Elogio della lentezza. Paul Valéry e la forma della poesia di Giuseppe Panella (3)

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ELOGIO DELLA LENTEZZA. Paul Valéry e la forma della poesia

3. La scelta estetica : la poiesis

di Giuseppe Panella

(La prima parte dell’articolo è apparsa qui, mentre la seconda parte è apparsa qui)

Valéry ha dedicato molte pagine in quasi tutti i suoi libri all’elogio della danza.

Lo ha fatto sia descrivendola direttamente, sia dedicandosi all’analisi del pittore che ha legato il suo periodo migliore alla rappresentazione delle sue forme plastiche, Edgar Degas (54).

In L’idea fissa, ad esempio, la danza è chiamata in causa per giustificare la natura “funzionale” dell’idea e la sua necessità “organizzativa”: la danza come simbolo dell’istantaneità della durata.

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Io non sono la poesia (scuola di poesia, 10), di Massimo Sannelli

Ecco il decimo petalo. Ti ho parlato della pienezza, anche senza averla [ricordi le metafore – e non solo – sessuali e i salti di Davide per Dio; la somiglianza al testo, la sua forma e la tua forma; e la critica alle «piccole cose», più etica che estetica]. La mia mancanza di pienezza non ti manca di rispetto: perché nemmeno lo Zarathustra di Nietzsche è l’oltre-uomo: Zarathustra ama la solitudine, è continuamente in crisi, è tentato dalla gravità, è consolato dagli animali [non c’è *uomo umano* che possa consolare un uomo come Zarathustra], ed è *anche* infelice [è *disceso*: in basso ci si sporca, in basso non si è soli e bisogna parlare]. Si insegna ciò che si sa e a cui si crede, non ciò che si è, qui e ora. Io stesso sono inferiore alla poesia – ma ne parlo. Io non sono la poesia e la poesia non sono io. Continua a leggere→

COSA RESTA DEL ’68? Terza puntata: la borghesia dei reduci

DI ALESSANDRO BERTANTE
(Da: “Contro il ’68”, Agenzia X)

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Il Partito socialista fu il traghettatore perfetto per tutti quegli studenti borghesi che, esaurita la carica contestataria, si preparavano a occupare i posti per i quali avevano studiato. Di fatto il Sessantotto studentesco fece da levatrice per la nascita di una nuova classe dirigente, più moderna e spregiudicata. (…)
La crisi culturale della borghesia italiana come ceto trainante delle trasformazioni sociali è l’autentica eredità del Sessantotto studentesco. Non poteva essere altrimenti. Contestando la propria classe di appartenenza senza la determinazione e la tenacia di una lotta veramente antagonista, i sessantottini hanno dato vita a un’estetica rivoluzionaria ingannevole, un insieme di comportamenti anticonformisti, pose e stereotipi politici ancora oggi piuttosto diffusi e riproposti con orgoglio.
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Non è un paese per vecchi, il film

di Mauro Baldrati
killer.jpgSpulciando in Internet ho letto numerosi commenti di spettatori delusi da questo film, che trovano “deludente”, “pessimo”, “orribile”, insistendo soprattutto nel finale, definito “assurdo”. E’ questa, infatti, una delle pesature più significative di Non è un paese per vecchi, dei fratelli Coen, vincitore di quattro Oscar: la risoluzione della storia – che potremmo definire non-risoluzione – con cui ci dobbiamo confrontare. E non è un confronto facile. Tutto nella fase iniziale, diciamo fin oltre la metà del film, ci prepara a una storia durissima americana, allucinata, un road/gangster movie con tutti i pezzi al posto giusto, girato con ironia, senso del paradosso (come nello stile dei Coen), fotografia che spacca: siamo nel 1980 nel sud del Texas, al confine col Messico: deserto, siccità, desolazione estrema, solitudine. Continua a leggere→

Giuseppe Condorelli, Criterio del tempo

Venerdì 14 marzo alle ore 18.30, presso il Caffè Libreria Tertulia di Catania, in via Michele Rapisardi 1/3, Giuseppe Condorelli presenta la sua plaquette Criterio del tempo edita da “I Quaderni del Battello Ebbro”. Ad introdurre l’autore, lo stesso editore e poeta Loretto Rafanelli e Giovanni Miraglia.
Ai fiati Stefano Zorzanello. Video a cura di Teresa Bonaccorsi.
L’incontro è organizzato in collaborazione con l’Associazione Culturale Interminati Spazi. Continua a leggere→

Sine Requie

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Di Fabrizio Corselli

In excelsis malis tenebra se magnificat tamquam refulgit lux in sublimis

Parte I: Introitus

Di quel corpo straziato, in eterno consumo
e ancora più conservo la tua testa piena di tarli
cosicché io vi inchiodi un’altra corona di spine
che Re duplice ti acclama del nulla e dell’oblio.

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L’Opposta Riva – “una Spoon River dei vivi”

14 MARZO 2008, LIBRERIA LO SPAZIO, Via dell’Ospizio 26, Pistoia. Ore 18.00

L’Opposta Riva – “una Spoon River dei vivi”.

Presentazione del libro di poesia L’Opposta Riva (Lietocolle, 2006) di Fabiano Alborghetti.

In collaborazione con Istituto Storico della Resistenza di Pistoia.

Introducono Roberto Barontini (Presidente ISRP), Fabio Giannelli (Direttore ISRP) e Francesca Matteoni. Sarà presente l’autore. Continua a leggere→

ABCdiario

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ABCdiario, parole che vale la pena di usare (almeno una volta nella vita). A cura di Loris Righetto, Zandegù Edizioni, Marzo 2008.

