Archivi categoria: Recensioni

IL TERZO SGUARDO n.20: Monologo interiore e pratica della narrazione in Joyce. Laura Santone, “Egger, Dujardin, Joyce. Microscopia della voce nel monologo interiore”

Monologo interiore e pratica della narrazione in Joyce. Laura Santone, Egger, Dujardin, Joyce. Microscopia della voce nel monologo interiore, prefazione di Jacqueline Risset, introduzione di Pierre Léon, Roma, Bulzoni, 2010

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di Giuseppe Panella*

Uno dei punti di forza della novità stilistica contenuta nell’Ulysses di James Joyce è sicuramente l’uso potente e spiazzante del “monologo interiore” come frutto più coerente della sua ricerca letteraria sullo stream of consciousness come momento di elaborazione e di costruzione dei personaggi della sua opera maggiore. L’impatto della “parola viva” sul corpo materiale della dimensione di quella scritta produce effetti di compiuta integrazione della corporeità all’interno delle possibilità espressive del dettato linguistico. E’ quindi proprio a partire dall’intuizione joyciana delle potenzialità del “monologo interiore” che il mutamento all’interno della letteratura del Moderno si esprime con l’elaborazione di stilemi originali e di nuove forme di rappresentazione delle soggettività che la costituiscono. Il “monologo interiore”, dunque, scandisce la nascita di una nuova soggettività capace di coniugare in modo esaustivo e sconvolgente parola e scrittura, testo orale e forma espressiva, voce dal profondo e sua estensione alla pagina scritta.

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Pret(re) à porter di Fabrizio CENTOFANTI

Fino in fondo

Credi che non abbia dubbi? Che non sia angosciato dall’idea che tutto finirà, che questo corpo, come il tuo, sarà corrotto lentamente dal tempo spietato, che l’affetto, i sogni, l’infinita catena della gioia e del dolore, e tutto quanto ci ha tenuti sul filo del rasoio nella tenace speranza di un riposo, ogni risata, ogni pianto, ogni fiato sospeso, siano destinati a spegnersi in un silenzio senza volto, finita la felice e terribile avventura che chiamiamo coscienza? Eppure so, e stamattina l’ho ripetuto a bassa voce mentre il mondo si svegliava pigramente intorno, eppure so che in qualche luogo, in qualche modo, riprenderemo il filo, sorrideremo come allora e ci diremo l’un l’altro: Lo sapevamo, hai visto? Qualcosa, contro tutto, ci prometteva questo, e la vita, anche piangendo e bestemmiando, mantiene le promesse fino in fondo.
(Da Pret(re) à porter)

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STORIA CONTEMPORANEA n.62: Il filo rosso della Storia. Alessandro Bertante, “Al Diavul”

Il filo rosso della Storia. Alessandro Bertante, Al Diavul, Venezia, Marsilio, 2008

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di Giuseppe Panella*

Un padre anarchico e battagliero e suo figlio che porta il nome di un grande apostolo dell’anarchia; il loro rapporto mai terminato in vita e mai troncato neppure dalla morte; un combattente rivoluzionario con un occhio marrone scuro e l’altro viola, luccicante come quello di un demonio venuto su dall’Inferno; una storia d’amore che va oltre la vita e le vicende storiche, un manoscritto ritrovato (come nella migliore tradizione italiana da Manzoni a Gadda ad Arbasino) più qualche citazione ardita (quella di Corto Maltese, personaggio di fumetto in un contesto storico o la traccia della mitica partita a poker di un film, Regalo di Natale di Pupi Avati del 1986, che ritorna immediatamente alla memoria per le situazioni analoghe che narra – anche l’amicizia tra il protagonista Errico e il figlio Antonio del padrone del castello di Montecastello in provincia di Alessandria ricorda l’amicizia al di là della logica di classe che attraversa il film Novecento, 1976, opera di Bernardo Bertolucci).

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“L’invisibile canto del silenzio”

Recensione di Giovanni Agnoloni

L’invisibile canto del silenzio – Parole e immagini nell’Abbazia di Chiaravalle
Foto di Andrea Aschedamini
Testi di Davide Sapienza

(ed. e distrib. EDUCatt – Ente per il Diritto allo Studio Universitario dell’Università Cattolica)

Si dice che le foto siano mute. Io non sono d’accordo. Soprattutto dopo aver letto e visto L’invisibile canto del silenzio, testo poetico di Davide Sapienza che dialoga con le foto di Andrea Aschedamini, aventi ad oggetto vedute e dettagli altamente evocativi dell’Abbazia di Chiaravalle, ai margini di Milano. Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.59: “Weltschmerz” per la morte, “Weltfreude” per la vita – soprattutto versi in attesa di un altro sogno. Maura Del Serra, “Tentativi di certezza. Poesie 1999-2009”

