
Chiamarlo “mio Gesù” è il modo più opportuno per esprimere l’appartenenza. Se si toccano le corde dell’intimità, la vita vibra, si accende. Mio Gesù, confidando in Te, tutto è possibile.
Vita del ‘poeta maledetto’ Dino Campana (Interzona)
Silenzio
L’ANNUARIO DI POESIA. ANTOLOGIA 1994 – 2012, a cura di Gabriele TANDA. Nota di lettura di Giovanni Nuscis

A cura di Gabriele Tanda è stata pubblicata l’Antologia dell’Annuario di poesia (anni 1994-2012) della rivista “L’età del ferro” (Castelvecchi), diretta da Giorgio Manacorda, Alfonso Berardinelli e Walter Siti).
Il libro contiene una selezione degli interventi critici, delle recensioni e degli articoli pubblicati negli Annuari dal 1994 fino al 2012. Continua a leggere
La nebbia
Diario di un avvocato di provincia

Ius est ars boni et aequi
(Celso, II secolo d.C.)
(A Lola,
mia amorevole compagna di vita)
Introduzione
* * *
Eravamo riuniti nella sala curatori del Tribunale … Eh va bè, lo so, ricorda l’inizio di Madame Bovary, ma che ci posso fare, eravamo riuniti lì … Dicevo, eravamo riuniti nella sala curatori del Tribunale. C’era il Presidente della sezione, in piedi accanto al cancelliere che sedeva alla sua scrivania, davanti al computer. Era un martedì, giornata di ricevimento dei magistrati. Fu un incontro spontaneo, improvvisato, nato da una discussione intorno a una delle ultime, indesiderate riforme legislative. Anch’io ero lì, nascosto, incerto, quale giovane curatore beneficiato di alcuni incarichi minori, per farmi le ossa, nella speranza un giorno di entrare a far parte del gotha dei curatori fallimentari, di quelli cioè destinatari di liquidazioni a cinque zeri. I colleghi avvocati, e i commercialisti, si accalcavano nella stanza: il Presidente aveva preso la parola e bisognava farsi notare. Io invece mi nascondevo sempre di più, timoroso di incrociare gli sguardi degli altri giudici delegati, nel frattempo intervenuti, e di essere coinvolto in una discussione che aveva raggiunto il livello di un convegno, di un corso di alta formazione professionale; il che mi avrebbe creato molto imbarazzo e avrebbe turbato la mia serenità, già minacciata da quell’evento inatteso.
Daniela Stallo, “Winday”
Recensione di Giovanni Agnoloni
Daniella Stallo, Winday, Armando Editore, 2022
L’indagine al centro del romanzo Winday di Daniela Stallo è al contempo letteraria, sociale e politica. Non poteva che essere così, per una vicenda ambientata a Taranto e che ha al proprio centro l’Ilva, coi suoi fumi e il suo multiforme impatto sulla vita delle persone.
Una misteriosa esplosione che appare come un attentato terroristico sopraggiunge durante una processione religiosa in città, interrompendo le cicliche abitudini della popolazione, che sono andate avanti a dispetto dei tanti problemi causati dall’inquinamento prodotto dalle acciaierie. E la piega che prende la ricerca condotta da Lucrezia, la fotografa protagonista, insieme all’ispettore di polizia Iacovelli, finisce dunque per entrare in territori scomodi, quelli del terrorismo a matrice ambientalistica, le cui lontane matrici risalgono agli anni ’70. Continua a leggere
Incontro
Compianto senza musica
di Edna St.Vincent Millay (USA, 1892-1950)
Non mi arrendo allo schiantarsi dei cuori amanti sul duro suolo.
Così è e così sarà perché così è sempre stato:
Verso il buio vanno i saggi e i gentili. Incoronati
di gigli e alloro vanno; ma io non mi arrendo.
Amanti e pensatori, scendete nella terra.
Unitevi con la polvere di tutti.
