
La vita è correggersi e ricorreggersi sempre. Guai a credersi arrivati. L’ultima correzione è la morte, che si comprende solo in questa prospettiva.
Poesia italiana del XXI secolo

Vincenzo Errico è nato nel 1960, vive a Collepasso (LE). Ha vissuto a Roma dal 1991 al 2018. Sue poesie sono state pubblicate su riviste cartacee e on line, oltre che su testi antologici. Ha curato dal 1998 al 2011 la rubrica di poesia sulla rivista Aut del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli di Roma. Fra le pubblicazioni: Retrovie, Ed. Madona Oriente, 1996, con G. Farinella; Cordiali saluti fermi, Ed. Il mio libro, 2020; Turbinando, Ed. Il mio libro, 2021; Fritti, Ed. Il mio libro, 2021, e Taccuino scarso, Ed. Il mio libro, 2021.
Incontri I
Tutto
di Hilde Domin (Germania 1909-2006)
Non pronunciate la bellezza,
Tacete l’amore,
Non toccate Dio,
Eravate molto giovani quando
Avete sbrigato la vostra morte.
Ora il mezzogiorno porta il viso della notte,
Ogni passo il gesto del cadere.
Ora che il vuoto si è fatto largo intorno a noi,
Cosa ci può succedere ancora?
Le cicatrici
di Piedad Bonnett (Colombia, 1951)
Non c’è cicatrice, per quanto crudele sembri,
che non racchiuda in sé la bellezza.
Una storia precisa che racconta
un dolore. Ma anche la fine del dolore.
Le cicatrici, dunque, sono cuciture
della memoria,
un finale imperfetto che ci guarisce
con un danno. La forma
che il tempo trova
perché noi non dimentichiamo le ferite. Continua a leggere
Antonio Francesco Perozzi, Lo spettro visibile
a cura di Alberto Fraccacreta
Antonio Francesco Perozzi, Lo spettro visibile, Arcipelago Itaca
Caduta
Quindi è cieca – e questa
cecità per ora la chiamiamo
attesa. C’è una base; la certezza
no: è un’altra cosa. Prima ancora
di fare la corda serve sporcarsi
le mani. Ora la prova si incentra
sulla differenza tra ricordo e chilometro,
che al buio sono uguali; sul senso
della caduta. Sono tentativi.
Sesto e settimo
“La leggenda della Madonna delle Armi”, commento di Marina Petrillo
“LA LEGGENDA DELLA MADONNA DELLE ARMI”
“Amo l’antica Madre del mondo.
Ignoto sigillo posto nel ciclo profano
a rigore celeste.
In manti cobalto e sfondi dorati
mai supplice all’odiato compagno
ponendo Sua ombra in suono.
A te, creatura creante appartiene
l’abisso del cuore.”
(da “materia redenta” silloge poetica di Marina Petrillo)
LA LEGGENDA
In profondità giunge la ri-velazione che il Sacro pone a suo confine. Ogni luogo di culto mariano, veste l’abito del sovrannaturale, il candido manto posto come aura su viaggiatori, pellegrini o semplici creature ignare alla celeste manifestazione. Continua a leggere
Domenico Pelini legge Saint John Perse. 1
8 marzo
Un aiuto che gli fosse simile,
cioè una badante.
No: qualcuno che gli corrispondesse,
occhi negli occhi, uno di fronte all’altro.
Si comprende
da un’altra prospettiva.
L’Origine
per capire il fine,
il perdersi,
per ritrovare il senso.
Uomo, Donna: il Tu,
la potenza dell’Amore
contro il potere,
il ritorno, dopo tutti gli addii,
l’alterità che rivela
la vera identità, l’essere
che prende il posto
dell’avere.
Le Donne, intere.
