Nomi e personaggi

A Manzoni ci sono voluti quasi vent’anni perché Fermo diventasse Renzo e l’avvocato Bezzola diventasse Azzeccagarbugli. Dal punto di vista della scelta dei nomi, si può dire che siano stati anni ben spesi?
Conosco almeno una persona (o forse due) che considera “Azzeccagarbugli” una caduta di stile, una specie di irruzione del commissario Basettoni o di Archimede Pitagorico in pieno Seicento lombardo. In effetti, Bezzola andava benissimo. Che motivo c’era di cambiarlo? Era sottilmente allusivo: bézzola è il nome dialettale della betulla, albero sempre pronto a piegarsi nella direzione in cui tira il vento (e non solo la burrasca, ma anche uno zefiro, una bava, un sospiro). Era il nome perfetto per un avvocato intrigante. Ma Manzoni deve aver pensato che il mozzorecchi andava presentato dal punto di vista di Renzo, Agnese e Lucia, gente “vile e meccanica” che non avrebbe saputo cogliere il significato allegorico della betulla. Continua a leggere→

Provocazione in forma d’apologo 53

Al suono della sveglia l’uomo inciampando va in bagno e si guarda allo specchio, da cui lo guarda un tale che gli sembra di riconoscere, ma non ricorda chi è.
Giunto in ufficio non trova il voluminoso dossier che il giorno prima gli ingombrava la scrivania. Chiama la segretaria:
“Pronto, Cristina… Cristina? No, scusa, hai una voce… Già, il raffreddore… prenditi un latte col miele. Senti, ho chiamato per quel dossier di ieri… L’ha voluto il direttore? Ah be’ allora… Fammi sapere… Ciao, riguardati”.
E l’uomo s’immerge nel lavoro, tanto per fare, nel mare di cose indispensabili e inutili.
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COSA RESTA DEL 68? Quarta puntata: libertari o libertini?

DI CARLO GAMBESCIA
(Pubblicato col titolo: “Controcultura e 68” in Metapolitics)

68

Il capitalismo, come ogni altro sistema storico, tende a generare al suo interno forme di cultura complementari (subculture), legate alla sua conservazione. Sotto l’aspetto sociologico la differenza tra l’ideologia capitalista e ad esempio quella imperiale romana, è nella diversa preminenza e forza del sottosistema economico. Che nel capitalismo, a differenza della Roma imperiale, esercita tuttora una funzione determinante. Di qui la stretta relazione, nella società capitalista, tra le subculture del consumo e le istituzioni economiche del mercato e del profitto.
Tuttavia, come ogni altro sistema storico, anche il capitalismo, ha generato per reazione controculture, volte a mettere in discussione i fondamenti del sistema. E questo è avvenuto, pur in forme e contenuti ideologici differenti, fin dalle sue origini. A partire dal luddismo per giungere alla cultura solidarista del welfare state, passando per il cattolicesimo sociale e corporativo, il comunismo, il fascismo e il nazionalsocialismo. Come a sua volta, per tornare al nostro esempio storico, l’ideologia imperiale romana, politeista, militare e schiavista, generò la controcultura cristiana, monoteista, antischiavista e pacifista. E dunque in linea di principio antisistemica (cioè sorvolando sui successivi e concreti sviluppi storici del cristianesimo).
Pertanto quando si parla del Sessantotto, occorre sempre distinguere tra la sua valenza controculturale, in termini di critica sistemica economica e sociale del capitalismo e la sua “cultura”, sovrastrutturale, dei diritti civili, facilmente tradottasi nelle successive subculture del consumo, anche “giovaniliste”, interne al sistema, e perciò funzionali al sistema stesso. Mai confondere la prima con la seconda.
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I semi delle fave, di Simona Lo Iacono

Simona Lo Iacono, scrittrice e magistrato, ha sempre alternato allo studio del diritto la pratica della scrittura e della poesia.
Durante il periodo universitario ha curato un’assidua collaborazione con giornali letterari del catanese e del siracusano specializzati in letteratura. Ha poi intrapreso la carriera in magistratura. Da 11 anni è giudice presso il tribunale di Siracusa e attualmente dirige la sezione distaccata di Avola.
Ha vinto vari concorsi letterari di poesia e ha pubblicato racconti e poesie in antologie. Ultimamente un suo racconto, “I semi delle fave”, ha vinto il primo premio edito dal convegno “Scrivere Donna 2006” ed è stato pubblicato da Romeo Editore nella collana “Scripta manent”. Continua a leggere→

Non paghi di leggere

La direttiva 2006/115/CE ha deliberato che le Biblioteche pubbliche paghino un diritto di noleggio e di prestito alla SIAE per ciascun libro prestato.

