Lirico terapia, Osip Emil’evi? Mandel’štam, Viviamo senza più fiutare sotto di noi il paese.

Viviamo senza più fiutare sotto di noi il paese

Viviamo senza più fiutare sotto di noi il paese,

a dieci passi le nostre voci sono già bell’e sperse,

e dovunque ci sia spazio per una conversazioncina

eccoli ad evocarti il montanaro del Cremlino.

Le sue tozze dita come vermi sono grasse

e sono esatte le sue parole come i pesi d’un ginnasta.

Se la ridono i suoi occhiacci da blatta

e i suoi gambali scoccano neri lampi.

Ha intorno una marmaglia di gerarchi dal collo sottile:

i servigi di mezzi uomini lo mandano in visibilio.

Chi zirla, chi miagola, chi fa il piagnucolone;

lui, lui solo mazzapicchia e rifila spintoni.

Come ferri di cavallo, decreti su decreti egli appioppa:

all’inguine, in fronte, a un sopracciglio, in un occhio.

Ogni esecuzione, con lui, è una lieta

cuccagna ed un ampio torace di osseta.

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Lirico terapia. William Butler Yeats, Avvento della saggezza col tempo.

Avvento della saggezza col tempo

Unica è la radice a molte foglie;

nella menzogna della prima età

volgevo fronde e fiori incontro al sole; 

voglio appassire nella verità.

Cosa dicono alla nostra vita questi versi? Ognuno può leggervi la propria parabola, dalla carne allo spirito, dai sensi esterni ai sensi interni. Ma, come sempre, la poesia dice di più: cosa sono quelle fronde e quei fiori? Che significato ha quell’appassire? Sono uno spazio vuoto in cui ciascuno può mettere al vaglio la sua vita.

Lirico terapia. Giovanni Giudici, Via Stilicone.

Via Stilicone

Via Stilicone è a Milano una 

Fra le vie piú tristi che io conosca –

Una fila di case e quasi niente 

A confortarle dalla parte opposta


Dove mangiano alle notti 

Di uno scalo e di un cimitero 

Le luci delle sue finestre 

Occhi di fatiscente impero


Come la fronte di chi stando 

A un nudo tavolo altra fronte 

Cerca a cui stringersi posarsi 

Ma nessuna gli risponde


E giú si piega e si abbatte 

Si fa cuscino delle braccia 

Vuole scappare da se stesso

Sparire alla propria faccia


Strada uguale a dove sbando 

Piú ogni giorno o amica mia 

Al Senzafondo al nome Morte 

Che ha per compagna Follía


Via Stilicone è a Milano la via

Piú vulnerabile che io conosca –

Una fila di case con paura 

Del buio dalla fronte opposta

***

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Lirico terapia. Sujata Bhatt, Un’altra storia.

Sujata Bhatt

Un’altra storia

I

Il grande Pan non è morto;

è solo emigrato

in India.

Qui gli dèi girano indisturbati,

travestiti da serpenti o da scimmie;

ed è peccato

trattare male un libro.

È peccato spingere un libro da una parte

                     con il piede,

è peccato sbatterlo forte

                     contro un tavolo,

è peccato buttarne uno sbadatamente

                       dall’altra parte della stanza.

Devi imparare a girare le pagine con garbo,

senza disturbare Sarasvati,

senza offendere l’albero

dal cui legno è stata fatta la carta.

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Poesia italiana del XXI secolo

