Archivi categoria: Recensioni

IL TERZO SGUARDO n.22: Una proposta per il Paese futuro. Alberto Alinovi, “Il Codice Borgia della società italiana”

Una proposta per il Paese futuro. Alberto Alinovi, Il Codice Borgia della società italiana. Antologia di pensieri e scritti per un’Italia più europea: dal familismo amorale al civismo morale attraverso il protestantesimo laico, Parma, Silva Editore, 2010

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di Giuseppe Panella*


Nonostante il titolo che potrebbe risultare opprimente per le sue richieste di assunzione di responsabilità da parte dei cittadini (atto doveroso ma non sempre accettato volentieri e immediatamente), nonostante l’appello a una dimensione – quella della Riforma protestante – che in Italia non ha mai attecchito, nonostante l’ambito sempre vigente della dimensione familistica (“tengo famiglia”), nonostante vizi antichi sempre risorgenti e mali vecchi mai curati, questo di Alinovi è un libro di speranze mai sopite e mai azzerate dal corso di una storia che sembrerebbe smentirle.

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Alessio Torino: una vista eccezionale

 

di Paolo Pegoraro

Alessio Torino è un autore da tenere d’occhio. Dalla scarna bandella di Undici decimi, scopriamo soltanto che è urbinate, nato nel 1975, e che questo è il suo primo romanzo. Dalla qualità della scrittura non si direbbe. Undici decimi è fatto di tanti piccoli tocchi di genio e di una lingua raffinata e precisa, nemica del generico, ma che pure si diverte giocando a nascondino: a cosa farà riferimento il titolo, per esempio? All’interno del romanzo non viene spiegato… Indagando un poco, si scopre che Alessio Torino insegna lettere classiche e ha curato seminari di traduzione, che il libro ha attirato l’attenzione di un critico come Claudio Magris, che è stato chiamato in concorso al Campiello, che ha vinto il Premio Frontino ex aequo con il non certo esordiente Marcello Fois. Insomma, sarà pure il suo primo romanzo, ma per tanti autori meno scrupolosi potrebbe benissimo rappresentare la tappa d’arrivo. E invece è di prossima uscita il suo secondo titolo, Tetano, per Minimum fax. Continua a leggere

I custodi del Talismano di Valter Binaghi. Altra recensione

Scopro con piacere che il romanzo di Valter Binaghi, I custodi del talismano (in vendita anche qui), ha trovato finalmente casa editrice (Sottovoce edizioni, 2010).

Ho avuto la fortuna di leggerlo ancora inedito alcuni anni fa e ne ho scritto una scheda/recensione. Credo che sia un romanzo che merita attenzione e (perché no?) buona sorte, perché è un lavoro serio, ben fatto, appassionante da leggere, opera di un bravo artigiano di storie.

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I custodi del talismano ha tema e impianto di romanzo storico, ma in esso la narrazione si eleva a consapevole meditazione sull’aura dell’oggetto simbolico, sul significato del conoscere e sulla difficile trasmissione della cultura (nel senso di sapienza) attraverso gli uomini e i tempi, e del suo intrecciarsi con la Storia. L’autore giostra con perizia attraverso i molti piani di lettura dell’opera, ed è capace di dispiegarli senza appesantire il testo, anzi arricchendo di senso un intreccio narrativo serrato, ben scritto, avvincente, divertente nel senso pieno della parola, a tratti entusiasmante.
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Nel grande show della democrazia


di Guido Michelone

Marco Bosonetto, Nel grande show della democrazia, Laurana Editore, Milano 2010, euro 16,50

È un romanzo di fantascienza, o meglio di fantapolitica, il sesto libro (e quinta opera narrativa) del quarantene cuneese Marco Bosonetto. Ma la fantapolitica, a parte qualche efficace trovata – in primis quella del televoto per eleggere la Presidenza del Consiglio – sa molto di vicinanza storica, nel senso che nella pur complessa trama di personaggi e avvenimenti, è facile riconoscere subito un richiamo diretto alla stretta attualità. Continua a leggere

Michele Lupo, I fuoriusciti

Vestiti, fuoriusciamo
di Lucia Tosi

Michele Lupo ha pubblicato numerosi racconti su riviste letterarie, un romanzo, L’onda sulla pellicola, Besa Editrice, 2004, un altro romanzo è atteso per la prossima primavera. Fresca di stampa la raccolta di racconti I fuoriusciti, Stilo editrice, 2010, E. 10,00.

