“Erre fu molto odiato e perseguitato. Se ne dispiacque più che altro perché non riuscì a spendere la propria diversità in maniera efficace.
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Dell’unico amore terreno della mia vita
Gene Hackman
In televisione c’è un film con Gene Hackman. Fuori piove, non ho certezze per la settimana che viene, tutto fuori dalla finestra sembra nero e senza contorni. Apro una birra, prendo un pacchetto di pistacchi e mi butto sul letto.
Gene Hackman fa l’avvocato, ha uno studio stupendo al centro di New York, ha un manipolo di segretarie, ha una bella moglie, ha un’amante bellissima, ha un rivale che riesce a mettere all’angolo, ha una serie di persone che riesce a mettere all’angolo.
Mette tutti all’angolo Gene Hackman in questo film. Anche io sono buttato sul letto e pendo dalle sue labbra, dalle sue occhiate, dal suo camminare maestoso nello studio di avvocati. Falcate veloci, sorrisi sfuggenti, bicchieri di whisky bevuti a metà, rapidità di linguaggio. Tutti all’angolo.
IL POTERE della Rete
INTERVISTA CON MICHEL BAUWENS
La cooperazione tra pari come alternativa all’economia capitalista. Una pratica sociale che si diffonde come un virus e che aggira e si sottrae alle situazioni di conflitto con il potereAUWENS
Tiziana Terranova
Michel Bauwens è considerato, a ragione, uno dei guru di Internet per le sue capacità di cogliere alcune tendenze sociali presenti nella Rete che hanno la capacità di rompere le barriere dello schermo e condizionare così la realtà al di fuori del web. Nato in Belgio, filosofo è considerato uno dei teorici della «economia politica della produzione peer», cioè di quell’attitudine a scambiarsi informazione, musica e video che caratterizza la rete e che sta cambiando profondamente la realtà. Infatti Bauwens, dilata molto il concetto di peer to peer, includendovi tutte quelle attività relazionali che caratterizzano il World wide web, ma anche quelle forme di cooperazione e condivisione che avvengono al di fuori del cyberspazio. E non è un caso che uno dei testi più noti è Peer to peer and Human Evolution. L’incontro con lui ha fornito l’occasione per fare il punto sullo stato dell’arte della rete e ciò che nel mondo anglosassone è chiamata network culture, cioè quell’accumulo di elaborazioni e e riflessioni su come la rete e le forme di vita lì insediate stanno cambiando la realtà. Continua a leggere
Niente in tasca – di Giacomo BURATTI

Ciao mi chiamo Giacomo ho vent’anni studio all’università il mio segno zodiacale è il toro ieri sono andato a vedere High School Musical 3.
Ci sono andato perché mia sorella (che si chiama M. ha dieci anni l’ultimo alle elementari leone) mi ha chiesto se ce la portavo ché lei è una fan degli High School Musicals li ha visti tutti tante volte e le piace un po’ Zac Efron (ventuno anni la star di queste robe bilancia). Me lo ha chiesto una settimana prima se ce la portavo, al cinema, e io le ho detto sì e pensavo no, tanto si dimentica oppure si organizza con qualche altra amica. E invece niente. Il giorno è arrivato. Ce la dovevo portare per forza, glielo avevo promesso. Con noi c’è anche F. – sei anni prima elementare toro come me – è nostra cugina e viene con noi. L’altro giorno le sono entrati i ladri in casa sono entrati sfondando proprio la finestra della sua stanza sono passati coi piedi inzaccherati sopra il suo lettino. Si deve svagare, viene al cinema. Continua a leggere
Mi piacciono le domande dirette
Faits divers # 6
Sul numero di fresco di stampa di dicembre dedicato al tema degli ingiusti tagli e sprechi della spesa pubblica . Colgo l’occasione per mettere su anche il dialogo-intervista via Facebook, avuto con Rosaria Capacchione autrice di un libro fondamentale, L’oro della camorra ( pubblicato sul numero di Novembre)
TI SPIEGO A COSA SERVO
Lo leggo nei tuoi occhi, lo sconcerto. Lo so, capita a chi mi vede per la prima volta, e anche se tu ormai mi vedi da un po’, ancora ti meravigli. E dopo la sorpresa leggo anche la pietà nei tuoi occhi, come in quelli di tutti coloro che m’incontrano. Non si può non restare sconcertati di fronte a un corpo che non sembra più un corpo vivo, ma un involucro impedito, duro e fragile come il legno. Non si può non provare pietà per una povera vecchia paralizzata quasi completamente, incapace di parlare, di ridere, di piangere, di mangiare.