Weltschmerz per la morte, Weltfreude per la vita – soprattutto versi in attesa di un altro sogno. Maura Del Serra, Tentativi di certezza. Poesie 1999-2009, Venezia, Marsilio, 2010

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di Giuseppe Panella*

Ricordo come fosse stato vissuto in un momento di ammirazione (e anche di un po’ di stupore) la figura slanciata e fiera di Maura Del Serra che declamava a Fiesole, nel 2005, durante un convegno dedicato a Pasolini dal Centro di Ascolto e di Formazione Psicoanalitica di Pistoia, un suo lungo poema drammatico sul poeta ucciso di Casarsa (lo si può leggere come Trasumanar. L’atto di Pasolini nel bel volume, L’eredità di Pier Paolo Pasolini, a cura di Alessandro Guidi e Pierluigi Sassetti, Milano, Mimesis, 2009).

Nonostante le sue evidenti difficoltà di vista e le difficoltà che questo comportava, la sua voce risuonava ferma e diritta, attenta alle sfumature e presa dal confronto indiretto ma reale che l’autrice stava tentando, quasi medianicamente, a costruire con il poeta che non c’era più.

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Assalto al cielo

di Pasquale Vitagliano

Maria Grazia Calandrone, Atto di vita nascente, Lietocolle

“L’Atto di vita nascente” di Maria Grazia Calandrone è un assalto al cielo. Infine il cielo, l’opera che si compie sui carri./ E’ la conformazione aerea del pensiero/ che si addensa, a delimitare l’altezza/ o la prudenza di una temporanea interruzione, l’abitudine fatta/ alle cadute acustiche dei voli. Il cielo tuttavia è troppo lontano dalla terra e non basta salire sugli alberi, innestarsi con essi, per toccarlo con un dito di stupore. C’è bisogno di un capovolgimento. Questo corpo cadendo farà musica. Il colloquio/ delle basse quote/ è conservato nei fiumi./ Come un riso che davvero comincia dagli angeli. Così il cielo viene messo a terra. Questi versi di una delle più apprezzate voci poetiche contemporanee costituiscono il “Documento celeste” di tale sovvertimento. Continua a leggere

Maurilio Riva, 2022 destinazione Corno d’Africa



Le radici nel cuore

di Monica Martinelli

Maurilio Riva è un tipo di idealista convinto della necessità della “buona volontà” per provare a cambiare il mondo. La sua formazione umana e di scrittore ha origine nei giorni lontani delle lotte operaie, in giorni in cui studiare, tenersi informati, lottare concretamente per i propri diritti faceva parte di una quotidianità che oggi sembra impraticabile. Continua a leggere

IL TERZO SGUARDO n.19: “Wunderkammern” – un libro che sarebbe piaciuto a Borges. Gervasio di Tilbury, “Il libro delle meraviglie”

Wunderkammern – un libro che sarebbe piaciuto a Borges. Gervasio di Tilbury, Il libro delle meraviglie, a cura di Elisabetta Bartoli, premessa di Francesco Stella, Pisa, Pacini Editore, 2010

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di Giuseppe Panella*

E’ ben noto ormai che il progresso scientifico e delle sue scoperte (che non sembrano ormai più così prodigiose a chi le osserva dall’esterno senza rimanerne attoniti come accadeva un tempo) sia nato dallo “spirito di Taumante” ovvero dalla meraviglia (come dicono congiuntamente Aristotele nella Metafisica, Descartes nelle Passioni dell’anima e Michel de Montaigne in un suo celebre essai).

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“Spaesamento” – Intervista a Giorgio Vasta

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Giorgio Vasta, dopo il grande successo de Il tempo materiale (ed. Minimum Fax) è tornato quest’anno in libreria con Spaesamento (ed. Laterza), una cronaca-reportage in prima persona che è la storia di un ritorno alla sua Palermo, e dell’osservazione dei numerosi e vari tipi umani che popolano il capoluogo siciliano di oggi. Luogo principe di osservazione: la spiaggia di Mondello. Ma non solo. In un quadro d’insieme che in realtà è un’istantanea dello stato mentale ed emotivo dell’Italia dei nostri giorni. Continua a leggere

VIDEORECENSIONE n.3: “Amori stretti. 18 storie under 20”, a cura di Gianni Conti

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=XvTamo6pURE&fs=1&hl=it_IT]

Le videorecensioni  sono a cura di Giuseppe Panella

Realizzazione tecnica di Fausto Finocchi e Silverio Zanobetti

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[Qui tutte le VIDEORECENSIONI di Giuseppe Panella]

STORIA CONTEMPORANEA n.61: Un eroe del nostro tempo. Baldrus (Mauro Baldrati), “Missione speciale”