Di queste “Storie di fughe, ritorni e trascurabili vendette“, eloquente sottotitolo, colpisce innanzi tutto l’assenza del finale regolamentare Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.62: In the Soup, dentro la placenta dei versi. Pasquale Vitagliano, “Amnesie amniotiche”

In the Soup, dentro la placenta dei versi. Pasquale Vitagliano, Amnesie amniotiche, con un’ Introduzione di Giovanni Nuscis, Faloppio (CO), Lieto Colle Edizioni, 2009

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di Giuseppe Panella*


«Pop Art Pops. Rimossa la piastra poetica, / smontate le officine del secolo, / spostata sul ventre la guardia, / cos’altro resta da dire? // Rimetto tra le cose la parola, / metto a bagno i versi, / e premo sull’uscio del giorno, / perché sia giorno benedire. // Rivolgimi un nuovo saluto, / soltanto la vita è scampata, / adesso che Soup non è che soup, / per una pietà umana / nient’altro che parola, / senza più umanità» (p. 73).

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STORIA CONTEMPORANEA n.65: Strani echi dal futuro. Vittorio Catani, “Il Quinto Principio”

Strani echi dal futuro. Vittorio Catani, Il Quinto Principio, Milano, Mondadori (Supplemento a Urania 39), 2009

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di Giuseppe Panella*

Qual è il misterioso Quinto Principio della termodinamica e che cosa sono gli EE, Eventi Eccezionali, che si verificano sempre più frequentemente e in maniera vieppiù distruttiva per uomini e metropoli mano a mano che il tempo passa? Eccone alcuni descritti nella loro totale e assurda distruttività:

«Breve elenco (da voci raccolte, talora con reperti o immagini [da verificare]): – Ripetuti sprofondamenti in una vastissima zona dell’Africa centrale. – Manifestazioni ad personam definite “Intenti” o “Ombre”. – Anomale reazioni chimiche “spontanee” e formazioni di voragini, nel continente antartico. – Variazioni cospicue della forza gravitazionale terrestre in numerose località. – Apparizione in modo incongruo di oggetti dannosi, refrattari ad analisi circa la loro costituzione. –Grande cratere (in Africa) ricolmo di sostanze non riconoscibili. – Formazione di una gran macchia nera nel cielo dell’Australia, a circa 90 metri di altezza, in spostamento e in lenta espansione. – In Cina, fenomeni elettromagnetici che provocano un’inversione elettrochimica nelle specie viventi, con conseguente morte istantanea» (p. 415).

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Valter Binaghi: degli dèi, degli eroi e degli uomini.

di Paolo Pegoraro

Pare interminabile il piagnisteo circa l’incapacità del romanzo italiano di raccontare grandi storie, lasciandosi alle spalle la stagione dei referti sociologici, della risata funerea che tutto caricaturizza, dei giochi combinatori e delle dietrologie mascherate da noir cosmici. Curiosamente però, quando un romanzo osa per davvero il colpo d’ala, l’appoggio di un grande editore non lo si trova neppure a cercarlo con il lanternino. Neppure quando – come nel caso di questo romanzo – a sostenerlo ci sono firme come Tullio Avoledo, Giuseppe Genna, Alessandro Zaccuri o Giulio Mozzi. E così I custodi del Talismano di Valter Binaghi (ed. Sottovoce, pp. 237, € 13,50), dopo aver pellegrinato di redazione in redazione, esce come primo titolo di una nuova casa editrice, il marchio Sottovoce. E dire che Binaghi non è certo scrittore di primo pelo: di romanzi ne ha già pubblicati otto, portandosi a casa anche belle soddisfazioni di lettori e di critica. Definire “stimolante” il suo percorso sarebbe riduttivo. Redattore della rivista di controcultura Re Nudo negli anni Settanta, aveva accantonato la scrittura per insegnare storia e filosofia nei licei. Per trent’anni. Continua a leggere

