Traggo a piene mani
il disegno
colorato, irrequieto
incontro ombre
chiazze scure nel caldo
arancio.
Non ci sono linee
Aspiro aria che immagino
Mi assento.
Traggo a piene mani
il disegno
colorato, irrequieto
incontro ombre
chiazze scure nel caldo
arancio.
Non ci sono linee
Aspiro aria che immagino
Mi assento.
È solo un altro tonico che confessa d’aver a buon credito Limbi possenti, in animo dilemmi neri per fraseologie morte e solenni turgori sempre in pieno affanno d’espressione e ritmo.
È l’amara dis.ænima scorsa in mala stamberga di latte dello sbronzo di vecchi ricordi che si lascia al greve dei foborghi, cavando torme stanche e malumori dagli ingorghi. Continua a leggere
Diario, 2.1.2004.
Andrea è in Francia e io me ne sto qui,
cercando di guarire ma peggioro –
È tremendo
come può avvoltolarsi
la vita intera a un gambo di ortica,
succhiarne tutto il succo,
bollire sulle labbra, morire di bruciore,
credendolo piacere… Continua a leggere

E’ di moda criticare il ’68, ci dicono: ma non è mica tutto da buttare. Daccordissimo.
Infatti credo che gli anni Sessanta abbiano espresso istanze di genuino e democratico rinnovamento, che però, soprattutto in Italia, sono state quasi subito fagocitate da una sinistra fondamentalmente statalista e giacobina, che ha barattato l’emancipazione delle menti con la burocrazia dei diritti: risultato, l’istruzione dequalificata e obbligatoria.
Perfino dalla pedagogia di don Milani, che era uno straordinario maestro, capace di rimotivare e e ristrutturare i percorsi educativi di chi veniva scartato dalla scuola borghese, si è preso solo quel che si voleva prendere: la difesa delle pari opportunità, senza lo stile educativo, fondato sul personalismo cristiano e non su un astratto ugualitarismo.
Risultato? Il famoso Gianni (“che non va più in chiesa, nè alla sezione di nessun partito. Va in officina e spazza. Nelle ore libere segue le mode come un burattino obbediente. Il sabato a ballare, la domenica allo stadio”) all’epoca era il ritratto di uno che non andava a scuola, oggi è quello di un diplomato medio delle superiori.
Eppure istanze antiburocratiche e antiautoritarie furono sollevate all’epoca, contro il sistema dell’istruzione pubblica, e le tre voci che ho raccolto qui non sono tra le meno importanti.
Cosa resta di tutto questo, che forse dell’effervescenza di quegli anni era la parte migliore?
Poco, direi, visto che, proprio grazie alle generazioni di politici e sindacalisti italiani partorite dal ’68 la scuola è diventata il diplomificio che è, gl’insegnanti gl’impiegatucci che sono, il sapere la ratifica della cultura dominante, orfano di qualsiasi autentico spirito di ricerca.
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L’altro giorno sono andato a farmi un giro in centro. Mentre mi specchiavo in una vetrina, ho notato un paio di pantaloni in saldo e ho deciso di comprarmeli.
Sono entrato nel negozio e ho chiesto al commesso di farmeli provare.
Il tipo era un ragazzo di colore, alto e robusto che rispondeva alle mie parole con cenni della testa.
Si è allontanato a rapide falcate e ha raggiunto la vetrina per prendere il manichino che indossava i pantaloni che mi interessavano. E’ venuto da me e ha appoggiato il manichino sul tavolo e gli ha sfilato delicatamente i pantaloni per poi andarsene da un altro cliente.
Dopotutto erano quelli i pantaloni che gli avevo chiesto. Proprio quelli. Nessun equivoco.
E così, una volta a casa, ho deciso di togliere le biglie che mio figlio aveva lasciato sul pavimento della sua stanza. Più di un anno fa, prima di uscire di casa e sparire per sempre con sua madre.
della Scuola di Barbiana
Cara signora,
lei di me non ricorderà nemmeno il nome. Ne ha bocciati tanti.
Io invece ho ripensato spesso a lei, ai suoi colleghi, a quell’istituzione che chiamate scuola, ai ragazzi che “respingete”.
Ci respingete nei campi e nelle fabbriche e ci dimenticate. Continua a leggere
Forse a molti sfugge l’importanza che ha avuto il cristianesimo nello sviluppo del vocabolario di tutti gli idiomi. Molti, infatti, non sanno che alcune parole, modi di dire, proverbi, locuzioni che sono sulla bocca di tutti, molto spesso sono tratti dalla liturgia o dai libri sacri. Continua a leggere
Quando ho letto questo libro, mi son detto che forse il caribe occorreva scriverlo cosí. Anche altre storie. Non tutto, ma qualcosa sí, si poteva, riuscendoci, a scriverlo cosí. Ma bisognava esercitarcisi. Bisognava decidersi. Bisognava essere capaci a farlo. E non era facile. Bisognava sorvegliare.
