
Caro Roberto,
ho l’impressione che il tuo appello, pubblicato su Repubblica del 22 settembre, non abbia prodotto le reazioni che aspettavi. Hai toccato tasti delicati, come l’istinto di sopravvivenza, la sicurezza per sé e per i propri famigliari; tasti che danno note stonate, quando si tratta di accordarli con i rischi di una vita libera. Sono prete di periferia in una parrocchia il cui parroco fu bruciato nel 1996. Si è salvato per miracolo, e vive su una sedia a rotelle. Lui non ha ascoltato la paura: sarebbe un buon testimone per la tua Lettera a Gomorra.
Nel mio piccolo, vorrei offrirti la solidarietà di chi ha a che fare ogni giorno con la miseria umana, l’alcol e la follia, e prova uno strano sollievo quando si sente in compagnia di gente che non mette la sopravvivenza al primo posto. Credo che le tue parole siano più temibili delle pallottole dei camorristi perché, senza calcoli balistici, vanno dritte al cuore. E’ qui il problema: chi fa marciare quest’organo coi ritmi per cui è stato programmato? E’ più semplice viaggiare su economy, si consuma meno. Ma si ristagna. Marciare o marcire: questo è il dilemma. Nel taschino della camicia ho un cartoncino con su scritto: che senso ha dirsi cristiani, se non si è disposti a morire per questa causa? Di fronte a te, mi sento indegno di portarlo. Vorrei spedirtelo idealmente, e restare senza quello che chiamo il mio giubbotto antiproiettile. Ne farei a meno, per ricordarmi che c’è qualcuno che è in una fila più avanti della mia, in questo curioso esercito della salvezza. Eppure no, il cartoncino me lo tengo stretto, perché ognuno di noi dovrebbe scrivere la sua Lettera a Gomorra: anche l’impiegato del ministero più inerte e inoffensivo di questo mondo civile. Ciascuno di noi dovrebbe scegliere di identificarsi con l’antico mascherone del pronao di Santa Maria in Cosmedin, nella nostra Roma: la Bocca della verità, che secondo la leggenda mordeva la mano delle adultere. Per ricordare che chi tradisce il cuore dell’uomo, prima o poi finisce stritolato.
Ti abbraccio forte
Fabrizio