“Jeanne d’Arc e il suo doppio”: il poema teatrale di Maurizio Cucchi che dà dignità agli umili

 

di Ottavio Rossani

Nel 1989 Maurizio Cucchi ha scritto La luce del distacco, una pièce teatrale rappresentata (interpretata da Jolanda Cappi) e pubblicata nel 1990. Ora, ripreso in mano quel monologo, su sollecitazione di Pietro Carriglio (Teatro Biondo di Palermo), lo ha riscritto quasi completamente. E ne ha tratto un viaggio dentro la follia, il tormento, interiore, e la spersonificazione di Giovanna, che altro non è che una carcerata dalla mente dissociata e si immagina Giovanna d’Arco, l’eroina d’Orleans. Ma c’è di più: irrompe in scena anche Gilles de Rais, “incarnazione del male, ma anche un uomo riverito e rispettato, sempre pronto a dichiarare la sua fede”, come precisa Cucchi nella sua post/lettura. Continua a leggere→

Lunga vita agli artisti?

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di Sergio Pasquandrea

Come si guadagnerà da vivere Tiziano Ferro a 105 anni? Di che cosa camperà Christina Aguilera quando ne avrà 98? E i nipotini di Giusy Ferreri, come faranno a mangiare fra 74 anni?
La risposta a tutte queste domande è una sola: chissenefrega.
Eppure, c’è una proposta di legge, alla quale il Parlamento Europeo ha dato un accoglimento preliminare, secondo la quale il copyright per le performance artistiche andrebbe esteso dagli attuali 50 a 95 anni (la notizia è qui).
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Case di cartone

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(Case di Cartone è un libro fotografico di Max Rommel e Marissa Morelli che documenta ciò che rimane di un villaggio di sfollati del Vajont, confinato fuori Claut, in provincia di Pordenone) 

di Gianmario Villalta

Non ho visitato questo posto, non ho visto queste case, non ho conosciuto queste persone. Dirò quello che vedo in queste fotografie, nel vedere che offrono al mio sguardo e nell’intenzione che lo costruisce mediante una meditata regia. Mi fiderò di questo vedere, perché mi dà fiducia. Non percepisco la ricerca di originalità a tutti i costi, in queste immagini, né la volontà di ritrovare illustrata nelle immagini una propria idea; per questo ho fiducia, perché sento che la volontà di comprensione e di vicinanza chiede risorse alla forma, pure così ben studiata e conosciuta, e non è la volontà della forma – come spesso accade – a imporsi sulla materia. La vicenda di queste persone, la storia di queste abitazioni, la realtà che si espone in queste immagini non aggredisce (eppure è una vicenda ‘forte’, una pagina drammatica della storia) ma emerge con quieta potenza e, aggiungerei, con delicatezza, dalla composizione. Continua a leggere→

Perdas de Fogu e Pavese

di Alberto Pezzini

Se Massimo Carlotto si impegna civilmente. E’ questa la vera scommessa di un uomo che da un’esperienza ai limiti della sopravvivenza interiore diventa uno scrittore assoluto.
Perdas de Fogu ( Ed. E/O – pagg. 159 – euro) è un poligono dove le aziende anche private possono sperimentare le armi più sofisticate per 50.000,00 euro all’ora. E’ un poligono che costerà alla Sardegna la perdita di milioni di ettari i quali verranno annichiliti dalla ricaduta dell’uranio impoverito.
E’ una sostanza molto pesante e capace di sviluppare una forza sterminata quando semina l’urto mortale. Continua a leggere→

C’è un solo italiano tra i morti di Mumbai

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C’è un solo italiano tra i morti di Mumbai. Siamo tutti contenti, noi italiani. Gli stranieri, sono strani. Voglio prendere una stanza, all’albergo di Mumbai. Fare il giro della morte, sotto il fuoco incrociato. Col sangue che schizza, capire dov’è la differenza, di cui mi hanno parlato. Prenotatemi una stanza, all’albergo di Mumbai: per sapere cosa cambia, da passaporto a passaporto.
Da morto a morto.