Un eroe del nostro tempo. Baldrus (Mauro Baldrati), Missione speciale, Ascoli Piceno, Senzapatria Edizioni, 2010

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di Giuseppe Panella*

Non c’è dubbio: è il migliore dei migliori anche se costa molto, talvolta troppo. Se ne è reso conto anche il signor Mustafà, misterioso levantino dagli innumerevoli traffici che organizza da Tunisi tutti gli eventi più importanti legati alla criminalità organizzata internazionale. Si tratta di un uomo potentissimo anche se non ha mai avuto un vero ufficio e tratta gli affari che gli interessano “in un piccolo chiosco di vendita tè, caffè e pesce fritto” (p. 10): si tratta di un classico esempio di “banalità del male”. Mustafà odia gli infedeli e vorrebbe vederli tutti morti ma non rifiuta il loro denaro e si occupa sapientemente e spietatamente dei loro affari sporchi. La convocazione del migliore agente che il tunisino ha a disposizione è legata alla necessità di eseguire una missione “speciale”, tanto speciale che in principio è difficile da esporre. Mustafà ricorre a una metafora escrementizia piuttosto forte per spiegarla e introdurre il killer all’argomento ma anche così non è molto facile da mandar giù. Inoltre si tratta di entrare nel personaggio e di capire la mentalità profonda della vittima per poter meglio superare le sue barriere di sicurezza.

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Massimiliano e Pier Paolo Di Mino, Fiume di tenebra

di Michele Lupo

1920. La Grande Guerra è finita da un pezzo, ma non negli umori dei più. Il capitano Italo Serra, nel cui cuore di soldato è imprigionato un buio che “non c’entra niente con tutti i discorsi inventati da chi li aveva mandati al massacro”, è immerso in una caligine della coscienza che lo fa sentire perduto, strappato all’uomo che pensava di essere, invischiato in una tormenta che gli fa temere di essere impazzito – e forse lo è. Continua a leggere

Cartoline dai morti

di  Domenico Scarpa

Franco Arminio, Cartoline dai morti, Nottetempo, 2010


«Stavo giocando a biliardo. Poi la solita storia: fatelo bere, fatelo sedere. Qualcuno che ti tocca il polso, qualcuno che pronuncia continuamente il tuo nome». La solita storia è quella che tutti sappiamo ma nessuno di noi conosce. In Cartoline dai morti – il titolo del libro e questo primo campione basteranno a capire cos’è – Franco Arminio ce la fa vedere dall’altra parte, dalla prospettiva appunto della morte. Arminio, che si definisce «paesologo» ossia visitatore e curatore di piccole geografie malvive, si trova stavolta a essere lui stesso una destinazione; le cartoline che ha raccolto sono 128, la più lunga copre tredici righe, le più brevi un rigo solo, la misura media è sulle tre-cinque righe, due o tre frasi che gli bastano ad aprire uno spiraglio narrativo: «Mio marito mi ha gettata nel pozzo. Gli è venuta una furia, una forza che non gli avevo mai visto. Ho gridato mentre mi trascinava, ma non c’era nessuno, solo le rondini che facevano avanti e indietro per farsi il nido sotto il tetto della nostra casa». Continua a leggere

Al di là del cancro

 

 

Di Antonio Imbò(*)

Nell’Avvertenza l’autore scrive che  il suo non vuol essere altro che il tentativo, a mio avviso riuscito, di dare significato a ciò che, d’un tratto, gli appare incomprensibile. Dare, cioè, un senso a quello che all’improvviso gli è accaduto, la sua malattia… E per farlo Benemeglio si consegna alla parola, alla scrittura che in questo modo acquista una funzione, direi, terapeutica.  A pagina 60 leggiamo: “Vivere eternamente grazie alla parola, vivere nella parola, grazie alla magia della parola”. Questa dichiarazione ci rimanda, come sappiamo, alla natura salvifica della parola, e più precisamente ci ricorda il possibile riscatto, la via d’uscita che offre la narrazione. Narrare vuol dire procrastinare, differire, rinviare l’appuntamento col proprio destino. Fintantoché si racconta una storia la morte può attendere. Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.58: Dispendio e godimento – un’ipotesi di poesia. Enzo Campi, “Ipotesi corpo”

Dispendio e godimento – un’ipotesi di poesia. Enzo Campi, Ipotesi corpo, con un’ Introduzione di Natàlia Castaldi, Barcellona Pozzo di Gotto (ME), Edizioni Smasher, 2010

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di Giuseppe Panella*

Scrive Natàlia Castaldi nel suo Posizioni (tracce e cancellazioni di un corpo in opera), l’efficace testo critico che fa da Introduzione al poemetto lirico di Enzo Campi:

«Il corpo è qui tema dell’indagine e palcoscenico in cui l’io mette in opera un monologo questionante che – poematicamente e teatralmente – si incarna nel corpo del testo e della parola cercando di risolvere (dissolvere?) l’unicità di senso di un doppio movimento che oscilla incessantemente tra il dispendio (come ragione di vita) e il ricominciamento (come unica possibilità di proiezione verso l’ a venire). Ciò avviene attraverso la scissione drammatizzata tra forze centripete (pulsione, desiderio, istinto-carne) e forze centrifughe (ragione, indagine e ricerca-alterità» (p. 8).