TI VOGLIO CREDERE, di Elisabetta Bucciarelli

?Immaginate di essere ligi e rispettosi della legge, di credere nei concetti di Giustizia e di Verità (per scelta interiore, ma anche per ragioni professionali), di essere un ispettore di polizia e di trovarvi, in maniera inattesa, coinvolti in un caso di omicidio.
È quello che accade all’ispettore Maria Dolores Vergani – personaggio letterario della scrittrice milanese Elisabetta Bucciarelli – nel romanzo “Ti voglio credere” (Kowalski/Colorado Noir, 2010, pagg. 298, € 15). La Vergani si ritrova, appunto, agli arresti domiciliari. È indagata per omicidio volontario e si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Nei fatti è segregata, rinchiusa tra le pareti domestiche dell’appartamento dei genitori.
Cos’è successo esattamente? La Vergani non ricorda. Sa soltanto che ha accoltellato una donna. Secondo le indagini sembrerebbe sia avvenuto per legittima difesa. Il suo avvocato le consiglia, con insistenza, di assecondare questa tesi. Del resto, lei non è un’assassina. E ha sempre creduto nella giustizia, nella verità, nella legge. E poi quella donna era una poco di buono. Tuttavia, come si sono svolti i fatti, la Vergani non è in grado di dirlo. La sua mente ha rimosso.
Intanto la tragedia personale di Maria Dolores si incrocia con altre vicende: la notizia del suicidio di una giovane dal ponte di viale Forlanini; la comparsa di tre enormi croci piantate nel giardino di una villetta nel quartiere di San Siro (a cui fanno seguito altri casi simili). Il poliziotto Achille Maria Funi, che nel corso della storia verrà nominato a sua volta ispettore, decide di informare la Vergani di questi fatti (nonostante le difficoltà che la donna sta vivendo, o forse proprio per questo; per farla uscire da se stessa, per farla distrarre).
È un ottimo romanzo esistenziale, il nuovo libro della Bucciarelli. Una storia a incastro che indaga sulla crisi della società, sul fanatismo religioso, sulla piaga dell’anoressia e su come – a volte – i concetti di Giustizia e Verità si sfiorino senza arrivare mai a incrociarsi. Un’ulteriore, convincente, prova narrativa di questa regina del noir milanese, che con il precedente romanzo “Io ti perdono” aveva già ricevuto una menzione speciale della giuria al Premio Scerbanenco 2009 e ha vinto il XIII Premio Franco Fedeli.
Massimo Maugeri

(Articolo pubblicato sulla pagina cultura del quotidiano “La Sicilia” del 28.11.2010)

p.s. Elisabetta Bucciarelli, con “Ti voglio credere” (Edizioni Kowalski), ha vinto il Premio ‘Giorgio Scerbanenco 2010-Courmayeur Noir in Festival’ in collaborazione con ‘La Stampa’, per il miglior romanzo noir italiano edito nell’anno

Alessandro Cartoni, Io sono la nemesi

di Giorgio Morale

Siete in macchina a finestrini aperti, tu, tua moglie e tua figlia, davanti alla Riviera Adriatica”.

Padre, madre, figlia, auto, spiaggia: è il quadro della tipica famiglia italiana immortalata dalla commedia italiana nella serie di film dedicati alle vacanze al mare, dai recentissimi andando indietro fino a quelli degli anni Sessanta, quando col boom economico esplodeva la mania delle vacanze e lo sfoggio dei segni del benessere.

Così inizia il racconto Io sono la nemesi, che dà il nome alla raccolta di tre racconti di Alessandro Cartoni edita di recente dall’editore Perrone. Che poi continua:

“La distesa del mare è verdognola, con una striscia di colore beige che solca longitudinalmente le onde a dieci metri dalla riva…
– Cos’è quella cosa color cacarella? Chiede Sibilla, tua figlia…
Sibilla ti ha guardato contrariata e non parla, poi avanza di qualche passo sulla riva, azzarda un’entrata riluttante in acqua infine si ritrae inorridita.
– Io qui il bagno non lo faccio…” Continua a leggere

IL TERZO SGUARDO n.21: Abitare il mondo equivale a descriverlo. Emerico Giachery, “Voci del tempo ritrovato”

Abitare il mondo equivale a descriverlo. Emerico Giachery, Voci del tempo ritrovato, Roma, Edilazio, 2010

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di Giuseppe Panella*

E’ probabilmente una costante italiana quella di individuare negli ottanta anni il momento giusto, la soglia sulla quale fermarsi per comporre la propria autobiografia. Esiste un esempio straordinario di questa dimensione letteraria: quelle Memorie di un italiano di Ippolito Nievo che furono ribattezzate dai suoi editori Memorie di un ottuagenario quando comparvero postume nel 1867 per evitare che fossero scambiate per un pamphlet politico. Anche Cesare Cases ha voluto intitolare così le proprie memorie (Confessioni di un ottuagenario, Roma, Donzelli, 2000 quale (im)probabile omaggio al modello rimasto insuperabile di Nievo. Gli esempi di questo tipo si potrebbero moltiplicare a iosa ma perché farlo? Meglio ritornare a questo libro di oggi.