Un lavoro di 530 pagine

Alcide Pierantozzi, 23 anni, pubblica un lavoro di 530 pagine. Nella Breve nota giustificatoria si indicano l’attività intertestuale (sicuro, Pierantozzi?) della composizione e, almeno in parte, gli autori citati. Al recensore rimangono 2 scelte: dar conto del testo in scala 1:1 (impraticabile) ovvero comprimere gli almeno 3 intrecci principali e le 6 parti del volume in un brocardo (irrispettoso di 3 anni di lavoro). Resta però lo scetticismo di Italo Calvino per le opere-mondo, a suo dire conchiuse con La vita: istruzioni per l’uso di Georges Perec; e ci si domanda perché tanti autori italiani accedano alla realtà attraverso uno strumento così scoraggiante. Non saranno le citazioni da Derrida a salvare il mondo: né il romanzo.

Riflessioni di Marco Grassano sul tema dell’ambiente e del paesaggio

Introduzione di Giovanni Agnoloni

Interviene oggi sul tema dell’ambiente Marco Grassano, già da me intervistato in passato per LPELS (v. https://www.lapoesiaelospirito.it/2007/12/03/un-contributo-letterario-tra-alessandria-e-il-mediterraneo) e intervenuto sul tema del viaggio alla manifestazione LA PENNA DEL MAGNIFICO (allego video) [youtube=http://it.youtube.com/watch?v=_-czyba2nsw]. Continua a leggere→

Lévi-Strauss, non è un culto però è grande

di Tonino Bucci

Il 28 novembre Claude Lévi-Strauss compie cento anni. La patina del tempo si è posata sui suoi libri, diventati via via veri e propri classici. Tristi tropici, Le strutture elementari della parentela , Il pensiero selvaggio , solo per ricordare qualche titolo, hanno fatto epoca. Lévi-Strauss ha annunciato un nuovo modo di fare antropologia, l’ha resa a pieno titolo una scienza, l’ha adeguata al proprio antisoggettivismo. Soprattutto ha aperto la strada al metodo dello strutturalismo – ripreso dalla linguistica saussuriana – diventando l’iniziatore di una tendenza che avrebbe sedotto tutta la cultura francese. Grande scienziato, narratore suggestivo, certo. L’hanno celebrato, osannato, citato in tutte le salse. Nessuno potrà mai contestarne la grandezza intellettuale. Però è lecito anche chiedersi dove corra la sottile linea di confine tra i meriti teorici di Lévi-Strauss, il soffio favorevole delle mode di cui ha goduto e la capacità di cogliere un momento culturalmente propizio. Giriamo la domanda a uno dei più noti antropologi italiani, Luigi Maria Lombardi Satriani, docente di Etnologia all’università La Sapienza di Roma. Il suo prossimo libro sui classici dell’antropologia uscirà a breve col titolo Per una storia degli sguardi da vicino e da lontano . Continua a leggere→

Paolo Ruffilli, Le stanze del cielo, Marsilio, 2008, 2nda ed.

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Il tuo mistero

Ecco che ditta dentro

la voce oscura

e ti cancella il cielo,

la via e la casa

in cui hai vissuto,

il viso dei tuoi cari…

Ma c’è un abisso

tra quello che promette

e ciò che dà davvero:

una voragine che non

si può riempire,

che ti sottrae in partenza

quanto ti ha promesso.

Eppure già sapendolo

tu ti ci butti dentro

fini in fondo

e quello è il baratro

del tuo mistero.

Fuori dal mondo.

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Unwritten books

unwritten_booksGeorge Steiner ‘ I libri che non ho scritto’ Garzanti 2008
Com’è la vita sessuale di un sordomuto? Con quale frequenza e rispondendo a quali stimoli si masturba? È vero che solo essi hanno la possibilità di vivere in modo autentico il rapporto erotico-amoroso, perché il silenzio in cui vivono li libera dagli odiosi condizionamenti proposti dalla rovinosa fraseologia erotica e sessuale dei media e dalla proliferante diffusione della pubblicità di massa? Sarà possibile costruire una literacy del XX secolo, una specie di Quadrivio della contemporaneità, basato su matematica, musica, architettura e biogenetica, interfacciate grazie ad un computer in grado che fa collaborare virtuosamente questi quattro regni tanto contigui e tanto incomunicanti? Che cosa prova un autore di tragedie sapendosi contemporaneo di Shakespeare e Marlowe? Perché, se la morte ha un odore, gli animali la percepiscono in anticipo? È vero che chi fa sesso con un animale non fa altro che tentare di ricongiungersi con una realtà perduta, replicando un comportamento assai comune tra i nostri antenati? Perché, se guardiamo negli occhi uno scimpanzé, ci sembra d’essere davanti ad uno specchio triste che ci accusa? Che cosa prova un tennista quando sa di dover giocare ( e perdere) contro Federer a Wimbledon ? Perché l’eclisse delle privacy nella società postmoderna rappresenta la versione aggiornata e corretta dello stupro? Che successe ai bambini di Beslan quando il terzo giorno, poiché ormai stavano morendo di sete e non riuscivano neppure più a fare pipì, cominciarono chiedere aiuto a Harry Potter, dopo essersi rivolti per due giorni inutilmente a dio ‘onnipotente’? Continua a leggere→