Lo Stato italiano, per ottemperare a questa direttiva, dal 2006 paga dei diritti d’autore quando un cittadino prende in prestito un libro.
E questi denari finiscono in gole e tasche profonde.
Non servono certo a ricompensare il lavoro degli autori.Contro questa direttiva si sono mobilitati tutti: lettori, autori, Biblioteche, Comuni, e tutti quei movimenti che si oppongono al prestito a pagamento, in favore dell’accesso libero alla cultura.

Questo video di Monica Mazzitelli, racconta -facendo prendere la parola ai libri stessi- il problema.
Splendidi i disegni, divertente l’animazione. Personaggi eccellenti hanno prestato la loro voce al racconto di questa lotta.
C’è tempo fino al 23 aprile prossimo per firmare la petizione “Non pago di leggere” per sollecitare la revoca della direttiva ed un ripensamento rispetto al “diritto esclusivo di prestito”.

Si firma in biblioteca.

Oppure è possibile utilizzare i modului della raccolta firme scaricandoli qui.

La nube. dal romanzo I fuochi dell’86. di Mario Capello.

Non sapevo nulla di loro. Anche se erano i miei genitori. Forse ciascuno di noi sa degli altri, anche delle persone più vicine, solo quel tanto che basta per tirare avanti. Piccole abitudini, gusti nel cibo, il colore degli occhi e i colori preferiti dei maglioni. Inezie che ci rivestono come uno strato di pelle morta, come un involucro di migliaia di cellule morte che ci rende opachi agli sguardi.
E forse è meglio così.

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Incontro con Gianni Celati (terzo tempo)

narratoridellepianure.jpgLa prima e la seconda parte dell’incontro qui e qui
Uomo che ha l’aria di saperla lunga, specie sulla letteratura, domanda: anche nelle società mercantili si sono prodotti capolavori, come nel caso del Decameron. Come si concilia con quello che lei ha detto prima? Io credo che sia possibile produrre letteratura anche nella società capitalistica. E’ dunque impossibile scrivere nella nostra epoca? E poi, a proposito dell’intenzionalità della scrittura, lei critica chi voleva costruire trame e inserire ingredienti e passioni costruite. La letteratura dell’Ottocento è piena di capolavori “costruiti” anche con simulazioni di passioni. Cosa pensa in proposito? Continua a leggere→

Un amore che ti si appiccica addosso

all’abbandono e alla verità. Sempre.

[«the meaning of all that I believed before escapes me,
in this world of none.
I miss you more
.»

Afterglow, Genesis]

escher.jpgParecchi mesi fa – ne sono già passati così tanti, e pensare che mi pare di essere nella redazione di LPELS da sempre – ho pubblicato su questo blog un articolo che suscitò una discussione ampia e stimolante. L’articolo parlava di Luciano Bianciardi e di Bruno Tasso. Bianciardi sosteneva che “tradurre è un mestiere micidiale”: io, nel mio pezzo, gli davo ragione.
Dai commenti – e da parecchi altri miei scritti – traspariva un’insofferenza verso l’artigianato traduttorio molto simile a un sentimento di odio-amore. Mi lamentavo dei ritmi serrati, della vita sociale ridotta a zero, della solitudine del mio lavoro, della sedentarietà, delle difficoltà, delle tariffe più basse d’Europa, dell’indifferenza degli addetti ai lavori nei confronti del nostro mestiere.

In questo frattempo molti dei miei punti fermi hanno mostrato delle crepe: mi sono guardata intorno e non ho visto più ciò che mi sarei aspettata di vedere. Ciò che avrei tanto desiderato vedere. Non so nemmeno io se mi sono sentita sola, o inutile, o respinta. O beffata dalla vita. O presa di mira dalle circostanze. Non lo so, e non me lo sono chiesto. «Non lo so» è diventato lo slogan della mia vita, da qualche tempo a questa parte.
Avevo finito da poco di scrivere il mio infinito (aggettivo che ricorre spesso nelle mie pubblicazioni) romanzo – di cui ho postato un estratto su LPELS -, e non sapevo a cosa aggrapparmi. Non avevo nemmeno un pensiero piacevole a soccorrermi, benché la certezza di aver portato a termine un’impresa – sì, lo è stata: è stato uno slalom tra i guai e gli impegni e i dolori – cui tenevo così tanto mi compensava della fatica. Continua a leggere→