Hei, ti starai chiedendo: perché dovrei leggere questo libro? Risposta facile: contiene informazioni esclusive. Che non troverai su Wikipedia. E neanche sull’Enciclopedia Britannica. Nemmeno sulla Gazzetta Dello Sport. Chi ti fornirebbe dettagliate notizie in merito alla fenomenologia della Birra Fantasma? Continua a leggere→

La luna. di Toni La Malfa

Di solito si pubblicano gli incipit in rete, e mi é costato non farlo, perché La luna di Toni La Malfa ha un bel incipit. Alla fine ho deciso di prendere questo brano, uno qualsiasi, come un pezzo di spazio sconosciuto che ci separa dalla luna, uno spazio che non sia il primo della vista. Perché questo é un romanzo che non aiuta a vedere la luna, vedere é un gesto scientifico, un calcolo, la luna bisogna guardarla, e guardare é inventare, é fiction. Guardiamo la luna, e leggiamola in questa bella e generosa e intima narrazione. Scopriamo finalmente come sia stato il mare miliardi di anni fa ad aver sognato per primo la luna. Cos’é del resto, secondo molti studiosi, la luna, se non un’onda, una marea generata dalla terra quando questa aumentava la sua quantità di moto. Col tempo queste maree incredibili si alzarono troppo per poter essere stabili, giacché la forma dei mari era di puro gas, di nebbie e cosí una di queste onde gigantesche venne sputata nello spazio. Era la luna.

Paolo parcheggiò con il muso della Uno rivolto verso il mare, verso l’Elba, di cui ormai si intravedeva solo la sagoma e le luci del Cavo e di Porto Azzurro. Il mare era illuminato dai riflessi della luna.
Verso piazza Bovio videro un paio di auto con sirene lampeggianti, altre macchine ferme; forse un incidente, forse un semplice controllo, ma riuscivano a distinguere altro. Continua a leggere→

Elogio della lentezza. Paul Valéry e la forma della poesia di Giuseppe Panella (2)

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ELOGIO DELLA LENTEZZA. Paul Valéry e la forma della poesia

2. Rimanere pur sempre in gioco : nonostante Zenone

di Giuseppe Panella

(La prima parte dell’articolo è apparsa qui.)

Maria Teresa Giaveri traduce il celebre secondo emistichio del primo verso della strofa XXIV del Cimetière marin con bisogna tentare di vivere ! ; Manlio Dazzi, invece, volge lo stesso verso in Tentiamo di vivere ! ; Beniamino Dal Fabbro, ancora, spezza l’emistichio in due ulteriori tronconi con Bisogna tentare di vivere! Infine, Mario Tutino, nella sua traduzione del 1963, scrive: E di nuovo, la vita ! (34).

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La questione della lingua – Pontiggia docet

Credo che rimonti ai tempi di Napoleone e al diluvio di retorica sulla Patria “una d’arme, di lingua, di altare”. Manzoni scriveva i suoi pessimi versi e intanto si domandava se a Napoli qualcuno avrebbe letto il suo romanzone. Cinquecento anni prima Dante, Petrarca e Boccaccio non si ponevano questo problema: scrivevano come gli pareva, adeguando la lingua alla circostanza, non ai lettori. Non venite a dirmi che loro potevano farlo perché scrivevano per un principe e non per un pubblico; per tanto così avrebbero avuto convenienza a scrivere solo in latino (e ve lo figurate il Decamerone in latino?). Continua a leggere→

Provocazione in forma d’apologo 52

Alla fine c’erano arrivati. In un Paese dove i santi non pagano l’ICI ed i navigatori battono bandiera panamense s’erano concentrati sui poeti, facendola pagare a loro per tutti.
“Istituita l’imposta sull’inedito” strillavano i titoli dei giornali e dei notiziari radiofonici e televisivi; mentre già torme di finanzieri, come i pompieri di “Fahrenheit 451” ma con ben altro intento, battevano palmo a palmo il territorio, entravano nelle case, violavano cassetti di scrivanie e memorie di computer, stilando distinte sulla base delle quali emettevano seduta stante ingiunzioni di pagamento da onorare in tre giorni.
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Tu sei lei

Tu sei lei
Mar, 11/03/2008 – 21:30
End: Mar, 11/03/2008 – 23:30
(minimum fax, 2008)

Otto scrittrici italiane chiamate da Giuseppe Genna a raccontare l’identità femminile attraverso la lente del corpo: deformato dalla gravidanza, dalla malattia, dall’allenamento, dall’obesità, dalla violenza. Corpi che si espandono per diventare ritratti di un luogo e di un’epoca, i nostri, ossessionati dalla bellezza e dal potere del sesso. Corpi politici, testimonianze brucianti della necessità di riprendere le lotte per i diritti della donna, e difenderne le conquiste. Continua a leggere→

Telemaco nella stanza del drago

ovvero “la prosa custodisce la poesia come un frutto il suo nocciolo”
di Massimo Rizzante
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[pubblico questo testo contenuto nella sezione Il sonno di Telemaco del volume di poesia Nessuno, Manni 2007, del poeta Massimo Rizzante. Lo pubblico perché lo trovo particolarmente significativo di un modo di addentrarsi nel nodo inesplorabile della poesia. a.s. ]

«Una parte di me – disse – una parte profonda, la mia parte poetica ha residenza fissa nella stanza del drago. È prigioniera del drago e, a differenza del santo della tradizione cristiana, non può sconfiggerlo.
Sconfiggere il drago non porterebbe a nessuna liberazione dal male. Non solo perché il male è nel volersi liberare dal male, ma perché sconfiggere il drago significherebbe accettare un’altra sconfitta, la sconfitta della creazione poetica. La vita mi invita ogni giorno a uscire da questa stanza: la vita è questo vecchio usciere maligno.
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