La scrittura come pellegrinaggio circolare

Conversazione con Tahar Lamri (Festival Azioni Inclementi, Schio, 2008)

A cura di Enrica Tabarroni

Ripropongo un’intervista a Lamri rilasciata in occasione di un Festival letterario-teatrale della scorsa estate. L’intervista è già uscita sul sito di Trickster, rivista online di Studi Interculturali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova, diretta da Enio Sartori (qui).

Enrica: Ne l’ “Avant-propos” a I sessanta nomi dell’amore affermi che per te «…la scrittura rappresenta un pellegrinaggio circolare». Quindi attualizzando il tempo della narrazione al presente stesso della scrittura, mostri attraverso tale apertura del testo il divenire delle molteplici identità plurime che i tuoi racconti mettono in scena, uscendo in questo modo da una loro rischiosa seppur a volte quasi inevitabile chiusura in stereotipi e luoghi comuni. In questo modo il cammino della tua scrittura resta aperto: infatti, ripiegandosi su se stessa, rendendosi cioè contemporanea al narrato, fuoriesce da sé aprendosi all’altro che infinitamente la attraversa. Non a caso affermi che la tua scrittura «rappresenta l’eterna perdita della mia propria identità». Vorrei chiederti se fosse possibile spendere qualche parola in più circa le potenzialità di questa scrittura che sembra pretendere la rottura con il continuum al quale tendenzialmente aderisce il testo scritto. Quindi in che senso la scrittura ricostruisce di volta in volta nuovi spazi abitativi proprio a partire da un fuori-luogo in cui consiste la condizione dello scrittore migrante. Continua a leggere→

In difesa di un diritto costituzionale

Curare gli indigenti, soprattutto i bambini, è un dovere deontologico per tutti i medici, ma è un imperativo etico per un paese civile.
Non cancelliamo con un decreto un diritto costituzionale.

….” chi di questi ti sembra stato il prossimo di colui che fu ferito dai briganti ?”
Quello rispose “chi ha avuto compassione e si è preso cura di lui”
ed Egli disse “va e fa anche tu lo stesso”

(Vangelo secondo Luca)

Appello promosso dalla Segreteria Provinciale FIMP
( Federazione Italiana Medici Pediatri ) di Modena

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Fu vera gloria? Il naufragio di Vladimir

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Il naufragio di Vladimir, di Norma Rangeri (il Manifesto, 26 novembre 2008)

Dalla Muccassassina, locale romano simbolo della trasgressione, all’Isola dei famosi, cuore televisivo del conformismo popolare, passando per il Parlamento. È la parabola, davvero spettacolare, di Vladimir Luxuria, ieri deputato transessuale di Rifondazione comunista, oggi metafora incarnata del vertiginoso precipizio di un comune sentire. La sua è la classica vittoria di Pirro, il successo di chi alza la coppa del trionfo come fosse la bandiera rossa del transgender mentre in realtà sventola le mutande di Valeria Marini (messe come fascia per i capelli) nella pantomima che la incorona per meglio annullarne l’identità. Continua a leggere→

Illusione di biografia di una pancia, di Marino Magliani

Era un bambino nato con la pancia, come tutti i bambini, ma lui era nato con due costole, le ultime due, che sporgevano di parecchio e visto di profilo il bambino con la pancia sembrava avere una pancia quadrata. Questo bambino ha la pancia quadrata, disse la madre al dottore.

