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di Antonino Contiliano

ll principio della necessità della schiavitù
ne’ popoli precisamente liberi, è verissimo.
Leopardi, Zibaldone

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In questa opera – La democrazia. Storia di una ideologia – Canfora tratta della democrazia e del suo rapporto con la libertà all’interno della storia delle idee – ideo-logia – e del suo cammino attraverso la nascita delle istituzioni che ne hanno ordinato la convivenza non pacifica. Il percorso fatto dall’autore copre l’intero tragitto che va dagli esordi greci fino alla nuova carta costituzionale dell’Unione Europea, quella che ai nostri giorni i partiti costituenti hanno messo a punto a Strasburgo.

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