Quel che rimane sono solo frammenti di quello che sentivate, sapevate,
una formula, una frase, – ma il meglio è perduto.
Le risposte veloci e acute, lo sguardo sincero, il riso, l’amore.
Tutto se n’è andato. Andato per nutrire le rose. Elegante
È la fioritura. Profumata è la fioritura. Lo so. Ma non sono d’accordo.
La luce nei tuoi occhi era più preziosa che tutte le rose del mondo.
Giù, giù, giù dentro il buio della tomba,
Gentilmente se ne vanno i belli, i teneri, i buoni;
silenziosamente se ne vanno gli intelligenti, gli spiritosi, i coraggiosi.
Lo so. Ma non sono d’accordo. E non mi arrendo.
Essere umani
di Al Purdy (Canada,1918-2000)
Quando mia madre fu ricoverata all’ospedale
dopo essere caduta da sola in camera da letto
io stavo costruendo una casa
a diciotto miglia di distanza
Andai a trovarla più tardi
e qualcosa nel mio viso le fece dire:
“Sicuramente ti senti malissimo”
intendeva che ero sconvolto
da ciò che le era successo
ma io non sentivo quasi nulla
all’epoca, tant’è vero che
pensavo solo che avrei dovuto
fare diciotto miglia ogni giorno
per andare a trovarla e ero infastidito
In quell momento
lei aveva guardato dietro la facciata
che normalmente nasconde il viso umano
e improvvisamente comprese
che non c’era molto
affetto per lei nel mio viso
e questa certezza era
peggio delle sue ferite
Ma non è possible tornare indietro nel tempo
nulla si può fare ora
che all’epoca
non è stato fatto
Morì non molto tempo dopo
disorientata
Aveva dimenticato ciò che le era successo
ma io mi ricordo sempre di quelle ultime parole
che sono le prime sulla lista
delle mie vergogne
intollerabili come quando ci si accorge
che una intera vita è stata buttata via
mi vengono in mente le parole di mia cugina
a proposito di suo fratello alcolizzato:
“Sarebbe stato meglio
che non fosse mai vissuto”
Mi ricordo di queste ultime parole
prima che la febbre portasse via la sua mente
e ora l’unica cosa buona è
che pensando a queste parole
nella mia mente lei
immediatamente
ritorna in vita
ripetendo le sempre stesse parole
“Sicuramente ti senti malissimo”
ancora e ancora e ancora
e ancora mi vergogno
e ancora sono vivo Continua a leggere
La norma
Lorca, “Romancero Gitano”, traduzione di Marino Magliani e Riccardo Ferrazzi

Introduzione di Fabrizio Centofanti
Il pomeriggio che Riccardo Ferrazzi mi ha proposto di introdurre la sua perfetta traduzione del Romancero gitano ho pensato immediatamente di declinare l’invito. Di Lorca, per me, non si può scrivere, solo leggere o ascoltare. È una lingua di altri mondi, una musica librata al di sopra delle teste, qualcosa che si prova a inseguire, ma non si riesce ad afferrare: come i gitani, perseguitati e disprezzati per l’assenza di stabilità e di patria, pericolosi come profeti e poeti, come Lorca, non a caso fucilato a Viznar, nell’amata Andalusia, vicino a un ulivo, insieme a due toreri e un insegnante. Continua a leggere
Domenico Pelini legge Nazim Hikmet. 1
Ascolto
Sulle ali della libellula. “Ricami dalle frane” di Antonio Spagnuolo
I “Ricami dalle frane” (Oedipus, 2021), prezioso libro di poesia di Antonio Spagnuolo, poeta napoletano che ha superato ormai i 90 anni – di cui gran parte dedicati alla poesia, oltre che al suo lavoro ordinario di medico – ripetono nel solco della memoria, con variazioni sapienti, i temi della produzione più recente, nata da una perdita, quella dell’amata moglie, Elena. Assenza contro cui si pone l’antidoto della poesia, la rielaborazione creativa del lutto. Negli ultimi volumi (tra cui “Proiezioni al crepuscolo”, Macabor, 2022 e “Riflessi e velature”, La valle del tempo, 2023), affiorano insistentemente i ricordi della vita familiare con Elena e il tessuto dei versi, che ripete il disegno del dolore, si riempie di motivi nuovi, di vari punti di vista a partire dal vissuto, dall’esperienza. Continua a leggere
Trasformazione
Federico Pacchioni, “I frutti del mio giardino!