Metà guaro metà grappa, di Gessica Franco Carlevero, intanto é un viaggio insolito, in un Costarica distante dalle solite cube dei mandrilli, dalle isole sociali, dal realismo magico alla macombo. Continua a leggere
1. Mi sveglio alle tre dopo aver sognato di essermi perso in un documentario che parlava di me… A un tratto, un tipo ambiguo che mi offriva delle pillole per dormire accende un grande televisore al plasma nel quale trasmettono un documentario su Bacon; dell’artista nessuna traccia, solo la mia voce off che racconta della sua arte, e la visione di quadri astratti uno più improbabile dell’altro, dai colori pastello, che scorrono uno dopo l’altro a una velocità pazzesca. Io continuo a recitare il mio racconto con parole assurde. D’improvviso la pubblicità di alcuni libri: il tizio, con un telecomando, ingrandisce la foto di un Adelphi dalla copertina color pesca, di un certo Robert Spock. Penso a Muriel Spark invece che all’omonimo personaggio di Star Trek dalle orecchie a punta. Mi sveglio di soprassalto, col solito mal di testa. Accendo immediatamente una sigaretta. Continua a leggere
1
Lettore, perché i poeti si vergognano della loro poesia? Perché sono così attenti a ripetere ripetere ripetere che *amano la vita*? Perché si vergognano? Anche se pagano [caro] per pubblicare. Anche se hanno studiato per pubblicare. Anche se dedicano il loro miglior tempo a pubblicare. Anche l’Italianista che mi chiese di fargli da ghost writer, per una Grande Impresa Editoriale che avrebbe firmato da solo – al mio rifiuto per “frivolo egocentrismo”, disse: “Torno ora da una lezione, in cui ho insegnato ai miei allievi ad amare la poesia e la vita”. Traduzione: Massimo, tu non vivi.
Le briciole, le lasci ai passeri,
ma la sera non scuoti fuori la tovaglia
che l’angelo della notte se ne muore.
Passeranno inverni interi
a fare gesti, questi, controvoglia
sperando che la pazienza sia amore.
Ci stupiremo, poi, che ogni cosa vada
diritta come un filo a piombo del muro,
sorridendo all’ansia di un futuro
scontato, ma c’è una sola strada
per quanto malconcia, questa
e per quanto sia disonesta è la sola
da fare, con il nodo in gola e la funesta
idea di sopravvivere a quella “cosa”
che qualcuno si ostina a chiamare vita.
Siegmar Faust ( Germania, 1944 )
Ich stehe verwundet vor einem Wunder
ohne es zu sehen, aber ich sehe erblindend, dass ich
wegsehen kann oder besser: absehen kann
von mir: dem größten Wunder, denn ich sehe
mich in keiner Zukunft stehen; und bald werde
ich vergessen haben, dass es mich gab. Continua a leggere
Annuncio (al passato) che lunedì 25 febbraio alla Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale in Piazza Duomo a Milano, si è svolta la cerimonia di conferimento dell’Ambrogino d’oro al poeta Elio Pagliarani, uno dei più significativi poeti italiani della seconda metà del 900 e membro del Gruppo 63, da parte dell’assessore alla cultura del comune di Milano On.Vittorio Sgarbi.Ha presentato il direttore editoriale della Garzanti Libri Oliviero Ponte di Pino. Continua a leggere
Ci sono momenti della vita in cui si rilegge un libro perché all’improvviso ci sembra che abbia significato qualcosa di importante per noi, che lo abbiamo perso di vista ma non vogliamo dimenticarlo, e allora lo riprendiamo in mano con la voglia inconfessata di lasciarci andare alla nostalgia. Per certi libri capita più di una volta, in epoche differenti, e con qualcuno l’operazione-nostalgia funziona. Con altri no, e sono i libri più validi: quelli che, invece di farci riassaporare le stesse sensazioni, ci fanno scoprire qualcosa di nuovo, che ricordiamo di aver letto ma non avevamo capito, o non l’avevamo capito in quel modo lì.
di Mauro Baldrati
“Non esistono forse giorni della nostra infanzia che abbiamo vissuto intensamente quanto quelli che crediamo di avere perduto senza viverli, i giorni trascorsi in compagnia di un libro molto caro”.