ARGO rivista d’esplorazione

di Alessandro Seri

Argo è una rivista d’esplorazione, proprio come dice il sottotitolo. Nata a Bologna nel 2000 sotto l’impulso di alcuni studenti, di acqua sotto i ponti ne è passata tanta e oggi si è trasformata in un pamphlet di tutto rispetto. Diffuso bene nelle librerie, su tutto il territorio nazionale, con una redazione folta (tra i tanti cito Lorenzo Franceschini e Giovanni Tuzet perché li conosco), un gruppo nutrito di collaboratori e un infaticabile direttore responsabile, il bel Valerio Cuccaroni. Continua a leggere→

Verso le elezioni: …quasi un manifesto.

scheda-elettorale.jpg

Non andrò a votare. O forse sì, se da uno di quei cavalli di troia che sono i partiti – coi candidati chiusi nel burka di un contrassegno, grazie al sistema maggioritario – vedrò luccicare da lontano qualche spada, sentirò un grido convincente e indignato, noterò un viso, un’espressione fisiognomicamente credibile (Goethe, amico di Lavater, ci credeva…). Continua a leggere→

io sono la scimmia, l’uomo è superato

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io sono il più figo, il più tremendo
con tutte le ragazze sono come
il rocky roberts, con manetti di passion,
e io spakko tutto, e io rockabilly,
io vinco io slargo io svello,
io sono il più figo der bigonzo
er cecio alto, il fungo atomico
il forzaotto, il poeta salvifico
il crepapadrone! tutto va bene
il figo dei fighi, il super dei supra,
io sono l’alighiero ed il noschese
il frizzi e il lazzi, il bibendum sbronzi,
il kleenex raro, il bombanonbomba Continua a leggere→

Domenico, Oreste, Aldo, Raffaele, Giulio, Francesco: Dentro la memoria

di Elena F. Ricciardi
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16/03/1978 – 16/03/2008

Domenico Ricci, Oreste Leonardi
Aldo Moro

Raffaele Jozzino, Giulio Rivera , Francesco Zizzi

Li voglio ricordare così, a trent’anni ‘eccidio di via Fani. Ricordarli come erano schierati mentre accompagnavano in Parlamento il presidente della DC Aldo Moro, nel giorno in cui si sarebbe votata la fiducia al IV governo Andreotti, quello che avrebbe sancito, se non l’ingresso del PCI dello strappo con Mosca di Berlinguer nella maggioranza governativa, la sua collaborazione attiva per la tenuta di quel governo, per ricordare che quel giorno lo Stato italiano fu colpito al cuore non solo nella figura dello statista ma anche in quella dei cinque uomini che gli avevano giurato fedeltà giurandola allo Stato. I cinque uomini trucidati all’istante senza che avessero il tempo di difendersi, una scorta troppo esigua come si legge nel carteggio di Moro dalla prigionia, lasciavano mogli e figli nella disperazione e nella loro disperazione è inscritta tutta la disperazione dei morti di strage di prima e dopo quel giorno. Continua a leggere→

Creta e altri luoghi comuni

di Emanuele Kraushaar

Avrei voluto essere a Creta
sotto Minosse, ma suo consigliere.
L’altra sera sul divano con i miei
per più volte a parlare di cose invisibili.
Con il mio cane a pascolare pecore
in Scozia o anche più a nord.
A Torino da mia nonna quando era viva.
Ridarle i fiori del cimitero come fiori vivi
a lei viva. Per la tavola magari
e invitare tutti quelli di là
e quelli di qua.
Avrei voluto essere sul monte
che sorge sul lago. Chiuso nel bosco,
nascosto come un ragno in un buco.
E cibarmi di bacche. E spaventare
le passeggiate di ignari passeggianti.
Sarei anche altrove. Ma non qui, dove
il presente scritto è già passato.

L’inferno di un cronista padano – di Filippo La Porta

(Pubblicato su: “Left”, numero 10 del 7 marzo 2008)

Da Binaghi un noir filosofico e letterario. Rispolverando Agostino e Dante

Dopo aver scritto un pamphlet sui rischi e i difetti del neonoir italiano sono diventato il nemico ufficiale del genere. Ma non è così. E anche per sfatare questa leggenda metropolitana vorrei parlare del più bel noir: I tre giorni all’inferno di Enrico Bonetti cronista padano, di Valter Binaghi (Sironi). È scritto in una prosa fluida, scorrevole, ma anche personalissima, che non concede troppo al più vieto stereotipo né alla pretesa – anch’essa esiziale – di sublime letterario. Racconta una storia tipicamente italiana ma usa la sociologia dell’attualità per una riflessione filosofica sul bene e sul male. Continua a leggere→