L’agire della leggerezza di Domenico Napoletani è la postfazione del volume I frutti del mio giardino di Federico Pacchioni (Manni Editore, 2022). Seguono da tre poesie dell’autore.
L’agire della Leggerezza
La poesia di Federico Pacchioni cerca il miracolo del percepire la leggerezza delle cose senza dimenticare il loro peso e la gravità del vivere. Leggerezza…una parola cara a Italo Calvino, che non si associa spesso all’azione, alle laboriose cure che ci prendono ogni giorno. Ma anche la leggerezza è sforzo, e la presente raccolta, I frutti del mio giardino, è al contempo un suo ironico inno e una dolente riflessione sulla perdita di ogni giorno che passa, fatta più viva dalla scelta irreversibile di spezzare il proprio percorso per poi ricomporlo da emigrante in altro luogo (così che “il tempo ripulisce impietoso/ tutte le inconsistenze,/ scansa parti dell’affetto/ sempre più in là”); luogo che per Pacchioni è l’America, che abbaglia con i suoi grandi, luminosi deserti (dove è “smembrato il mondo quassù al cielo”) e le sue anonime, pulsanti periferie.
Lo sguardo al contempo amorevole, aperto a tutto, ma capace di rimanere saldamente nell’intimo della propria esperienza, fa della poesia di Pacchioni una rara commistione di disarmante, immediata sincerità emotiva e attenta operazione artistica. I frutti del mio giardino diventa perciò realtà di un angolo d’America, fatto centro aperto del mondo, rifugio di domestica pace, ma anche una chiamata ad essere fruttuosi, a non lasciare che il proprio ruolo nel mondo ci faccia diventare come un “cuore in una corsia vuota”. Continua a leggere
Su “Sonetti d’amore per King Kong, di Gino Scartaghiande
di Domenico Ludovici
Oggetto e circostanza, il libro di Gino Scartaghiande pubblicato dalle Edizioni Il Labirinto di Roma nel 2016, vincitore del Premio Frascati di quell’anno, comprendeva le sole due raccolte edite in precedenza, Sonetti d’amore per King-Kong e Bambù, seguite da testi inediti, sparsi e dimenticati, o compresi in qualche volume collettaneo, come le Poesie scolastiche del 2004.
A distanza di cinque anni, Scartaghiande ha voluto aggiornare quella raccolta aggiungendovi un’ampia sezione di inediti più recenti, intitolata Cavallucci marini, e tre brevi testi dedicati al giovane poeta Gabriele Galloni, scomparsi tragicamente a soli 25 anni. Il libro, il cui titolo complessivo è appunto Cavallucci marini (Edizioni Il Labirinto, Roma 2022) è prezioso, perché permette di tenere fra le mani e di apprezzare in un unico insieme l’intera poesia di Scartaghiande, che – scrive Domenico Adriano nella nota che lo accompagna – “ci porge tutto il suo lavoro, unito in un disegno unico, in una scienza «contemplativa» di minute verità cocenti quanto accecanti”. Continua a leggere
Nientedimeno
La parola ai poeti. Sebastiano Aglieco
Le testimonianze personali sono sempre difficili da pensare; il rischio è quello di concentrarsi su una propria autobiografia intima e persino diaristica. Però, per un poeta, le cose sono un poco diverse: il poeta ha un doppio specchio nel quale riflettersi; il primo è quello del racconto della propria storia personale; il secondo quello della propria opera.
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