Il Prossimo
Geneviève de Hody, La casa del dolore. Nota di Giorgio Linguaglossa
Geneviève de Hody, La casa del dolore, Passigli Editori – febbraio 2023, pp. 318 € 25, traduzione di Edith Dzieduszycka, titolo originale, La maison des souffrances, Editions du Roure – 2011
Queste memorie dal carcere militare di Clermont-Ferrand, tradotte qui per la prima volta, offrono ai lettori italiani un commovente spaccato di quella che è stata la Resistenza in una Francia che, a partire dal 25 giugno del 1940, ha conosciuto la brutale occupazione nazista e il vergognoso collaborazionismo del governo di Vichy. Il 2 novembre del 1943, Camille de Hody e la moglie Geneviéve Utard vengono arrestati e tradotti in prigione, a causa della denuncia del padrone di casa, membro della Milizia filotedesca. Da quel giorno, Camille e Geneviève, che hanno dovuto lasciare le loro tre figlie, condividono il destino di tanti altri prigionieri, vivendo la dura realtà della prigione, in attesa di una liberazione più volte preconizzata ma sempre irrimediabilmente delusa, fino alla tragica separazione, quando Geneviève lascia il carcere e Camille viene invece mandato in quanto prigioniero politico al campo di deportazione Royallieu-Compiègne e da lì Mauthausen, dove troverà la morte il 12 aprile del 1945, a tre sole settimane dall’arrivo degli americani. Continua a leggere
Gli opposti
A oriente di qualsiasi origine, di Annalisa Rodeghiero
La poesia di Annalisa Rodeghiero è fatta di cose in un mondo di non cose, come direbbe Byung-chul Han, che approverebbe, per questo, l’attenzione naturale alle albe, alla neve, alle montagne, che popolano i versi di A oriente di qualsiasi origine. Se può essere un credo condiviso che l’amore e la poesia siano le due sole cose che contano davvero, come scrive la Nostra, non si può dimenticare “che siamo ciò che guardiamo”, e lei sai dove guardare. E anche come misurare: “In fondo siamo noi a decidere le altezze “. Continua a leggere
Premessa
Il gommone forato. La poesia civile del Realismo Terminale
In una società dove tutto è proibito, si può fare tutto: in una società dove è permesso qualcosa si può fare solo quel qualcosa.
Pier Paolo Pasolini
Una antologia di poesia civile.
Dedicata a Pier Paolo Pasolini.
Impresa di altri tempi, così sembra, eppure più necessaria che mai.
Perché i tempi sono quelli che sono e che sono sempre stati: bisognosi di analisi e intuito poetico.
Di ragionamento e lampo.
Per essere compresi e – ribaltati.
Sotto il titolo Il gommone forato la curatrice del volume Tania di Malta, con grande sensibilità, unisce poesie di autori che fanno parte del Realismo Terminale, Continua a leggere
Gianni Iasimone, Il mondo che credevo. Un poema metà-fisico
a cura di Alberto Fraccacreta
Gianni Iasimone, Il mondo che credevo. Un poema metà-fisico, Arcipelago Itaca
nebbia ombre il sole l’hai visto no
tralicci fili a coppia di tre e
puntuale con omino appeso
da sette giorni in mise fluorescente
per oggetti volanti piumesenti
rullavano planavano contromano
verso la pianura lontano
dalle vele lise dal mare
che tanto c’è ma non si vede
Di là
Intervista ad Antonio Delfini del 1963 (Interzona)
Luca Esposito, Senza Respiro.

Questo libro è una foto. La foto di un’alba. È l’alba di un giorno preciso. L’alba è un inizio. Ha in sé una gioia indefinibile, quella degli inizi, che sempre promettono qualcosa. È una gioia che la bellezza intensifica: la bellezza dell’alba del 27 agosto del 2022, a Ventotene. È un’alba strana, tuttavia: un’alba di un giorno in cui tutto finisce. È difficile far coincidere cose come queste, forse è impossibile. Un cortocircuito che costringe a ripensare la vita, dall’inizio alla fine. I monaci consigliavano di vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo. Il 27 agosto del 2022 è l’ultimo giorno di Lorenzo Guerrieri, detto Lollo, o il Guerra. Un giorno lunghissimo, che ancora non finisce. È un giorno di foto e di immersioni, come se la vita fosse questo: guardare e immergersi, accarezzare la superficie delle cose e spingersi dentro, per capirle. Ventotene è un’isola: la vita è un’isola nel tempo, un posto dove vorremmo stare per sempre, perché l’alba sia eterna, un nascere che non sia mai un morire. Questo libro è uno stare nell’alba per tenerla ferma, per chiederle di rimanere così, fotografata nella sua bellezza ineguagliabile, abitabile. Solo così si spiega il nostro stare accanto a Lollo, il rivolgergli ancora la parola, il chiedere a lui se le cose finiscono davvero o sono solo lo spostarsi da un fotogramma all’altro, un piangere e un ridere, un correre con la decappottabile, un lanciarsi col paracadute, un prendere un rospo tra le mani e dire: che bello! Questo libro è una foto: la foto della vita di Lorenzo Guerrieri, detto Lollo, o il Guerra. È la foto del papà e della mamma, dei fratelli più piccoli, della nonna, della zia, degli amici, degli insegnanti, dei compagni di viaggio e di immersioni. Sono tutti in quell’alba del 27 agosto del 2022. Nulla potrà cancellarli, nessun tramonto potrà spegnere la luce. È un libro. Una foto. Un’alba. Se qualcuno vuole entrare nella foto, non ne uscirà mai più, perché è l’alba dell’eterno, di un giorno che comincia, e non può più finire.