Emerico Giachery ha vergato con mano sicura e ferma una serie di sue note autobiografiche di autorevole e necessaria capacità narrativa, fitta di rimandi alla Storia da lui attraversata e densa di notazioni personali (letterarie e non).

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.61: La cifra del vuoto, l’onore del silenzio. Giacomo Leronni, “Polvere del bene”

La cifra del vuoto, l’onore del silenzio. Giacomo Leronni, Polvere del bene, San Cesario di Lecce (LE), Piero Manni, 2008

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di Giuseppe Panella*

Nell’ultima pagina del suo primo libro di poesie, a conclusione della Nota finale dedicata ai lettori,

Leronni avverte:

«Per il resto, essendo ormai largamente conclamato lo scetticismo nei confronti dei significati possibili, primi o ultimi, di un’opera letteraria, preferirei che il lettore, eventualmente, si chiedesse non tanto cosa il poeta avrà voluto dire, quanto piuttosto cosa, con lui, è disposto ad ascoltare»

(p. 96).

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STORIA CONTEMPORANEA n.64: Ma che importa chi è l’autore… quello che conta è il corpo del reato. Aa. Vv. “Il magazzino delle alghe”

Ma che importa chi è l’autore… quello che conta è il corpo del reato. Aa. Vv. Il magazzino delle alghe, a cura di Marino Magliani, Broni (PV), Eumeswil, 2010

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di Giuseppe Panella*

Sono passati molti anni dal tempo in cui Roland Barthes proclamava la “morte dell’autore”(era il 1968) e Michel Foucault la confermava in un suo celebre saggio destinato a trasformare la funzione-autore nella letteratura e nella cultura umanistica in una sorta di terminale fin de non recevoir (Che cos’ è un autore?, una conferenza pronunciata nel 1969).

L’abolizione del nome dell’Autore e la sua trasformazione in una pura funzione dell’opera da lui prodotta è stata di seguito tentata più volte anche in Italia (l’ampia produzione del collettivo dei Wu Ming, già autodefinitosi Luther Blisset in un loro avatar precedente, ne è una dimostrazione evidente e significativa). Ma, nonostante il precedente dei Wu Ming, qui si è in presenza di qualcos’altro. Che cosa accomuna, infatti, venti autori completamente diversi gli uni dagli altri come Giovanni Agnoloni, Franco Arminio, Mauro Baldrati, Remo Bassini, Mario Bianco, Valter Binaghi, Fabrizio Centofanti, Riccardo De Gennaro, Marco Drago, Riccardo Terrazzi, Francesco Forlani, Carlo Grande, Franz Krauspenhaar, Marino Magliani, Giulio Mozzi, Stefania Nardini, Alberto Pezzini, Giacomo Sartori, Beppe Sebaste, Giorgio Vasta?

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Karl Ove Knausgard, La mia lotta (1)

di Michele Lupo

La mole è impegnativa ed è solo il primo di sei volumi. Il titolo, Min Kamp, sinistro. Le ambizioni da leggere fra le righe – in tutti i sensi. Ha un bel dire Knausgard che non voleva fare letteratura quanto piuttosto un esercizio (di verità) che avesse insieme il valore di un’esperienza Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.63: Storia di Giorgio Manganelli e dei suoi sodali. “Album fotografico di Giorgio Manganelli”. Racconto biografico di Lietta Manganelli; “I borborigmi di un’anima. Carteggio Manganelli-Anceschi”, a cura di Lietta Manganelli

Storia di Giorgio Manganelli e dei suoi sodali. Album fotografico di Giorgio Manganelli. Racconto biografico di Lietta Manganelli, a cura di Ermanno Cavazzoni, Macerata, Quodlibet, 2010; I borborigmi di un’anima. Carteggio Manganelli-Anceschi, a cura di Lietta Manganelli, Torino, Aragno, 2010

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di Giuseppe Panella*

Si tratta certamente di una faccenda piuttosto strana. Giorgio Manganelli è stato probabilmente uno degli scrittori più straordinari e meno considerati della letteratura italiana del Novecento. Nessuna storia del dopoguerra letterario può fare a meno di citarlo e di considerarlo come uno degli esiti migliori del passaggio culturale e stilistico tra le due guerre, eppure i suoi libri e le sue invenzioni narrative sono ben lungi dall’ottenere l’attenzione dei lettori così come meriterebbero. La sua opera attende ancora una compiuta sistemazione critica e sospetto che ancora testi inediti non pubblicati aspettino di ricevere la loro sistemazione editoriale. Questo album fotografico, ritrovato tra le carte dello scrittore che le aveva conservate anche se nel modo un po’ disordinato che lo contraddistingueva, è diventato nel gustoso e simpatetico racconto della figlia Amelia Antonia detta Lietta una sorta di continuazione per immagini della sua opera di scrittore.