Alfonso Guida è nato nel 1973 a San Mauro Forte, in Lucania, dove vive. La sua opera prima è Il sogno, la follia, l’altra morte a cura del Laboratorio delle Arti, Milano, seguita dalla plaquette Le spoglie divise (Quindici stanze per Rocco Scotellaro). Suoi versi sono apparsi su diverse riviste e antologie italiane, fra le quali Poesia. Ha approfondito in particolare l’opera di Beppe Salvia, Dario Bellezza, Amelia Rosselli e Paul Celan. Con Poiesis, ha pubblicato nel 2011 la raccolta Il dono dell’occhio e nel 2012 il lungo poema Irpinia. Nel 2013, per Aragno, è uscito il diario in endecasillabi sciolti Ad ogni passo del sempre. Nel 2014 ha pubblicato per LietoColle, L’acqua al cervello è una foglia, raccolta di madrigali dedicati, omaggio a Petrarca, Buonarroti, Pascoli. Nel 2015, per Il Ponte del Sale, Rovigo, pubblica Poesie per Tiziana, il compendio di un’esperienza psichiatrica e psicoanalitica di oltre ottomila versi. La sua ultima raccolta è Il luogo del sigillo del 2017 per Fallone Editore.

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Andrea legge nel tubo: un brano da “Tre uomini in barca” di Jerome K. Jerome

Le ‘letture’ di Andrea Sciuto.

Nato in provincia di Bergamo da genitori siciliani, Andrea Sciuto vive tra Catania e Bergamo, dove lavora come insegnante di lettere. Fa parte del Circolo dei Narratori di Bergamo, gruppo di volontari che organizza iniziative di promozione della lettura insieme alle biblioteche pubbliche.
Oggi Andrea legge un brano da Tre uomini in barca di Jerome K. Jerome, cap. 4.

 

Lirico terapia. Giovanni Giudici, Questo caro sgomento.

Questo caro sgomento

L’infanzia dalle lunghe calze nere

Logorate ai ginocchi sugli spigoli

Dei banchi, l’infanzia delle preghiere 

Assonnate ogni sera, delle nere

Albe dei morti, della litania

Di zoccoli cristiani sul selciato,

L’infanzia che m’ha dato 

Questo caro sgomento mio d’esistere…

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Evidenza

Perché non si crede all’amore? Dio ci dà segni innumerevoli della Sua provvidenza, della cura che arriva al sacrificio di sé. La domanda, forse, va formulata in altro modo: non tanto perché, ma come diventare consapevoli di tanta evidenza.

Il corpo redento della donna contemporanea, di Prisco De Vivo.

“Non sapevate voi” – scriveva San Paolo ai Corinti – “che il vostro corpo è il tempio dello spirito santo che è in voi, che avete ricevuto da Dio e che voi non appartenete a voi stessi? Che siete stati comprati a un caro prezzo” (I Cor. 6:15,19,20).

Risorgere dalla nefandezza degli istinti sessuali, portare il corpo a diventare un contenitore di luce, pulito e purificato come porcellana fino a divenire un riflesso interiore di bellezza animato dal cuore e dallo spirito.

Su questo crinale si è mossa la grande ispirazione di Santa Teresa d’Avila dettata da un trascinamento mistico verso Gesù. Costei nella sua vita ha abbandonato tutte le esigenze del suo giovane e avvenente corpo per andare in sposa a Cristo. La sua passione verso Cristo faceva sì che lei abbracciasse la sofferenza tutti i giorni.

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Da dove viene

Da dove viene la gioia? Ci illudiamo cercandola qua e là, strappando qualche effimera soddisfazione. Ma la gioia non è auto prodotta, arriva in dono. Può giungere soltanto da chi ne ha in abbondanza e non teme , condividendola, di perderla.

Lirico terapia. Luciano Erba, Abito a trenta metri dal suolo.

Abito a trenta metri dal suolo

Abito a trenta metri dal suolo 

in un casone di periferia 

con un terrazzo e doppi ascensori.

Questo era cielo, mi dico attraversato secoli fa 

forse da una fila di aironi 

con sotto tutta la falconeria 

dei Torriani, magari degli Erba

e bei cavalli in riva agli acquitrini.

Questo mio alloggio e altri alloggi

libri stoviglie inquilini

questo era azzurro, era spazio

luogo di nuvole e uccelli. 

L’aria è la stessa: è la stessa?

sopravvivere: vivere sopra?

Non so come mi sento agganciato

la sera ha tempo di farsi piú blu 

da un pallido re pescatore

o, di passaggio qui in alto, 

dal vero barone di Múnchausen.

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