Che la pancia fosse una pancia strana era evidente, e l’aveva confermato anche il dottore. Il bambino con la pancia da bambino non lo capiva ancora, ma quando da grande guardava le foto dell’infanzia vedeva quel bambino magro con una pancia cosí e non riusciva a capire come aveva fatto quel bambino a non accorgersene, siccome poi da grande parlava con uno che scriveva dei libri di panchine, era venuto a sapere che esistevano degli io narrativi che si perdevano e probabilmente s’erano perduti per far perdere la coscienza di quella pancia al bambino. Ma poi il bambino era diventato ragazzino, o forse era ancora bambino, e comunque aveva capito di avere la pancia, e allora non era piú bambino perché un bambino che sa di avere una pancia cosí non puó piú essere un bambino. Ed era una pancia diversa da ogni pancia, di questo s’era accorto anche lui per la prima volta, perché guardava i bambini alla spiaggia e non si riconosceva in nessuno. Era magro e i magri non avevano la pancia, era magro e aveva la pancia e i grassi avevano la pancia ma era un’altra pancia. Continua a leggere→

I confini mobili della sovranità

I confini mobili della sovranità
Lo Stato della globalizzazione

Un’intervista con Saskia Sassen, in Italia su invito de Il Mulino e alla vigilia dell’uscita del suo ultimo libro Territori, autorità, diritti. Il mutamento dello stato nazionale e l’emergere di una terra di nessuno «né globale né locale» dove si sviluppa l’azione dei movimenti sociali

di Benedetto Vecchi

Un testo ambizioso quello di Saskia Sassen su Territorio, autorità, diritti tradotto da Bruno Mondadori (pp. 596, euro 42. Quando il libro uscì negli Stati Uniti ne scrisse Sandro Mezzadra il 3 Febbraio 2007). Ambizioso perché l’autrice si pone due obiettivi: da una parte spiegare la formazione dello stato moderno; dall’altra cercare di definire i contorni e le forze operanti in quel processo che vede lo stato-nazione essere uno dei maggiori protagonisti della globalizzazione, all’interno però di un paradosso: rimanere un protagonista rinunciando ad alcuni aspetti della sovranità nazionale. Continua a leggere→

AMBIENTE. “Giù le mani dall’acqua del sindaco” di Paolo Rumiz

La Legge 6 agosto 2008, n. 133 privatizza anche l’acqua!!!

(Su Micromega e Repubblica)

Cologno Monzese – Dal Piemonte alla Sicilia, nell’ Italia bastonata dalla crisi è nata una nuova resistenza, contro la privatizzazione dei servizi idrici. Una resistenza che parte dal basso e contesta non solo il Governo, ma il Parlamento, che il 6 agosto, mentre il Paese era in vacanza, ha approvato una norma-bomba (unica in Europa) con il “sì” dell’ opposizione. Non se n’ è accorto quasi nessuno: quel pezzo di carta obbliga i Comuni a mettere le loro reti sul mercato entro il 2010, e ciò anche quando i servizi funzionano perfettamente e i conti tornano. Articolo 23 bis, legge 133, firmata Tremonti. La stessa che privatizza mezza Italia e ha provocato la rivolta della scuola.
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L’assistente sociale, di Andrea Sartori

 

Maria Grazia ha fatto del suo essere donna un mestiere. Ella è donna, e di ciò vive, guadagna. Non è tuttavia il guadagno il suo obiettivo, semplicemente non può fare a meno del suo corpo e degli affetti di cui esso è intessuto, di quella peculiare mistura di professionalità e distesa regolarità biologica che testimonia con il suo esserci sin da quando era studentessa, e s’apprestava ad apprendere un lavoro.

Maria Grazia è di poco al di là dei quarant’anni, e non ha ancora abbandonato l’idealismo dei primi tempi. Non ha dismesso, cioè, la pretesa di rimodellare l’umanità dei suoi simili in difficoltà proponendo la ripartita geografia dei propri sentimenti come rimedio al disagio, alla malattia, al dolore. Istruita attorno ai vent’anni sulle tecniche dell’intervento sociale, della diagnosi, del progetto educativo, ha via via maturato la coscienza, e la capacità, di implementare quelle tecniche tramite il vigore delle proprie immagini, delle proprie proiezioni, della forza del proprio sentire. Continua a leggere→