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.60: Dittico delle parole. Marco Giovenale, “Storia dei minuti (casa. clinica)”; Francesca Matteoni, “Tam Lin e altre poesie”

Dittico delle parole. Marco Giovenale, Storia dei minuti (casa. clinica), con la traduzione francese di Michele Zaffarano, Massa, Transeuropa, 2010; Francesca Matteoni, Tam Lin e altre poesie, Massa, Transeuropa, 2010

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di Giuseppe Panella*


Marco Giovenale ci prova ancora. La sua scrittura apparentemente fredda, astratta, fatta di rilievi atoni e modesti nasconde una passione e una poetica molto più rilevante: quella legata alla possibilità della conoscenza ottenuta attraverso la capacità di cogliere la verità mediante l’utilizzazione dello sguardo oggettivo di uno “spettatore non indifferente”.

«L’ultima colonna in fondo / nel quadro – svela: una piccola / riga di donna che (spórta / nel bordo buio una elle di fiaccola) / illumina l’uscita per lo sguardo. // È la Contemplazione, che si nega, / dice la guida dotta, che è identica / a chi vede, perché passa – ma diversa / perché è persuasa e spiega. // Rimasta indietro, sua figlia non si è persa. / È albina e condannata a ridere / rapida. (Chiaro, dimentica)» (1).

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50 anni per il capolavoro di Flannery O’Connor

Mezzo secolo fa vedeva la luce Il cielo è dei violenti di Flannery O’Connor (1960), uno dei massimi capolavori della letteratura americana. Un romanzo tanto perfetto quanto urtante. «Inaffondabile» l’ha definito il critico Harold Bloom, neanche parlasse di un caccia torpediniere, e bisogna dargli ragione. Anche se piuttosto breve, leggerlo richiede tempo. Le pagine sono robuste e sostanziose come razioni di pane nero e lardo: impossibile digerirne più di una ventina al giorno. Ogni parola è definitiva, ogni frase pare incisa nella pietra e nel cielo. Il cielo è dei violenti rappresenta il vertice di un’esistenza interamente dedicata alla scrittura, che la O’Connor intese sempre come precisa, esigentissima vocazione. Non ho più letto nulla di simile e, forse, neppure esiste. Continua a leggere

In libreria “Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm”, a cura di Wu Ming 4

Dal sito dell’Associazione Romana Studi Tolkieniani

È in libreria la nuova edizione del testo di J.R.R. Tolkien Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm (Bompiani) a cura di Wu Ming 4. Oltre al testo di Tolkien, emendato da alcuni smaccati errori di traduzione presenti nella precedente edizione (Albero e Foglia, 2000), il libro contiene la traduzione italiana del poema breve La Battaglia di Maldon e un articolo monografico di Tom Shippey, massimo esperto tolkieniano vivente. Qui di seguito l’intervista al curatore (di Roberto Arduini), pubblicata su L’Unità del 21 dicembre 2010. Continua a leggere

Giacomo Sartori, Autismi

…tutto è nato con un primo testo che ha per così dire aperto la via, e poi alla spicciolata sono venuti anche gli altri, che avevano con quel primo scritto un legame di necessità ma anche di libertà, forse di sfida aperta, proprio come succede nelle nidiate…

…i racconti escono per quel piccolo editore, che si chiama Sottovoce. Nome che mi sembra più che pertinente: è normale e giusto che i miei racconti, snobbati da chi ha molta voce, escano “sottovoce”… (Giacomo Sartori, qui)

di Michele Lupo

Sono 16 racconti questi raccolti in Autismi; qualcuno fra i lettori potrebbe già conoscerli poiché sono stati “postati” su Nazione Indiana (Giacomo Sartori fa parte della redazione in pianta stabile) lungo un intero anno.

Il libro è un trattatello di vita domestica feroce, vero e divertentissimo. Sartori vi dispiega uno humor delizioso che unisce per ossimoro acribia e svagatezza. Una scrittura tutta materica, giocata su un registro “bassoContinua a leggere