Sulla lettura nacque come introduzione alla versione francese di Sesame and Lilies di John Ruskin ed è, come tutti i prodotti della sua macchina di scrittura, strettamente legato all’intera opera di Marcel Proust. Quei “giorni che crediamo di avere perduto senza viverli” sono i giorni del narratore ragazzino della Ricerca, quando, a Combray, la macchina fonde immagini, suoni, colori, odori, solitudini, personaggi/maschere che si muovono nello scenario individuale dinamico – dinamico nell’ambiente collettivo bloccato – della casa di campagna. Qui, il narratore ragazzino che segue le scansioni rigide della famiglia ultraborghese, cerca di soddisfare la sua voracità di letture: e in questa prima parte del testo non è tanto importante il chi, ma il come, e il dove: i luoghi di lettura, la sala da pranzo, “su una sedia, accanto al debole fuoco di legna”, mentre arrivano i frequentatori della casa, come attori di una pièce che si esibiscono nelle loro performances: la cuoca, lo zio, la prozia, che il narratore/lettore ci descrive con la consueta ironia.
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Mercoledì 27 febbraio 2008
LA FURIA DEI VENTI CONTRARI
Milano legge Amelia Rosselli
a cura di Aldo Nove
Presentazione del volume La furia dei venti contrari. Variazioni Amelia Rosselli con testi inediti e dispersi dell’autrice, a cura di Andrea Cortellessa, fuoriformato, Le Lettere 2007.
Ore 18.00 Proiezione parziale di Amelia Rosselli… e l’assillo è rima, documentario in dvd di Stella Savino e Rosaria Lo Russo accluso alla pubblicazione Le Lettere. Intervengono:
Edoardo Esposito a colloquio con Marisa Bulgheroni, Andrea Cortellessa, Anna Lamberti Bocconi e Antonio Loreto.
Ore 20.30 Federica Fracassi, Alessandro Broggi, Franco Buffoni, Marosia Castaldi, Biagio Cepollaro, Tiziana Cera Rosco, Michelangelo Coviello, Maurizio Cucchi, Enzo Di Mauro, Gabriela Fantato, Umberto Fiori, Milli Graffi, Emilio Isgrò, Tomaso Kemeny,
Vivian Lamarque, Anna Lamberti Bocconi, Annalisa Manstretta, Alda Merini, Giampiero Neri, Giulia Niccolai, Vincenzo Ostuni,
Daniele Piccini, Maria Pia Quintavalla, Antonio Riccardi, Tiziano Rossi, Italo Testa, Cesare Viviani, Edoardo Zuccato
e Aldo Nove leggono testi di Amelia Rosselli
Teatro i
Via Gaudenzio Ferrari 11
20123 MILANO
tel / fax + 39028323156
[email protected]
di: Guido Tedoldi
Il racconto che segue è stato uno dei partecipanti al «non concorso» Ibrid@Prosa organizzato dai blogger di Ibrid@Menti (li trovate all’indirizzo web http://ibridamenti.splinder.com). L’ho definito «non concorso» perché funziona tutto come se fosse una normale competizione letteraria, con tanto di giuria che seleziona i lavori migliori arrivati – ma alla fine non c’è un vincitore: ci sono delle opere segnalate e pubblicate su Ibrid@Menti e qui da noi su Lpels. Ma se non vince nessuno, che scopo c’è allora?
Per permettere di capire meglio, devo dare qualche altra informazione. Ibrid@Prosa si sviluppa in 6 parti, ognuna delle quali caratterizzata da un tema. Andrà quindi avanti per un po’ di mesi. Inoltre procede parallelamente a un altro «non concorso», Ibrid@Poesia, che ha scansione temporale e temi coincidenti. Se tutto va come nelle intenzioni iniziali, i testi pubblicati daranno un quadro dello stato delle scritture del web italiano. E, forse, anche lo stato degli scrittori (e scrittrici naturalmente) che utilizzano il web come mezzo elettivo di espressione della propria arte.
(Chiesa dei S. Pietro e Paolo d’Agrò, Casalvecchio Siculo)
16.
Lo sguardo all’ava torna, alla madre
senza figlio. Caffè dell’alba e scongiuro
in faccia al mito che ignora,
sentire di una luce indivisa, piena. Continua a leggere
[Si tratta di un primo capitolo per un libro che sto scrivendo nel corso degli anni… più che un capitolo è in realtà un’introduzione un po’ più lunga del solito per mettere in chiaro criteri e valutazioni, bilanci e prospettive, punti di vista e ricordi del passato (non a caso il testo è dedicato a Piero Cudini, un amico che non c’è più…). Giuseppe Panella]
DINO CAMPANA: LA POETICA DELL’ORFISMO TRA PITTURA E SOGNO
“Si chiamava adesso Orfeo o Arfa che vuol dire:
colui che guarisce mediante la luce”
(Edouard Schuré)
[alla memoria di Piero Cudini]
Il mito fondatore
Nella poetica orfica di Dino Campana, sono assai probabilmente confluite tutte le più importanti e variegate esperienze espressive ed estetiche europee di inizio secolo; esse sono state poi, in tempi e modi diversi, successivamente riprese e messe dialetticamente a confronto, rapprese e come decantate nel crogiuolo linguistico della sua impresa poetica.