Lo so cosa hai pensato quando mi hai vista per la prima volta, qui in ospedale. Ti sei chiesta certamente perché, quando ormai ero già morta, non mi hanno lasciata andare. Perché quel medico ha usato il defibrillatore sul mio corpo inutile, per riattivare un cuore che aveva deciso di arrendersi definitivamente. Me lo sono chiesto anch’io. Continua a leggere
Due ma non due – Aperture ed incontri nell’arte…
Due ma non Due – Aperture ed incontri nell’arte degli anni post Basaglia
Genova, Loggia della Mercanzia
28 novembre – 25 dicembre
L’associazione culturale ContemporArt con l’appoggio del Comune e della Provincia di Genova, ed in collaborazione con il Circolo Vega, presenta un’importante iniziativa per ricordare il trentennale dell’entrata in vigore della legge 180, comunemente denominata legge Basaglia.
Viva la scuola. Apartheid a scuola? No, grazie!

Si appresta a diventare legge la mozione Cota, che prevede “classi ponte” per studenti stranieri. Il Presidente continua a fare opera di informazione. Intanto si vedono i risultati dell’attenzione del governo per la scuola, la quale il 29 novembre torna in piazza.
Una scuola di tutti e per tutti
di Daniela Bertocchi
La mozione Cota, presentata dal capogruppo della Lega alla Camera e approvata il 14 ottobre, è diventata (tristemente) famosa come norma sulle classi-ponte per gli immigrati (anche se in realtà la mozione parla di “classi di inserimento”). Molti ne hanno sentito parlare in Tv o letto sui giornali, molti fortunatamente l’hanno anche disapprovata o si sono indignati, ma in realtà pochi ne hanno letto il testo originale, come spesso capita con i provvedimenti legislativi. Continua a leggere
Lo sguardo del re
Il primo libro che ricordo è un’enorme bibbia illustrata da Dorè: mi prendeva l’ansia per le distese di morti, le carneficine che portavano alla luce mostri assopiti quando sei bambino, eppure già in agguato, perché la vita è affrontare un mostro dopo l’altro, anche se da adulti fingiamo che tutto vada bene con aria da vecchi marinai. Non riuscivo a staccare gli occhi dalle donne che tagliavano teste con spade smisurate, dalle scene di battaglia in cui il re contemplava la valle piena di corpi dall’alto del suo carro, coi cavalli fumanti pronti a scattare a un suo comando. Mi chiedevo cosa fare, piccolo e indifeso, in mezzo a un’umanità violenta e inferocita. All’improvviso appariva una pagina diversa dalle altre, con una donna, nuda, che brandiva un frutto e lo porgeva a un uomo dai capelli lunghi, nudo anche lui, e decisamente interessato. Cosa poteva attrarre in quella mela e cosa nascondeva il gesto misterioso della donna? La scena mi strappava ogni volta al rumore delle stragi, come se in mezzo alla violenza ci fosse un angolo di fuga dall’assalto dei mostri: restavano lì, nella pagina accanto, ma adesso ero io a respingerli o a evocarli, rifugiandomi dalla donna con la mela in mano, che inchiodava l’uomo a un desiderio sempre più potente e, sembrava, sempre irrealizzato. Crescendo voltai pagina, i mostri diventarono compagni di strada abituali, e il frutto misterioso restò nell’angolo dei sogni irrealizzati, o colti per un attimo, con l’ansia di sottrarre l’attenzione a qualcosa d’importante: una vita da salvare, una mano tesa verso te, piccola e indifesa di fronte allo sguardo impassibile del re ritto sul carro, in cima alla collina. Un re duro e solitario, come il timore antico che non cede mai, dalla bibbia illustrata di Dorè ai mille libri che arrivarono con gli anni, tra le distese dei morti e il risorgere dei mostri sulla pagina aperta, ancora oggi, sotto lo sguardo smarrito di un bambino.