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A rivista anarchica. Numero speciale

A rivista anarchica. Numero speciale.
Di Nadia Agustoni

[ Con un articolo di Paolo Finzi su una singolare figura dell’anarchismo.]

Copertina bianca con il personaggio di Anarchik che in una vignetta dice: “ Ehi! Sono passati quarant’anni!”, così il numero speciale di “A rivista anarchica”, 258 pagine 10 euro, festeggia un compleanno importante. E’ passata molta politica da queste parti, cultura (libri, musica, interviste, rubriche, dibattiti) e sempre rinnovata la presenza “dell’utopia”, del pensare un mondo diverso e un fare concreto, con progetti che hanno toccano i campi dell’editoria, delle comunità, dell’attivarsi nei quartieri e tra i rom e gli ultimi della società. Da pagina 121 a pagina 210 tutte le foto delle copertine: dal n 1, che ricorda un po’ i vecchi volantini e il ciclostile e quindi il n.2 con il volto di Pietro Valpreda e con la storia che ci viene incontro. Continua a leggere

DECAMERONE A SIRACUSA di Aldo Formosa

?Aldo Formosa è giornalista professionista, realizzatore di manifestazioni ed eventi culturali. Si occupa di teatro come commediografo e come regista. Collabora con periodici, con la “Sicilia” e il “Corriere dello sport” ed è titolare della pagina culturale “Astrolabio” sul quotidiano “Libertà”.
Ha appena pubblicato, per i tipi di Lombardi editore, i racconti “Decamerone a Siracusa”.
Di seguito, la recensione/intervista di Simona Lo Iacono.

Massimo Maugeri

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ALDO FORMOSA E IL SUO DECAMERONE SIRACUSANO

di Simona Lo Iacono

A scoscendere verso l’anima, trovi il passato. Un compagno di scuola, una folata di vento guasto, un pizzicore di gramigna che stuzzica le narici e lei è lì. La memoria. Il vizio di ripresentarsi. Di chiedere conto.
Specie sul crinale di certe sere che indulgono alla malinconia. O quando la voglia di raccontare non si assopisce nonostante alcune batoste buone assestate da circostanze e uomini, da quelle impennate della vita che ti fanno pensare che, alla fine, l’unico luogo che resta, l’unica scena, l’unico perdono, è quello delle storie.
Così ti metti a raccontare, inizialmente per assopire l’anima, i calci del cuore. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.60: I migliori anni della sua vita. Renzo Paris, “La vita personale”

I migliori anni della sua vita. Renzo Paris, La vita personale, Matelica (Macerata), Hacca Edizioni, 2009

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di Giuseppe Panella*

Ho scritto la mia prima recensione “ufficiale” nel 1978. Quel breve testo critico fu pubblicato da una rivista fiorentina che si intitolava “Librioggi” e che durò poco per alterne vicende economiche (come sempre accade e continua a succedere in questi casi). Si trattava di una riflessione-riassunto relativo a un saggio, Il mito del proletariato nel romanzo italiano (Milano, Garzanti, 1977) il cui titolo mi aveva incuriosito e che, però, a lettura ultimata, non mi era piaciuto. In quella noterella cercai di mettere in evidenza i punti deboli dell’opera piuttosto che gli elementi positivi, il che oggi non avrei ovviamente fatto (ma allora ero certo più giovane e baldanzoso …). Del saggio e delle mie perplessità parlai anche con Alberto Asor Rosa; anche lui convenne con me circa la debolezza della prospettiva critica di quel volume.

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Intervista a Bruno Coppola

di Giovanni Agnoloni


Bruno Coppola, Professore di Filosofia di origini napoletane, ora vive a Firenze. Ho avuto occasione di conoscerlo a un seminario organizzato dal Gabinetto Vieusseux sul tema della letteratura gialla nel mondo. Da qui mi è venuto lo spunto per leggere il suo ultimo romanzo, pubblicato da Rizzoli: Clotilde e l’estate dei delitti, che segue ai precedenti Clotilde e la donna senza nome, Clotilde sulle tracce del minotauro, Clotilde e il segreto di San Rocco, Clotilde e la maledizione degli Altamura, Clotilde e il passato non passato, editi da Le Lettere. Continua a leggere