Luca Esposito, Senza Respiro, Ultima spiaggia, Genova-Ventotene 2023.
Finché c’è guerra. La legge sull’esport delle armi
La guerra è la fiera campionaria delle multinazionali
Ilaria Alpi
Ucraina, Siria, Yemen, Libia, Iraq, Palestina, Etiopia, Somalia, Sudan, Sud Sudan, Kurdistan, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, Camerun, Burkina Faso, Sahel, Mali, Costa d’Avorio, Niger, Nigeria, Mozambico, Sahara Occidentale, Afghanistan, Colombia… Come ripete Papa Francesco, come ricordano gli organizzatori della Marcia Perugia-Assisi, la guerra è dappertutto e la facciamo anche contro i poveri, il clima, le donne, i rifugiati…
Non è vero che non possiamo fare niente di diverso da quello che stiamo facendo.
Non è vero che non ci sono alternative alla guerra.
Non è vero che non c’è spazio per il negoziato politico.
Innanzitutto, ci dice Tenzin Palmo, una delle più importanti insegnanti buddhiste occidentali, in una recente intervista, occorre avere chiaro che “i politici, i militari, i produttori di armi e le altre aziende implicate guadagnano immense fortune ogni volta che scoppia una guerra; si arricchiscono enormemente grazie alla morte e alla devastazione causate da ciò che commerciano. Ma a loro non importa: più morti ci sono, più si conferma l’efficacia delle loro armi e più ne venderanno. Distorcono la verità a loro beneficio, fanno circolare menzogne, come sempre succede. Non dobbiamo credere alla propaganda, anzi, teniamo il cuore aperto!”
E allora chiediamoci, con gli organizzatori della Perugia-Assisi: quali altre armi siamo disponibili a inviare? Per quanto tempo ancora? Quale strategia politica e militare sta guidando i nostri invii di armi? Le armi che inviamo, infatti, non bastano mai. Siamo arrivati ai carri armati, ma gli ucraini già chiedono i cacciabombardieri, i missili a lungo raggio…
Dal 1990 c’è una legge in Italia, la n.185, che vieta l’esportazione di armi verso i Paesi in stato di conflitto armato, richiamando l’art.11 della nostra Costituzione che afferma che l’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Ma questo non basta.
I limiti della legge che vieta l’export di armi
La legge 185 è un testo normativo importante, che pone principi e obiettivi in linea con il dettato costituzionale e chi aspira alla pace si trova in sintonia con alcuni punti fermi previsti, tra questi il divieto di esportazione di armi verso paesi in guerra. Continua a leggere
Poesia italiana del XXI secolo

Maurizio Manzo è nato a Cagliari nel 1961. Ha pubblicato nel 1985 Coreografia del ghetto storico (Edizioni Castello) e nel 2014 Sette terribili ostriche e una perla (Edizioni Lepisma). Nel 2016 la raccolta RIZOMI E ALTRE GRAMIGNE. Alla XXVIII edizione del Premio nazionale di poesia Lorenzo Montano ha ricevuto una menzione speciale per la raccolta Anamorfiche e altre Distorsioni e per la poesia Traccheggio. Suoi lavori in prosa e poesia sono presenti in vari lit-blog.