(versione audio)
Fuori da cosa
Salviamo Saviano dal suo personaggio
di Tonino Bucci
Chi è Roberto Saviano? L’autore di Gomorra, certo. Ma chi può distinguere ormai il libro dall’immagine pubblica del suo autore? Saviano ha scritto cose sacrosanti, quand’anche non delle novità assolute. Ne può dubitare solo chi nega l’esistenza della camorra. Ma la fortuna del libro è a ogni modo legata al personaggio pubblico nel quale si è trasformato il suo autore. E se Roberto Saviano fosse diventato
suo malgrado, prigioniero dei media, prigioniero della retorica bipartisan, prigioniero della costruzione
di un mito contemporaneo La domanda se la pone Alessandro Dal Lago. Anzi ne farà l’oggetto di un intervento (titolo eloquente: “Santo Saviano”) a un convegno che si terrà la prossima settimana alle porte di Roma,“ Il senso dei rifiuti” (venerdì e sabato a Monteporzio Catone, via Cavour 6). Con lui ci saranno anche Guido Viale, Marco Fratoldi, Beppe Caccia, Bruno Moroncini e il gruppo della rivista filosofica Kainos (Aldo Meccariello, Vincenzo Cuomo, Gabriella Baptist, Stefania Astarita ) Continua a leggere
Cadillac Records, grandi donne cantano
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Gli anni ’50, il jazz, il soul, il rock n’ roll: è in uscita negli USA (in Italia chissà) Cadillac Records, film diretto da Darnell Martin su Etta James, interpretata da una strepitosa Beyoncé, una delle voci femminili più interessanti del rnb, genere musicale raffinato che nasce da una contaminazione tra R & B, funky, hip hop. Presenti alcuni personaggi dell’epoca, interpretati da vari attori: Chuck Berry, Muddy Waters, Buddy Guy, Elvis Presley. C’è il blues di Chicago, che trovava spazio grazie alla mitica etichetta Chess Records, che ospitò, oltre a Etta James, Howlin Woolf, Elmore James, Willie Dixon, Bo Diddley. Nel video Beyoncé canta At Last, forse il pezzo più famoso di Etta. Qui invece un filmato di Etta James con Chuck Berry, e un chitarrista di fila particolare, in giacchetta chiara (m b).
Il fasciocomunista
di Pasquale Giannino
“Pasquale, guarda che figata quei jeans!” mi fa Marco. “Me li voglio comprare. Che fai, vieni anche tu?” Provo ad entrare nel negozio: c’è una musica che mi spacca i timpani, mi sembra di impazzire. Il mio amico va da una commessa, le indica il modello… io mi affretto verso l’uscita. Corso Buenos Aires è gremito, come ogni sabato a quest’ora: sciami di sbarbatelli che indossano tutti la stessa divisa: quei pantaloni dalla vita ultrabassa che vanno tanto di moda, quelli che lasciano le chiappe di fuori (non ricordo quale dei loro idoli stramilionari sia stato a lanciarli); fiumane di adulti alienati nei loro comodi abiti borghesi; frotte di giovani dai vestiti sobri e la pelle scura, lo sguardo velato di malinconia. Sono le diciotto e si sta levando una lieve brezza, la mia giacca di pelle nera è troppo leggera: tiro su lo zip e sollevo il bavero. Una donna sui quarant’anni mi punta gli occhi addosso, poi dice al compagno: “Hai visto quel ragazzo? Deve essere un fascista”. Continua a leggere
(digressione sulle torri joniche) xi -xii
xi.
Sì, d’una qualche si pasce vampa
da vino amarenato, empito
del sollazzo del ciliegio, durezza
da bastone che solca la selvatica
invasione delle siepi, dei rovi
augurali delle more. In un’elevazione
dalla caccia all’uomo, bandito e forestiera
bevono, amanti, le stagioni del fogliame:
si recano a una sorte segnata di visione
all’altura della Rocca Castello.
E’ pura roccia, calcare
nei calcagni gementi tra poco, nelle storie.
xii.
Siamo di nuovo ad una costretta
luce dell’avvistamento, innalziamo
salendo nuova torre al Sant’Elia,
verso il Kalfa ferroso delle madri.
Spezziamo il legno, mormoriamo
nell’ascesa della morente luce
delle costellazioni, celebriamo
l’alba del villaggio innocente.
Vaniloquenti pratiche anacoretiche
nel procedere insano degli oranti,
un’eco d’ossa ripercuote, giace.
Due poesie
basta un poco di caffé la mattina
e la punta del cuore
già comincia a tremare…
(e la coda del cuore
nel fango si trascina).
Come si diventa poeta?
Antonia Pozzi (1912-1938), … E di cantare non può più finire…
“Vorrei dirti poeta che hai il dovere di parlare…” di Luca PACI
Vorrei dirti poeta che hai il dovere di parlare
di quello che accade nel tuo paese senza
infilare la testa nella sabbia della tua clessidra
Vorrei dirti poeta che devi denunciare
soprusi e prevaricazioni e non
nasconderti dietro il dito della lirica
Vorrei dirti poeta che la poesia è nata
nel parlare e nel parlato ritorna e punge
come la coda dello scorpione
Vorrei dirti poeta ch’è finito il tempo
delle intenzioni e delle pose e che milioni
aspettano un segnale dalla tua lingua di spada
Poesia tratta dal blog personale di Luca Paci Guardafili
(Vedi anche il blog RizoMa )