Rondini

Le rondini stavano appiccicate alla finestra. Piccole rondini, minuscole sagome nere con la coda a forbice. Le avevano ritagliate tutti insieme e, una a testa, le avevano incollate sui vetri. Ventisette rondini sparse per le finestre. Una primavera affollata.
Con tutte quelle rondini diventava difficile vedere a colpo d’occhio quello che accadeva fuori, ma il bambino stava lì, i gomiti appoggiati sul banco e il colletto merlettato che spuntava sul grembiule blu, a guardare. Difficile dire a che cosa pensasse, e se gli piacesse quello stormo di rondini catturato dallo spazio della finestra, come se fossero in procinto di entrare nella stanza e svolazzare tra le teste dei bambini. Continua a leggere→

Here comes the sun

un uomo (e il suo cane) alla finestra

Torno a casa tardi, accendo la tele, stravaccandomi sulla poltrona.
Tolgo le scarpe e le lancio verso la porta del bagno, mancandola.
La tv è rimasta sintonizzata su un canale sfigato che devo aver trovato, nottetempo, per cercare di irretire l’insonnia.
C’è un tizio in camicia bianca, coi capelli anch’essi bianchi, che gesticola e cammina, ad ampie falcate, nello studio televisivo.
L’audio è pressochè inesistente, cosi mi perdo a guardare la sua mimica.
Non ho la minima idea di chi sia e cosa stia dicendo ma ha tutta l’aria di dirlo con cognizione di causa. Non ci giurerei, ma sembra, anche, leggermente incazzato.
Gesticola, e dopo un po’ ci casco come un serpente a sonagli davanti al suonatore di flauto.

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Romanzi di guerra

Due autori di questo blog, Franz Krauspenhaar e Marino Magliani, a un certo punto hanno scoperto che nel 2008 sarebbero usciti romanzi a loro nome che avrebbero parlato, tra l’altro, di una guerra. Forse
la stessa.
Il romanzo di Krauspenhaar uscirà in aprile, quello di Magliani é in libreria. Qui, il portale italiano di Infinitestorie pubblica questa sua confessione.

Etica della prosa (sulla responsabilità dello stile)

di Beppe Sebaste

Un anno fa, mentre collaboravo con l’artista Christian Boltanski alla progettazione e realizzazione del Museo per la memoria di Ustica a Bologna, facemmo visita al deposito in cui dentro a scatole di cartone si conservavano gli oggetti, sommersi e salvati, appartenuti ai passeggeri del Dc9. Boltanski e io, turbati, le chiudemmo subito: troppa vita, e troppo nuda; troppa sensibilità in quegli oggetti che occorreva sottrarre allo sguardo, non confondere con la profanazione della finzione e dell’arte. Poi tutto si è precisato: gli oggetti appartenuti ai passeggeri del Dc9, che il museo conserva, sono riposti in scatole nere di diverse grandezze che costeggiano il relitto dell’aereo. Li abbiamo inventariati in un libro, con fotografie piccole, un po’ sfuocate e in bianco e nero, precedute da un mio testo in forma quasi di elenco – poiché elencare significa anche accusare, e anche una litania e un rosario sono elenchi. I visitatori ascoltano, sulla balaustra che gira intorno al relitto, mentre si riflettono in specchi anneriti., voci che sussurrano pensieri ordinari e banali di viaggiatori comuni, [[fantasmi come tutti noi, su un aereo estivo in volo da Bologna a Palermo. Parole universali come i volti del prossimo, come le foto degli oggetti – vestiti, pinne, oggetti da bagno, borsette – ignoti e famigliari. Continua a leggere→

Ciao, Chiara

C’era una volta una donna. Cattolica. Laica.

C’era una volta una donna che amò Cristo al punto da dedicargli l’intera esistenza.

C’era una volta una donna che riuscì a vedere Lui in chiunque gli stesse davanti.

C’era una volta una donna che credeva nell’unità vera e nella forza mistica del dolore.

C’era una volta una donna che scelse di non avere figli, ma generò un popolo.

C’era una volta una donna, cattolica, laica, che seppe abbracciare monache e monaci buddisti e comunità musulmane e comunità ebraiche.

C’era una volta una donna che ebbe un sogno e riuscì a realizzarlo.

Quel sogno vive. E lei vive in lui.

Ciao, Chiara.
chiara-lubich.jpg

su Repubblica.

e su Wikipedia.

Massimo Maugeri